Mamma
e figlia si coccolavano cullandosi abbracciate. Non una parola. Il
silenzio parlava per loro attraverso la pelle. Nell'abbraccio
riallacciarono quei legami che, neanche la rottura del cordone
ombelicale distrugge: ciascuna si sentì, nello stesso tempo, sia
madre che figlia, in scambievole simbiosi. Ripresa coscienza , Tania
:” vieni su figliola, la mia casa è la tua...desidero riempire il
vuoto di questi anni con i racconti del vissuto che, le tue parole,
sapranno donarmi!” , propose. Marienne la seguì. Sedute sul
terrazzo, la madre, per creare un'atmosfera di fiducia, raccontò la
sua storia , non tralasciò niente. Incoraggiata dalla spontaneità
della madre anche Marienne si raccontò. “Madre, come è dolce
chiamarti così Tania! La mia migliore amica” esordì ,con emozione
la giovane , non vergognarti , la tua storia dolorosa rende onore al
coraggio con il quale hai affrontato le avversità della vita. La mia
non è stata così greve come la tua ma, ho attraversato anche io,
momenti duri. Fino sei mesi fa ero convinta di chiamarmi Marienne
Borghesi, figlia di Donna Matilde e del marchese Matteo Borghesi. Mio
padre, persona adorabile, morì quando avevo nove anni. Fu un grande
dolore ma, quello che avvenne dopo modificò la mia vita .
La mia mamma , trascorsi i mesi,
imposti dalle regole, per il lutto, fu