25 giugno, 2014

Attimo...OMAR SIVORI...quando il calcio era educazione

Tra i tanti campioni del tempo ho scelto lui...perchè i miei diari, dalle medie alle superiori erano zeppe di sue foto, ai tempi c'insifattuava della correttezza, dell'impegno, della personalità schiva di compromessi...

IL PIÙ FORTE
E non c'erano regole da rispettare né finzioni da
tutelare, spiattellava crudele che quello non lo voleva
vedere e la Juve ne faceva a meno. Bisognava che
capissero che era il più forte, anche Boniperti anche
Charles, bisognava che gli facessero una statua in
Piazza San Carlo. Il Divo Sivori si concedeva tutto.
Finita la partita andava dove voleva lui. Si allenava
quando voleva lui, mangiava quel che voleva lui, finiva
di giocare a carte quando voleva lui, «Non lo vedi che
ho da fare?», diceva al povero cronista venuto per
un'intervista.
Le interviste le concedeva quando si era alzato bene, e
quando i monarchi si alzano bene al mattino? Tre
scudetti, tre Coppe Italia ('59,'60, e'65), 215 partite e
135 gol, nove volte azzurro d'Italia: così il ruolino di
Omar Enrique, indomabile asso della Juventus. La sua
specialità era il tunnel ma anche il gol sardonico. Il
gol prendingiro, il gol menefreghista, il gol cinico. Più
di una volta, scartati il terzino e il trafelato portiere,
aspettava che rinvenissero prima di appioppare al
pallone il colpetto decisivo. I suoi tocchi al volo, le sue
mezze rovesciate, le sue carognesche finte non sono
state più dimenticate da chi l'ha conosciuto. Faceva il
fallo per primo sul terzino, lo intimoriva lui il killer di
turno. A stinchi nudi, guardandolo coi suoi occhi pieni
di sconfinata protervia, dove abitava il suo vero
coraggio, coraggio della disperazione, coraggio della
E POI ARRIVÒ SIVORI...

Attimi....un buon giorno amaro

Stamattina mancava un quarto alle cinque quando mi sono svegliata.
Ho cercato di trattenere MORFEO con tutte le mie forze.
Inutile. Se n'è andato.
Mi son trovata così, seduta sul letto, con le braccia incrociate attorno alle gambe.
Ogni mattina, chi mi segue sa che, devo richiamare l'altra parte di me, quella attenta e vigile, perchè ritorni al suo posto affinchè il mio IO si completi nella pienezza del suo essere.
Stamattina non è stato così,
Le due parti di me  rifiutavano di riconnettersi, quasi, questa azione facesse paura.
"paura, paura, paura!"...ripeteva la mente riflettendo su sfocate immagini.
La coscienza spostò il velo pietoso dell'incoscienza mostrando ciò che mi aveva provocato il malessere notturno che aveva cacciato Morfeo.
La squadra di calcio , dopo tre partite che neanche le squadrette di calcio dell'oratorio avrebbero giocato peggio, rientra in Italia...eliminata dai mondiali.
Mi chiedo: "perchè ti fa male questa notizia?
                 "c'è di peggio in Italia"
E' vero. Dopo un attimo trovo la radice del dolore...la squadra dei mondiali, lo staff, pagati a botte di miliardi hanno dato, a tutto il mondo, la vera immagine della situazione italiana:
Ladri legalmente riconosciuti, gestiscono, a vantaggio di interessi personali, miliardi di tasse pagate dalla grande massa di italiani  messi in ginocchio da una classe politica ed un'economia che  taglia loro il diritto alla sopravvivenza e persino ad un sorriso. Praticamente se ne strafottono di noi...
Riuscì a far di meglio anche Re Franceschiello . Quando il popolo  napoletano stava per rivoltarsi schiacciato dalle tasse e dalla miseria, seppe riconquistarne l'affetto offrendo loro un'abbondante spaghettata in piazza, con balli, canti e fuochi d'artificio. E' vero ...era una presa per i fondelli
 E' vero ...era una presa per i fondelli simile agli 80 euro, simile perchè non hanno toccato mano che erano già ritornati al mittente...effetto boomerang

Notti magiche inseguendo un goal( NOI) ,
 inseguendo i miliardi ( loro i mutandati azzurri) ...
sotto il cielo che piange su un'Italia inginocchiata, 
ma negli occhi di tutti voglia di vincere almeno un'emozione...



18 giugno, 2014

poesia Chiesette di Balai...in turritano ( portotorrese) con traduzione

Gesgiareddi di Barai ( Turritanu)

Sobbr'a una rocca
chi s'azza da lu mari
quattru muri di peddra,
una di bianca facciadda,
e in althu una grozi,
cussì li furistheri
cumprendini
chi sei una gesgiaredda.
Gesgiaredda
di li tre Coipi e Santi
di Barai.
D'ammacchiosu incantu
l'occi e li cori pieni
candu, imprubbisamenti,
appari dall'ondi.
Li fundamenti toi
cuàni grutti
custhodi,tisthimoni
di viriddai e conti tramandaddi.
Sei nadda innant'a
una Prisgioni
infusa di sangu
di Màsthiri Santi,
tusthuraddi e ischabbizzaddi
pà non avè abiuràddu
la Fedi i lu Deu Cristhianu.
Protu, preddi anzianu,
pridigava luVangelu
cun Zuniari diacunu
in Turris a Mont'Angellu,
pà cunvisthì agnoni
a lu pàschuru di Nosthru Signori.
Assusthaddu, pà la criscenti devozioni
a la nova Rerigioni,
l'imperadori Deuclezianu
bandiò pissighimentu
a cà cunvisthuddu a lu Deu Cristhianu.
Pà osdhini di lu Presidi Baibbaru
i li grutti di Barai imprisgiunaddi ,
non soru d'abiurà,
ma in Fedi di santiddai,
aisittavani d'esse ischabbizzaddi.
L'amori pà Deu, in luzi di siriniddai,
diffundiani Protu e Zuniari,
Bainzu, lu susdhaddu guasdhianu
s'inginucciò a chiss'amori Cristhianu
e non più paganu, libarò li prisgiuneri.
La nutizia chi era cundannaddu
a l'ischabbizzamentu
l'ippaglì lu ventu.
Protu e Zuniari presi da tuimmentu
furriaddi soni in un mamentu
a paddì la pena cù lu susdhaddu
a lu Cristhianesimu cunvisthuddu
Li tre cabbi, caggiuddi in mari,
piaddosa unda l'ha trasginaddi
arinendili pogu più luntani.
Tràmandani l'antighi conti,
cari a li Turritani,
chi innant'a la prisgioni
di Gavinu, Protu e Zuniari
fu frabbiggadda la geshiaredda di Barai
e, un di l'onda l'ha puggiaddi,
cun diricadda manu,
la pieddai di la poburu
ha priparaddu la gesgiaredda
di Barai luntanu.

Traduzione Chiesette di Balai

Sopra una roccia
che si erge dal mare
quattro muri di pietra,
una è la bianca facciata,
con sopra una croce
indica a chi t'ignora
che sei una chiesetta.
Chiesetta dei “tre Corpi dei Santi”
di Balai.
Di fascinoso incanto
colmi lo sguardo e i cuori
quando, all'improvviso,
dalle onde appari.
Il tuo basamento
nasconde delle grotte
testimoni e custodi
di racconti e verità tramandate.
Sei sorta sopra
una prigione
da sangue irrorata
dei Santi Martiri,
torturati e decapitati,
per non aver abiurato
di Dio, la Fede Cristiana.
Proto, sacerdote anziano,
predicava il Vangelo,
insieme al diacono Gianuario,
nella città di Turris
sul monte Angellum,
per convertire agnelli
ai pascoli erbosi del Signore.
Preoccupato
per la crescente devozione
verso la Nuova Religione,
l'Imperatore Diocleziano
editò un bando di persecuzione
per chi convertito al Cristianesimo.
Per ordine del suo rappresentante
di nome “Barbaro”,
furono arrestati e nelle grotte di Balai
imprigionati.
Essi non solo di abiurare
ma, in Fede di Santità, attendevano
d'esser decapitati.
L'Amore per Dio ,
come raggio di serenità
si effondeva da Proto e Gianuario.
Gavino, il soldato guardiano
s'inginocchiò a quel lume d'Amor Cristiano,
e abiurando gli Dei pagani
liberò i prigionieri.
La notizia della sua condanna
alla decapitazione,
in un momento,
la diffuse il vento.
Proto e Gianuario colti da tormento
ritornarono sui loro passi
per condividere la pena con il soldato
che al Cristianesimo avevano convertito.
Le tre teste caddero nel mare,
un'onda pietosa le trascinò
verso un arenile poco più lontano
Secondo detti tramandati dagli anziani,
e tanto amati dai Turritani,
dicono che sopra la prigione
di Gavino, Proto e Gianuario
fu eretta la chiesetta di Balai
e, dove l'onda ha arenato le teste
con delicata mano,
la pietà della popolazione
ha eretto la chiesetta di Balai lontano.



13 giugno, 2014

Poesia...Riu Mannu Portotorrese ( turritano) con traduzione

Riu Mannu

Andava
l'isciumma bianca
cumenti
baschi a vera,
in dugna isthasgioni,
da manzaniri a sera.
Accarizzàva
l'ipponda di lu Riu Mannu
da Funtana Veccìa
finz'a Ponti Romanu.
Banziggàvani
li veri,
chena affannu,
i la frascha,
in mezzu a li canni,
undi
addunadi
pariani nuareddi.
Cu l'isciumma,
sugnavani,
giughendi li pitzinni,
intantu
chi li mammi,
ammogliu
finz'a chintu,
lavavani la robba,
cu lu sori e cu lu freddu,
chena lamentu.
All'asthra ipponda
li pischadori,
a lenza a manu
pigliavani lu pèsciu,
chi brincava
ill'eva profumadda
da li macci
di la.chessa
Famiri di pizoni d'eva
nadavani in fira.
La ciarra di la natura
si cunfundia
cu l'abburottu di la ferruvia,
a lu passaggiu
di la littorina.
Non è un sognu
ma,caddena d'armunia.
Cambiaddi so li tempi,
la luna tristha
mali s'ipeccia i lu Riu,
non v'è più la sciumma bianca,
la biddezza di la natura
è ipparidda
sottu a la più civirizzadda
discharrigga
intarradda.

TRADUZIONE
Rio Grande---PORTOTORRES

Si muoveva
la schiuma bianca
come barche a vela,
in ogni stagione,
dal sorgere del sole
fino alla sera.
Accarezzava la sponda
del Rio Grande
da Fontana vecchia
fino a ponte Romano.
Dondolavano le vele
senza affanno,
tra l'erba
e le canne,
dove radunatesi
sembravano nuvole.
I bambini,
giocando con la schiuma
sognavano,
mentre le mamme,
a bagno nel fiume
fino alla vita,
lavavano i panni.,
sia con il sole
che con il freddo
non emettevano
alcun lamento.
Sulla sponda opposta
i pescatori,
con la lenza in mano,
pescavano i pesci
che saltellavano
nell'acqua profumata
dalle piante della macchia mediterranea.
Famiglie di uccelli acquatici
nuotavano in fila, e
tutti i rumori della natura
si confondevano
con quelli della ferrovia
quando passava il trenino.
Non è un sogno
quella era una catena di
vitale armonia.
I tempi sono mutati,
triste la luna
non si riconosce più
nello specchio del fiume,
non c'è più la bianca schiuma.
È sparita la beltà del fiume
sotto la coltre di
una civilizzata
discarica sotterrata.


10 giugno, 2014

Poesia...Orme

Poesia
Orme

Orme claudicanti
sulla battigia
di primo mattino,
cancellano
le notturne tracce
dei gabbiani.
Sospiro di vento
va nell'aere
spargendo note
di risate e gridolini.
Festeggiano
al mare,
la fine della scuola,
gioiosi bambini.
L'onda
lacrime mute,
di quel claudicare
accoglie,
al mare le affida,
perchè dall'ansia
sian liberate.





07 giugno, 2014

Attimi...ci vuole solo pazienza ...

salve
Ogni giorno la vita mi sorprende con qualche imprevisto.
"menomale!" altrimenti che noia sarebbe!!!.."
Questa volta mi ha messa di fronte a un avvenimento veramente inaspettato.
Lo scorso anno, a Marzo, la casa Editrice "il ciliegio" pubblicò un mio racconto scritto da un'idea del poeta sardo Franco Masia... "WAI,WAI"
Il titolo non è un nome ma un suono onomatopeico.
Infatti è il rumore di un trenino che ha il magico potere di viaggiare oltre la sfera temporale.
Usai la magia di una fiaba per trattare argomenti di cruda realtà: i bambini di strada, sfruttamento minorile, la guerra, la droga...desideravo che un adulto guidasse i bambini verso il vero valore della vita - una mano tesa, un gesto di amore scambievole...io esisto ma anche l'altro.
Io comprai 100 libri per regalarli ad alunni, colleghi ecc.
Avevo ed ho continuato a scrivere una decina di racconti lunghi e tantissimi brevi.
 Non ho pubblicato più niente perchè sono convinta che se quel che scrivo piace, allora ho il dono di comunicare scrivendo...i doni non si vendono ,si donano...da allora scrivo in PdF e li regalo a chi me ne fa richiesta.
Ritorniamo alla sorpresa:
La settimana scorsa mi chiama la Preside dell'Istituto Comprensivo di Tempio Pausania.
La dott. Pina Luciano mi informa che " WAI,WAI" è stato letto ed analizzato in un progetto didattico ...LA BIBLIOTECA, IL LIBRO , L'AUTORE..
in breve mi chiede la disponibilità ad essere intervistata dagli alunni partecipi del progetto.
Sono un pò titubante per problemi di salute, alla fine Aderisco.
Dopo qualche anno di pensionamento ritorno a Scuola..
Già all'ingresso chiudo gli occhi per riempirmi dei suoi odori...così familiari..assopiti, non dimenticati. Per un attimo si appropriano dei miei  sensi e...l'emozione chiede di poter sgorgare.
Mi sento una scolaretta al suo primo giorno di scuola...per fortuna
ritrovo nella Dirigente e nelle maestre quella meravigliosa disponibilità tipica dell'ambiente Scuola Primaria.
Nell'aula magna arrivano gli alunni, dopo la presentazione si dà inizio alla lettura dei brani scelti , le cui tematiche sono state trattate durante il percorso progettuale.
Dalle voci dei ragazzi delle due quinte, oltre l'emozione, colgo la forza emotiva che  trasmette il leggere, la partecipazione attiva agli avvenimenti.

04 giugno, 2014

Via Petronia....fine

Cap. 6° Ricordi
Ora, nel tempo autunnale della vita, Tea sorseggiando il caffè dopo pranzo, propone spesso il gioco del - ti ricordi quando? -
- Quando pestavamo i tappi delle bottiglie di birra? -
- si!!, dopo aver tracciato, con il carbone, una linea retta per terra spingevamo con l'indice ed il pollice il tappo perchè raggiungesse la linea.
- E quando con un vecchio cucchiaio di rame avevamo scavato nel pezzetto di terreno antistante l'orto un cunicolo sinuoso dove facevano scorrere le biglie?
- ricordi le palline di terracotta?
- ahahah...come no? Quanto con Piero mi facevate i dispetti io ve le schiacciavo con i piedi -
- una volta ce lo siamo anche meritato!-
- grrrrr...quando avete coricato sulla griglia della raccolta delle acque la mia bambolina e ci avete fatto sopra la pipì...criminali!-
- però l'abbiamo pagata...quante botte il babbo e la mamma...e tu che strillavi come se ti avessimo uccisa...!-

03 giugno, 2014

Via Petronia...cap. 5°

cap. 5° I gruppi

Gianni, seccato perchè Giulio aveva regalato uno dei “talismani” che distingueva il loro essere maschietti dalle femminucce, si lasciò sfuggire - “quella pallina non è roba per bambine”
Anna in atteggiamento di difesa “ noi sappiamo usare meglio di voi i vostri giochi e non ci facciamo del male...guardatevi le ginocchia!...tutte piene di ferite e croste su croste!” disse indicando le gambette dei bambini che fuoriuscivano dai pantaloncini corti, portati in ogni stagione.
Gianni: “ ma vaiii! noi siamo trappers, veri soldati ...mica ..oh quante belle figlie madama Dorè za,za,za,za,za,za,za”...canticchiò beffeggiando una canzoncina che le bambine animavano come composte damigelle.
La guerra era iniziata.
Maschi e femmine si affrontarono a colpi di parole.
ma quali trappers e veri soldati!... ma se portate ancora i calzoni corti come i bambini che vanno all'asilo dalle suore!”
Intervenne una pungente Lidia toccando il tasto dolente dei maschietti dai dieci anni in su.
Anche Piero si sentì colpito. Da qualche mese chiedeva a mamma Vittoria di fargli indossare pantaloni lunghi.
ma stai scherzando” lo aveva redarguito la donna “ ne devi mangiare pane prima di portare i calzoni lunghi ed esser uomo”.
mamma, ma io mi vergogno a mostrare le gambe con i peli!”
ma quali peli?, rise la donna toccando il viso del figlio maggiore. “i veri peli ti cresceranno qui.... ti vestirai da uomo quando potrai fare la barba”.
Dopo quella risposta, una volta alla settimana, Piero si recava nella casetta dei “servizi” e chiusa la porta, rasava le guance imberbi con il rasoio del padre. Salito sopra uno sgabello per arrivare a vedersi nel vecchio specchio del comò della nonna metteva la massima attenzione nel praticare il consiglio di Agostino, fratello quindicenne di Anna che gli aveva insegnato il segreto per far crescere in fretta la barba.
I toni elevati della disputa richiamarono la sua attenzione.
allora perchè vi intromettete quando giochiamo a “uno,due, tre...stella” o ai passi degli animali”?ehhhh ????..poi beffeggiando la voce di Gianni, Lidia continuò a infierire ...”fateci giocare, anche noi vogliamo giocare!”...concluse motteggiando l'atteggiamento di un Gianni supplice.
Giuseppe - “ brutta smorfiosa! Quando vi facciamo l'onore di giocare con voi ,vi dimostriamo che siamo i più forti...infatti vinciamo sempre noi....weeeee!- girò intorno a sé stesso come un indiano con lo scalpo di un nemico in mano

02 giugno, 2014

Racconto..Via Petronia...quarto cap.

4° Cap.
Finalmente si gioca.
La bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città”..
Tea saltava sulla corda che Anna e Pina giravano al ritmo del canto.
Il saltellare richiedeva una particolare abilità nell'eseguire le regole concordate prima.
fai un salto!”
Tea scavalcò la corda, leggermente sollevata da terra, poi le due ragazze rotearono per tre volte la corda per aria, mentre, Tea accovacciata ad occhi chiusi, contava mentalmente i giri,
fanne un altro!” …
Tea si sollevò velocemente e riuscì a scavalcare la corda.
Era il pezzo più difficile da eseguire, poiché richiedeva un'abile coordinazione tra il ritmo del canto, i tre giri della corda sospesa in aria e lo scatto per rialzarsi , saltare la corda nello stesso attimo in cui ritoccava terra.
Quello solitamente era il punto dove si “cadeva” e chi saltava cedeva il “testimone” alla compagna che attendeva il turno.
Che fortuna!!” strillarono le bambine
Il loro vociare si confuse con quello dei maschietti, impegnati in una guerra tra due “bande di...” sceriffi, banditi, soldati....si improvvisava. La fantasia non mancava di stimoli e ingegno in quella scuola di vita che era la strada.
Tea riprese a saltellare “ la bella lavanderina”... Era felice, finalmente fuori a giocare.
Quando mamma Vittoria diede il “via libera” al gioco, Piero e Paolo presero per mano la sorellina e con passo da “bravi bambini” salutarono la mamma che, preso il cesto con il suo lavoro all'uncinetto, si accingeva a raggiungere le altre mamme riunite nel cortile già impegnate a chiacchierare.
Appena fuori dallo sguardo materno, i tre cominciarono a correre, si separarono per saltare, due per volta, i gradini verso la libertà.
Tea raggiunse le compagne che lanciando il sasso piatto (imbresthia), giocavano a Paradiso. Piero e Paolo dovettero impegnarsi per scovare i nascondigli delle due bande opposte, in agguato dietro cantonate, porte e cortili giù fino alla piazzetta del mercato.
Le bambine avevano pressapoco la stessa età, solo Anna e Pina erano maggiori di due anni. Erano loro che tenevano l'ordine nel gruppo, regolavano i giochi, i turni , le discussioni e i bisticci. Erano già impegnate in quello che sarebbe stato il loro “naturale” ruolo di mamma
ciao Tea, finalmente!”...Tea salutò osservando i dieci rettangoli del “paradiso”
Erano tracciati con un sasso appuntito sulla strada sterrata.
Tea si rese conto che le caselle erano state tutte conquistate dall'abilità delle amiche nel lanciare il sasso e nel saltellare su una gamba. Ne rimase delusa.
Pina, notato lo sguardo intervenne “ dai, cambiamo gioco?”
si,si! Un altro. Dopo breve discussione decidono per il gioco della corda.
ambarabàcicicocò tre scimmiette sul comò...” si fa la conta per stabilire i turni,
si seguono le regole di un altro gioco.

01 giugno, 2014

Racconto...Via Petronia... 3° cap

3° Cap. Mamma Vittoria

siamo pronti per il riposino?” chiese la mamma
Mamma Vittoria si era sposata giovanissima. A ventitre anni aveva già tre figli.
Inesperta come tutti i genitori, non conosceva né affetto, né guida di madre poichè orfana da piccolina. A diciannove anni trovandosi tra le braccia il suo primo bambino pianse. La levatrice pensò che piangesse solo di felicità, ma la neo-mamma sfogava nel pianto la gioia d'esser mamma, il non aver avuto accanto la sua mamma, la preoccupazione di non essere all'altezza del compito di mamma.
Imparò in fretta perchè diciotto mesi dopo fu ancora mamma. Ancora diciotto mesi e nacque Tea. La giovane mamma annaspava tra panni, fasce, e bottigliette per il latte, malattie infantili, dentini che spuntano, mal di pancia...e mai uno per volta, tutti insieme.
Fu a questo punto che entrarono a far parte della famiglia zia Maria Santa per occuparsi del bucato completo della famiglia e non solo di quello di spessore e Angelina per aiutare nelle faccende di casa e nell'accudire i bambini.
Angelina era una ragazzotta alta e di ossatura grossa, nata da famiglia poverissima. Sua madre pregò mamma Vittoria perchè la prendesse a servizio in cambio di vitto, alloggio e qualche capo di vestiario.

31 maggio, 2014

Via Petronia...2° cap

Secondo cap.

La lavandaia


Appena terminato il pranzo” aveva spiegato chiaramente mamma Vittoria, “farete un riposino pomeridiano di due ore!”
ma mamma sono troppe! I nostri amici dormono solo un'oretta...!”
Io penso a voi, all'educazione dei miei figli, gli altri bambini hanno i loro genitori!”
dopo” proseguì la donna con tono che non ammetteva obiezioni : “ fino alla chiusura della scuola si studia e vi interrogherò tutti i pomeriggi!”
e a giocare?” la interruppe Piero
avrete un'oretta dopo le sei! ... tanto le giornate sono lunghe. Terminati gli esami e visti i risultati potrete giocare dalla cinque fino quando non rientrerà il babbo dall'officina!!”
Piero : “perchè non possiamo giocare anche adesso fino al rientro del babbo?”
Perchè devo scaldare l'acqua e strigliarvi per benino dentro la tinozza, quando arriverà il babbo sarete già in pigiama...!”
ah!” continuarono la tiritera i bambini “ poi si cena ,attenti a non sporcarci e subito a nanna...!”

30 maggio, 2014

Romanzo... Via Petronia cap. 1°


Via Petronia
cap.1°

“Mamma possiamo andare a giocare?”
chiese con un sorriso ruffiano e uno sguardo da “bamby”Tea.
Sapeva di avere poche speranza perchè le consegne di sua madre erano ordini inappellabili.
A volte ,quel cinguettio dolce, il visino da bambola della piccola di casa ammorbidiva la severa posizione di mamma Vittoria.
“no, tesoro!” rispose indaffarata davanti all'armadio tra lenzuola e coperte, “ho già spiegato ieri e non si cambia!”
Paolo e Piero i due fratellini maggiori, con le dita incrociate, attendevano il miracolo.
“Mamma ma gli altri bambini stanno sulla strada e giocano, senti il chiasso? ” disse Paolo, supportato dal labiale del fratello che , senza suoni, ripeteva le parole.
“ Proprio tu, Paolo, osi chiedere il permesso? Arrivi dalla scuola con una nota gli ultimi giorni prima degli esami finali e chiedi di poter andare a giocare?.!” scattò la donna.

29 maggio, 2014

poesia...Il vecchio contadino


IL VECCHIO CONTADINO

Sul volto
segni palesi
di aspro inerpicare
su irta via ,
in sorte.
China la schiena,
sulle faticose zolle del domani,
mai timor lo colse
né affanni
nel suo arare.
Sulle mani,
dal tempo solcate,
la dura eppur
amata vita
sfuma,
con rimpianto di ricordi,
tra le dita.
Sembrava infinito
il giovanil ardore
bruciato tra i campi,
ove la luna e il sole
segnavano i giorni, le ore.
Solo attimi rubati,
quelli per l'amore.
Un figlio dietro l'altro
benedetti dal Signore.
Non fu peso un letto in più,
una bocca da sfamare,
solo gocce di sudore
sparse sulle zolle.
Le feste sull'aia
riaffiorano dal cuore.
Sonata malinconica
di vecchio organetto
che canta
il tripudio del raccolto.
Grandi e piccini
festeggiano il pane del domani
tenendosi per le mani
Tra i covoni
sospiri innamorati di giovane cuore,
chè il grano è pane,
nutrimento,
lievito di vita
amore.





26 maggio, 2014

Racconto ...Tay...versione premiata al Concorso

PROSA
“Tay”

Con la testa china celava  il suo malessere: “toccare il cielo...toccare il cielo..il cielo....”
Una giovane stava seduta sulla terra battuta, le gambe incrociate. Attorno a lei, muri scuri accoglievano la muta nenia di reclusa.
Sulla sua testa una volta bassa le impediva di sollevarsi; al centro della volta
un buco dal quale fuoriusciva, proiettandosi verso l'alto,la canna fumaria di
un inesistente camino che andava restringendosi verso la fine, dove perdendo
la forma conica , diventava uno stretto cunicolo triangolare, con il vertice dei
due lati uguali appuntito come l'ago di una siringa.
Da quello strano buco Tay, così chiamavano la ragazza che aveva scordato il nome natio, poteva vedere un triangolino di cielo , un piccolo raggio di sole tanto agognato, e dei volatile necrofagi che attiravano la sua attenzione gracchiando da uno dei tre cornicioni dell'appuntita canna fumaria.
La giovane desiderava fuggire, raggiungere i volatili che la chiamavano per volare con loro e toccare il cielo...
Non devi fuggire!”- sentì nella mente.
Per un breve attimo, aveva scordato il suo guardiano. Seduto di fronte a lei, le spalle poggiate al muro spiccava con il suo vestito bianco, Sulla testa portava un turbante molto più simile ad una vistosa fasciatura. Rigido nella postura, determinato lo sguardo. Senza armi, senza proferir parole la teneva prigioniera con la mente; le impediva di “toccare il cielo”.
Tay aveva difficoltà a mettere insieme i pezzetti del “puzzle” degli avvenimenti che l'avevano imprigionata in quella situazione.
Appena ci provava i pensieri si confondevano e i ricordi apparivano spezzettati , privi di una successione temporale, avvolti nel limbo del nulla.
La giovane donna fissò lo sguardo sullo spazio limitato dove stava seduta:
Un cerchio la cui circonferenza era segnata da migliaia di formiche bianche che si muovevano avanti e indietro senza mai scomporre la perfezione della linea curva chiusa.
Tay non aveva chiaro il loro ruolo. A volte le sentiva amiche protettive altre volte acerrime nemiche, guardiane della sua libertà, di quella voglia di volare.
Da quanto tempo era lì? Non lo sapeva.
Perduta nel monologo aveva scordato il potere dell'uomo di rubarle i pensieri.
La sua mente percepì un ordine: “solleva la testa! ”,
Eseguì , lo guardò. L'uomo aveva il volto deformato , come se gli fosse arrivato addosso un macigno pesante che aveva cercato di evitare inutilmente.
Tay non ebbe paura di quel volto mostruoso, sentì pena per lui, quasi lo conoscesse da sempre.
Egli la fissò con sguardo intenso, colmo d'amore. Anche Tay sentì svanire la rabbia per la “costrizione” a cui l'aveva sottoposta, nel cuore germogliò un atavico sentimento d'amore.
In questa confusione una sola certezza : “voglio toccare il cielo, posso toccare il cielo, liberami, chè io possa toccare il cielo!!”
L'uomo lesse i pensieri di Tay , colto da stanchezza rilassò la mente ,tanto bastò perchè la giovane, scavalcato l'esercito delle formiche , s'infilò dentro “la canna fumaria”.
L'uomo cercò di fermarla; troppo tardi. Si sentì stanco, tanto stanco, sfinito da quell'inutile amare.
Tay s'infilò nel primo tunnel, lottò per entrare in quello più stretto, triangolare. Quando giunse alla fine , con tutte le sue forze, costrinse il corpo a passare in quella strettoia da panico.
Si trovò fuori; leggera come piuma volteggiava nell'aria.
da quanto tempo stavo seduta, prigioniera? Adesso sono libera...volo nel mio cielo”. Disse sorridendo ad un falso sole, ad un falso cielo, ad un'ingannevole attimo di felicità.
Si voltò per osservare il “buco” da dove era scappata. Lo vide con occhi diversi.
mamma, mamma!” invocò , pronunciando per la prima volta quel nome che la morte a lei aveva impedito, strappandole la madre durante il parto.
Udì urla, voci, una sirena...
Guardò di sotto.

Il suo corpo giaceva al suolo , davanti l'ingresso della Casa di Recupero, la siringa ancora nel braccio e accanto a lei, irrigidito dal dolore, suo padre che aveva fatto tutto il possibile per “salvare”la sua unica, fragile figlia.


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