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18 luglio, 2011

contratto di matrimonio....................settima parte

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Quando rimase vedova, Annedda aveva quarantasette anni.
Ne mostrava di più.. Non si era risparmiata nel lavoro sia a casa che nei campi.
Con questo esempio aveva allevato i suoi figli :ed i fratelli minori che, andarono a vivere con lei dopo la morte di “mammatita”
La donna aveva vissuto serenamente, il resto della sua vita, aiutandosi vicendevolmente con sua figlia. Pedru le portava rispetto e lei ne andava orgogliosa.
I figli più grandi di Annedda e Pedru, erano già sposati  e li avevano resi nonni.
Per ogni figlio che si sposava si costruiva una casa accanto a quella patronale.
Alla sera riuniti o accanto al camino o seduti fuori nel patio, al fresco nella calda stagione, formavano una esemplare famiglia patriarcale.
Annedda e Pedru erano orgogliosi di questo.
Adesso senza Pedru, doveva andare avanti,
anche se aveva attorno a se tutta la famiglia, la donna si sentiva sola di fronte alla responsabilità di Cicu.
Anndda lo amava come se fosse un suo figlio.
Quando sbagliava lo riprendeva e sgridava con amore. Lui che, riconosceva nella donna una vera mamma ,chinava la testa pentito e faceva promesse  che,  non riusciva a mantenere.
Annedda chiamò un pastore errante perché cercasse il dott. Carlo Cappai, così chiamavano tutti il rispettato notaio , plurilaureato e insignito di titoli regii.

Il dottor Carlo Cappai, aveva abbandonato la città e gli incarichi. Vestito come un mendicante andava errante per valli, montagne, boschi.
Mangiava di quel che la gente gli offriva e dormiva dove capitava. Era un po’ strano ma, tutti lo rispettavano per la saggezza del suo parlare e la semplicità con il quale si rendeva disponibile nell'aiutare chi aveva necessità di un suo intervento.
Quando fu avvertito si recò da Annedda , rimase alcuni giorni ospite nella casetta dei viandanti, non volle accettare l’ospitalità che la donna le offrì nella sua casa.
Annedda gli confidò le sue paure: "Cicu stava sperperando le sue eredità conducendo una vita sregolata."
Il notaio non fu sorpreso, era informato di tutto.
Egli propose ad Annedda , per salvare qualcosa,  di bloccare
e far gestire da persone di fiducia, i possedimenti di don Giuanne de Candia, che,  Cicu aveva ereditati alla morte di suo padre Pedru..
Con questo accordo Annedda si sentì più serena.
Dopo qualche mese, nel quale Cicu era completamente sparito dalla famiglia, si presentò con una bella giovane.
I due, seduti a cavallo, formavano una bellissima coppia.Si fermarono nel patio davanti la casa.
Subito si sparse la voce:
“è arrivato Cicu, è arrivato Cicu!”
Egli sceso da cavallo, aiutò la giovane e la presentò:
“Mia moglie Maria”
Si era sposato senza avvertire nessuno. Tutti furono contenti perché la giovane aveva un viso dolcissimo e , pur essendo " cittadina", sorridendo ricambiava gli abbracci augurali della famiglia.
Ma la cosa più straordinaria  fu  proprio lui, “Cicu”: elegantemente vestito, sbarbato, ordinato.
diede l’impressione, come disse Annedda, di aver messo la testa a posto.
La donna pianse per la gioia.
Radunò tutti e si preparò il banchetto per gli sposi. Fu una bellissima festa che durò due giorni.
I giovani sposi scelsero di andare a vivere nella casa della famiglia  de Candia.
Pochi mesi dopo nacque una bambina al quale fu messo il nome di Pietrina Cannas-
Annedda ringraziò il Signore per avergli concesso la "Grazia ",richiesta tra le lacrime, durante le notti insonni, nelle quali non sapeva neanche dove fosse Cicu..
Pietrina  che tutti chiamavano Erina ,era una bambina gentile, dolce, generosa.
 Somigliava a sua nonna Maddarena.
Aveva cinque anni ,uel giorno nel quale aiutava sua mamma a cogliere fiori nel giardino.
Cicu, arrivò , seduto sul suo cavallo, rientrava dal giro di controllo dei suoi terreni.
Sceso da cavallo chiamò
“ Erina, vieni che babbo ti farà cavalcare “ Dolcezza”!
La bimba corse, l’uomo la sollevò tra le  braccia e la sedette sul cavallo ,poi si voltò per salutare sua moglie ma, non la vide.
Rimise giù la bambina e si avvicinò al cespuglio delle rose , ove l’aveva vista pochi attimi prima.
La donna giaceva in mezzo ai fiori dal gambo spinoso ed un rivolo di sangue le usciva dalla bocca..
Il dolore di Cicu fu l’inizio di una discesa infinita.
Percorse a ritroso, nei successivi anni,  tutti i gradini della dignità umana.
Mise la bimba in collegio dalle suore. Abbandonò la casa che aveva risistemata con sua moglie e riprese a girare per bordelli, a giocare a carte ed a sperperare quel che possedeva.
Erina accettò la vita del collegio perchè le suore avevano per lei un riguardo particolare.
Aveva pasti privilegiati, era ben vestita, non veniva mai nè sgridata nè punita, le suore di fronte a lei mostravano sempre un viso sereno e rassicurante
C’era un però: tutti ricevevano visite dai parenti, lei no!
Al massimo. ogni tanto arrivava un pacco da "nonna Annedda" accompagnato da una affettuosa lettera con delle informazioni sulla famiglia.
In fondo aggiungeva i saluti di suo padre.
Il giorno designato per la visite Erina osservava le  due stanze: una per le orfanelle povere e l’altra per quelle ricche. Ella non sapeva a quale categoria appartenesse.



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