06 novembre, 2018

Attimi...l'insonnia

Chi è?
Me lo chiedo ogni sera.
Anzi mi rivolgo proprio a lei: "Chi sei? da quale giro dell'Inferno sei venuta fuori per  tormentarmi?
Il suo viso, dall'espressione vivace e di vertente monella, mi sorride.
"ma come non ricordi?"mi saltella attorno distraendo il sonno che, con espressione "babbea" la segue.
"Cosa devo ricordare?
"non è trascorso tanto tempo, da quando mi hai "creata"
"non dire fesserie" rispondo  cercando nella memoria il come, il quando e il perchè
"AHAHAHAH! ride mentre puntella con degli stuzzicadenti gli occhi di quello scemotto del sonno, affinchè non si chiudano.
"Figurati, creare una rompiscatole come te...ero mica impazzità?
"Quando eri giovane studentessa, al sabato sera, mi inventasti perchè allontanasi  il sonno per poter ballare con gli amici, fresca come una rosa"
"Ricordi i lunedì mattina?"
Adesso mi sento imbarazzata....certo che ricordo...
"La sveglia suonava per le sei...io neanche la udivo...il materasso scocciato dallo strimpellare della sveglia e dai richiami di mia madre, svegliatosi, si metteva in piedi costringendomi ad alzarmi. Il sonno dentro e fuori di me mi accompagnava come uno zombi fino al bagno...
Dopo ti sei sposata e...sono arrivati i "pargoletti!"
" Che tesorini!" dormivano di giorno e la notte, con gli occhi lucenti,come i fari di un camion, chiedevano sorrisi e coccole dalla mamma.
"io accorrevo ad ogni tuo richiamo...una volta, colta da stress cadesti di botto andando a sbattere la fronte sul comodino. supplicasti la mia presenza..."
...ed ora dopo tanti anni il sonno non ha orari e giorni fissi...ed io sono la tua unica e sincera compagnia

21 ottobre, 2018

Poesia menzione d'onore "A Babbu Mannu" con traduzione


Puisia

A Babbu Mannu

Che pètalu di rosa
in Te pàsiga
l'ammina mea chi,
in bolu elmosa,
T'assuita.
L'occi si paldi
i l'ammirà
lu Tò lummi pussenti
chi, a lu me cori banduleri,
silenu rifugiu accunsenti.
A Te ìnnariu prighieri
cù alenu lizèri,
ingalata
in sulitàri sirintini,
pùgliu
i li Tò mani
la tratta di lu me' dumani.
A cà ùmmili i li sciaùri,
curoni di rosi aresti, spalti
pà Grazia e Divinu  Amori
pal Te risilvi chiddi fulziuti.
Che ùmili silvidora
aaraggiu punì infattu
la tratta lumminosa,
pà stà, a la Tò prisenzia,
che mariposa nant'a
rattu di mimmosa.
L'ozu a lu lummi non manca.
L'ammina chi 'ìggia
i lu Tò Amori cunfida
mai accansita,
silena...
attinziunata
candu arriarà
la sirintina.



Poesia

A Dio Padre

Come petalo di rosa
in Te trova pace
l'anima mia che,
volando leggiadra,
Ti raggiunge.
Lo sguardo si perde
ammirando
la Tua luce possente
che, al mio cuore errante,
sereno rifugio consente.
A Te elevo preghiere
con lieve soffio,
assorta
in solitarie sere,
rimetto
nelle tue mani
il percorso del mio domani.
A chi umile nelle avversità
elargisci corone di rose canine,
per Grazia e Divino Amore
per Te riservi rami con le spine.
Come umile ancella
seguirò
la strada luminosa
per presentarmi,al Tuo cospetto,
come farfalla
sopra un ramo di mimosa.
L'olio al lume non manca.
L'anima che veglia
nel Tuo Amore confida
mai stanca,
serena
attenta
quando arriverà
la sera.



04 agosto, 2018

la musa della poesia mi ha abbandonata?

Puisia in cuzinesu
La “musa” di la puisa mi s'è appaltata?

La mè “ musa” chena faetu è ambarata
e, mancari cun li mani a trimmuloni
imprignati mi l'ha di maraigliosi culori
pa signalà chi da mè non s'è appaltata,
e, mancali cun tratta di manu di “steddita”
sigu dugna signu chi m'arria da lu cori.
Non possu dì chi lu mè pintà aggia 'alori
né di stà a pari cun la natura basgiata da lu soli!

Mai aristia cretu chi i la 'ita in campagna
cù li prufummi e lu cantu di lu iaddu a l'albori
m'aristia sciutatu l'amminu a nòi sintori
cun la gana d'andà adananzi chi m'affiagna
Scurri dugn'ora di la dì e silena m'accumpagna
i la tratta pal mè da Deu signata cun amori
In mezu a li canti, ancora eu cantu a la natura
pàsiga l'ammina, cussì sia pà dugna criatura.



La musa della poesia mi ha abbandonata?

La “musa” tace
però nonostante il tremolio alle mani
me le ha colmate di meravigliosi colori
per indicarmi la sua presenza
e, anche se con mano di bambina,
seguo tracce suggeritemi dal cuore.
Ammetto che i miei dipinti hanno scarso valore
poiché non degni di rappresentare la natura baciata dal sole.
Giammai avrei immaginato che vivere in campagna
tra i profumi e il canto del gallo all'alba
avrebbero suscitato nel mio animo nuove emozioni
con quella voglia di andare avanti che mi consola.
Scorre ogni ora del giorno e serenamente mi accompagna
sulla strada che Dio ha tracciato per me con amore.
Tra i canti, anche io canto alla natura,
l'anima è serena e così auguro ad ogni sua creatura.
Balletto sardo...dipinto su palo!!!!
 









25 luglio, 2018

Un vecchio pollaio...

murales tridimensionale

Come valorizzare un vecchio pollaio ed il terreno vicino





SCRIVO POCO...è vero

La vita non segue mai lo stesso sentiero.
Quando ti sei abituato  a calpestare un selciato con tutte le sue difficoltà, quando hai imparato a stare in un nuovo "modo vivendi", improvvisa appare una deviazione, positiva o negativa, ha poca importanza...non hai scelta..e la segui...e ricomincia il processo di ricerca di un equilibrio tra il tuo "io" e il nuovo inerpicar su questa terra...però LA VITA è BELLA..
la mia espressione poetica sui muri...






07 luglio, 2018

poesia "lu tempu! con traduzione


Lu tempu
Arreggi, arreggi un mamentu!
Palchì curri comm’unu scasciatu ?
Non t’avvidi chi non ti pongu da fatu?
Mi pass’innanzi che furria di’entu
Un tempu eri meda più attentu
sei andatu lentu e puru cadinzatu
abali chi l’anchi mei non ti poni sighì
pesi li stasgioni in bolu e li pon’a currì.


Il tempo
fermati, fermati un momento!
perchè corri come un pazzerello?
Non ti accorgi che non ce la faccio a starti dietro?
mi sorpassi con la furia del vento.
Un tempo eri molto più attento
sei andato a passo lento ed anche cadenzato
ora che le mie gambe non ce la fanno a seguirti
sollevi le stagioni in volo e le fai correre.



04 maggio, 2018

Poemetto..Eleonora d'Arborea IV parte con traduzione

Elionora d'Arborea

Scredula pà l'accoldi rinnuati
tra lu maritu e lu Re, Elionora,
ditilmina chi di nimistai è ora
puru pa' prissioni di la so' genti.
La gherra sciuppa e Brancalioni
è stragnu a la colti di Barcellona,
di pudè turrà in Tarra isulana,
che midiatori iddu,si prupponi.
All'istanti, lu Re scarazzata la cara,
trattini, prisgiuneri Brancalioni,
lu ciudi,chena rigaldu in prisgioni
pa'fà prissioni d'arriggì Elionora.
Immidiati s'abrini li trattazioni
mal' avanzàni, grèi di difficultai
i l'istoria v'è cunfusioni di 'iritai
tra li conti e la documentazioni.
Poi zinc'anni sò l'accoldi di pazi
ma non la libaltai di Brancalioni
la giudizi ha di zidì a lu Padroni
alta tarra, genti e cant'a iddu piazi.
Andani li trattativi pà alti dui anni
primma di turrà libaru Brancalioni,
chi attidiatu che trumma di dimoni
vìula la pazi e,di gherra, sò affanni.
Chissu trattatu pà iddu nò ha 'alori
palchì tiratu a folza cun lu ricattu,
di li tarri rispaltuti in chissu pattu
lu Casatu Doria è l'unicu pussissori.
Ciariti l'imbilghi cun la mudderi
accoldani d'aunì c'un solu duminiu
l'isula tutta e, aizzendi pà lu Re odiu,
maritu e mudderi avanzani gherreri.
E' una suzza gherra di preputenzia,
malcata di sangu e d' arrigimenti.
Sendi li pazeri òbarendi lentamenti
arrea la pesti. La molti nò diffarenzia.
Si cumpri cussì lu distinu di la dama
prutagunista i la storia di la so' Tarra.
Attenta a li diritti e duveri, Elionora,
i la “Carta de logu” poni la sò filma
di cunniscènzia e saittù di giudizi,
esèmpiu di mamma, dizisa e folti
pà dugna classa è attenta a li diritti...
pur'abali, di la sò tratta si zilca e scrizi





Eleonora d'Arborea

Incredula per rinnovati accordi
tra il marito ed il Re, Eleonora
pensa che è arrivata l'ora di riaprire le ostilità
richiesta, perfino, dalla sua stessa gente.
La guerra scoppia mentre Brancaleone
è ospite alla corte di Barcellona,
di ritornare nella Terra isolana,
come mediatore , egli, si propone.
Immediatamente, il Re, tolta la maschera,
trattiene in ostaggio Brancaleone,
rinchiudendolo, senza riguardo, in prigione
per costringere alla resa Eleonora
Immediatamente si aprono le trattative
che si prolungano, grevi di difficoltà
nella storia si confondono le verità
tra i racconti orali e i documenti
Dopo cinque anni si raggiungono accordi di pace
ma non la liberazione di Brancaleone,
la giudicessa deve cedere al Padrone
altri territori, genti e quanto piace a lui.
Proseguono i patteggiamenti per altri due anni
prima che ritorni libero Brancaleone,
che infuriato come un branco di demoni
vìola la pace e della guerra ritornano gli affanni.
Quel trattato, per lui, non è valido
perchè estorto con la forza del ricatto
e le Terre ripartite in quel patto
sono possedimenti del Casato dei Doria.
Chiariti, con la moglie, i malintesi
concordano d'unire sotto un unico dominio
l'intera isola e, fermentando per il Re odio
marito e moglie lo attaccano guerreggianti.
E' una sporca guerra di prepotenza
segnata da sangue e tregue di stanchezza.
Mentre gli ambasciatori lavorano lentamente
arriva la peste. La morte non fa differenze.
Si compie così il destino della dama
protagonista nella storia della sua Terra.
Sensibile a diritti e doveri, Eleonora,
nella “Carta de logu” impronta
la sua cultura e saggezza di giudizi,
esempio di mamma decisa e forte,
per ogni classe è attenta ai diritti...

Ancora oggi, si cercano le sue tracce e si scrive


22 marzo, 2018

Poesia

La poesia

La poesia non è
un insieme di parole
incastrate
come giochi di bambini
E' lo specchio del vissuto,
frutto di seme,
tra mente e cuore
coltivato,
da un pizzico di follia 
concepito,
d'emozioni nutrito.
Il parto è
un dipinto di parole,
pennellate
di sentimenti,
sfumature
d’autore,
ardito
tocco in sublimata
fantasia
ristoro all'animo
è
la poesia.


15 marzo, 2018

Poesia dedicata al pittore sassarese Ettore Spada

Poesia...Dietro la maschera.

Sorridon gli occhi
nel buffo viso
tra smorfie di simpatica ironia
sbeffeggianti falsi modelli
di una banale quotidianità
pregna d'ipocrisia.
Da dietro la vetrata
del tuo speculare “io”
rubi ogni essenza della natura,
goccia dopo goccia
poggi sulla tavolozza,
con estrosa creatività,
rivelando sulla tela,
dell'arte tua,
l'originalità.
Profumano le marine,
i paesaggi, i fiori
dei tuoi sentimenti
dei tuoi valori.
Nei ritratti
è il tuo esser speciale,
ivi cogli l'attimo fuggente
dell'”ecce homo”
denudandolo dell'apparenza,
lo avvolgi di velata sofferenza
di tormenti,
passioni...
dal gregge lo elevi
ai suoi reali valori.


Tettuccia


11 marzo, 2018

poemetto...Eleonora d'Arborea...III parte...gallurese con traduzione

Elionora d'Arborea


Pinsammintosu Brancalioni
assudighendi a Barcellona
a faiddà cù lu Re d'Aragona
di lu “dirittu” a la suzzissioni.
La cunsegna è meda dilicata
iddu di lu re è vassallu sinzeri
ma non è cussì pà la mudderi
ch'è mandataggiu d'imbasciata.
Ammazzàtu lu fraddetu Ugoni
cun Biniditta, la fiddoleta sòa
Elionora, tissendi una tela nòa,
di li riultosi arreggi ribillioni.
Innanz'a li sò fideli, la domina,
attidiata che lioni a cori firutu
a riunì sutt'a lu d'Arborea Casatu
li duminii giudicali s'arrimmina.
Cù la missiva re Pedru infolma
d'aè presu in manu la situazioni
a stà prinzipi Federicu pruppuni,
in rispittosa ma risoluta folma.
Lu fiddolu sòu, parò, è stedditu
idda si filma che Giùdizi Riggenti
di lu Giudicatu, comm' assulventi
ad una regula di lu“Saldu Dirittu.
Lu colzu maritu pon'attinzioni
a cunvinzì lu re chi è affari bonu
aunì li giudicati in un solu tronu
pà lu re d'Aragona in diuzioni
Lu re spagnolu, fulbu elementu,
fiuta abbeddu, di dama Elionora
ch'è di piddassi, abili tissidora,
tutta l'isula è lu sò miramentu.
Brancalioni è tentu prisgiuneri
a la colti di lu re di pezzamala
titoli di conti e baroni li rigala
punendi dùbbi tra maritu e mudderi....



Eleonora d'Arborea
terza parte

Pensieroso è Brancaleone
nel raggiungere Barcellona
per conferire con il re d'Aragona
del diritto alla successione.
Il suo compito è molto delicato
egli è del re un vassallo fedele,
altrettanto non si può dire della moglie
della quale deve consegnare l'ambasciata.
Assassinato il fratello Ugone
insieme a Benedetta, la sua figliola,
Eleonora, tessendo una nuova tela,
dei sovvertiti blocca la ribellione.
Conducendo i suoi fedeli la “Domina”,
irata come un leone ferito al cuore,
a riunire sotto il Casato d'Arborea
i territori giudicali, s'affretta
Con la missiva, Carlo quarto, informa,
d'aver ripreso il dominio della situazione,
d'esser Principe del Casato Federico propone,
in rispettosa ma risoluta forma.
Il figlio suo, però è un bambino,
Ella si proclama Giudicessa Reggente
del Giudicato, come ad assolvere
ad una regola del “Diritto Sardo”.
Il “povero” marito con con debita ttenzione
cerca di convincere il re che è un buon affare
riunire più giudicati in un solo trono
tutti devoti al re d'Aragona.
Il re spagnolo è un furbo elemento
fiuta subito, di donna Eleonora
che di appropriarsi, furba tessitrice,
tutta l'isola è il suo intento.
Brancaleone è trattenuto prigioniero
alla corte del re scaltro, cinico
gli dona titoli di “conte”, “barone”
ponendo dubbi tra moglie e marito....





Racconto...Lavanda selvatica

 “Spigula Aresta-Lavanda Selvatica”

“Spigula aresta” così l'aveva soprannominata suo padre, vedendola per la prima volta.
Tra trini e merletti, che l'avvolgevano come in una nuvola profumata di lavanda, sporgeva un visino dall'espressione dolce e delicata.
Appena la prese in braccio, la bimba cominciò a piangere e a torcersi chiedendo chiaramente, d'esser risistemata tra le braccia della mamma. L'uomo sorridendo:
- “ha le idee chiare la nostra bambina!”- ...e la restituì immediatamente alla mamma.
Imparò presto a comunicare. Ogni richiesta era accompagnata da strilli acuti e contorcimenti del corpicino fino ad ottenere ciò che desiderava
Per la mamma ed il papà, non era difficile accontentare quel simpatico cherubino-diavoletto che li ricattava con teneri sorrisi e buffe sceneggiate.
La bambina, gestendo la debolezza dei suoi genitori, cresceva, seguendo l'istinto, come una pianta di lavanda selvatica.
Tea imparò a controllarsi quando arrivò alla scuola dell'infanzia. Era così piacevole stare con i compagni, giocare, creare...Le nuove regole cozzavano con i suoi capricci ma l'esigenza d'esser parte attiva ed integrante del gruppo era troppo forte, le dava sicurezza, accresceva l'autostima.
A casa prendeva iniziative a modo suo e si abbandonava a monellerie capricciose.
Aveva vent'anni, quando sorridendo comunicò alla famiglia che era innamorata e che avrebbe abbandonato gli studi per convolare a nozze entro tre mesi.
Questa volta, per i suoi genitori, sempre accondiscendenti, fu una vera botta
I due preoccupati più che sorpresi dall' improvvisa decisione della figlia, cercarono, per la prima volta in vita loro, di farla ragionare. Il matrimonio non è un capriccio e poi non sapevano nemmeno che fosse innamorata, figuriamoci il resto.
Cedevoli, come sempre, accettarono le sue scelte.
Arrivò in casa il fidanzato che si presentò come una persona innamorata, colta, gentile e corretta nei modi. Aveva uno studio di geometra ben avviato. Credenziali positive che rianimarono i genitori.
“ La nostra bambina è imprevedibile ma saggia!” brindarono il papà e la mamma.
Nei tre mesi successivi si preparò il matrimonio.
I genitori di Tea, azzardarono la proposta che i due giovani andassero ad abitare in un appartamento che possedevano nella zona “in” della città. I giovani rifiutarono, soprattutto, la ragazza.
Tea scelse un appartamentino in un villaggio vicino al mare perchè, disabitato nei mesi freddi, lo considerava il posto ideale per trasferirvi anche lo studio del marito e poter vivere, come in una nicchia tutta loro, il grande amore
-“Mamma tu non puoi capire, il nostro è un amore unico, speciale...!” diceva alla madre facendole notare quanto fosse banalmente scontato, scolorito il rapporto della donna con il marito.
-“ Lui sarà la mia roccia, vedrai quanto la tua “Spigula aresta” profumerà di saggezza”
Diceva a suo padre sognando tra nuvole rosate di coccole e attenzioni.
Il matrimonio fu per Tea una vera favola: passione, tenerezza, lunghi viaggi romantici, regali.
I genitori godevano della felicità della figlia. L'amore aveva ridimensionato i suoi atteggiamenti egoisti, si mostrava attenta, dolcemente premurosa verso il marito.
Dopo la nascita di una bambina qualcosa s'incrinò.
Il giovane ebbe un lento mutamento. Tea, in un primo tempo pensò ad uno stato di stanchezza dovuto alle notti insonni per la piccolina.
Il marito assunse, nei suoi confronti, atteggiamenti scostanti che divennero sempre più pesanti e umilianti, nel tempo. Criticava, rimproverandola, ogni cosa che faceva “ sei un'incapace, viziata, immatura bambina!”
La minima occasione era buona per farla sentire inadeguata e fuori luogo. Quando Tea chiedeva spiegazione dei suoi comportamenti egli l'accusava d'inventarsi tutto e di avere manie di persecuzione. Per la prima volta, la giovane, si trovò coinvolta in una realtà ostile che non sapeva come gestire. Nascose il problema ai genitori, a coloro i quali ne conoscevano il “ caratterino” e cercò una dignitosa via d'uscita assecondando il marito. La situazione peggiorò, la giovane annaspava schiacciata da inesistenti sensi di colpa con richieste ch'ella non compiva mai a dovere perchè volutamente contraddittorie.
Tea, ogni giorno, con grande sforzo e qualche pennellata di trucco sul viso, si ricomponeva per accompagnare la figlioletta dai genitori, allontanandola dalla situazione disagevole che si era creata con il marito.
Tre anni dopo.
E' Primavera, dai cespugli spontanei di macchia mediterranea, tra le dune di sabbia davanti la battigia accarezzata dalle onde del mare, sale un profumo intenso come di piante calpestate.
Tea si guarda attorno, osserva una pianta di lavanda selvatica che staccatasi dallo spuntone di roccia che la teneva schiacciata si solleva, libera nell'aria, sospinta dal vento.
Tea sorride serena, si sente come quella pianta; vola leggere, libera dalla morsa di costrizioni alle quali era sottoposta.
Non ricorda com'è successo... ha una sola certezza -“ ho spezzato le catene!”-
Ad occhi chiusi inspira il profumo del suo “essere libera”. Lo aveva scordato ed è come se lo sentisse per la prima volta, Fresco, pulito come panni lavati sulla pietra levigata dal fiume, stesi ad asciugare sulla macchia di arbusti spontanei ove il profumo della stessa lavanda s'intreccia con altri profumi naturali, in un unico, intenso inebrianti odor di indipendenza, di voglia di vivere, di ricominciare allontanandosi definitivamente da quell'oppressivo spuntone di roccia ch'era stato il suo grande amore.
Come farfalla liberata dall' involucro della crisalide , asciuga al sole le ali intrise dal patire della rinascita per volare verso una vita nuova anche lei s'eleva leggera nell'aria.
“Sarò solo mia!” ripete ai gabbiani che le fluttuano attorno in un breve volo.
Ancora non ha chiaro come sia potuto accadere, dove abbia trovato il coraggio di liberarsi.
Non ricorda e poco le importa. Nuova luce illumina il suo viso e ...sorride
“ Sono padrona del mio tempo...della mia vita..potrò giocare con mia figlia!”...
Un'ombra dubbiosa s'insinua tra i suoi pensieri...
“- Ma come ho potuto resistere tutto questo tempo? Perchè ho permesso ch'egli s'impadronisse della mia mente, della mia essenza di profumo forte, libero di “ “Spigula aresta?”
Nel buio totale si chiede -” ma come ho fatto a liberarmi?”-
Non lo sa e non riesce a rammentare
Solo l'idea d'esser libera alleggerisce ogni altra pena.
Si guarda attorno incuriosita, scorge lo spuntone di roccia, quello al quale, un giorno si era aggrappata affidandole il suo destino, intrecciandone il percorso vitale in nome di un amore che era sbocciato colmando di ulteriori gemme i suoi sogni primaverili...
Una crepa si è formata laddove la teneva prigioniera. Una strana crepa, simile ad una bocca spalancata in un urlo di sorpresa, d'inattesa sconfitta, di perdita di dominio su quella tenera, stupida, egoista pianta.
Dalla crepa un vomito di pietruzze lancinanti come punte di frecce cercano, ancora una volta, di raggiungerla per ferirla, incuterle insicurezza, paura d'essere rinchiusa in un ingarbugliato bozzolo intessuto di sottili fili che le aveva plagiato la mente...
Tea lo guarda. E' immobile, orribile a vedersi. La giovane donna non prova paura ma nemmeno pietà. alcuna pietà...
Un cane si avvicina...fiuta...disturba la quiete di quel silenzio con il suo abbaiare.
Di corsa arrivano uomini in divisa.
“ Commissario...qui ci sono i corpi...l'uomo ha ucciso prima la moglie e poi si è suicidato. La donna ha cercato la fuga, strisciando ferita, tra i cespugli di lavanda selvatica.








20 dicembre, 2017

poesia premio "Giulio Cossu" concorso Lungoni Santa Teresa di Gallura



L'àlburu di l'amori ...con traduzione
gallurese-coghinese
Lintori
in lagrimmi di tristura,
sbrindula
nant'a li balconi
agrisat' a lummi di luna e soli,
chi un tempu li carignàa
briosi d'amori.
Appaltati
d'alligria e dulzura...
occi
...spampanati i lu nienti
trìmmani afflitti
in scurriati di colpi ...
...chena pàsigu tulmenti...
nant'a lu 'uleri assugitatu...
da furria di dumìniu...
...Era amori.
A notti...
un silènziu intumbidori,
rintrunendi
che tocchi di campana,
dugn'attimu cumpassa
fin'a l'albori...
Che mariposa,
libarata da riistimentu ,
sciuttati l'ali
bola in altu
... in lizer'alenu...
- T'hai presu tuttu di l'esse meu,
li spiranzi di la ciuintura,
undi amori rimmàa
cun li culuriti sònni di lu mè cori...
Pòaru, zappulatu da li tò misari sintori,
sutt'a li frundi,
banduleri
andi
carizzendi lu cori
cù li nostri nommi sculpiti...
...mi zilchi...
E' taldu....parìa Amori!-
L'albero dell'amore
Rugiada
come tristi lacrime,
piove
sopra le finestre
oscurate alla luce di luna e sole,
che una volta le accarezzava
gioiose d'amore.
Abbandonati
da gioia e dolcezza....
occhi
...sbarrati sul nulla,
tremano angosciati
da sferzate di colpi....
... tormenti senza quiete..
sulla volontà assoggettata
da un violento dominio...
... Era amori.
Di notte...
un silenzio assordante,
rintronando
come rintocchi di campana,
cadenza ogni attimo
fino all'alba...
Come farfalla,
che emergendo dalla crisalide,
asciugate le ali
vola verso l'alto
...con leggero fiato...
- Ti sei preso tutto del mio essere,
le speranze giovanili
dove l'amore faceva rima
con i sogni colorati del mio cuore...
Povero, con le toppe dei tuoi miseri sentimenti,
sotto le fronde,
vagabondo
vai
accarezzando il cuore
con i nostri nomi scolpiti...
...mi cerchi...
E' tardi...sembrava amore!-

premio per poesia innovativa e sperimentale


19 ottobre, 2017

poesia...e arriva l'inverno con traduzione

...E arria lu Arru...cun traduzioni
Passaderi di nia
sulcani li pili;
che roca di granitu
sculpita da 'entu e da soli,
è la cara.
Dugna tratta
è un signu
di lu tempu,
di li 'iritai
pisuti
labirintati
i li cuzi di la menti,
chi piggiani
li spaddi
cun lu pesu
di li foddi molti.
Nant'a l'òcci l'umbri
d'un soli dall'albori
di fritta sulitài.
TRADUZIONE
..E arriva l'Inverno...
Sentieri innevati
solcano i capelli;
come roccia di granito
scolpita dal vento e dal sole,
è il volto.
Ogni crepa
è un segno
del tempo
delle verità
grevi
perdute nei labirinti
di angoli della mente
che schiacciano
le spalle
con il peso
delle foglie morte.
Negli occhi le ombre
d'un sole che sorge
di fredda solitudine


16 ottobre, 2017

Racconto..."menzione d'onore"

menzione d'onore Ozieri logudoro 2017
Contu “Lu filu taddatu"
Mariedda si scita intrimminuta.
Da lu balconi 'idi lu soli chi, spiriendi da daretu la muntagna, n'arruia la crista.
-“ è lu dì nou!”- Suspira, cun bozi accansita, allunghendi la manu p'azzindì la luzi e figgiulà la svèglia. Ha drummitu dui ori.
Lu dulori di capu chi l'ha fata falà spinta s'è alliviatu, s'è puru appàsigata la suttrinata di pinsamenti chi l'ani tentu tutta la notti l'occi abalti commu li lampioni azzesi chi, a l'intrinata. illumminiggiani la piazza i la dì di la festa di lu “Santu”.
Che riu in piena, 'assendi da la diga, brinca nant'a li rocchi e midd'impidimmenti, pultendisi infattu lu gh' intoppa, p'arrià libbaru e pàsigu a fundu di monti, cussì la mimmòria di Mariedda, sbarraddi li paratii, scurri libbaramenti trasginendi màggini ciusi invanu in fundu all'anima, undi si paldi ugna gridu di dulori.
Sò già dui anni chi la cioana ha taddatu lu filu d' un amori natu da steddita.
Aggiutata da Mattia, la suredda maggiori, s'era dispiduta 'ultendi li spaddi. Chèna un faetu né un salutu, aia truncatu lu filu chi la liàa a iddu.
Iddu, sulittàriu che l'Ottùgnu,cun passu accansitu andàa e turràa adananzi e in daretu pa' l'azza di la spiggia.
-“ Pà commu la 'igu eu è giustu cussì!”-
Rispondi a la suredda chi scredula la prigonta lu palchì di chiss'abbandonu impruisu, palchì sbuità la casa di dugna pignu chèna lassà una tratta di spiranza di turrà.
-”Stà accultu a iddu è pal me un suffrimentu cuntìnuu, d'allongu, a pogu a pogu, l'araggiu a smintigà. Iddu ha li disvii sòi!”-
-“Ma iddu nò ha culpa!”-
“ Non sogu in zilca di culpi, eu non sogu più la stessa passona, da me si sò appaltati l'alligria e la dulzura!”- Rispondi dizisa pa' cumpirì lu cuntrastu.
La sò cara non v'ha sestu di tulbamentu.
Solu lu cori sbrindula lagrimmi saliti nant'a la tratta di l'abbandonu chi l'è turrendi a la casa 'eccia i lu stazzu di la muntagna i l'Alta Gaddura, und'era nata.
Una dì da fatu a l'alta, Mariedda zilca di smintigallu impignendisi in trabaduzi di cusgignu, ricammu, pintendi o aggiutendi li steddi di la scola a fà li compiti. La dì è più fazili ma...la notti, appena cala l'occi, n'intendi lu 'essu ingirialla i la brumma di lu sonnu.
Abali s' è arresa. Sussigata i lu lettu, strignendi un capitali in mezu a li brazzi, la cara puggiata nant'a lu muddizzu, ciudi l'occi pà dà lu passu a la bozi amata chi, scansendi da la beltula di la mimmòria, li lisinga l'aricci di ciuccìi imbriziuliti.
Frimmini li tivi di la stedda ammintendi lu prufummu chi solu iddu ha...folti che maccia di chessa, che pinu piggiatu da lu 'entu, che multa fiurita. Lu sò rispiru l'acarizza dilicatu che pètali di rosa in lizeri 'entarettu di branu o folti e pussenti che maistrali la ghinduleggia cun bulioni di 'entu in gioghi magliài...idda accansita sussiga i li sò brazi, l'occi palduti i l' azzurru di l'occi d'iddu...ed è la pazi... elmosa pazi.
S'erani cunnoti unu stadiali. Mariedda era una steddita tìmmida, risilvata, no' era mai isciuta da lu stazzu.
Lu babbu, non aendi acculdatu cù li fraddeti di curà la “roba” ereditata da li maggiori, s'era allungatu da lu stazzu pa' fà lu fabbricammuru in zittai.
Cun la bona 'uluntai, in poc'anni, era passatu da maniali a capumastru, fin'arrià a trabaddà i la costa commu imprisariu.
Paltìa, cù lu càmiuncinu lu luni chizzarettu pà turrà lu sabatu a sirintina. Trabbaddendi di bona 'uluntai s'era arricutu. Poi d'aè fattu middori pa' la casa s'aia cumparatu una màcchina pa' pultà in giru la familia. Ugna duminiga pà Mariedda, Mattia e la mamma era veramenti festa. Andàani a visità li parenti i l'alti stazzi e a li festi paisani. La màcchina noa aia mutatu in meddu la 'ita di tutti
Una duminiga la mamma scitta chizzaretu li fiddoli – "appruntetivi lestri ch'oggi aemmu di fà una passizzata allongu!"
-“undi andemmu?”- Dummandani Mattia e Mariedda. -“ Sssss! Undi polta un camminu nou!”- rispondi lu babbu fendi d'occi a la mudderi chi cunnosci lu sigrettu.
“ Sarà un'impruisata, !” Ridini abbrazzendi li fiddoli.
Lu 'iaggiu è longu. Poi fatti li culvi i la custera di la muntagna, falendi e alzendi pa' piani e muntiggeddi arriani i la Bassa Vaddi di lu riu Coghinas. Li steddi curiosi figgiulani la strada piana chi passa in mezu a l'olti uldinati che quadri pintati.- “ Abali pristeddi attinzioni, vi semmu!” dizi lu babbu piddendi una culva manna. A la fini di la culva impruisu si 'idi... lu mari... zelu e mari. La strada cumpri in una custera alta, infitta dugna pianta bassa di la maccia e in mezu, che cuccummeddi, si 'idini caseddi bianchi cun scalini di mattoni rui chi falani a la spiaggia. A Mariedda e Mattia manca lu faetu pa' la maraìglia. Arressa la màcchina, l'ommu aggiuta li steddi, un pogu abbaddinati poi anda pà un sintieru di rena in mezu a rosi marini fiuriti fin'arrià a una casedda tutta tarrazzi e balconi manni. Fatti tanti scalini, pidda da la busciacca una ciai e abri la gianna- “ - “Benvinuti a la casa noa!”- . Dizi emmuziunatu.
Li steddi li saltani a lu coddu. Screduli ma cuntenti figgiolani la casa ma...lu disizzu più mannu è falà a lu mari, camminà i la rena....
La mamma si poni lestra a priparà lu gustà. Lu babbu polta li steddi a la spiaggia
Fatti li scalini s'arreggini. L'ommu acciappa cuntrastu cù li 'izinanti, clienti soi. Tantu chi li manni ciarrani l'alti steddi giogani.
Mariedda è ammaliata da la biddesa di un''ucciadda azzurra chi la figgiola e gittendi ciòcculi nant'a la rena la cunbida a giugà
Scàganaddi d'alligria chi si pesani ill'aria, dani a la stedda lu curaggiu d'accustassi a lu giogu. A pogu a pogu, s'accultiggia a chissu ucciata azzurra chi carizzendili li manareddi, la cumbidda aunissi cun l'alti steddi.
Una duminiga da fattu all'alta Mariedda pidda cunfidenza cun l'ammigu nou.
Insembi ridini brinchendi e capriulendi. Idda lampa la palla e iddu vi la furria nant'a li peddareti. Mariedda curri cuntenta , libbara che gabbianu in bolu. Idda è sempri timmida e l'ammigu nou si dielti a fall'arrabbià. Impruisamenti li poni l'anchetta e la fà cadì, o li distruggi li casteddi di rena. Mariedda currendi unde la mamma: - sei malu, non ti 'oddu più!- Li dizi. Poi s'appazani.
Lu tempu scurri e più scurri e più cresci l'amicizia, la cunfidenzia tra iddi, fin'a divinì amori.
Mariedda cunfida a iddu ugna pinsamentu, ugna dubbiu o sigretu di lu cori chi fiuri a lu branu di la 'ita. Arriata all'universitai la stedda ha lu cunsensu d'andà a stà cù l'amori sòiu, i la casa chi l'ha 'istu nascì e criscì i lu tempu. Presa da chiss'amori agatta la sirinitai d'andà nant'a la noa tratta chi signa lu camminu di la 'ita sòia.
Una sirintina la luna e li stelli briddani sileni. Mariedda cammina nant'a li rocchi pà calmà la tinsioni d'un esami chi l'aspetta l'indumani.Cunnosci ugna passu di chissa passizzata tantu da pudella fà a occi ciusi ma...scadrieggia e cadi...è sola...Iddu drommi banzigatu da la luna.
Mariedda arreggi chinzi lu riu d'ammenti pa' figgiulà lu soli chi abali s'è acciaratu da la muntagna. La cioana surridi a lu cantu di lu giaddu, a lu sonu di la campana di la gesgia chi salutani lu dì nou.
Dapoi di dui anni ha gana di ridì, di turrà a la casa, di fassi paldunà ...e poi?...Poi ponarà infattu a lu tempu
“ Mattia, Mattia!” ciamma a bozi altina la suredda ch'è in cuzina priparendi lu smunzu.
Mattia assucunata s'acciara a la gianna -“ dimmi, stai be'? Dummanda
” Si, si!”...Priparammi e poltami a la casa und'è iddu!”
Mattia è scredula. In chissi dui anni ha prigatu Deu di falli chissa grazia e abali a l'impruisu...
Lestra agiuta la suredda. La posa i la macchina e i lu sedili di daretu, pà la primma 'olta, assenta la catrèa cun li roti.
Mariedda trimma pà l'emozioni.Ciudi l'occi, stantu chi lu cori batti chèna frenu.
Poi la culva manna lu 'idi...E' sempri beddu, in iddu si spiccia lu soli..è lu sò amori...lu sò Mari .
Mattia la pidda in brazzu e s'incammina i lu sintieru di macci e di rosi marini, chi polta a la spiaggia.Mariedda aisetta chi l'unda l'arria a li mani. Un suspiru di 'entu miscia sbrinduli di lagrimmi cun sbrinduli d'unda....ed è ancor'amori.


Racconto “Il filo spezzato”
Mariedda si sveglia di soprassalto.
Dalla finestra vede il sole che, affacciandosi da dietro la montagna, arrossa la cima. -“ E' il nuovo giorno!”-
Sospira con voce stanca mentre tende una mano per accendere la luce e guardare la sveglia che segna l'ora. Ha riposato solamente due ore.
Sente alleggerito il mal di testa che l'ha fatta crollare nel sonno così come si è calmata la scossa di pensieri che le hanno tenuto tutta la notte gli occhi aperti come i lampioni che, al calare della sera, illuminano la piazza nel giorno della festa del Santo Patrono.
Come fiume in piena travasando dalla diga,scavalca rocce e mille impedimenti trascinando appresso tutto ciò che trova sul percorso per arrivare libero e sereno alla valle, così i ricordi di Mariedda, rotte le paratie, scorrono liberamente trascinando immagini invano chiuse nel fondo dell'anima, dove si affossa ogni grido di dolore.
Sono trascorsi due anni da quando la giovane ha spezzato il filo di un grande amore nato da ragazzina.
Con il supporto di Mattia, sua sorella maggiore, si era allontanata voltandogli le spalle, senza una parola, né un saluto aveva spezzato il filo che la legava a lui.
Lui, solitario come l'Autunno, con passo stanco andava avanti e indietro sulla battigia.
- “ Per come la vedo io è giusto quel che sto facendo!”- Risponde alla sorella che incredula le chiede in perchè di quell'abbandono improvviso, perchè portare via dalla casa ogni traccia della sua presenza senza lasciare un segno di speranza nel ritorno.
- " Stargli accanto è per me una sofferenza continua, allontanandomi poco per volta lo dimenticherò, lui ha i suoi diversivi!"-
-" Ma lui non ha colpa!".
- " Non sto cercando colpe, io non sono più la stessa persona, da me si sono allontanate l'allegria e la dolcezza!"- Risponde con fermezza per porre fine alla conversaione.
Nel suo viso non vi è alcuna traccia di turbamento. Solo il cuore piange lacrime salate sulla strada dell'abbandono che la sta riportando alla sua vecchia casa in uno stazzo nelle montagne dell'Alta Gallura, dove era nata.
Giorno dopo giorno, Mariedda si sforza di scordarlo impegnandosi in lavori di cucito, ricamo, dipingendo, aiutando bambini a fare i compiti scolastici. Di giorno è facile ma...alla sera, non appena cala le palpebre, lo sente con tutto il suo essere avvolgerla nella nebbia del sonno.
Ora si è arresa.
Stesa sul letto , stringendo un cuscino tra le braccia, il viso poggiato sul morbido, chiude gli occhi per lasciar passare la voce amata che, uscendo dalla bisaccia della memoria, le solletichi le orecchie con bisbigli sensuali.
Fremono le narici della ragazza nel ricordare il profumo che solo lui ha...forte come quello del lentischio, come il pino piegato dal vento, come il mirto in fiore. Il suo respiro l'accarezza delicatamente come petali di rosa mossi da leggero vento primaverile oppure forte e potente come il maestrale, l'attorciglia con vortici di vento in giochi intriganti ...lei stanca si rilassa tra le sue braccia, lo sguardo smarrito nell'azzurro dei suoi occhi...ed è la pace...tenera pace.
Si erano conosciuti un'Estate. Mariedda era una ragazzina timida, riservata. Non si era mai allontanata dallo stazzo. Suo padre non avendo raggiuunto un accordo con i fratelli su come curare "la roba" ereditaata dai genitori, si era allontanato dallo stazzo per fare il muratore in città. Con buona volontà , in pochi anni, da aiutante era diventato capomastro fino ad arrivare a costruire lungo la costa come impresario. Con il camioncino partiva al mattino presto del lunedì per ritornare alla sera del sabato. Lavorando a tempo pieno aveva migliorato la sua condizione economica. Dopo aver apportato modifiche alla casa, aveva comprato una macchina per portare a spasso la famiglia. Ogni domenica per Mariedda, Mattia e la madre era veramente un giorno di festa.. Andavano a visitare parenti in altri stazzi e alle feste paesane...La macchina aveva migliorato la loro vita. Una domenica la mamma sveglia presto le figlie - " preparatevi in fretta perchè oggi faremo un viaggetto lungo!" -" Dove andiamo?"- chiedono Mattia e Mariella. " Ssssss! dove porta una strada nuova!"-
Risponde il padre strizzando l'occhio alla moglie che conosce il segreto.
- " Sarà una sorpresa!" ridono abbracciando le figlie.
Il viaggio è lungo. Terminate le curve che costeggiano la montagna salgono e ridiscendono da colline a pianure fino ad arrivare a La Bassa valle del fiume Coghinas. Le bambine osservano con curiosità la strada in pianura che passa in mezzo agli orti ordinati come se fossero dipinti. -" Adesso attenzione stiamo per arrivare!"- dice il padre nell'affrontare un curvone. Alla fine della curva, improvvisamente vedono...il mare...solo cielo e mare. La strada termina in una costa alta, ricca di ogni sorta di arbusto della macchia mediterranea e in mezzo, come funghi, si vedono casette bianche con gradini rossi che portano al mare. Mariella e Mattia ammutoliscono di meraviglia. Fermata la macchina, l'uomo aiuta le bambine frastornate poi le guida per un sentiero sabbioso tra rose marine fiorite fino ad una casetta tutta terrazzi e finestroni. Fatti alcuni scalini , toglie un mazzo di chiavi dalla tasca e apre la porte - " Benvenute alla casa nuova !"- Dice emozionato.
Le bambine gli saltano al collo. Incredule ma felici vanno alla scoperta della casa ma...il desiderio primeggiante è quello di scendere al mare e camminare sulla sabbia.
La madre, velocemente, si mette a spadellare il pranzo. Il padre accompagna le bambine in spiaggia. Discesi gli scalini si fermano. L'uomo chiacchiera con i vicini di casa, suoi acquirenti. Nel frattempo che gli adulti chiacchierano gli altri bambini giocano. Mariedda è attirata da uno sguardo azzurro che la fissa e gettando conchiglie sulla sabbia la invita a giocare.Grida gioiose che si spandono nell'aria incoraggiano la bambina ad avvicinarsi al gioco. Pian, pianino si accosta a quello sguardo azzurro che accarezzandole le manina, la invita ad unirsi nel gioco con gli altri bambini.
Una domenica dietro l'altra Mariedda acquisisce maggior confidenza con il suo nuovo amico.
Insieme ridono saltellando o facendo le capriole. Lei lancia la palla lui gliela rigetta sui piedini.
Mariedda corre felice, libera come gabbiano in volo. Lei è sempre timida e il suo nuovo amico si diverte a stuzzicarla con degli scherzi. All'improvviso le fa lo sgambetto per farla cascare o le distrugge i castelli di sabbia. Mariedda corre dalla mamma - " sei monello, non ti voglio più !"- dice. Poi fanno pace. Passa il tempo e più avanza e più cresce l'amicizia, la confidenza tra i due fino a mutarsi in amore. Mariedda gli confida i pensieri, i dubbi o i segreti del suo cuore che sboccia alla Primavera della vita. Arrivata a dover frequentare l' università i suoi acconsentono che la giovane vada a vivere nella casa che ha visto nascere e crescere quel grande amore. Presa da quell'amore la ragazza trova la giusta serenità per procedere sul nuovo percorso della sua vita.
Una sera nel cielo brillano serene la luna e le stelle. Mariella passeggia sulle rocce per calmare la tensione per un esame che sosterrà l'indomani. Conosce ogni passo di quella passeggiata tanto che potrebbe farla ad occhi chiusi ma. ..inciampa e cade...è sola...lui dorme cullato dalla luna.
Mariedda ferma qui il fiume di ricordi per guardare il sole che adesso si è affacciato dalla montagna. La giovane sorride nell'udire il gallo cantare insieme al suono delle campane della chiesa che salutano il nuovo giorno.
Dopo dui anni ha voglia di sorridere, di ritornare alla casa, dal suo amore...farsi perdonare e poi?...Poi seguirà il tempo.
-" Mattia, Mattia!" chiama sua sorella che è in cucina a preparare la colazione. Mattia preoccupata si avvicina alla porta -" stai bene?" chiede
-" Si, si, preparami e portami a casa da lui!"- Mattia è incredula. In quei due anni ha pregato Dio di concederle questa "grazia" ed ora inaspettatamente....
Svelta aiuta la sorella. La siede nella macchina e nel sedile posteriore, per la prima volta, sistema la sedia con le ruote. Mariedda trema per l'emozione. Chiude gli occhi mentre il suo cuore batte forte, libero da freni.
Dopo la grande curva lo vede...è sempre bello ...in lui si specchia il sole..è il suo amore...il suo Mare.
Mattia la solleva con le braccia e la porta per il sentiero di rose marine fino alla spiaggia.
Mariedda attende che l'onda arrivi a lambirle le mani.
Un sospiro di vento mescola gocce di lacrime con gocce d'onda. Ed è ancora amore.
















































Un amore spezzato.

Toa si sveglia di soprassalto.
Il sole nascendo da dietro la montaggna ne arrossa la cresta.
L