02 giugno, 2014

Racconto..Via Petronia...quarto cap.

4° Cap.
Finalmente si gioca.
La bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città”..
Tea saltava sulla corda che Anna e Pina giravano al ritmo del canto.
Il saltellare richiedeva una particolare abilità nell'eseguire le regole concordate prima.
fai un salto!”
Tea scavalcò la corda, leggermente sollevata da terra, poi le due ragazze rotearono per tre volte la corda per aria, mentre, Tea accovacciata ad occhi chiusi, contava mentalmente i giri,
fanne un altro!” …
Tea si sollevò velocemente e riuscì a scavalcare la corda.
Era il pezzo più difficile da eseguire, poiché richiedeva un'abile coordinazione tra il ritmo del canto, i tre giri della corda sospesa in aria e lo scatto per rialzarsi , saltare la corda nello stesso attimo in cui ritoccava terra.
Quello solitamente era il punto dove si “cadeva” e chi saltava cedeva il “testimone” alla compagna che attendeva il turno.
Che fortuna!!” strillarono le bambine
Il loro vociare si confuse con quello dei maschietti, impegnati in una guerra tra due “bande di...” sceriffi, banditi, soldati....si improvvisava. La fantasia non mancava di stimoli e ingegno in quella scuola di vita che era la strada.
Tea riprese a saltellare “ la bella lavanderina”... Era felice, finalmente fuori a giocare.
Quando mamma Vittoria diede il “via libera” al gioco, Piero e Paolo presero per mano la sorellina e con passo da “bravi bambini” salutarono la mamma che, preso il cesto con il suo lavoro all'uncinetto, si accingeva a raggiungere le altre mamme riunite nel cortile già impegnate a chiacchierare.
Appena fuori dallo sguardo materno, i tre cominciarono a correre, si separarono per saltare, due per volta, i gradini verso la libertà.
Tea raggiunse le compagne che lanciando il sasso piatto (imbresthia), giocavano a Paradiso. Piero e Paolo dovettero impegnarsi per scovare i nascondigli delle due bande opposte, in agguato dietro cantonate, porte e cortili giù fino alla piazzetta del mercato.
Le bambine avevano pressapoco la stessa età, solo Anna e Pina erano maggiori di due anni. Erano loro che tenevano l'ordine nel gruppo, regolavano i giochi, i turni , le discussioni e i bisticci. Erano già impegnate in quello che sarebbe stato il loro “naturale” ruolo di mamma
ciao Tea, finalmente!”...Tea salutò osservando i dieci rettangoli del “paradiso”
Erano tracciati con un sasso appuntito sulla strada sterrata.
Tea si rese conto che le caselle erano state tutte conquistate dall'abilità delle amiche nel lanciare il sasso e nel saltellare su una gamba. Ne rimase delusa.
Pina, notato lo sguardo intervenne “ dai, cambiamo gioco?”
si,si! Un altro. Dopo breve discussione decidono per il gioco della corda.
ambarabàcicicocò tre scimmiette sul comò...” si fa la conta per stabilire i turni,
si seguono le regole di un altro gioco.
pag. 9
La bella lavanderina...” riprende a saltellare Tea
Uno sparo sfuggito al gruppo dei maschietti soldato, la colpisce. La bambina cade per terra piangendo lacrime di fango, per la polvere sollevata. Solo un moderato strillo di dolore accompagnò la caduta, perchè se lo avessero udito le mamme , avrebbero richiamato ciascuna i propri figli in casa, accompagnandoli con una democratica dose di sculacciate alle più piccole e sgridate alle maggiori, ritenute responsabili del controllo della situazione.
Non erano le botte o le sgridate a fare paura ma proprio il rientrare a casa prima del tempo previsto.
Agli strilli, le due bande dei maschietti bloccato il gioco, si avvicinano al gruppo delle bambine. Alcuni hanno il fucile sulla spalla, altri lo tengono tra le mani con la “canna” abbassata, le tasche dei pantaloni sono rigonfie.. una di sassolini, biglie nell'altra c'è la “marroccura” ( trottola di legno), dalla tasca posteriore o dalla cintura pendono le fionde. I ragazzini hanno un atteggiamento “convinto” , interpretano seriamente il ruolo scelto, mimando i personaggi delle strisce dei fumetti: Black Macigno, le giubbe Rosse...
Il loro fucile, rigorosamente colorato con il lucido delle scarpe, è forgiato su un pezzo di legno sfregato con carta abrasiva. Il grilletto è una molletta, presa dal filo dei panni, fissata con “elastici affettati da una cameradaria di bicicletta . “Le pallottole” sono elastici fissati in tira,tra la canna e la molletta.
Tea aveva ricevuto una “tiralasticata” pungente.
come va Tea?, dove ti abbiamo colpito? Dai scusa, non piangere!”. Chiesero preoccupati.
Sollevatala, si accorsero che la bambina si sfregava una natica.
Dal gruppo si udì una risatina. Stizzita Tea li imbonì“ siete stupidi!”
Dai non offenderti ! ...senti ti regalo la mia pallina portafortuna!” disse Giulio mortificato per quella risata irriverente, intanto porge a Tea una pallina pesante e dura, di fattura artigianale. Una preziosità.
Ogni maschietto andava fiero del suo “talismano” costato ore di fatica.
Tea aveva dato una mano a Paolo per preparare la sua. La bambina, di nascosto della mamma, prese le forbici dalla macchina da cucire, seduta accanto a Paolo in un angolo del giardino, aveva tagliato tantissimi cerchietti di cameradaria di bicicletta. Intanto Paolo scelto un sasso abbastanza tondeggiante lo avvolge nella carta ruvida del pane per dargli una forma ancora più tonda, quindi,cominciò a rivestire il tutto con i cerchietti. La palla dura e pesante era un “giocattolo” proibito dai genitori insieme alla trottola di legno a forma di pera ( marroccura), dove il “picciolo era un chiodo appuntito e insieme alla fionda.
I ragazzini trovavano i momenti per esibirsi con il lancio della trottola o ad usar la fionda lontano dall'attenzione dei genitori. I padri impegnati nel lavoro non badavano ai giochi dei figli, le mamme avevano il loro daffare, ogni tanto lanciavano uno sguardo dalla finestra. Nelle giornate soleggiate si raggruppavano in un cortile e sedute sotto l'ombra di un albero, chiacchieravano , cucivano, lavoravano a maglia o ricamavano.




Pag. 10

6 commenti:

Xavier Queer ha detto...

Quanto di te e della tua vita c'è in questo racconto? Mi piace come scrivi, riesci a portare chi ti legge dentro la storia.
Un abbraccio :)

maria antonietta Sechi ha detto...

ciao Xav...c'è tanto
anche quando invento io ci sono sempre...un abbraccio e grazie
è bello sapere che un giovane abbia la pazienza di leggere sulle foglie caduche...salutami la nonna ..mi sta proprio simpatica...smack,smack

adriana ha detto...

bello e interessante scoprire giochi che apparentemente uguali ...variano da Regione a Regione, ad alcuni ho giocato anch'io...ciao ciao

Melinda Santilli ha detto...

Questo capitolo mi è piaciuto particolarmente, sono giochi che non ho mai potuto fare e deve essere stato davvero molto bello, è qualcosa che con l'età moderna si è perso... ma paradiso sarebbe campana per caso?
Un abbraccio!

maria antonietta Sechi ha detto...

Ciao Adry
grazie per la visita...era mia intenzione affidare ad un racconto la memoria sensitiva dei giochi di quando le strade erano il regno dei bambini e non delle macchine.
un abbraccio

maria antonietta Sechi ha detto...

Melinda carissima
è un piacere averti tra i miei lettori.
Si il paradiso è il gioco della campana, è così chiamato anche, in altri paesi della sardegna.
grazie cara