La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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28 maggio, 2016

Racconto: Premio prosa Concorso

Prosa: “ Locum tuum usque in sempiternum!?!”

Anna aprì faticosamente gli occhi.
La luce l'accecò.
Riabbassò le palpebre.
“Che strano risveglio!?!” Si preoccupò. Da quando era rimasta sola ogni situazione che non rientrava nelle sue abitudini la mandava in crisi.
Era intorpidita, la testa compressa nella morsa di un'insopportabile, inusuale emicrania.
- “Che mi succede?” -
Le parole ritornarono indietro come l'eco di sassi rotolanti nell'abisso di una grotta profonda: “che..eee...mi.iiii..su..cce.deeeee!”
“boing,boing, boing!!” rimbalzarono, martellandole la testa con ulteriori fitte.
-“ Oddio, come sto male!!”- pensò, sentendo l'ansia arrivare con le sue oscure gramaglie.
“Perchè sto così male? non bevo, non fumo, mangio dietetico, vado a letto presto!”
Altre volte avrebbe riso di quella sua vita monastica, ma non ora.
Frugò, nell' intorpidita mente, in cerca di una motivazione valida che giustificasse il suo malessere. Niente, nella mente il vuoto.
Nonostante i sensi annebbiati, percepì un odore acre penetrare le narici. Non le apparteneva.
“Oddio, non sono a casa mia!” realizzò, urlando
“Che mi succede?.. “ gridò a gran voce procurandosi nuove, doloranti stilettate alla testa.
“Dove sono?” proseguì. Nel silenzio del vuoto, mentre annaspava in cerca di un' appiglio, crampi s'impadronirono dello stomaco.
Provò a sollevare le mani.
Non riuscì a muoverle, erano fredde, rigide. Formavano un blocco unico con dei tubi di metallo a cui erano aggrappate. Tutto il corpo percepiva i tubi. -“Sicuramente sono le sponde dello stretto giaciglio dove mi trovo” - Concluse animando di paurosi presagi, i mille dubbi che giostravano nella mente già provata.
-“Oddiooooooooooooo! non sono a casa mia, non sono nel mio letto!...dove sonooo?”- esplose.
Pianse senza controllo, accavallando singhiozzi ad urla.
Sfinita si arrese.
-“Non serve a niente”- Pensò incoraggiandosi.
-“ calmati!.. si,si.. calmati Anna!” - disse a se stessa. -“ Si,si! se starò calma farò mente e sicuramente troverò le risposte ai miei perchè!”- Qualche attimo e.. - “ un incubo!..ecco sto dentro un incubo...tra un po' il letto oscillerà ed io cadrò urlando nel vuoto!...si,si...è così e non sarebbe la prima volta!..devo svegliarmi!” - decise.
Provò a sollevare una gamba, era rigida, pesante come granito e così l'altra. - “Bastaaaaaa, qualcuno mi svegliiiiii!”-
L'urlo le si strozzò in gola
Il giaciglio cominciò ad ondeggiare come barca colta di sorpresa dal maestrale. Le orecchie pulsarono sotto un vortice di venti impazziti.
Anna, per non cadere, si aggrappò maggiormente alle sponde...
-“Che mi succede, dove sono? Come son finita dentro questa bufera?”- gridò istericamente.
-“chi mi ha portata in questo inferno? c'è qualcuno con me? mi avete sequestrata? drogata? dove mi state portando?”- Strillò, tra rinnovati singhiozzi.
-“ Per pietà, sono un'impiegata, non possiedo nulla, avete sbagliato persona...!”- sfiatò tutte le possibili ipotesi suggerite dalle conoscenze apprese dai suoi amati telefim polizieschi.
Non ricevette risposta.
Era sicura di non esser sola, di trovarsi sopra un mezzo di trasporto. Dal beccheggio del mezzo, suppose essere una barca.
L'avvinse un pianto isterico dove alternava suppliche pietose a maledizioni per i presunti sequestratori
Le immagini dei suoi cari genitori morti sfumavano nella mente stanca, dolorante.
Udì il suono di una sirena. Il cuore prese la rincorsa della speranza
-“dall'ufficio avranno denunciato la mia scomparsa, i servizi d'ordine mi staranno cercando, mi salveranno!”- Pensò la donna. Il battito cardiaco martellava le tempie, l'ansia contraeva lo stomaco
L'assalì un dubbio: “che giorno sarà? Signor aiutami, fa che sia un giorno lavorativo.”
Urlò la donna nella speranza che qualcuno la udisse oppure che i suoi sequestratori la scaricassero perchè gli aveva rotto i timpani e altro.
Qualcosa o qualcuno si mosse accanto a lei. -“Aiuto!!!! sono qui, salvatemi!!!”- sfiatò. Un eco disarmonico di parole, come fuoriuscite da un megafono, le martellò impietoso i timpani già doloranti -“stia zitta! Stia zittaaaaaaa...non se ne può più!!”-
-“vorrei vedere te al posto mio! Maledettooo!!! Chi sei? Cosa vuoi da me? Perchè mi tieni prigioniera!...liberami, non sono ricca, ti pregooo” - invocò la donna passando dal tono prepotente a quello pietoso.
Per tutta risposta il megafono gracchiò - “ La smetta di rompere i timpani!”- Due forti mani, intanto, assicuravano le caviglie e i polsi della donna alle sponde del giaciglio.
-“nooooooooooooo!” - urlò, consumando tutta la riserva del suo fiato.- “ Liberatemi, soffro di claustrofobia...vi prego starò buona, non urlerò più!”-
-“Cosa volete da me? Perchè sono prigioniera? - Piagnucolò soffocata da conati di vomito.
Si addormentò per la stanchezza.
Quando si svegliò il mal di testa, seppur attenuato, era lì a ricordarle l'incubo. Era sempre ancorata allo stretto giaciglio ma non udiva né motori né rollii. L'ambiente era ovattato, silenzioso, troppo silenzioso. Il medesimo odore ma più acre. Il naso infastidito, le prudette.
Sollevò la mano per alleggerire il fastidio...era libera. Distratta dal prurito non udì i passi felpati che le si avvicinarono. Qualcuno le tolse di dosso i jeans tirandoli a strattoni dalla caviglie.
Avrebbe voluto ribellarsi, difendersi, urlare, scalciare ma...era troppo stanca, confusa, impedita, come se le fosse passato addosso uno schiacciasassi.
Per la debolezza e la paura, svenne.
Quando ritornò in sè, realizzò di avere addosso una camicia abbondante che la copriva solo davanti mentre, la parte posteriore poggiava nuda sopra un fresco lenzuolo.
Fattasi coraggio, Anna aprì gli occhi.
In una nuvola di nebbia due fantasmi bianchi roteavano nella stanza confondendosi l'uno nell'altro. Un raggio di luce evidenziava alcuni quadri di un nero lucido dove teschi umani ridevano guardandola da enormi cavità orbitali.
-“ o sono morta in attesa che mi chiamino dall'ufficio “locum tuum usque in sempiternum ” o sono al manicomio.. impazzita!”- Pensò rassegnata la donna.
Chiuse gli occhi per ascoltare l'altra metà di se stessa, quella più spiritosa , che stuzzicandola le rammentò che i manicomi erano chiusi, mentre, l'ufficio “destinazioni per l'eternità - Rettore San Pietro” era aperto. In altra occasione avrebbe riso, adesso non le sembrò il caso.
Si addormentò.
Al risveglio la nebbia era svanita, tutto aveva smesso di roteare, anche i fantasma si erano fermati, le stavano di fronte voltandole le spalle..e non erano fantasmi. Due uomini in camice bianco, dirigevano verso una fonte di luce delle lastre craniche
La donna concentrò l'attenzione sulle parole dei due.
-“bla, bla, bla trauma cranico bla, bla, ischemia, bla,bla macchia bianca più evanescente delle lastre precedenti...bene, bene-”
-“ professore pensa che possiamo mandare la signora in corsia?”-
-“uhummm, rivediamo il tutto! A che ore è arrivata l'ambulanza con la signora?”-
-“ alla undici e trenta, un'ora dopo il malore... ah professore la signora, durante il tragitto ha avuto un violento attacco di panico!” -
Lente lacrime scesero sulle gote di Anna.



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