25 aprile, 2013

Racconto un giorno come gli altri...fine




La scuola
L'edificio è sito in una parte piana nella parte bassa della penisola, così vicina al mare che dalle finestre posso, ogni istante guardarlo. Lo faccio spesso e lui, complice, mi rasserena nonostante il suo mutevole carattere.
Mai mi passò per la testa di chiedere un trasferimento per avvicinarmi a casa.
Un rapporto bellissimo con le colleghe e le famiglie che apprezzavano il mio metodo operativo basato sulla sperimentazione pratico-manipolativa-ludica che facilitava l'apprendimento delle abilità matematiche, notoriamente ostiche ai bambini.
I miei pensieri furono interrotti da una fitta al petto.
Adesso che ero vicina all'imponente caseggiato stile anni cinquanta, vedevo le transenne che lo circoscrivevano.
Presto sarebbe stato abbattutto e sostituito con altre strutture per offrire diversi servizi ai castellalturesi ed incrementare il turismo con una fantastica veduta sul mare.
Il dolore al petto aumentava. Era impossibile veder un caseggiato con ampi spazi adatti ai vari laboratori, fornita di palestra dove generazioni erano cresciute, immolata sull'altare del consumismo sfrenato.
La scuola “temporaneamente” fu trasferita poco più avant
i in una struttura privata predisposta ad esser un supermercato.
Con la tristezza nel cuore guardai le “mie vecchie finestre” , grandi occhi che spaziavano sulla bellezza della costa che dal mare risaliva verso colline profumate di macchia mediterranea.
Arrivai nella nuova “scuola” . All'ingresso, le bidelle avevano sistemato dei cartoni adattati a tappetti perchè la pioggia, caduta durante la notte, aveva allagato lo stretto corridoio. I bambini venivano traghettati, a braccia, all'interno.
Onde evitare che genitori, già irati, vedessero le lacrime agli occhi, entrai velocemente in” aula”.
Mancavano dieci minuti al suono della campanella.
Desolata entrai , poggiai il borsone su una delle due sedie vecchie e sgangherate che la maestra aveva a disposizione e sull'altra, zoppicante, misi la giacca.
In piedi osservavo l'aula, quella che ,secondo la normativa, avrebbe dovuto essere la “struttura dell'offerta formativa”
Pareti di cartongesso, finestre così alte che vedevo solo pareti, simile a galera, unico sbocco verso l'aria era la porta posizionata di fronte alle porte dei bagni.
L'aula di dimensioni ridotte, quando vi entravano i quindici alunni sembravamo topi in trappola.
Una volta seduti erano inscatolati. Quel che cadeva rimaneva a terra onde evitare bernoccoli e lividi. Per operare con il materiale da manipolare mi occorreva uno spazio, “semplice!” , tutti i giorni assemblavo i banchi, l'uno sopra all'altro , in fondo all'aula e stese delle coperte sul pavimento circoscrivevo uno spazio, poi ritrasloccavo.Prima con una classe e poi con l'altra.
Asciugai le lacrime, cercai di calmarmi. Mi sentivo soffocare dalla rabbia, dall'impotenza.
Oltre le due sedie sgangherate potevo contare sulla sedietta di un bambino assente o poggiarmi sull'angolo di un banco dei bambini.
Mi presero dei crampi allo stomaco , si accellerò il battito cardiaco
“smettila !!” mi dissi “ calmati, fai quello che puoi, accattasta i banchi e prepara lo spazio per i giochi...dai non è da te scoraggiarti!”
Suonò la campanella. I bimbi entrarono festosi in aula.
Mi si addossarono per salutarmi e in una confusione di voci e gioiose risatine,tutti insieme volevano raccontarmi l'avventura dell'entrata a scuola.
Rimisi a posto quei pochi banchi che avevo spostati, aiutai i bambini a togliere i giubbotti bagnati e, come Dio volle, riuscii a sistemare quindici giubbottini sui cinque appendini a disposizione. I giubbottini si bagnavano l'un con l'altro, piangendo in mezzo al corridoio che, in pochi minuti si trasformò in un acquitrino.
Dopo aver insegnato in una scuola che ti offriva almeno spazi ed un minimo di dignitoso decoro, questo era il massimo.
Stavo male, tutta la situazione era insostenibile. Sistemati i bambini ,ascoltai i racconti del “traghettamento”.
Ridevano felici dell'avventura. Finalmente sfogata “la novità” si ricordarono del borsone delle magie.
Riuscii a riprendere il mio sorriso, nonostante un fastidioso mal di stomaco e senso di nausea mi chiudevano la gola, mi sentivo soffocare.
Decisi di lavorare sui banchi, non stavo bene per affrontare il loro spostamento.
Incominciai il solito giochetto che interesse ed attenzione curiosa suscitava nei bambini.
Aprii il borsone : “vediamo, vediamo!.....” guardavo i vispi occhi attenti
Non riuscii ad andare avanti, la pompa di calore che avevo di fronte mi sbuffava addosso, il piccolo spazio mi schiacciava, quelle pareti senza via d'uscita.....soffocavo
Aprii la porta, chiamai la bidella : “ per cortesia, spenga quella pompa di calore” chiesi
“ma, maestra fa freddo”
“per favore, la spenga un po', sto male”
La bidella spense la pompa ed aggiunse “vi lascio la porta aperta!”
“Si grazie” risposi
Mi sentii sollevata.
Poco dopo feci riaccendere la pompa perchè i bambini lamentavano il freddo.
Ripresi a star male. Aprii la porta : un via,vai di bambini al bagno.
Dovevo concentrarmi sui giochi, dovevo superare quella fobia dello stare in gabbia.
Poco dopo arriva una collega, mi sorride e chiude la porta “ scusami cara” mi dice “ la tua voce mi disturba!”
“ti prego” la supplico, “ mi sento soffocare, starò attenta, ma non chiudermi la porta!”
La collega acconsente,
Poco dopo, si ripete tutto.
Questa volta la collega chiude la porta.
Sto male, cerco una sedia, sto male......sto male....cerco una sedia...


Sono stesa su qualcosa di molto stretto, con le mani trovo degli appigli, mi ancoro, ho paura di cadere.
Ho mal di testa.
Dormo.
Sento delle voci, apro gli occhi, mi voltano le spalle, riconosco voci maschili, sono vestiti di bianco, hanno le braccia sollevate e osservano delle lastre.
“ si, in questa seconda la macchia è più sfocata...però è un 'ischemia!”
Capisco.
“Sono in ospedale!”.
Quello fu il mio ultimo giorno di scuola , il primo di un nuovo percorso di vita.

                        





2 commenti:

'se fossi fuoco arderei il mondo' ha detto...

che fine amara..
mi par di capire che è autobiografico..

maria antonietta Sechi ha detto...

la vota è fonte d'insegnamento , di ispirazione...