04 ottobre, 2013

ROMANZO : Partono i bastimenti CAP. settimo...fine

passano gli anni

Rosina concentrò il suo affetto e la realizzazione del suo sogno di “libertà” sul figliolo.
Non sarebbe stato servo di nessuno!”
Questo obiettivo fu il punto fermo per cui lottare, concentrare le forze.
Nonostante le delusioni, la parte di lei pronta a lottare per una vita "dignitosa" , aveva conservata la sua forza, la spinta che le permetteva di andare avanti e sognare un futuro “migliore” per suo figlio.
Con zia Angelina e zio Peppino stava bene, era  una “figlia-serva” che lavorava con e per loro; condivideva i riposi, pasteggiavano insieme, aveva una camera tutta per sé, non mancavano vestiti né a lei né a suo figlio.
Le economie, però,  erano gestite dalla coppia;  lei non riceveva alcuna paga, non aveva libertà di scelta, poteva azzardare proposte ma, alla fine il suo parere contava solo se collimava con il loro.
In confronto al "servilismo" dei suoi genitori e fratelli  con il padrone, questa era già una grande conquista. A Rosina, però , spirito indipendente, non bastava.
Il tempo scorreva, il ricordo di Antoni, come un sogno, lo rinchiuse nei meandri del suo cuore.
Non trovando alcuna risposta ai suoi silenzi,alla sua sparizione, decise di schiacciare il problema dentro di sé.
Giovanni arrivò alla quinta elementare. Era un bambino bravo, educato, corretto, secondo il giudizio della sua maestra
I “nonni adottivi “ e sua mamma erano orgogliosi di lui.
Alla sera, al suono dei vespri, Giovanni, stringendo la mano di zia Angelina assisteva alla Messa Vespertina..
Il parroco si accorse che il ragazzo aveva doti di vocazione clericale.
Assorto nelle preghiere volgeva al crocefisso uno sguardo illuminato dalla luce d' amore in dialogo diretto con il Signore.
Dopo la Quinta elementare chiese di proseguire gli studi presso un seminario.
Con il sostegno morale ed economico dei due anziani , Giovanni frequentò il seminario.
Rosina si sentiva sola ma l'orgoglio di mamma prevalse sul dolore della separazione , davanti alla "Fede" profonda che illuminava gli occhi di Giovanni, alla serenità e saggezza delle sue risposte ai problemi della quotidiana esistenza. .
Rosina incontrò la " Fede" e in essa una nuova forza.
Alla sera si inginocchiava ai piedi del letto
Signore!” pregava “ho sempre voluto fare di testa mia, ho sempre pensato di togliermi il giogo del servo legato al padrone, di fare almeno di mio figlio un uomo libero,  non ti ho mai chiesto aiuto, ed ecco che Tu, dal tuo trono, mi offri un dono di libertà e servilismo diverso: mio figlio liberamente ispirato dal tuo amore ha scelto la strada della servitù, sarà un tuo servo, servo per amore , a disposizione di chi soffre!...perdonami Signore se fatico ad accettare questa scelta che lo allontana da me!............sia fata la tua volontà!
Gli anni passarono velocemente. Giovanni prese i voti e fu mandato a far “l’apprendistato” presso la parrocchia dove era cresciuto.
Sua madre, adesso, era orgogliosa di lui, zia Angelina e zio Peppino videro realizzato in Rosina e nel suo figliolo il loro desiderio di “famiglia”.
Ormai anziani, Angelina e Peppinu fecero testamento lasciando l'emporio e l'abitazione a Rosina e la bottega di “calzolaio” ad un giovane che aveva espresso il desiderio d'inseguire il “sogno americano”
Quando arrivò il momento, il loro adorato don Gianni, diede l’estrema unzione e serenamente, prima zio Peppinu e due anni dopo Zia Angelina,  presero la via del cielo.
Rosina divenne “padrona” della sua vita, eppure non provava alcuna emozione per quel traguardo tanto ambito.
Don Gianni fu trasferito, da Monsignore il Vescovo, in una parrocchia che raggruppava stazzi nelle campagne della Nurra.
Rosina, nonostante, non fosse più una ragazzina, lo segui.
Senza rimpianto lasciò la sicurezza economica dell'emporio e la casa  ai nipoti , figli del fratello e seguì il figlio sulla strada del Signore, a disposizione di chi aveva bisogno di una mano tesa.
Si occupò dei poveri, degli ammalati……nella casa parrocchiale vi era un posto ed un pasto caldo per i bisognosi, la comunità  aiutava don Gianni nella sua missione………così Rosina divenne serva per amore in uno stato di serenità mai vissuto.
Aveva novant' anni, quando una sera sentì che era arrivata la sua ora. Quella che avrebbe liberato il suo Spirito battagliero  da quel corpo anziano, piegato dal lavoro, per trovare amore e pace   nella luce Divina.
Don Gianni , settantenne,  pregava serenamente accanto a lei.
Anche se con la sua mamma non aveva mai accennato a suo padre, con zia Angelina e zio Peppinu avevano affrontato diverse volte l'argomento:
I dubbi” sulla sparizione di quel padre mai conosciuto, che non si sapeva  per quali motivi li avesse completamente tagliati fuori dalla sua vita, adesso, di fronte alla separazione da sua madre, ritornavano nella mente.
Rosina,come intuendo, lo chiamò vicino
figlio mio, con serenità mi avvicino al mio ultimo viaggio di vagabonda.”
Presagli una mano proseguì : “grazie, per avermi  insegnato a conoscere  la vera libertà,  il mio spirito ha trovato quiete “servendo” i fratelli per amore di Dio.
La mia vita” ...sospirò...” una strada stretta, tortuosa, con buche e spine ma anche fiori...la mano tesa di ziu Giogliu, nonna Angelina, nonno Peppinu, tu...la mia missione con te tra i poveri”..prese respiro e calate le palpebre, continuò “ eppure un chiodo porto nel cuore...un senso di colpa per avere accettato che tuo padre emigrasse. Antoni partì che tu eri appena nato per fare fortuna, per guadagnare soldi e offrirci una vita dignitosa , da padroni …per tanto tempo non capii perché non ritornò più da noi, solo adesso riesco a trovare una ragione: Non ha trovato una mano tesa! ..Lontano dalla sua Terra avrà vagabondato alla ricerca di un lavoro adatto e come, gli emigrati che arrivano adesso da noi, sarà finito schiacciato ed umiliato a far miseri lavori rifiutati da altri oppure il mendicante. L’orgoglio ferito , la vergogna per avere creduto alle illusioni di un sogno fatto di bugie, l’impossibilità economica ... gli avranno impedito di tornare indietro.” - Rosina guardò negli occhi il figliolo e prese le mani lo attirò a sé

: “ ti prego, quando me ne andrò, promettimi che lo cercherai, se lui non ci sarà più, ricostruirai la sua storia, metterai  i piedi sui suoi passi, per qualsiasi motivo ci abbia abbandonati , ridonagli la dignità accanto a noi….perdonalo..non ci avrebbe mai abbandonati se non costretto….. eravamo la luce  dei suoi occhi…..la vita della sua vita.!”
Così spirò.
Don Gianni abbracciò la sua adorata mamma prima che la chiudessero nella bara e con il cuore sussurrò:" per te mamma lo farò, cercherò mio padre!”
Dopo  le esequie si recò dal vescovo e raccontò tutta la sua storia.
Monsignore poggiandogli una mano paterna sulla spalla: “vai don Gianni, che Dio ti aiuti a trovare tuo padre!” Così dicendo lo benedisse.
Don Gianni  prese l'aereo e dopo alcuni scali arrivò a Buenos Aires
Aveva con sé le lettere che Antoni aveva spedito a Rosina. Per prima cosa si presentò all’ufficio anagrafica emigranti: trovarono  il nome, la data e il luogo di nascita corrispondenti e la data di arrivo, l’indirizzo della “facenda” di don Gaetano dove Antoni aveva trovato alloggio , lavoro e la prima delusione.
Emozionato vi si recò. Passo dopo passo seguì gli spostamenti del padre dall'Argentina all'Uruguay
Nella sua ricerca, tra un volo e l'altro, tra un treno e l'altro non perse mai la speranza.
Vedeva costantemente il volto di sua madre che sorridendo lo invitava ad andare avanti.
Finalmente ebbe l'ultimo indirizzo: un ospizio  per anziani abbandonati intitolato “ opera della Divina Misericordia”
Don Gianni scese dal taxi, pagò e presa la  valigia si avvicinò titubante ad un cancello chiuso, oltre il quale, un vialetto colmo di foglie autunnali lasciava intravedere, alla sua fine, un palazzo a due piani simile ad una fattoria riadattata.
Suonò, una suora si presentò oltre il cancello e parlando un italiano misto a calabrese chiese informazioni.
Emozionata , aprì il cancello e lo fece accomodare
vostro padre, don Gianni, è vivo….parla sempre della Sardegna, di sua moglie Rosina, del suo bimbo appena nato…!”
Attraversarono un corridoio e davanti ad una stanza la suora disse: “accomodatevi!”
Don Gianni bussò.
Una voce vecchia,stanca, rassegnata rispose “avanti!”
Don Gianni emozionantissimo entrò
Il vecchio, vedendo il prete :” Padre è arrivata la mia ora? Accomodatevi ho molto peccato….!”
Don Gianni si avvicinò al vecchio ultranovantenne, seduto su una sedia a carrozzella e inginocchiatosi disse :
guardatemi padre mio, sono Giovanni vostro figlio! Sono venuto dalla Sardegna per trovarvi!”
Sul  viso del vecchio, rugoso, segnato dall’amarezza , scesero lacrime come pioggia nei canaloni scavati della roccia
Dio mio!, anche se peccatore mi hai ascoltato! La tua misericordia è infinita!”
Disse con flebile voce, il vecchio, allungando le mani tremanti verso quel figlio che non aveva mai immaginato potesse rivedere.
Dio aveva fatto di suo figlio un servo  del suo amore e lo aveva condotto da lui, padre indegno, perché potesse chiedere perdono.
figlio mio perdonami, ho tanto da confessare!”
Il figlio ascoltò il padre raccontare il calvario della vita. Sua madre aveva visto bene, solo che non aveva immaginato che il “suo” Antoni avesse un’altra famiglia.
La sua  convivente era morta e i loro sei figli “poveri” lo avevano abbandonato in quella casa di riposo.
Chiacchierarono a lungo poi Antoni supplicò:
figlio mio! Portami a morire in Sardegna, riportami nella mia adorata Terra , vorrei chiudere gli occhi tra i suoi colori e profumi!”
Don Gianni, si mise in contatto con l’ambasciata ed il Vescovo, fece preparare la documentazione e con grande coraggio, viste le precarie condizioni di salute di suo padre, lo riportò a casa.
Prima di partire radunò i “ fratelli” e le loro famiglie, disse la messa e salutati tutti con scambi di indirizzi, partirono..
Antoni visse altri sei mesi.
Tutti i giorni la perpetua spingeva la carrozzina di Antoni verso il cimitero.
La tomba di Rosina era di fronte al mare e li ,accanto a lei , fu sepolto.

FINE

                         



5 commenti:

Gianna Ferri ha detto...

Molto emozionante, mi sono commossa...

maria antonietta Sechi ha detto...

ciao Gianna..grazie per essere passata da me...purtroppo ho descritto una realtà vissuta nel 1920 ma molto attuale.
Questi giorno sto vivendo con dolore il dramma degli emigrati a Lampedusa, un pensiero mi inchioda ..i bambini cadono ad occhi aperti e il mare non è il liquido amniotico...
un abbraccio
mietta

Stefyp. ha detto...

Complimenti..storia interessante e avvincente..aspetto i prossimi capitoli...li leggero' volentieri. Buona giornata. Stefania

Stefyp. ha detto...

Bello..molto bello . Ti ho lasciato un commento prima ma avevo letto solo il primo capitolo. Mi scuserai ma lo stavo leggendo sul telefono e non avevo visto che avevi pubblicato tutta la storia. E'veramente una storia avvincente e commovente. Brava. Buona domenica, Stefania

maria antonietta Sechi ha detto...

grazie..potete fare copia e incolla su word ed avrete il romanzo cartaceo.
posterò fronte retro copertina con le indicazioni
un abbraccio mariantonietta