22 marzo, 2018

Poesia

La poesia

La poesia non è
un insieme di parole
incastrate
come giochi di bambini
E' lo specchio del vissuto,
frutto di seme,
tra mente e cuore
coltivato,
da un pizzico di follia 
concepito,
d'emozioni nutrito.
Il parto è
un dipinto di parole,
pennellate
di sentimenti,
sfumature
d’autore,
ardito
tocco in sublimata
fantasia
ristoro all'animo
è
la poesia.


15 marzo, 2018

Poesia dedicata al pittore sassarese Ettore Spada

Poesia...Dietro la maschera.

Sorridon gli occhi
nel buffo viso
tra smorfie di simpatica ironia
sbeffeggianti falsi modelli
di una banale quotidianità
pregna d'ipocrisia.
Da dietro la vetrata
del tuo speculare “io”
rubi ogni essenza della natura,
goccia dopo goccia
poggi sulla tavolozza,
con estrosa creatività,
rivelando sulla tela,
dell'arte tua,
l'originalità.
Profumano le marine,
i paesaggi, i fiori
dei tuoi sentimenti
dei tuoi valori.
Nei ritratti
è il tuo esser speciale,
ivi cogli l'attimo fuggente
dell'”ecce homo”
denudandolo dell'apparenza,
lo avvolgi di velata sofferenza
di tormenti,
passioni...
dal gregge lo elevi
ai suoi reali valori.


Tettuccia


11 marzo, 2018

poemetto...Eleonora d'Arborea...III parte...gallurese con traduzione

Elionora d'Arborea


Pinsammintosu Brancalioni
assudighendi a Barcellona
a faiddà cù lu Re d'Aragona
di lu “dirittu” a la suzzissioni.
La cunsegna è meda dilicata
iddu di lu re è vassallu sinzeri
ma non è cussì pà la mudderi
ch'è mandataggiu d'imbasciata.
Ammazzàtu lu fraddetu Ugoni
cun Biniditta, la fiddoleta sòa
Elionora, tissendi una tela nòa,
di li riultosi arreggi ribillioni.
Innanz'a li sò fideli, la domina,
attidiata che lioni a cori firutu
a riunì sutt'a lu d'Arborea Casatu
li duminii giudicali s'arrimmina.
Cù la missiva re Pedru infolma
d'aè presu in manu la situazioni
a stà prinzipi Federicu pruppuni,
in rispittosa ma risoluta folma.
Lu fiddolu sòu, parò, è stedditu
idda si filma che Giùdizi Riggenti
di lu Giudicatu, comm' assulventi
ad una regula di lu“Saldu Dirittu.
Lu colzu maritu pon'attinzioni
a cunvinzì lu re chi è affari bonu
aunì li giudicati in un solu tronu
pà lu re d'Aragona in diuzioni
Lu re spagnolu, fulbu elementu,
fiuta abbeddu, di dama Elionora
ch'è di piddassi, abili tissidora,
tutta l'isula è lu sò miramentu.
Brancalioni è tentu prisgiuneri
a la colti di lu re di pezzamala
titoli di conti e baroni li rigala
punendi dùbbi tra maritu e mudderi....



Eleonora d'Arborea
terza parte

Pensieroso è Brancaleone
nel raggiungere Barcellona
per conferire con il re d'Aragona
del diritto alla successione.
Il suo compito è molto delicato
egli è del re un vassallo fedele,
altrettanto non si può dire della moglie
della quale deve consegnare l'ambasciata.
Assassinato il fratello Ugone
insieme a Benedetta, la sua figliola,
Eleonora, tessendo una nuova tela,
dei sovvertiti blocca la ribellione.
Conducendo i suoi fedeli la “Domina”,
irata come un leone ferito al cuore,
a riunire sotto il Casato d'Arborea
i territori giudicali, s'affretta
Con la missiva, Carlo quarto, informa,
d'aver ripreso il dominio della situazione,
d'esser Principe del Casato Federico propone,
in rispettosa ma risoluta forma.
Il figlio suo, però è un bambino,
Ella si proclama Giudicessa Reggente
del Giudicato, come ad assolvere
ad una regola del “Diritto Sardo”.
Il “povero” marito con con debita ttenzione
cerca di convincere il re che è un buon affare
riunire più giudicati in un solo trono
tutti devoti al re d'Aragona.
Il re spagnolo è un furbo elemento
fiuta subito, di donna Eleonora
che di appropriarsi, furba tessitrice,
tutta l'isola è il suo intento.
Brancaleone è trattenuto prigioniero
alla corte del re scaltro, cinico
gli dona titoli di “conte”, “barone”
ponendo dubbi tra moglie e marito....





Racconto...Lavanda selvatica

 “Spigula Aresta-Lavanda Selvatica”

“Spigula aresta” così l'aveva soprannominata suo padre, vedendola per la prima volta.
Tra trini e merletti, che l'avvolgevano come in una nuvola profumata di lavanda, sporgeva un visino dall'espressione dolce e delicata.
Appena la prese in braccio, la bimba cominciò a piangere e a torcersi chiedendo chiaramente, d'esser risistemata tra le braccia della mamma. L'uomo sorridendo:
- “ha le idee chiare la nostra bambina!”- ...e la restituì immediatamente alla mamma.
Imparò presto a comunicare. Ogni richiesta era accompagnata da strilli acuti e contorcimenti del corpicino fino ad ottenere ciò che desiderava
Per la mamma ed il papà, non era difficile accontentare quel simpatico cherubino-diavoletto che li ricattava con teneri sorrisi e buffe sceneggiate.
La bambina, gestendo la debolezza dei suoi genitori, cresceva, seguendo l'istinto, come una pianta di lavanda selvatica.
Tea imparò a controllarsi quando arrivò alla scuola dell'infanzia. Era così piacevole stare con i compagni, giocare, creare...Le nuove regole cozzavano con i suoi capricci ma l'esigenza d'esser parte attiva ed integrante del gruppo era troppo forte, le dava sicurezza, accresceva l'autostima.
A casa prendeva iniziative a modo suo e si abbandonava a monellerie capricciose.
Aveva vent'anni, quando sorridendo comunicò alla famiglia che era innamorata e che avrebbe abbandonato gli studi per convolare a nozze entro tre mesi.
Questa volta, per i suoi genitori, sempre accondiscendenti, fu una vera botta
I due preoccupati più che sorpresi dall' improvvisa decisione della figlia, cercarono, per la prima volta in vita loro, di farla ragionare. Il matrimonio non è un capriccio e poi non sapevano nemmeno che fosse innamorata, figuriamoci il resto.
Cedevoli, come sempre, accettarono le sue scelte.
Arrivò in casa il fidanzato che si presentò come una persona innamorata, colta, gentile e corretta nei modi. Aveva uno studio di geometra ben avviato. Credenziali positive che rianimarono i genitori.
“ La nostra bambina è imprevedibile ma saggia!” brindarono il papà e la mamma.
Nei tre mesi successivi si preparò il matrimonio.
I genitori di Tea, azzardarono la proposta che i due giovani andassero ad abitare in un appartamento che possedevano nella zona “in” della città. I giovani rifiutarono, soprattutto, la ragazza.
Tea scelse un appartamentino in un villaggio vicino al mare perchè, disabitato nei mesi freddi, lo considerava il posto ideale per trasferirvi anche lo studio del marito e poter vivere, come in una nicchia tutta loro, il grande amore
-“Mamma tu non puoi capire, il nostro è un amore unico, speciale...!” diceva alla madre facendole notare quanto fosse banalmente scontato, scolorito il rapporto della donna con il marito.
-“ Lui sarà la mia roccia, vedrai quanto la tua “Spigula aresta” profumerà di saggezza”
Diceva a suo padre sognando tra nuvole rosate di coccole e attenzioni.
Il matrimonio fu per Tea una vera favola: passione, tenerezza, lunghi viaggi romantici, regali.
I genitori godevano della felicità della figlia. L'amore aveva ridimensionato i suoi atteggiamenti egoisti, si mostrava attenta, dolcemente premurosa verso il marito.
Dopo la nascita di una bambina qualcosa s'incrinò.
Il giovane ebbe un lento mutamento. Tea, in un primo tempo pensò ad uno stato di stanchezza dovuto alle notti insonni per la piccolina.
Il marito assunse, nei suoi confronti, atteggiamenti scostanti che divennero sempre più pesanti e umilianti, nel tempo. Criticava, rimproverandola, ogni cosa che faceva “ sei un'incapace, viziata, immatura bambina!”
La minima occasione era buona per farla sentire inadeguata e fuori luogo. Quando Tea chiedeva spiegazione dei suoi comportamenti egli l'accusava d'inventarsi tutto e di avere manie di persecuzione. Per la prima volta, la giovane, si trovò coinvolta in una realtà ostile che non sapeva come gestire. Nascose il problema ai genitori, a coloro i quali ne conoscevano il “ caratterino” e cercò una dignitosa via d'uscita assecondando il marito. La situazione peggiorò, la giovane annaspava schiacciata da inesistenti sensi di colpa con richieste ch'ella non compiva mai a dovere perchè volutamente contraddittorie.
Tea, ogni giorno, con grande sforzo e qualche pennellata di trucco sul viso, si ricomponeva per accompagnare la figlioletta dai genitori, allontanandola dalla situazione disagevole che si era creata con il marito.
Tre anni dopo.
E' Primavera, dai cespugli spontanei di macchia mediterranea, tra le dune di sabbia davanti la battigia accarezzata dalle onde del mare, sale un profumo intenso come di piante calpestate.
Tea si guarda attorno, osserva una pianta di lavanda selvatica che staccatasi dallo spuntone di roccia che la teneva schiacciata si solleva, libera nell'aria, sospinta dal vento.
Tea sorride serena, si sente come quella pianta; vola leggere, libera dalla morsa di costrizioni alle quali era sottoposta.
Non ricorda com'è successo... ha una sola certezza -“ ho spezzato le catene!”-
Ad occhi chiusi inspira il profumo del suo “essere libera”. Lo aveva scordato ed è come se lo sentisse per la prima volta, Fresco, pulito come panni lavati sulla pietra levigata dal fiume, stesi ad asciugare sulla macchia di arbusti spontanei ove il profumo della stessa lavanda s'intreccia con altri profumi naturali, in un unico, intenso inebrianti odor di indipendenza, di voglia di vivere, di ricominciare allontanandosi definitivamente da quell'oppressivo spuntone di roccia ch'era stato il suo grande amore.
Come farfalla liberata dall' involucro della crisalide , asciuga al sole le ali intrise dal patire della rinascita per volare verso una vita nuova anche lei s'eleva leggera nell'aria.
“Sarò solo mia!” ripete ai gabbiani che le fluttuano attorno in un breve volo.
Ancora non ha chiaro come sia potuto accadere, dove abbia trovato il coraggio di liberarsi.
Non ricorda e poco le importa. Nuova luce illumina il suo viso e ...sorride
“ Sono padrona del mio tempo...della mia vita..potrò giocare con mia figlia!”...
Un'ombra dubbiosa s'insinua tra i suoi pensieri...
“- Ma come ho potuto resistere tutto questo tempo? Perchè ho permesso ch'egli s'impadronisse della mia mente, della mia essenza di profumo forte, libero di “ “Spigula aresta?”
Nel buio totale si chiede -” ma come ho fatto a liberarmi?”-
Non lo sa e non riesce a rammentare
Solo l'idea d'esser libera alleggerisce ogni altra pena.
Si guarda attorno incuriosita, scorge lo spuntone di roccia, quello al quale, un giorno si era aggrappata affidandole il suo destino, intrecciandone il percorso vitale in nome di un amore che era sbocciato colmando di ulteriori gemme i suoi sogni primaverili...
Una crepa si è formata laddove la teneva prigioniera. Una strana crepa, simile ad una bocca spalancata in un urlo di sorpresa, d'inattesa sconfitta, di perdita di dominio su quella tenera, stupida, egoista pianta.
Dalla crepa un vomito di pietruzze lancinanti come punte di frecce cercano, ancora una volta, di raggiungerla per ferirla, incuterle insicurezza, paura d'essere rinchiusa in un ingarbugliato bozzolo intessuto di sottili fili che le aveva plagiato la mente...
Tea lo guarda. E' immobile, orribile a vedersi. La giovane donna non prova paura ma nemmeno pietà. alcuna pietà...
Un cane si avvicina...fiuta...disturba la quiete di quel silenzio con il suo abbaiare.
Di corsa arrivano uomini in divisa.
“ Commissario...qui ci sono i corpi...l'uomo ha ucciso prima la moglie e poi si è suicidato. La donna ha cercato la fuga, strisciando ferita, tra i cespugli di lavanda selvatica.








20 dicembre, 2017

poesia premio "Giulio Cossu" concorso Lungoni Santa Teresa di Gallura



L'àlburu di l'amori ...con traduzione
gallurese-coghinese
Lintori
in lagrimmi di tristura,
sbrindula
nant'a li balconi
agrisat' a lummi di luna e soli,
chi un tempu li carignàa
briosi d'amori.
Appaltati
d'alligria e dulzura...
occi
...spampanati i lu nienti
trìmmani afflitti
in scurriati di colpi ...
...chena pàsigu tulmenti...
nant'a lu 'uleri assugitatu...
da furria di dumìniu...
...Era amori.
A notti...
un silènziu intumbidori,
rintrunendi
che tocchi di campana,
dugn'attimu cumpassa
fin'a l'albori...
Che mariposa,
libarata da riistimentu ,
sciuttati l'ali
bola in altu
... in lizer'alenu...
- T'hai presu tuttu di l'esse meu,
li spiranzi di la ciuintura,
undi amori rimmàa
cun li culuriti sònni di lu mè cori...
Pòaru, zappulatu da li tò misari sintori,
sutt'a li frundi,
banduleri
andi
carizzendi lu cori
cù li nostri nommi sculpiti...
...mi zilchi...
E' taldu....parìa Amori!-
L'albero dell'amore
Rugiada
come tristi lacrime,
piove
sopra le finestre
oscurate alla luce di luna e sole,
che una volta le accarezzava
gioiose d'amore.
Abbandonati
da gioia e dolcezza....
occhi
...sbarrati sul nulla,
tremano angosciati
da sferzate di colpi....
... tormenti senza quiete..
sulla volontà assoggettata
da un violento dominio...
... Era amori.
Di notte...
un silenzio assordante,
rintronando
come rintocchi di campana,
cadenza ogni attimo
fino all'alba...
Come farfalla,
che emergendo dalla crisalide,
asciugate le ali
vola verso l'alto
...con leggero fiato...
- Ti sei preso tutto del mio essere,
le speranze giovanili
dove l'amore faceva rima
con i sogni colorati del mio cuore...
Povero, con le toppe dei tuoi miseri sentimenti,
sotto le fronde,
vagabondo
vai
accarezzando il cuore
con i nostri nomi scolpiti...
...mi cerchi...
E' tardi...sembrava amore!-

premio per poesia innovativa e sperimentale


19 ottobre, 2017

poesia...e arriva l'inverno con traduzione

...E arria lu Arru...cun traduzioni
Passaderi di nia
sulcani li pili;
che roca di granitu
sculpita da 'entu e da soli,
è la cara.
Dugna tratta
è un signu
di lu tempu,
di li 'iritai
pisuti
labirintati
i li cuzi di la menti,
chi piggiani
li spaddi
cun lu pesu
di li foddi molti.
Nant'a l'òcci l'umbri
d'un soli dall'albori
di fritta sulitài.
TRADUZIONE
..E arriva l'Inverno...
Sentieri innevati
solcano i capelli;
come roccia di granito
scolpita dal vento e dal sole,
è il volto.
Ogni crepa
è un segno
del tempo
delle verità
grevi
perdute nei labirinti
di angoli della mente
che schiacciano
le spalle
con il peso
delle foglie morte.
Negli occhi le ombre
d'un sole che sorge
di fredda solitudine


16 ottobre, 2017

Racconto..."menzione d'onore"

menzione d'onore Ozieri logudoro 2017
Contu “Lu filu taddatu"
Mariedda si scita intrimminuta.
Da lu balconi 'idi lu soli chi, spiriendi da daretu la muntagna, n'arruia la crista.
-“ è lu dì nou!”- Suspira, cun bozi accansita, allunghendi la manu p'azzindì la luzi e figgiulà la svèglia. Ha drummitu dui ori.
Lu dulori di capu chi l'ha fata falà spinta s'è alliviatu, s'è puru appàsigata la suttrinata di pinsamenti chi l'ani tentu tutta la notti l'occi abalti commu li lampioni azzesi chi, a l'intrinata. illumminiggiani la piazza i la dì di la festa di lu “Santu”.
Che riu in piena, 'assendi da la diga, brinca nant'a li rocchi e midd'impidimmenti, pultendisi infattu lu gh' intoppa, p'arrià libbaru e pàsigu a fundu di monti, cussì la mimmòria di Mariedda, sbarraddi li paratii, scurri libbaramenti trasginendi màggini ciusi invanu in fundu all'anima, undi si paldi ugna gridu di dulori.
Sò già dui anni chi la cioana ha taddatu lu filu d' un amori natu da steddita.
Aggiutata da Mattia, la suredda maggiori, s'era dispiduta 'ultendi li spaddi. Chèna un faetu né un salutu, aia truncatu lu filu chi la liàa a iddu.
Iddu, sulittàriu che l'Ottùgnu,cun passu accansitu andàa e turràa adananzi e in daretu pa' l'azza di la spiggia.
-“ Pà commu la 'igu eu è giustu cussì!”-
Rispondi a la suredda chi scredula la prigonta lu palchì di chiss'abbandonu impruisu, palchì sbuità la casa di dugna pignu chèna lassà una tratta di spiranza di turrà.
-”Stà accultu a iddu è pal me un suffrimentu cuntìnuu, d'allongu, a pogu a pogu, l'araggiu a smintigà. Iddu ha li disvii sòi!”-
-“Ma iddu nò ha culpa!”-
“ Non sogu in zilca di culpi, eu non sogu più la stessa passona, da me si sò appaltati l'alligria e la dulzura!”- Rispondi dizisa pa' cumpirì lu cuntrastu.
La sò cara non v'ha sestu di tulbamentu.
Solu lu cori sbrindula lagrimmi saliti nant'a la tratta di l'abbandonu chi l'è turrendi a la casa 'eccia i lu stazzu di la muntagna i l'Alta Gaddura, und'era nata.
Una dì da fatu a l'alta, Mariedda zilca di smintigallu impignendisi in trabaduzi di cusgignu, ricammu, pintendi o aggiutendi li steddi di la scola a fà li compiti. La dì è più fazili ma...la notti, appena cala l'occi, n'intendi lu 'essu ingirialla i la brumma di lu sonnu.
Abali s' è arresa. Sussigata i lu lettu, strignendi un capitali in mezu a li brazzi, la cara puggiata nant'a lu muddizzu, ciudi l'occi pà dà lu passu a la bozi amata chi, scansendi da la beltula di la mimmòria, li lisinga l'aricci di ciuccìi imbriziuliti.
Frimmini li tivi di la stedda ammintendi lu prufummu chi solu iddu ha...folti che maccia di chessa, che pinu piggiatu da lu 'entu, che multa fiurita. Lu sò rispiru l'acarizza dilicatu che pètali di rosa in lizeri 'entarettu di branu o folti e pussenti che maistrali la ghinduleggia cun bulioni di 'entu in gioghi magliài...idda accansita sussiga i li sò brazi, l'occi palduti i l' azzurru di l'occi d'iddu...ed è la pazi... elmosa pazi.
S'erani cunnoti unu stadiali. Mariedda era una steddita tìmmida, risilvata, no' era mai isciuta da lu stazzu.
Lu babbu, non aendi acculdatu cù li fraddeti di curà la “roba” ereditata da li maggiori, s'era allungatu da lu stazzu pa' fà lu fabbricammuru in zittai.
Cun la bona 'uluntai, in poc'anni, era passatu da maniali a capumastru, fin'arrià a trabaddà i la costa commu imprisariu.
Paltìa, cù lu càmiuncinu lu luni chizzarettu pà turrà lu sabatu a sirintina. Trabbaddendi di bona 'uluntai s'era arricutu. Poi d'aè fattu middori pa' la casa s'aia cumparatu una màcchina pa' pultà in giru la familia. Ugna duminiga pà Mariedda, Mattia e la mamma era veramenti festa. Andàani a visità li parenti i l'alti stazzi e a li festi paisani. La màcchina noa aia mutatu in meddu la 'ita di tutti
Una duminiga la mamma scitta chizzaretu li fiddoli – "appruntetivi lestri ch'oggi aemmu di fà una passizzata allongu!"
-“undi andemmu?”- Dummandani Mattia e Mariedda. -“ Sssss! Undi polta un camminu nou!”- rispondi lu babbu fendi d'occi a la mudderi chi cunnosci lu sigrettu.
“ Sarà un'impruisata, !” Ridini abbrazzendi li fiddoli.
Lu 'iaggiu è longu. Poi fatti li culvi i la custera di la muntagna, falendi e alzendi pa' piani e muntiggeddi arriani i la Bassa Vaddi di lu riu Coghinas. Li steddi curiosi figgiulani la strada piana chi passa in mezu a l'olti uldinati che quadri pintati.- “ Abali pristeddi attinzioni, vi semmu!” dizi lu babbu piddendi una culva manna. A la fini di la culva impruisu si 'idi... lu mari... zelu e mari. La strada cumpri in una custera alta, infitta dugna pianta bassa di la maccia e in mezu, che cuccummeddi, si 'idini caseddi bianchi cun scalini di mattoni rui chi falani a la spiaggia. A Mariedda e Mattia manca lu faetu pa' la maraìglia. Arressa la màcchina, l'ommu aggiuta li steddi, un pogu abbaddinati poi anda pà un sintieru di rena in mezu a rosi marini fiuriti fin'arrià a una casedda tutta tarrazzi e balconi manni. Fatti tanti scalini, pidda da la busciacca una ciai e abri la gianna- “ - “Benvinuti a la casa noa!”- . Dizi emmuziunatu.
Li steddi li saltani a lu coddu. Screduli ma cuntenti figgiolani la casa ma...lu disizzu più mannu è falà a lu mari, camminà i la rena....
La mamma si poni lestra a priparà lu gustà. Lu babbu polta li steddi a la spiaggia
Fatti li scalini s'arreggini. L'ommu acciappa cuntrastu cù li 'izinanti, clienti soi. Tantu chi li manni ciarrani l'alti steddi giogani.
Mariedda è ammaliata da la biddesa di un''ucciadda azzurra chi la figgiola e gittendi ciòcculi nant'a la rena la cunbida a giugà
Scàganaddi d'alligria chi si pesani ill'aria, dani a la stedda lu curaggiu d'accustassi a lu giogu. A pogu a pogu, s'accultiggia a chissu ucciata azzurra chi carizzendili li manareddi, la cumbidda aunissi cun l'alti steddi.
Una duminiga da fattu all'alta Mariedda pidda cunfidenza cun l'ammigu nou.
Insembi ridini brinchendi e capriulendi. Idda lampa la palla e iddu vi la furria nant'a li peddareti. Mariedda curri cuntenta , libbara che gabbianu in bolu. Idda è sempri timmida e l'ammigu nou si dielti a fall'arrabbià. Impruisamenti li poni l'anchetta e la fà cadì, o li distruggi li casteddi di rena. Mariedda currendi unde la mamma: - sei malu, non ti 'oddu più!- Li dizi. Poi s'appazani.
Lu tempu scurri e più scurri e più cresci l'amicizia, la cunfidenzia tra iddi, fin'a divinì amori.
Mariedda cunfida a iddu ugna pinsamentu, ugna dubbiu o sigretu di lu cori chi fiuri a lu branu di la 'ita. Arriata all'universitai la stedda ha lu cunsensu d'andà a stà cù l'amori sòiu, i la casa chi l'ha 'istu nascì e criscì i lu tempu. Presa da chiss'amori agatta la sirinitai d'andà nant'a la noa tratta chi signa lu camminu di la 'ita sòia.
Una sirintina la luna e li stelli briddani sileni. Mariedda cammina nant'a li rocchi pà calmà la tinsioni d'un esami chi l'aspetta l'indumani.Cunnosci ugna passu di chissa passizzata tantu da pudella fà a occi ciusi ma...scadrieggia e cadi...è sola...Iddu drommi banzigatu da la luna.
Mariedda arreggi chinzi lu riu d'ammenti pa' figgiulà lu soli chi abali s'è acciaratu da la muntagna. La cioana surridi a lu cantu di lu giaddu, a lu sonu di la campana di la gesgia chi salutani lu dì nou.
Dapoi di dui anni ha gana di ridì, di turrà a la casa, di fassi paldunà ...e poi?...Poi ponarà infattu a lu tempu
“ Mattia, Mattia!” ciamma a bozi altina la suredda ch'è in cuzina priparendi lu smunzu.
Mattia assucunata s'acciara a la gianna -“ dimmi, stai be'? Dummanda
” Si, si!”...Priparammi e poltami a la casa und'è iddu!”
Mattia è scredula. In chissi dui anni ha prigatu Deu di falli chissa grazia e abali a l'impruisu...
Lestra agiuta la suredda. La posa i la macchina e i lu sedili di daretu, pà la primma 'olta, assenta la catrèa cun li roti.
Mariedda trimma pà l'emozioni.Ciudi l'occi, stantu chi lu cori batti chèna frenu.
Poi la culva manna lu 'idi...E' sempri beddu, in iddu si spiccia lu soli..è lu sò amori...lu sò Mari .
Mattia la pidda in brazzu e s'incammina i lu sintieru di macci e di rosi marini, chi polta a la spiaggia.Mariedda aisetta chi l'unda l'arria a li mani. Un suspiru di 'entu miscia sbrinduli di lagrimmi cun sbrinduli d'unda....ed è ancor'amori.


Racconto “Il filo spezzato”
Mariedda si sveglia di soprassalto.
Dalla finestra vede il sole che, affacciandosi da dietro la montagna, arrossa la cima. -“ E' il nuovo giorno!”-
Sospira con voce stanca mentre tende una mano per accendere la luce e guardare la sveglia che segna l'ora. Ha riposato solamente due ore.
Sente alleggerito il mal di testa che l'ha fatta crollare nel sonno così come si è calmata la scossa di pensieri che le hanno tenuto tutta la notte gli occhi aperti come i lampioni che, al calare della sera, illuminano la piazza nel giorno della festa del Santo Patrono.
Come fiume in piena travasando dalla diga,scavalca rocce e mille impedimenti trascinando appresso tutto ciò che trova sul percorso per arrivare libero e sereno alla valle, così i ricordi di Mariedda, rotte le paratie, scorrono liberamente trascinando immagini invano chiuse nel fondo dell'anima, dove si affossa ogni grido di dolore.
Sono trascorsi due anni da quando la giovane ha spezzato il filo di un grande amore nato da ragazzina.
Con il supporto di Mattia, sua sorella maggiore, si era allontanata voltandogli le spalle, senza una parola, né un saluto aveva spezzato il filo che la legava a lui.
Lui, solitario come l'Autunno, con passo stanco andava avanti e indietro sulla battigia.
- “ Per come la vedo io è giusto quel che sto facendo!”- Risponde alla sorella che incredula le chiede in perchè di quell'abbandono improvviso, perchè portare via dalla casa ogni traccia della sua presenza senza lasciare un segno di speranza nel ritorno.
- " Stargli accanto è per me una sofferenza continua, allontanandomi poco per volta lo dimenticherò, lui ha i suoi diversivi!"-
-" Ma lui non ha colpa!".
- " Non sto cercando colpe, io non sono più la stessa persona, da me si sono allontanate l'allegria e la dolcezza!"- Risponde con fermezza per porre fine alla conversaione.
Nel suo viso non vi è alcuna traccia di turbamento. Solo il cuore piange lacrime salate sulla strada dell'abbandono che la sta riportando alla sua vecchia casa in uno stazzo nelle montagne dell'Alta Gallura, dove era nata.
Giorno dopo giorno, Mariedda si sforza di scordarlo impegnandosi in lavori di cucito, ricamo, dipingendo, aiutando bambini a fare i compiti scolastici. Di giorno è facile ma...alla sera, non appena cala le palpebre, lo sente con tutto il suo essere avvolgerla nella nebbia del sonno.
Ora si è arresa.
Stesa sul letto , stringendo un cuscino tra le braccia, il viso poggiato sul morbido, chiude gli occhi per lasciar passare la voce amata che, uscendo dalla bisaccia della memoria, le solletichi le orecchie con bisbigli sensuali.
Fremono le narici della ragazza nel ricordare il profumo che solo lui ha...forte come quello del lentischio, come il pino piegato dal vento, come il mirto in fiore. Il suo respiro l'accarezza delicatamente come petali di rosa mossi da leggero vento primaverile oppure forte e potente come il maestrale, l'attorciglia con vortici di vento in giochi intriganti ...lei stanca si rilassa tra le sue braccia, lo sguardo smarrito nell'azzurro dei suoi occhi...ed è la pace...tenera pace.
Si erano conosciuti un'Estate. Mariedda era una ragazzina timida, riservata. Non si era mai allontanata dallo stazzo. Suo padre non avendo raggiuunto un accordo con i fratelli su come curare "la roba" ereditaata dai genitori, si era allontanato dallo stazzo per fare il muratore in città. Con buona volontà , in pochi anni, da aiutante era diventato capomastro fino ad arrivare a costruire lungo la costa come impresario. Con il camioncino partiva al mattino presto del lunedì per ritornare alla sera del sabato. Lavorando a tempo pieno aveva migliorato la sua condizione economica. Dopo aver apportato modifiche alla casa, aveva comprato una macchina per portare a spasso la famiglia. Ogni domenica per Mariedda, Mattia e la madre era veramente un giorno di festa.. Andavano a visitare parenti in altri stazzi e alle feste paesane...La macchina aveva migliorato la loro vita. Una domenica la mamma sveglia presto le figlie - " preparatevi in fretta perchè oggi faremo un viaggetto lungo!" -" Dove andiamo?"- chiedono Mattia e Mariella. " Ssssss! dove porta una strada nuova!"-
Risponde il padre strizzando l'occhio alla moglie che conosce il segreto.
- " Sarà una sorpresa!" ridono abbracciando le figlie.
Il viaggio è lungo. Terminate le curve che costeggiano la montagna salgono e ridiscendono da colline a pianure fino ad arrivare a La Bassa valle del fiume Coghinas. Le bambine osservano con curiosità la strada in pianura che passa in mezzo agli orti ordinati come se fossero dipinti. -" Adesso attenzione stiamo per arrivare!"- dice il padre nell'affrontare un curvone. Alla fine della curva, improvvisamente vedono...il mare...solo cielo e mare. La strada termina in una costa alta, ricca di ogni sorta di arbusto della macchia mediterranea e in mezzo, come funghi, si vedono casette bianche con gradini rossi che portano al mare. Mariella e Mattia ammutoliscono di meraviglia. Fermata la macchina, l'uomo aiuta le bambine frastornate poi le guida per un sentiero sabbioso tra rose marine fiorite fino ad una casetta tutta terrazzi e finestroni. Fatti alcuni scalini , toglie un mazzo di chiavi dalla tasca e apre la porte - " Benvenute alla casa nuova !"- Dice emozionato.
Le bambine gli saltano al collo. Incredule ma felici vanno alla scoperta della casa ma...il desiderio primeggiante è quello di scendere al mare e camminare sulla sabbia.
La madre, velocemente, si mette a spadellare il pranzo. Il padre accompagna le bambine in spiaggia. Discesi gli scalini si fermano. L'uomo chiacchiera con i vicini di casa, suoi acquirenti. Nel frattempo che gli adulti chiacchierano gli altri bambini giocano. Mariedda è attirata da uno sguardo azzurro che la fissa e gettando conchiglie sulla sabbia la invita a giocare.Grida gioiose che si spandono nell'aria incoraggiano la bambina ad avvicinarsi al gioco. Pian, pianino si accosta a quello sguardo azzurro che accarezzandole le manina, la invita ad unirsi nel gioco con gli altri bambini.
Una domenica dietro l'altra Mariedda acquisisce maggior confidenza con il suo nuovo amico.
Insieme ridono saltellando o facendo le capriole. Lei lancia la palla lui gliela rigetta sui piedini.
Mariedda corre felice, libera come gabbiano in volo. Lei è sempre timida e il suo nuovo amico si diverte a stuzzicarla con degli scherzi. All'improvviso le fa lo sgambetto per farla cascare o le distrugge i castelli di sabbia. Mariedda corre dalla mamma - " sei monello, non ti voglio più !"- dice. Poi fanno pace. Passa il tempo e più avanza e più cresce l'amicizia, la confidenza tra i due fino a mutarsi in amore. Mariedda gli confida i pensieri, i dubbi o i segreti del suo cuore che sboccia alla Primavera della vita. Arrivata a dover frequentare l' università i suoi acconsentono che la giovane vada a vivere nella casa che ha visto nascere e crescere quel grande amore. Presa da quell'amore la ragazza trova la giusta serenità per procedere sul nuovo percorso della sua vita.
Una sera nel cielo brillano serene la luna e le stelle. Mariella passeggia sulle rocce per calmare la tensione per un esame che sosterrà l'indomani. Conosce ogni passo di quella passeggiata tanto che potrebbe farla ad occhi chiusi ma. ..inciampa e cade...è sola...lui dorme cullato dalla luna.
Mariedda ferma qui il fiume di ricordi per guardare il sole che adesso si è affacciato dalla montagna. La giovane sorride nell'udire il gallo cantare insieme al suono delle campane della chiesa che salutano il nuovo giorno.
Dopo dui anni ha voglia di sorridere, di ritornare alla casa, dal suo amore...farsi perdonare e poi?...Poi seguirà il tempo.
-" Mattia, Mattia!" chiama sua sorella che è in cucina a preparare la colazione. Mattia preoccupata si avvicina alla porta -" stai bene?" chiede
-" Si, si, preparami e portami a casa da lui!"- Mattia è incredula. In quei due anni ha pregato Dio di concederle questa "grazia" ed ora inaspettatamente....
Svelta aiuta la sorella. La siede nella macchina e nel sedile posteriore, per la prima volta, sistema la sedia con le ruote. Mariedda trema per l'emozione. Chiude gli occhi mentre il suo cuore batte forte, libero da freni.
Dopo la grande curva lo vede...è sempre bello ...in lui si specchia il sole..è il suo amore...il suo Mare.
Mattia la solleva con le braccia e la porta per il sentiero di rose marine fino alla spiaggia.
Mariedda attende che l'onda arrivi a lambirle le mani.
Un sospiro di vento mescola gocce di lacrime con gocce d'onda. Ed è ancora amore.
















































Un amore spezzato.

Toa si sveglia di soprassalto.
Il sole nascendo da dietro la montaggna ne arrossa la cresta.
L


poesia...3° premio concorso "Logudoro " Ozieri

Puisia in gadduresu-cuzinesu

Lu camminu di lu salvamentu

E' sippulcrali buggiura
in fundu a la balca,
ch'ansima ill'undi,
cù lu bàrriu ghindulatu
a la 'ita
da la molti miratu...
In pischinati fiaghi,
animi in pena
d'ammuntunati colpi,
che malmari gilati
sprindulani ranzigu
i la tratta di lu camminu
di lu salvamentu.
Trimmulosa spirànzia
bandulìa
in zilca d'arrumbu
i lu spècciu di sònni,
brammiti d'un dumani,
in tarra carignata di pazi,
undi si spaldi lu mugghià di li boi
sulcà li campi
di pani e umani sintori,
undi lu soli,
briddendi silenu dall'albori,
schinzi lu dì nou a la 'ita
e non nasci e mori,
anniulatu da pulvara di cannoni,
nant'a la chèva natia
di sangu di frattedi
truciuloni
La spiranzia d'una tratta noa
non po' arrimmà i lu fundu di lu mari.
La Tarra Mamma non v'ha fiddoli banduleri
Deu l'ha criata p'amori,
...solu p'amori. ..
Chena ziracchi o padroni...
Chena frunteri.


Traduzione
Poesia in gallurese-coghinese

La strada della salvezza

E' buio sepolcrale
nella sentina della barca,
ansimante sulle onde,
con il carico avvinghiato
alla vita,
mirato dalla morte..
Tra odori melmosi
anime disperate,
di corpi ammucchiati
come gelidi marmi
lacrimano amaro
sulle orme della strada
della salvezza.
Esitante la speranza
vaga
in cerca d' un appiglio
nello specchio di sogni
bramati di un domani
in una terra accarezzata dalla pace,
dove si ode il muggire dei buoi
solcare i campi
di pane e umani valori,
dove il sole,
brillado sereno dall'alba
schiude un nuovo giorno alla vita
e non nasce e muore,
rannuvolato da polvere di cannoni,
sopra la zolla natia
di sangue di fratelli
zuppa
La speranza d'una strada nuova
non può arenarsi in fondo al mare.
La Madre Terra non ha figli vagabondi
Dio l'ha creata per amore,
...solo per amore...
Senza servi o padroni..
Senza frontiere.





14 ottobre, 2017

Poesia...Malinconia

poesia
Malinconia

Scrocchiano
di tenera malinconia
come foglie secche
sotto i nudi passi
nei viali
di giallo ammantati
dall'autunno,
i pensieri
solo pensati,
i sogni
solo sognati
nelle verdi stagioni.
Ad occhi chiusi
vago
sfiorando
i rami spogli
che ondeggiano
al vento
tra il fruscio 
di caduchi ricordi






13 ottobre, 2017

poesia...Terra mia

Tarra mea con traduzione


Campi e monti in silena sulitài
di la tarra mea, carignat'a 'enti
ch'a, buca ciusa, muitani l'eventi
di li stilpi, onor'e 'antu di salditài


Sulendi nant'a la tratta di l' istoria
di chista tarr'antiga, chi pà biddesa
'ulian'appatrunàssi dugna ricchesa
accuditi strangi, pà 'antu e gloria.

In rocchi manni, sò radizati conti,
unu nant'a l'altu in tholos e nuraghi
in mezu a macci punziuti che aghi
puzzi sacri sutta e beltili innariati.

Ancora oggi a lu tempu risistendi
ill'alba sò ficuti che riu i lu sò lettu
a pinna scriu lu ghi mi sula lu 'entu
zilcu lu nòu, li tratti 'ecci sulchendi

Terra mia
Campi e montagne in serena solitudine
della mia Terra accarezzata dai venti
che senza parole, spirano gli avvenimenti
delle progenie, onore e vanto di sardità.

Soffiando sulle tracce della storia
di questa Terra antica, che per bellezza,
volevano appropriarsi d'ogni ricchezza,
stranieri arrivati, per vanto e gloria


In grandi massi, sono le radici della storia,
uno sopra l'altro dei tholos e nuraghi
in mezzo la macchia pungente come aghi
pozzi sacri sotto e beltili elevati nell'aria

Ancor oggi resistono al tempo
in prati erbosi sono fissi come il fiume nel suo letto
con la penna scrivo ciò che mi spira il vento

cerco il nuovo solcando sulle vecchie tracce.


07 ottobre, 2017

Racconto...4° premio ex equo Ozieri letteratura con traduzione

 Contu in gadduresu-cuzinesu...con traduzione
Una dì malcata

Lu soli, bughendi capu da darettu muddizzosi muntiggi, cun dilicata manu, scurri lu 'elu di la notti ch'anda astrignendisi a pogu, a pogu i lu zelu àmminendisi d'un rusatu elmosu i la tratta di lu càrrulu di lu dì nòu.
A lu sò primma ràggiu svapuleggiani sbrinduli di lintori da li maccioni di chessa, multa, mùcciu e dugna pianta naturali chi, ciubbendisi a lu prufummu di lu mari i la costa a pedi di li muntiggi, impriziusiggia l'aria igniru.
Lu giaddu aggraddatu nant'a li scalini di lu puddaggiu schiddi lu sò "chicchirichi", lu cantu s'àuni a lu sonu allegru di la campana di la gesgia sciddenti la 'ita chi drommi.
Da lu puddaggiu escini li giaddini e piddani a starrazzà in giru, da li casedddi, li femmini anziani, imbuligàti pa' la frina, s'incamminani a la Missa di primmu manzanili.
Mariarosa si scitta. Pà calchi sigundu imbara pusata prighendi Deu spiranzosa poi, posti li pattitti, s'accultiggia a lu balconittu di la sò casedda ch'è i la palti più antiga di lu paesi.
La ciòana si ni teni manna di la casedda undi stà cun lu maritu Pedru e la fiddola Pinuccia. Mancari 'eccia è posta in punta a un cupputtu muntiggiu chi si pesa da lu mari undi solu una linga di tarra l'impidi di stà un'isuledda. E' la casa und'è nata, chi l'ani lassatu lu babbu e la mamma.
Caseddi, carreli strinti e scalini ingiriggiani lu muntiggiu da la palti bassa fin'a la punta, sumiddendilu a un coccoi sulitariu chi s'infrisca la pianta di lu pedi i l'unda.
In dugna balconi, tarrazza o scalinu vi sò pianti grassi, geràni, oltènsi, e alti pasteri fiuriti chi culorani lu muntiggiu tuttu l'annu. A figgiulallu d'allongu pari un guttiggiu di Paradisu scabbulatu da lu pinzellu di Deu.
L'occi di Mariarosa galdìani lu mari chi, da chiss'altura, si cunfundi cù lu zelu. Mancari la cunfusioni 'idi li paranzi chi, commu bucci di nuzi, banzigani in mezu.
In punta di pedi si sfolza di 'idì meddu.
- " Si!... li balchi sò riccuèndi pieni!" briddani di cuntintesa l'occi di la femmina sighendi lu baddu di li gabbiani chi ponin'infattu ingiriendili fistosi.
-" v'arà a 'ulì una bona mez'ora p'arrià a lu poltu a sgarrigà lu pesciu ancora brinchendi!". - Pinsamenta allunghendisi spiranzosa da lu balconittu.
La pìsca è la sola ricchesa di lu paiseddu. A l'attraccu di li balchi i lu poltu v'è subitu lu barattu in dinà o alta roba tra li piscadori e l'intarissati.
Mariarosa, accultiata a la ziminea abbrunca lu fogu pa' fà paltì la fiamma, v'appuggia la tribbita e subra poni la padedda a scaldì l'ea pa' laàssi la fiddola chi ancora drommi e lu maritu a lu furrià da lu poltu.
Da meda dì un 'entu di maistrali folti e frittu aia impidutu l'isciuta in mari.
Li piscadori, imbuligati cun giacconi pisuti, dugna dì erani falati pà 'idì si la furria di lu maistrali aia allintatu li funi di li balchi.
Tristi e scunsulati erani riccuìti e, a lu riparu, aiani acconzu rezi e priparati "nassi" pa' la pisca di l'aligusta..
La ciòana è imprissata, non 'idi l'ora di falà a lu poltu e attuppà Pedru ch'è arriendi cun lu "guzzittu" ch' ha ciammatu "Mariarosa" commu la femmina sòia.
Vò 'idì cun l'occi soi si lu pìscatu è abbundanti comm' ha pinsatu figgiulendi la curona di gabbiani bulà in giru a li balchi e si a Pedru l'arresci di spaccià lu piscatu sòiu a li 'indioli di lu malcatu di zittai in cambiu a dinà e non solu a li pastori e a l'ultulani in cambiu di latti, casciu o ultàglia..
Primma d'iscì isciuta la fiddola.
-" Pinuccia, cor'e mà, è ora di pisatinni. Mamma t'ha appruntatu lu laamanu cun l'ea calda pa' laati, poi nant'a la banca, sutt'a un telu, vi sò la ciccara cù lu latti e accultu lu pani caldu" Dizi stantu chi li carizza la cara
-"La mè fiddola smunza e laati, eu falu lestra a lu poltu da babbu, pa' piddanni capu di cummenti è andata la pisca, poi chi furriggiu t'aggiutu a priparati p'andà a la scola...ah!!! attinzion' a lu fogu...stà allongu!!"-
-" Non sogu più una steddita!" Rispondi la fiddola, mancari ancora insunnulita, affiagnendisi a la mamma
- Mamma li piscadori sò arriendi?-
Mariarosa surridendi fazi di "si" cù lu capu.
-" aràni fattu una bona piscata?"-
- " Fiddola cara pàsiga!" Surridi la femmina -"pari chi Deu aggia ascultatu li nostri
prighieri !"
Pinuccia briddendi di cuntintesa -" tandu noi puru arèmmu li dinà pa' cumparà la fotografia!?!"-
- da chi torru ti l'araggiu a dì più a siguru!"-
Mariarosa abbrazza la fiddola e v'esci di casa.
P'arria primma fala currendi da li scalini.
Mancari l'ora chizzuliana in meda casi v'è la gianna abalta. Misari tendi còani, accantu, accantu, la poaltai ammuntunata ind' una sola càmmara. Li chi stani meddu, ani lu polcu in drentu la casa e l'asinu liatu fora.
La femmina, passendi lestra, saluta dugna gianna abalta ch'intoppa-" bongiornu zia Marì!"- e da drentu una bozi rispondi " bongiornu Mariarò!"
E cussì finamenti a ignò i la piazzola da undi dirrammani a fulca dui cammini.
In d'unu intoppa li massai in groppa all'asinu ch'andani pa' zappà lu pani in mezu a li chèvi rui e tosti di la tarra i li muntiggeddi, l'altu cumpri a lu poltu.
Curri, currendi Mariarosa arrìa e insembi a l'alti femmini, mudderi e mammi, aspetta l'attraccu di li paranzi.
L'occi zilcani una risposta sigura nant'a la cara di l'ommini, sulcata da lu frittu , da lu salinu e da lu straccuggini di la notti a l'ampedi.
Li balchi attraccani una infattu a l'alta, accultu commu sureddi. Li piscadori falani lestri li cascetti pieni di pèsciu.
Mariarosa 'idi Pedru già ingiriatu da li 'indioli di la zittai chi sò paghendi cù li dinà.
La femmina s'accosta - " t'aspettu a casa"- surridi punendi in mustra li denti bianchi chi briddani a lu soli.
Lestra furriggia.
I la piazzetta intoppa la mastra di la fiddola. Una signora di Sassari chi stà, cù li sò tre fiddoli, in casa in affittu palchì, pà pudè viaggià, non v'ha mezi chi cunfrontani cun l'orariu di la scola.
Dugna manzana mastra Antonietta, posti in fila unu infattu a l'altu li fiddoli, anda a la scola chi pari una "zozza" cù li puddigghini
Saluta in modu gentili e ha un faetu pa' tutti e tutti la 'oni bè.
Oggi sò beddi 'istuti, la mastra ha un cappeddu nou.
-" ohia! la fotografia!!!" s'ammenta a l'impruisu Mariarosa salutendi
-" Oggi e propriu una dì malcata pusitia!" - pinsamenta cun alligria allunghendi lu passu p'arrià lestra a casa.
Pusati nant'a li scalini vi sò li femmini fendi canistreddi. Ciarra, ciarrendi intrizzani cun abilitai fili di palmanana cun fili di tarabùzzu chi fissani cun punti d'aghi dugna scera e calitai. Sighendi tratti di l'antiga mimmòria approntani canestri dugna mannura chi poltani, in groppa all'asini, a l'alti paesi pà 'indilli assigurendi cussì un'alta intrata a la fimilia.
Mariarosa arrìa a la casedda, Pinuccia l'è già aspittendi 'istuta.
Cun d' un brincu è in bràzzu a la mamma.
" E tandu mamma?" dummanda spiranzosa
" La me senda la fotografia è sigura ma... arèmmu a cumparà puru li botti noi!"- Rispundi la femmina brinchendi cun la fiddola in bràzzu
-" Chi beddu, grazia mamma!...abali aggiutami a priparammi non 'igu l'ora d'arrià a la scola e dì a la mastra di signammi pa' cumparà la fotografia!"
La mamma 'esti lu panneddu nant'a lu misaru 'istirettu di la stedda, poi la pìttina cun due trìzzi chi ciudi cun nastrini bianchi.
La stedda si spiccia i la pittiniera 'eccia ch'era di la minnanna.
E' briddendi di cuntintesa. -" A me non mi brea di siguru la mastra !"- dizi ammintendi l'avviltimenti:
- " dummani arrea da Sassari un fotografu, steddi mei!...vi raccummandu , diti a mamma ch'eddi di stà beddi laati, pittinati e uldinati e ...'initi tutti!...amminteddi chi la fotografia costa dui cintèsimi, si l'eddi l'arriggheddi dummani mattessi si non l'eddi, pal ca la vò, assentu lu nommu e ha chindizi dì di tempu pà pultà li dinà"
Andendi a la scola Pinuccia -" mamma...oggi è tuttu cussì beddu!...lu soli è briddendi, a scola 'eni lu fotografu Pa' fammi la primma fofografia di la 'ita mea, cù li mè cumpagni, la mastra e poi...babbu è fendi li dinà da lu piscatu..m'eddi di cumparà li botti noi.!!"
La stedda cammina brinchendi pa' la cuntintesa !"-
La mamma emmuziunata li strigni la manu.
Intrati li steddi a la scola Mariarosa s'intratteni cun l'alti mammi. Candu arrìa lu fotografo si spostani in un cùzu pa' figgiulà chena distulbà.
La mastra v' esci a fora cun li steddi, l'aconza li pili e li 'istiri commu pò zilchendi di cuà li segni di la poaltai. Adananzi, pusati a tarra cun l'anchi ingruzziati, pa' cuà li pedi sculzi, poni li steddi più bassi, in pedi darettu li steddi cun lu panneddu e, andendi a scalà, in fundu li steddi più manni e ripitenti.
Pinuccia, i la primma fila a l'ampedi, figgiula lu fotografu chi appronta la macchina.
Li minuti passani e l'isteddi sò ficuti in posa.
Appruntata la macchina l'ommu postu lu capu sutt'a un telu, dà oldini pa' pusiziunalli bè.
-" stringniti pogu, pogu la primma fila!"..."Chissi di la telza...!"-
Li sposta più adananzi o un pogu più a daretu e dugna 'olta chi poni lu capu sutt'a lu telu v'è calche cosa chi non l'anda bè
Finzamenti si dizidi
"- semmu pronti? abali non vi muiti!" Li steddi sò felmi da un qualtu d'ora e più.
Sò pronti ma...stracchi.
S'intendi ancora la bozi di lu fotografu -" ambareti..ancora un mammentu... eh...pronti !?!?"
Antoneddu un compagneddu , i la fila darettu a Pinuccia, pogu cunvintu chi sia la 'olta bona dà un pizzigu in fundu a la schina di la stedda, idda pronta si gira pa' dalli una sguitata.
In chissu mamentu si 'idi la fiammata di lu scattu.
Li mammi battini li mani. Nisciunu s'avvidi di "l'incidenti".
Candu arriani li fotografii, la mastra, dananzi a tutti li cumpagni, bria li dui stedditi, E' meda attidiata palchì ani arruinatu la fotografia e tuttu lu trabaddu di punì e tinì sussigati caranta steddi. Pa' un tempareddu Pinuccia ammùsciata cun Antoneddu, mancu lu figgiola in cara.
Passani l'anni. La fotografia s'è ingrugita
Pinuccia e Antoneddu sò pusati i lu spiazzu accultu a la casa, c'ani fatu cun sacrifizi, in d'un muntiggeddu a occi a lu paiseddu nant'a un cupputu muntiggiu chi si pesa da lu mari.
Abali, ingiriaddi da fiddoli e nipoti sò ripitendi, ancora una 'olta, lu contu di chissa dì chi l'aarìa signatu e aunitu lu distinu pa' sempri.
di

Maria Antonietta Sechi
TRADUZIONE

Traduzione racconto " Un giorno segnato"

Il sole, sorgendo da dietro morbide colline, rimuove con mano delicata il velo della notte che lentamente va astringendosi nel cielo che si ammanta d'un tenero rosato lungo il percorso del carro con il nuovo giorno.
Al suo primo raggio evaporano gocce di brina dalle macchie di lentisco, mirto, cisto e da ogni pianta che nasce spontanea che, incontrandosi con il profumo del mare lungo la costa da basso alle colline, impreziosisce l'aria intorno.
Il gallo appollaiato sugli scalini del pollaio squilla il suo "chicchiricchì, il canto si unisce al suono allegro della campana della chiesa svegliando la vita addormentata.
Escono le galline dal pollaio e cominciano a razzolare attorno, dalle casette le donne anziane, avvolte nel mantello per proteggersi dalla rugiada del mattino, vanno alla prima Messa
Mariarosa si sveglia. Per alcuni secondi rimane seduta a pregare Dio colma di speranza, poi calzate le pantofole, s'avvicina alla finestrella della sua casetta nella parte antica del paesello. La giovane è orgogliosa d'abitare in quella casetta con il marito Pietro e la figlia Pinuccia. Anche se vecchia è sistemata sulla punta di una tondeggiante collina che si erge dal mare dove solamente una striscia di terra le impedisce d'essere un'isoletta. E' la casa dov'è nata, che ha ereditato dai genitori.
Casette, stradine strette e gradini circondano la collina, dalla parte bassa fino alla punta rendendola simile ad un lumacone solitario che si rinfresca la pianta del piede sull'onda.
In ogni finestra, terrazza o scalino vi sono vasi con piante grasse, gerani e ortensie e altri fiori che colorano la collina tutto l'anno. A guardarla da lontano sembra una goccia di Paradiso sfuggita dal pennello di Dio.
Gli occhi di Mariarosa guardano il mare che, da quell'altezza, si confonde con il cielo. Nonostante la confusione riconosce i pescherecci che, come gusci di noce, si cullano nel mezzo.
Sollevata sulla punta dei piedi si sforza di vedere meglio.
-"Si...le barche stanno rientrando cariche!"- brillano di gioia gli occhi della donna osservando la danza dei gabbiani che le seguono volteggiando attorno festanti.
-" Ci vorrà un'abbondante mezz'ora perchè arrivino al porto per scaricare il pesce fresco.!"-
Pensa allontanandosi, colma di speranza, dalla finestrella.
La pesca è l'unica risorsa del paesello. All'attracco delle barche nel porto avviene immediatamente il baratto, in denaro o altra merce, tra i pescatori e gli interessati allo scambio.
Mariarosa, avvicinatasi al caminetto, soffia sulla brace per accendere il fuoco, vi appoggia il trippiede e sopra mette la pentola per scaldare l'acqua per lavarsi la figlia, che ancora dorme, e il marito quando rientrerà dal porto.
Da diversi giorni un forte e freddo vento di maestrale aveva impedito l'uscita in mare.
I pescatori, coperti con pesanti giacche, ogni giorno, vi si erano recati per controllare se la furia del vento aveva allentato il cordame che teneva legate le barche. Tristi e sconsolati erano rientrati e, al riparo, si erano impegnati ad aggiustare le reti e a preparare le nasse per la pesca dell'aragosta.
La giovane ha fretta, non vede l'ora di arrivare al porto per incontrare Pietro che sta rientrando con il suo"gozzetto" battezzato "Mariarosa" come la sua donna. Vuol vedere con i propri occhi se la pesca è stata veramente abbondante come ha capito osservando la corona di gabbiani volare attorno alle barche e se Pietro riuscirà a vendere il suo pescato ai pescivendoli venuti dal mercato della città in cambio di soldi e non solamente ai pastori e agli ortolani in cambio di latte, formaggio o frutti dell'orto.
Prima d'uscire sveglia la figliola - " Pinuccia, cuore di mamma, è ora che ti svegli. Mamma ha preparato il lavamano con l'acqua calda per lavarti, poi sul tavolo , coperta da un telo,vi sono la chicchera del latte con accanto il pane ancora caldi!" Dice, mentre, le accarezza il volto.
-" Figlia mia fai colazione e lavati, io scendo velocemente al porto da babbo, voglio capire com'è andata la pesca, poi, quando rientrerò ti aiuterò a prepararti per andare a scuola...ah! stai attenta al fuoco ...stanne lontana!"-
-" Non sono più una bambina!" Risponde la figlia, nonostante ancora insonnolita, stringendosi alla mamma.
-" Mamma stanno arrivando i pescatori?!"-
Mariarosa sorridendo accenna un "si" con la testa.
-" Avranno pescato in abbondanza?!"
-" Figlia cara stai serena!" Sorride la donna - " ho l'impressione che Dio abbia ascoltato le nostre preghiere!"
Pinuccia gioiosa-" Allora anche noi avremo i soldi per comprare la fotografia?!?"-
-" Quando rientrerò ti saprò dire con certezza!"-
Abbracciata la figlia, Mariarosa esce di casa.
Per arrivare prima scende di corsa dagli scalini.
Nonostante sia ancora presto, in molte case la porta è aperta. Misere tende nascondono, come possono, la povertà ammucchiata in una sola camera. I meno poveri tengono il maiale dentro la casa e l'asino legato fuori.
La donna, passando velocemente, saluta ogni porta aperta che incontra - " Buongiorno zia Marì!"
dall'interno una voce risponde - " Buongiorno Mariarò!"-
Così fino alla parte bassa del paese, nella piazzola da dove si biforcano due stradine. In una incontra i contadini seduti sull'asino che vanno a guadagnarsi il pane zappando tra le zolle rossicce e dure della terra collinosa, l'altra strada giunge al porto.
Mariarosa arriva e insieme ad altre donne , mogli, madri, attende l'attracco dei pescherecci.
Gli sguardi cercano una risposta positiva sul volto dei loro uomini solcati dal freddo, dal salino e dalla stanchezza della nottata trascorsa in piedi.
Le barche attraccano una appresso all'altra, vicine come sorelle. I pescatori , in fretta, scaricano le cassette dove abbonda il pesce.
Mariarosa vede Pietro già attorniato dai pescivendoli della città che lo pagano con i soldi.
La donna si avvicina -" Ti aspetto a casa!"- sorride mettendo in mostra i denti bianchi che brillano al sole.
Frettolosa ritorna indietro.
Nella piazzetta incontra la maestra della figlia. Una signora di Sassari che, con i suoi tre figli, abita in una casa in affitto perchè non vi sono mezzi pubblici i cui orari coincidano con quelli della scuola.
Ogni mattina maestra Antonietta, sistemati in fila uno dietro l'altro i figli, si reca alla scuola come una chioccia con i suoi pulcini.
Saluta con gentilezza e scambia una parola con tutti e tutti le vogliono bene.
Oggi sono ben vestiti, la maestra ha un cappellino nuovo.
-" ohia! la fotografia!" Ricorda improvvisamente Mariarosa nel salutarla.
-" Oggi è proprio un giorno con il segno positivo!"- Pensa allegramente allungando il passo per arrivare in fretta a casa.
Sedute sui gradini incontra le donne che fanno cestini. Chiacchierando intrecciano abilmente fili di palma nana e rametti di asfodelo che fissano con punti di aghi di ogni forma e qualità.
Seguendo tracce di disegni degli anziani preparano cesti di differenti grandezze che porteranno, sulla groppa dell'asino, a vendere negli altri paesi assicurando così un'altra entrata economica alla famiglia.
Mariarosa arriva alla sua casetta. Pinuccia la sta aspettando già vestita.
Con un salto è tra le braccia della mamma,
-" Allora mamma ?" Chiede speranzosa.
-" Tesoro mio, la fotografia è garantita ma...riusciremo a comprare anche le scarpe nuove!"- Risponde la donna saltellando con la figlia tra le braccia.
-" Che bello, grazie mamma!...adesso dammi una mano per prepararmi, non vedo l'ora di arrivare a scuola per dire alla maestra di segnarmi tra quelli che compreranno la fotografia!"-
La mamma sistema il grembiule sul modesto vestitino della figlia, poi la pettina facendole due treccine che ferma con dei nastrini bianchi.
La bambina guardandosi nello specchio della vecchia pettiniera della nonna, brilla di felicità.
-" Sicuramente, la maestra non avrà da rimproverarmi !" Dice, ricordando le avvertenze
-" Domani verrà da Sassari un fotografo, bambini miei!...vi raccomando, dite a mamma che dovete venire ben lavati, pettinati e...venite tutti!..Ricordate che la fotografia costa tre centesimi, chi li ha li porti domani stesso, se non li avete e desidera la fotografia mi dice il nome e dopo avrà quindici giorni di tempo per consegnare i soldi!"-
Sulla strada che porta alla scuola, Pinuccia -" Mamma, oggi è tutto così bello!.il sole brilla, a scuola viene il fotografo per farmi la prima fotografia della mia vita insieme ai miei compagni, alla maestra e poi...babbo sta guadagnando soldi dalla vendita dei pesci..mi comprerete le scarpe nuove...non lo scorderò mai!!"-
La bambina cammina saltellando per la gioia.
La madre, emozionata, le stringe la mano.
Entrati i bambini a scuola Mariarosa si intrattiene con le altre mamme. Quando arriva il fotografo si spostano in un angolo per non disturbare.
La maestra esce con gli alunni, sistema loro i capelli ed i vestiti come può, cercando di nascondere le tracce della povertà. Sul davanti, seduti per terra con le gambe incrociate, per nascondere i piedi scalzi, sistema i bambini meno alti, dietro in piedi sistema la riga dei bambini con il grembiule e, andando a scalare fino all'ultima riga, gli alunni più alti ed i ripetenti.
Pinuccia è nella prima riga dei bambini in piedi, osserva il fotografo che prepara l'attrezzatura.
Passano i minuti ed i bambini sono immobili in posa.
Quando è tutto a posto, il fotografo sistemata la testa sotto un telo, inizia a dare ordini perchè le file assumano una posizione ottimale per lo scatto.
- " Stringetevi un pò quelli della prima fila!"-
-" Quelli della terza...!"-
Continua a spostarli più avanti, un pochino indietro ed ogni volta che rimette la testa sotto il telo vi è sempre qualcosa che non gli va bene.
Finalmente è deciso
-" Siamo pronti?...ora non muovetevi"- I bambino sono immobili ma stanchi.
Si sente ancora la voce del fotografo -" Ancora un attimo..fermi..eh..pronti?!?"-
Antonello, un compagnetto nella fila dietro Pinuccia , poco convinto che sia la volta buona dà un pizzico sul fondo schiena della bambina, lei prontamente si volta per ricambiarlo con una gomitata.
In quel momento si vede la fiamma dello scatto.
Le mamme applaudono. Nessuno si è accorto dell'incidente.
Quando arrivano le fotografie, la maestra, davanti tutti i compagni, sgrida i due bambini. E' molto arrabbiata perchè hanno rovinato la fotografia e insieme tutto il lavoro di sistemare e tenere in posa quaranta bambini . Per un bel pò di tempo Pinuccia offesa con Antonello non gli rivolge nemmeno lo sguardo.
Passano gli anni. La fotografia si è ingiallita.
Pinuccia e Antonello sono seduti nello spiazzo davanti la loro casa, costruita con tanti sacrifici in cima ad una collinetta di fronte al paese sulla tondeggiante collina che si erge dal mare.
Ora, attorniati da figli e nipoti ripetono ancora una volta il racconto di quella giornata che avrebbe segnato e unito per sempre la loro vita.