19 marzo, 2016

racconto...il cieco

Il cieco
Un vecchio, sostenendosi ad un bastone, raggrinzito come lui, si ferma accanto ad un ponte di legno che unisce le due sponde di un fiume, per riposare un attimo.
E' un fresco mattino d'Estate.
L'uomo ha il viso sereno, rilassato dalla passeggiata sull'argine del fiume tra i profumi intensi della macchia mediterranea e della pace che, come un mantello, protegge quell'angolo della natura.
Un leggero soffio di vento trascina con sé un allegro chiacchiericcio di donne, risatine di giovani e bambini. Da una stradina stretta tra muri a secco, infatti, si sentono i passi delle lavandaie che arrivano come un gregge di pecore. Il gruppo, spuntando dalla stradina, passa sotto il ponte per fermarsi in uno spiazzo dove le pietre piatte per lavare i panni, passate da madre in figlia, le attendono. Qualche mamma con in braccio l'ultimo nato, tolta da sopra la testa la cesta con la roba sporca, la svuota adagiando i panni sul pietrisco in riva al fiume. Sistemata dentro la cesta una copertina la porta all'ombra di un arbusto di lentisco per addormentare il piccolino al riparo dal sole, dopo averlo allattato. Intanto, le più giovani, che hanno il compito di raccogliere gli sterpi per accendere il fuoco e i ciocchi di legna spessa per alimentare la fiamma, scherzano rincorrendosi scalzi sull'erba. Le più anziane accendono il fuoco nello spiazzo dove, da tempo, con i sassi è stato costruito un sostegno per poggiare il calderone per scaldare l'acqua e ammorbidire lo sporco dei panni. Sull'altra sponda del fiume, una giovane, seduta sopra un sasso, tiene tra le mani una tavola dove ha preparato montagnette di colori. Con un pennello li mischia per dare delicate pennellate sopra una tela bianca dove dipinge i papaveri rossi che splendono tra il verde dell'erba tenera, in uno spiazzo accanto al fiume. Il vecchio, dopo essersi riposato, sale zoppicando sul ponte. Raimondina, così si chiama la ragazza che sta dipingendo, vede il vecchio in difficoltà e gli si avvicina: - Avete bisogno di aiuto?- chiede, con garbo, tendendogli il braccio.
- Grazie, figliola!- risponde l'uomo con un tono di voce serena, da saggio anziano : - io sono cieco ma vedo meglio di chi ha occhi per vedere!-
La ragazza incuriosita: - scusate brav'uomo! Ma com'è che voi vedete meglio di chi ha la vista?-
Il vecchio contento per l'attenzione della giovane: - Figlia cara! io guardo, tutto ciò che mi sta attorno, con i sentimenti.
- Non capisco, spiegatevi meglio!-
L'anziano:- Figliola, ti racconterò qualcosa. Io non ho mai visto la forma del sole ma il suo calore mi dilata il cuore di forti sentimenti d'amore. Mi ricorda l'amore della mia mamma, degli amici che non ci sono più, l'amore di mia moglie. Questi sentimenti mi consolano anche dopo il calar del sole.
Raimondina è colpita dalle parole del vecchio:- Raccontate, raccontate ancora!- lo invita
- Ragazza mia te ne racconto un'altra. Adesso noi ci troviamo sopra un ponte di legno, sotto scorre tranquillo il fiume. Accanto piante, animali, vivono così come Dio li ha creati, rispettosi del Suo ordine naturale. Gli occhi miei sono spenti ma lo Spirito è attento nel percepire le sensazioni della natura che è un libro aperto, ricco di conoscenze per chi ha voglia di apprendere.
I suoni, gli odori che mutano ad ogni stagione, donano alle Creature tutto ciò che occorre per onorare la vita che Dio stesso ha voluto. Il mio cuore vede e si dilata di un sentimento d'amore che solo Dio Padre sa far nascere. Non mi sento più solo. Egli mi sta accanto, mi consola, allevia le mie pene ed io mi disseto alle sue fonti, mi nutro dei suoi frutti. Sulla mia strada vado sicuro anche se sono solo e i miei occhi sono spenti. Raimondina ascolta silenziosa ed emozionata, ma non è ancora soddisfatta. Il vecchio sembra capire, infatti, prosegue senza che lei lo chieda:- Vedi figlia mia, prima che arrivassi qui ho ascoltato il fiume che, sgorgando dalla montagna , saltellava sopra le rocce, felice di correre nel letto della mamma, per stringersi a lei, come bimbo appena partorito. Che può esserci di più bello del sentimento di nascere, di respirare, di succhiare il latte dal seno materno, d'esser figlio, frutto di una promessa d'amore?- Tace, non attende alcuna risposta.
Il sole comincia a picchiare. L'uomo sicuro di aver detto abbastanza accenna ad andar via ma Raimondina desidera sapere ancora, ha in testa mille curiosità. Scusandosi per il disturbo gli rivolge
un'ultima richiesta che le è sgorgata dal cuore: - Dite, dite di me!-
L'uomo rimane per qualche secondo silenzioso, dopo tranquillo:- la curiosità è donna e tu sei una donna curiosa e attenta. Profumi di gioventù e allegria, i tuoi sogni son colorati e sogni anche ad occhi aperti. Raimondina è meravigliata. Il vecchio vede nel suo cuore meglio di lei che guarda dalla trasparenza dei panni bianchi stesi al sole. L'uomo voltandosi dalla parte del fiume dove le lavandaie attendono al bucato: - Sei più fortunata di queste donne che hanno le mani solcate dal lavoro nei campi, dall'acqua del fiume, dai sacrifici per vivere. Però, nonostante tu sia nata benestante sei di buon cuore, umile e generosa. L'ho capito quando mi hai teso il braccio...sono un estraneo,anziano, vesto come un mendicante, eppure sei venuta incontro per aiutarmi. Tace un attimo pensieroso, dopo con voce emozionata:- I tuoi capelli sono lunghi, slegati e il vento li posa sulle tue spalle come un velo da sposa, a me arriva il loro profumo come onde marine. Sei innamorata perchè, in questo meraviglioso paradiso dove abbondano i colori, tu hai dipinto solo papaveri rossi come la passione. Raimondina meravigliata: - La vostra saggezza mi lascia senza parole- poco dopo: -ma come è che voi cogliette il movimento dei capelli e distinguete il profumo dei colori? Non capisco! - Mia cara figliola! Sono cieco ma attento con tutti gli altri sensi.- ricorda serenamente l'anziano. -I colori odorano come tutte le cose. Il verde, secondo me, ha il profumo della speranza. Ascolta bene! gli alberi che d'inverno sembravano morti a Primavera si riempiono di nuove foglie, fiori e frutti; il pascolo si ricopre d'erba e mandrie di animali si nutrono spandendo nell'aria l'odore dell'erba che arriva fino al mio cuore insieme ai versi dei cuccioli appena nati. Tutto profuma di rinnovata vita.
Il bianco per me, è la luce che illumina la via dell'anima che ritorna a Dio, il nero è il dolore di chi rimane. Per cambiare discorso, il giallo è il grano maturo che profuma di pane caldo-. Il vecchio dopo un sospiro di pausa: - figlia cara io parlo, parlo ma tu vorresti sapere del colore che ti sta a cuore, il rosso, il colore che profuma d'amore. L'amore di due innamorati è come una melodia che nasce serena come il sole tiepido a Primavera, poi va in un crescendo, le note sollevandosi nell'aria accendono i cuori di passione come fa il sole d'estate con i papaveri-. Raimondina avvilita: - Io ho gli occhi per vedere e sono cieca! Non ho mai provato sentimenti così forti, vorrei imparare e osservare il mondo con i sentimenti come voi. Io non sono più sicura nemmeno del mio cuore!-.
- Ragazza mia, puoi imparare ed anche da sola. Chiudi gli occhi, scorda quel che conosci e ascolta il cuore! - Detto questo, poggiandosi al bastone, il vecchio riprende il suo andare. Raimondina stanca per le emozioni vissute si sposta sullo spiazzo tra i papaveri, per riposare un po' e riordinare la confusione nella testa. Chiusi gli occhi ha la percezione di un' ombra che le si avvicina. E' Giovanni, il fidanzato, che sorridendo la saluta, da sopra il ponte, con la mano. Quel sorriso profuma di rosmarino, di macchia mediterranea, di erba, di fiori, di panni bianchi stesi, di bambini che giocano, di neonati che succhiano il latte materno, di luna, di stelle, di sole e di mare. Tutto quel che Dio ha creato, con una nuova luce, le accende il cuore di rinnovati sentimenti. Non li aveva mai provati così intensi. Lacrime di gioia, come gocce di pioggia, scendono dagli occhi che continua a tenere chiusi per non svegliarsi dall'incantesimo. Si specchia negli occhi di Giovanni, azzurri e profondi come il mare, si vede come una stella d'oro, la luna d'argento la culla, parole d'amore arrivano alle sue orecchie, sono sospiri senza voce. Il respiro del suo amore l'accarezza ed è l'emozione del fiume che si unisce con il mare, in confusione di dolce e salato. Sono sentimenti, desideri nuovi che arrivano come furia di maestrale. Due braccia la stringono. Raimondina si sveglia dal sogno. Quell'abbraccio è vero, lo riconosce, così l'abbraccia Giovanni, ma anche il respiro che, accarezzandola muove i capelli è il suo.- Sto sognando, il mio amore è sul continente per prestare il servizio militare!- pensa stordita e confusa.
- Svegliati tesoro mio, il papavero ti ha tramortita?- La voce è di lui, come le labbra che cercano le sue. Ancora incredula solleva le palpebre, lo vede ed è come se fosse la prima volta.
Dalla stradina chiusa tra due muri a secco arriva il rumore del passo stanco del gruppo delle lavandaie che rientra a casa con i panni asciugati che profumano di lavanda selvatica. Il sole che sta tramontando arrossa la foce, dove il fiume dilatandosi come rami d'albero in desio di fioritura si unisce con il mare.


08 marzo, 2016

Poesia...nel giorno dedicato alle donne


Un ramo di mimosa per...

Un ramo per l'amor
d'un cuor di donna
ferito da brutale forza
delle stesse mani
alle quali aveva affidato
i sogni colorati
del suo domani.
Un ramo
per un mozzicone di donna
gemente sul letto
in sguardo, da soprusi,
spento
priva di pensieri
plagiata da un logorio
lento.
Un ramo
alla donna violata
in ufficio, per strada
in qualsiasi luogo
ove incontra
la parte bestiale
dell'essere umano
che su di lei sfoga
la sua forza brutale.
Un ramo
a tutte le donne
che nel mondo
per tradizione, leggi o religione
vivono forme di umiliazione
sottomesse all'uomo
solo per esser donne
e come tali
di inferiore condizione
Un ramo
alle donne che
quell'otto Marzo
la vita hanno immolato
sull'altare del “nostro” diritto
ad esistere con leale rispetto.
Un ultimo ramo,
per correttezza,
a tutti quegli uomini,
e sono tanti,
che tengono per mano
la loro compagna
inerpicano sulla stessa via
sostenendosi a vicenda
in rispettosa armonia


06 marzo, 2016

Poesia...La maschera da un dipinto di Ettore Spada


La maschera




Colata di civile
lava umana
scorre,
banalmente normale,
sulle vie della città.
Il mio volto in vetrina,
maschera
del mio essere
del mio non essere
del mio volere
del mio non volere,
vuoti sguardi,
spenti ai sogni
chiusi ai domani,
d'indifferenza
trapassano
l'umana sofferenza
i tormenti
che stillano
copiosi sul viso
mescolando
i miei passionali
richiami
a colori.




29 febbraio, 2016

Poesia..La pietra piatta

La pietra piatta

Nel suo letto offuscato
d'umano limo
procede il fiume dolente,
stride l'odor pungente
con quel che era il suo profumo
nei ricordi della mente.
Sulle sponde temprate
da un sole affannato,
tra canne che gemono al vento,
il fiume protegge
tracce di storia,
in oblio di umana memoria.
Allineate pietre piatte
riecheggiano ancor di voci,
odorano di sapone e lavanda
di quando sul fiume veleggiavano
barchette di schiuma bianca
di chi sudava il pane
tra i solchi della Terra mamma
Gocce di stelle d'oro
volavano
nell'aria tiepida della sera,
sapeva di pane caldo
il grano dal sole baciato,
il vento, giocando con i fiori,
di tutti quei profumi,
riempiva i cuori.
La luna,
lucente, a pieno viso,
inargentava il fiume col suo sorriso.
Armonia di suoni, profumi, colori,
la natura,
vicino al fiume, era un incanto
Ora,
sulla pietra piatta
cadono
stille di brina nera,
non è più Estate
ma nemmeno Primavera
Su, coraggio!
Solo chi ha distrutto gli equilibri
può rimettere ogni cosa al suo posto
e sarà domani,
se ritornerà tutto come era.





26 febbraio, 2016

Poesia Cristalli di sogni

ispirata a un dipinto 
della pittrice di Portotorres OLGA MURGIA

come foglie,
brinate
di gelide lacrime,
s'infrangono
cristalli di sogni
nel freddo
limbo
dei silenzi.
Arpeggiano
note di candida neve
nell'azzurro
del crepaccio
più profondo
ove si perde,
d'ogni urlo di dolore,
l'eco.
La neve
non dura in eterno
nuovi sogni
sbocceranno
con l'arcobaleno





20 febbraio, 2016

Poesia...Mariuccia...vedova del grande pittore sardo Costantino Spada

Mariuccia

Discreta donna.
Spada forgiata
sulla fiamma di un puro amore
orgogliosa,
silente nel tuo ire,
volgi il viso al domani
mentre
sulle mani
nascondi i solchi del tuo patire.
Oggi, soffiando sui tuoi novant'anni,
di giovanile verve degli occhi tuoi,
è il brillio,
in te si rispecchia ogni tuo figlio.
Non meraviglia
che tu sia pianta madre
da sì bella famiglia.
L'arcobaleno ti dipinge la chioma
di tenere sfumature,
mentre,
i tuoi rami, colmi di frutti abbondanti,
rigenerano teneri virgulti
sui tuoi capelli bianchi.
A novantanni sorridi alla vita
in rinnovata gioventù
auguri Mariuccia
“ a cent'anni e ancor di più!”














03 febbraio, 2016

Poesia...L'araba fenice

Ispirata al mio dipinto
l'araba fenice

Sguardi di bimbi
su campi
di solo pianto bagnati,
su solchi,
di crepe dolenti,
ove nasce
la fame.
Il grano,
elemosinato
non parla di spighe
baciate dal sole
né di papaveri in fiore
La fantasia
non dimora
nella mente
privata di vitali
forme, sapori, colori
ove la speranza
non coglie fiori.
Ignora
che poco più in là
le capanne
son grattacieli
ove l'umana avidità
ambisce
a rinnovarsi
in eterno
come l'araba fenice



nei dettagli

Sguardi di bimbi
su campi
di solo pianto bagnati,
su solchi,
di crepe dolenti,
ove nasce
la fame.


Il grano,
elemosinato
non parla di spighe
baciate dal sole
né di papaveri in fiore
La fantasia
non dimora
nella mente
privata di vitali
forme, sapori, colori
ove la speranza
non coglie fiori.


Ignora
che poco più in là
le capanne
son grattacieli
ove l'umana avidità
ambisce
a rinnovarsi
in eterno
come l'araba fenice

29 gennaio, 2016

Racconto...l'incubo

Prosa: l'incubo

Anna aprì faticosamente gli occhi.
Un lampo improvviso l'accecò.
Riabbassò le palpebre.
“Che strano risveglio!?!”. Pensò perplessa
Si sentiva indolenzita e disturbata da un forte e inusuale mal di testa.
“Che mi succede?” si chiese
Le parole le rimbalzarono addosso come l'eco da una grotta profonda: “che..eee...mi.iiii..su..cce.deeeee!”
“boing,boing, boing” Il rimbalzo le martellò la testa di fitte doloranti.
“ Oddio, come sto male!!” pensò sentendo l'ansia arrivare con le sue oscure gramaglie.
“Perchè sto così male? non bevo, non fumo, mangio dietetico, vado a letto presto!”
Altre volte aveva riso di quella sua vita monastica, ma non ora.
Cercava nella confusa mente un “qualcosa” che giustificasse lo strano malessere. Niente.
Un improvviso flash squarciò la mente “l'odore”.
Un odore acre penetrava nelle narici
“Oddio! non sono a casa mia!” urlò con i crampi allo stomaco
“Che mi succede?...che mi succede? “ si tormentò alimentando, con le sue paure, nuove e più doloranti fitte.
“Dove sono???” urlò. Nessuna risposta. Nella mente il vuoto.
La paura dell'ignoto la portò a torcersi le mani.
Non si mossero. Le sue mani erano gelidamente aggrappate ad un freddo metallo. Erano le sponde del suo stretto giaciglio, constatò.
Questa scoperta animò il terrore e mille dubbi giostrarono nella mente già provata
“Oddiooooooooooooo! Non sono a casa mia, non sono nel mio letto...dove sonooo?” esplose con quanto fiato aveva in gola
Non ottenendo risposta: “ calmati” disse a se stessa
“ Si,si, se starò calma farò mente e sicuramente troverò le risposte ai miei perchè!”
Un altro flash cancellò tutto:“ un incubo!...ecco sto dentro un incubo...tra un po' il letto oscillerà ed io cadrò urlando nel vuoto!...si,si...è così e non sarebbe la prima volta!”
“devo svegliarmi!” decise. Provò a sollevare prima una gamba, era rigida, pesante come granito e così l'altra
“bastaaaaaa, qualcuno mi svegliiiiii!”
L'urlo le si strozzò in gola
Il giaciglio cominciò ad ondeggiare come barca colta di sorpresa dal maestrale. Le orecchie pulsarono sotto un vortice di venti impazziti.
Anna, per non cadere, si attaccò, come ventosa, alle sponde
“Oddio, che mi succede, dove sono? Come son finita dentro questa bufera? Urlò
“ c'è qualcuno con me? Mi avete sequestrata? Drogata?” strillò, tra singhiozzi di disperazione, tutto quel che la sua immaginazione, addestrata dai film d'azione, le suggeriva
“ Per pietà, sono un'impiegata, non possiedo nulla, avete sbagliato persona...!”
Fuori di testa per le incognite, vomitava tutte le ipotesi possibili per pianificare dentro una qualsiasi logica la drammatica situazione che stava vivendo.
Non ricevette risposta
Era sicura di non esser sola, di trovarsi sopra un mezzo di trasporto. Dal dal beccheggio del mezzo, poteva supporre d'essere su una barca.
Cominciò a piangere e nel pianto vomitava istericamente sia suppliche pietose che maledizioni
ai presunti sequestratori
Le immagini dei suoi cari sfumavano nella mente stanca, dolorante. Avrebbe voluto gridare il loro nome, perchè qualcuno accorresse ma...non li ricordava
Udì il suono di una sirena. Il cuore prese la rincorsa della speranza
“qualcuno avrà denunciato la mia scomparsa, i servizi d'ordine mi staranno cercando, mi salveranno!” Pensò la donna. Il battito cardiaco martellava le tempie, l'ansia contraeva lo stomaco
“che giorno sarà? Perchè non sono al lavoro? Signore aiutami!!”
Urlava la donna nella speranza che qualcuno la udisse e non solo pensava, con i suoi strilli, di spaccare i timpani ai sequestratori così l'avrebbero scaricata per liberarsi delle sue urla
Qualcosa o qualcuno si mosse accanto a lei. “Aiuto!!!! sono qui, salvatemi!!!” urlò con quanto fiato aveva in gola. Un eco disarmonico di parole, come fuoriuscite da un megafono, martellò impietoso i timpani doloranti della donna “stia zitta! Stia zittaaaaaaa...non se ne può più!!”
“vorrei vedere te al posto mio! Maledettooo!!! Chi sei? Cosa vuoi da me? Perchè mi tieni prigioniera!...liberami, non sono ricca, ti pregooo” invocò la donna passando dal tono prepotente a quello pietoso.
Per tutta risposta il megafono gracchiò “ La smetta di rompere i timpani!” intanto due forti mani assicurarono le caviglie e i polsi della donna alle sponde del giaciglio.
“nooooooooooooo!” urlò con quanto fiato aveva in gola: “ liberatemi, soffro di claustrofobia...vi prego starò buona, non urlerò più!”
“cosa volete da me? Perchè sono prigioniera?...piagnucolò, colta da conati di vomito
Si addormentò per la stanchezza.
Quando Anna si svegliò il mal di testa, seppur attenuato, le ricordò l'incubo. Era sempre ancorata allo stretto giaciglio ma non udiva né motori né rollìi. L'ambiente era ovattato, silenzioso, troppo silenzioso. L'odore era lo stesso, solo più acre tanto che il naso infastidito, le prudette.
Sollevò la mano per alleggerire il fastidio...era libera. Distratta dal prurito non udì i passi felpati che le si avvicinarono. Qualcuno le toglieva di dosso i jeans tirandoli a strattoni dalla caviglie.
Avrebbe voluto ribellarsi, difendersi, urlare, scalciare ma...era troppo stanca, confusa, impedita, come se uno schiacciasassi le fosse passato addosso
Per la paura svenne.
Quando ritornò in se si rese conto di avere addosso un camicione che le copriva solo il davanti mentre, la parte posteriore poggiava scoperta sopra un fresco lenzuolo.
Fattasi coraggio, Anna aprì gli occhi.
In una nuvola di nebbia due fantasmi bianchi roteavano nella stanza confondendosi l'uno nell'altro. Un raggio di luce evidenziava alcuni quadri di un nero lucido dove teschi umani ridevano guardandola con enormi cavità orbitali.
“ o sono morta e attendo che mi chiamino dall'ufficio “ tuus locum ab aeternum” o sono al manicomio.. impazzita!” Pensò rassegnata la donna
Chiuse gli occhi per ascoltare l'altra metà di se stessa, quella più spiritosa , che stuzzicandola le rammentava che i manicomi erano chiusi, mentre, l'ufficio “destinazioni definitive” ” di San Pietro era aperto. In un' altra occasione avrebbe riso, adesso non le sembrò il caso. Si addormentò.
Al risveglio la nebbia era svanita, tutto aveva smesso di roteare, anche i fantasma si erano fermati, le stavano di fronte voltandole le spalle..e non erano fantasmi ma due uomini in camice bianco. sollevavano verso una fonte di luce delle lastre craniche
La donna concentrò l'attenzione sulle parole dei due.
“bla, bla, bla trauma cranico bla, bla, ischemia, bla,bla macchia bianca più evanescente delle lastre precedenti...bene, bene
“ professore pensa che possiamo mandare la signora in corsia?”
“uhummm, rivediamo il tutto! a che ore è arrivata l'ambulanza con la signora?”

“ alla undici e trenta... ah professore la signora, durante il tragitto ha avuto un violento attacco di panico!” Lente lacrime scesero sulle gote di Anna: Sono viva.


27 gennaio, 2016

poesia...nel giorno della Shoah

Per una mamma dell'olocausto

Il mio bambino...

Rondine
che te ne vai
per terre lontane
a cercar calore
fermati!
non sono un nuvolone
Ero una donna
e son polverone
passata,
con altre cento
forse mille,
per il camino
privo di scintille
Fermati!
Aiuta una mamma
a trovar
il suo bambino!
Stava al mio seno
sotto la doccia
e piangeva
nel succhiar
l'ultima goccia
Adesso è solo,
ti prego
segui il vento
e riportalo
alla sua mamma
che lo aspetta
per la ninna-nanna





Poesia...ero uno fra tanti

POESIA per la SHOAH
Ero uno fra tanti

Ero uno fra tanti
nato come gli altri
uomo tra gli uomini.
Ero tutto per i miei amori,
uno qualunque
tra la gente.
Sono stato bambino
e ancora lo ero,
guardavo al futuro
sognando col pensiero
una vita vera
pronto ad affrontar
ogni stagione
con il conforto
che
sarebbe comunque arrivata
un'altra Primavera.
Erano uomini come me,
anzi,
bestie
in divisa imponente,
mi presero
cancellarono il mio tutto
e con un numero fecero di me
il niente.
Appeso al traliccio
sta ora
al buio
il mio ultimo vestito
tra le sue strisce
la mia polvere
sul numero il mio IO



10 gennaio, 2016

Poesia...l'ultima speme affido al lume lunare

ispirata da un quadro del pittore di Sassari...ETTORE SPADA

Sulle ferite
della madre Terra
tristi foglie autunnali
sospinte
da putrido
alito
come inutili,
morte croste
sotto
gelido stillar
di lacrime di neve.
Raminghe
confuse stagioni
vagano
tra i miasmi
catarrali
vomitati sulla Terra,
cercando
l'armonico spazio
in spezzate righe
del pentagramma
ove
sonavan all'unisono
le dolci note del tempo.
Bimba mia dov'è il tuo domani?
tra quelle misere mani
lordate da vile denaro,
forgiato sulla pelle
di fratelli,
incatenati in spenti palazzi?
In plagiate menti?
Nel girotondo dei potenti?
lupi affamati di possesso,
di dominio
in virtù di vanagloria?
Del niente?
Come le foglie morte,
di polvere umana
saran le prossime croste
che
chiuderanno gli occhi
alla Terra?
e la luna?
Bimba mia!
La luna veglierà
sull'ultima speme
chè non giunga,
per sempre,
la sera!!!

Mariantonietta Sechi



22 ottobre, 2015

poesia...Piove

Piove

Triste
chiaror lunare,
imbizzarriti zoccoli
cavalcanti onde
che spumano
odio
sull'ultima spiaggia,
nasconde



Pioggia,
d'ira salata
su
purulente melma,
tomba
d'umana dignità,
il ciel piange.
A simil concerto,
dissonante,
mesta
la luna volge
lo sguardo calante.






02 ottobre, 2015

Attimi...ci risiamo

Manca un quarto alle 4 del mattino.
E' dalle 2 che cerco di cacciare l'insonnia.
Contare le pecore sparse a brucare nel prato, le ho contate mentre guadavano un fiume. oppure, mentre saltavano la fune. ...nisbe.
Alle tre ho mandato le pecore in a....al pascolo perchè mi è "spuntata" nella mente una filastrocca ...demenziale come il giochino che l'accompagna. Il gioco è per un gruppo
Prima piano ,poi sempre più velocemente si ritma
FILOMè
SON LE TRE..
SON SEDUTO ACCANTO A TE,
ACCANTO A TE
SUL SOFà
PER FAR TRIKE, TRIKE, TRA'
Il ritmo è seguito dal movimento della mano che sposta un bicchiere a chi sta al fianco. Oppure se si è in gruppo, seduti in cerchio sulla spiaggia, il bicchiere è sostituito da una ciabatta.
Il tutto termina con tanti bicchieri o ciabatte accatastati accanto al più lento o al più sclerato dal ritmo assillante.
Ora vado a cercare uno di quei libri che non si riesce mai a terminare tanto sono noiosi o colmi di "cazzate"
- lo ammetto- questo è uno dei momenti in cui mi pento di non aver mai comprato "un libro" di Bruno Vespa
Quando lo trovo esposto in libreria vorrei comprarlo, proprio come antidoto per l'insonnia, ma le dita si storcono...buona notte

01 ottobre, 2015

scusate...

Buongiorno a tutti
sento la necessità di comunicarvi, con vero dispiacere che io ricevo i vostri commenti ma, tra le opzioni non c'è pubblica, perciò non posso nemmeno rispondere.
Scusami zio Enrico.
Se qualcuno avesse trovato il mio stesso problema, cortesemente, indichi come rimediare.
Inoltre, non capisco perchè nel mio blog non appare la dicitura sui "cookie"
un abbraccio
mietta

Poesia: tenero amante


Freme ,
in atteso vortice
d'amor gioco
nell'udir
avanzar,
in lontananza,
del suo amato,
l'eco,
gioioso
e scherzoso,
Nella verde età,
degli amori
dei frutti
dei fiori
avevano vissuto
brevi,
intense emozioni.
Ora,
vestita
di passionali colori,
legata al ramo
da un debole filo,
nell'Autunno
della sua vita,
attende
che ,
il vento,
dolce amante
dei giorni suoi,
la prenda
e
in danza volteggiante
la riconduca
al calore
del materno seno,
prima
dell'arrivo
del freddo Inverno.