La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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22 aprile, 2017

Poesia...Zapatos Rojas



Poesia

(Scarpette rosse)

Aspettare l'alba
che porterà un nuovo giorno
e poi il tramonto
che porterà un'altra notte.
Negli spazi d'attesa
un silenzio assordante
scandisce ore
minuti
attimi
che scorrono eguali
sepolti
tra livide mura
E tu
che proteggevi
l'essenza del mio " io"
tu
plasmato dal mio pensiero
intriso di giovinezza
forgiato d'amore
dipinto di sogni
d'attese impreziosito
or vaghi,
in rabberciate pezze
di visibile nullità
tra le fronde
d'un salice che piange
sulle mie
solitarie
scarpette rosse.


di

poesia...lo stazzo

Lo stazzo
Sorge l'alba sopra i muri sbiaditi
delle casette abbandonate e mute,
nello stazzo solitario
cantano l'erba, i cespugli e le fronde
al sospiro del vento
dondolando.
Smarrite si son nel tempo
chiassose tracce di vita
di quando, una mano per l'altra,
si condivideva la povertà
unendo il vicinato
in rispettosa armonia.
Quante lune hanno vigilato
le donne impastando grano
mentre la famiglia nella notte
rincorreva sogni colorati.
Profumava l'aria di pane caldo
quando,
prima che cantasse il gallo,
a casa ritornavano
con in testa i canestri
Rianimavano svelte il fuoco,
preparare il cibo agli uomini
che con la bisaccia sulle spalle
dal lavoro faticoso segnate
andavano alla giornata
Passavano i carri, muggivano i buoi...
il vicinato si animava al sorger del sole.
La vita seguiva del tempo ogni stagione.
Alla sera, sui volti
si spandeva la fiamma del camino
alimentata dai racconti degli anziani,
custodi delle tracce della storia
Uno dietro l'altro, insieme agli anni,
come foglie in Autunno,sono volati gli anziani.
I giovani si sono allontanati
a cercar lavoro in terre lontane.
Adesso, quando scende la sera,
nel silenzioso, freddo stazzo
piange la brina di solitaria malinconia.





01 febbraio, 2017

poesia...La via della salvezza

La via della salvezza

Ombre
disperate
errano,
in cerca d'appiglio,
nel buio
d' una
sepolcrale stiva
tra statue marmoree
che
come fredde stalattiti
gocciolano
amaro
su piedi stanchi
di corpi ignudi
avvinghiati
al filo del domani.
Dalle sentine
appozzati miasmi
di corpi stipati
di morti viventi
di virgulti stretti
nella morsa
d'un ultimo abbraccio
ad un caduco sogno
di sole raggiante
in nuova mattina,
annunciano
la speme
infranta
nell'acre odor
di latrina.



26 dicembre, 2016

Poesia...è scesa la sera sul Natale



E' la sera di Natale
le strade son deserte
in alcune case
le famiglie raccolte
in altre
le luci spente.
Sull'asfalto bagnato
le luminarie
ora scintillano
come sorrisi
di chi ancora spera,
ora spenti
come chi la speme
ha perduto
e non ricorda più
né dove, nè quando.
Si dice che il Natale
sia la gioia dei bambini,
bè! allora è facile
“per poche ore
saremo tutti bambini”.
Ma quali?
Quelli terrorizzati,
sui barconi,
in mezzo al mare,
quelli venduti
ai mercanti del sesso
o per i trapianti,
altri
inconsce mine vaganti,
i bambini soldato
all'odio e alla guerra forgiati,
oppure
bambini
che chiedono elemosina
o spacciano droga
ai bordi delle metropoli,
e i figli “pacchetti”
delle famiglie allargate,
i bambini terremotati
o quelli in ospedale ammalati?

Quale bambino?....
Sarò
semplicemente,
“io”





21 dicembre, 2016

Poesia...quando il Natale profumava...di semplicità




Il Natale
Aveva un profumo speciale
se chiudo gli occhi
ancora lo sento,
dal presepe
provenire intenso.
Il muschio
appena raccolto,
essenza di sottobosco,
Casette, botteghe e ponticini
preparati,
da grandi e piccini,
con corteccia di sughero
caduta al suolo,
dimora di funghi colorati,
di terra umida profumati
Cespugli
di aghi di pino marittimo
intrecciano
l’intensità
del loro acre odore,
con la fragranza delle pagnotte
appena sfornate
che
emanano le montagne
di sacchetti di carta
appallottolate.
Le statuine,
di gesso colorate,
con il loro immoto andare,
su sentieri di farina e riso
guidano alla capanna
la gioia splende sul loro viso
Tra cespugli colorati
di corbezzolo e mirto,
pastori, pecorelle
salutano “il Bambinello”
con Giuseppe e Maria
il bue e l’asinello
I sensi colgono
i profumi del Natale
In rinnovata gioia, del rimembrare,
Il cuore
palpita di Divino Amore





11 dicembre, 2016

Viva la R.A.I ci fa crescere sani.. ultima parte


In attesa che gli uomini rientrassero dal lavoro, le donne “del vicinato” si riunivano sempre, in qualsiasi stagione. Durante le ore lunghe e tediose dei freddi pomeriggi invernali si alternavano in casa dell'una o dell'altra, ai primi tepori e nei nei caldi pomeriggi estivi cercavano fresco all'ombra delle piante nei giardini.
Chiacchieravano mettendo a confronto “problemi” del vissuto quotidiano : la casa, la famiglia, i figli, la cucina, i dolci per le feste, racconti dei tempi andati, nel frattempo, le mani erano impegnate a rammendare, cucire, ricamare, filare la lana con il fuso o a lavorarla con i ferri.... mai inoperose né mani, né lingua.
Noi bambini giocavamo nell'androne, se fuori pioveva, altrimenti sulla strada. Ai tempi era normale poiché le macchine, non si erano ancora impadronite di quel territorio così ricco di “input vivendi “
L'avvento della televisione modificò leggermente gli orari e arricchì di nuovi argomenti le chiacchierate “condominiali”
Poche famiglie possedevano il televisore. I primi in commercio avevano un prezzo poco accessibile ai redditi bassi degli anni '50.
Essendo molto sentito il senso della condivisione, dello stare insieme i fortunati che lo possedevano condividevano il piacere di vedere i programmi di “mamma R.A.I.”con chi non aveva la tivù, con la stessa spontaneità con cui si mettevano a disposizione, per il “ricevimento/ pranzo del fidanzamento o matrimonio di un/una giovane di una delle famiglie del gruppo, le tovaglie, i piatti i bicchieri, le posate.
Alle cinque pomeridiane riunione di bambini davanti alla tv.
Le famiglie, alla sera, cenavano prima del previsto e, dopo aver addormentato i bambini, gli adulti, ivi compresi i mariti, si recavano dal vicino “fortunato”
-e permesso, si può?-
chiedevano entrando dalla porta centrale per dirigersi verso la camera dove erano sistemate le sedie per accoglierli.
-Accomodatevi!...benvenuti!!
Ricevevano in risposta, come se non si fossero visti da tempo.
Quell'appuntamento alla sera era “diverso” dagli incontri durante il giorno, era l'appuntamento con mamma R.A.I.
Ogni incontro era come una festa di compleanno.
A turno si portava di quel che si aveva: fichi secchi, katò di mandorle tostate, castagne...sia per ricambiare l'ospitalità dei padroni di casa che per sgranocchiare insieme
Le trasmissioni che potevamo vedere anche noi bambini le ricordo con tanta malinconia : “lascia o raddoppia” con un incomparabile Mike Bongiorno, “il musicchiere” con Mario Riva...e i romanzi? “i miserabili” , “ottocento”... non scordo “il telegiornale” Diverse persone non avendo frequentato la scuola non sapevano scrivere ma nemmeno leggere.
Un “mezzo busto” dalla faccia credibilmente seria leggeva le notizie per tutti, descrivendo immagini di città sconosciute o conosciute solo per nome.
Mamma R.A.I. Aprì un corso di studio per “adulti analfabeti”... “non è mai troppo tardi” con il grande maestro Manzi che insegnò a leggere e scrivere anche ai “vecchietti” italiani
Si guardava , ascoltava, si partecipava con occhi meravigliati come di fronte ad una finestra aperta sul mondo della cultura, della musica, del rilassamento, dell'apprendimento
La tivù cultura alimentava nuovi argomenti pomeridiani tanto che le mani andavano sempre più veloci, quasi ad accorciare il tempo che li separava dall'inizio delle trasmissioni e poi c'erano da svolgere gli esercizi del maestro Manzi...tutti con il quadernetto, il lapis e la gomma ad esercitarsi seduti accanto ai bambini

Durò poco, come ogni bel sogno.
Tra gli anni sessanta,settanta una selvaggia industiralizzazione crea dei veri smottamenti nelle abitudini degli italiani
La televisione entra in tutte le case
Aumentano i canali, alla R.A.I. si affiancano le tivù commerciali, senza ad orario continuato e prive di fasce protetive
Mamma R.A.I. pian, pianino cresce come può, aumenta il numero dei canali, arriva il colore ma non basta, si adegua finchè soccombe sotto una valanga di tivù spazzatura

Per chiudere riporto una nota scrittami nel 2005 dalla madre di un mio alunno.
Gentile maestra
le chiedo di non interrogare la tabellina del due a mio figlio.......non ha potuto fare i compiti perchè, come anche lei saprà, c'era in televisione la serata finale del “GRANDE FRATELLO”
Cordiali saluti
seguiva la firma della mamma







07 dicembre, 2016

Viva la R.A.I ci fa crescere sani.. seconda parte


La televisione entrò a far parte della famiglia, in silenzio, senza turbare o disturbare.
Accettammo la televisione come un ospite gradito, colto, rispettoso ed educato.
I miei genitori oltre a seguire con occhio vigile i programmi leggevano gli articoli che i giornali dedicavano a quello che sarebbe diventato presto “il parente saggio” della famiglia italiana. A tavola riportavano i commenti - Tutto ciò che trasmette la R.AI. è filtrato da una severa censura che valuta secondo il codice di regole rispettose dei valori fondamentali del vivere civile della comunità di cui la famiglia è il fulcro fondamentale-
Sentetizzavano soddisfatti per i soldi ben spesi.
E si, i programmi non interferivano durante le ore dedicate ai “ doveri” del” quotidie” di ciascuno
Rispettavano l'età del pubblico offrendo programmi come attimi, di salutare pausa, mirati. Soprattutto teneva conto della sacralità del tempo che apparteneva alla famiglia. Niente trasmissioni al mattino.Gli uomini erano i primi ad uscire all'alba del giorno nuovo, dirigendosi ciascuno verso il posto di lavoro e non era ammissibile che la televisione distogliesse le mamme dalla doverosa cura della casa e della famiglia, mentre, i figli piccoli frequentavano la scuola e i più grandicelli la “scuola della vita” nelle varia “botteghe artigianali” (fabbro, bottaio, calzolaio, carbonaio, meccanico, capomastro.... ecc ) dove apprendevano un mestiere ma anche il rispetto dei ruoli ampliando l'interiorizzazione delle regole di vita che li avrebbero inseriti uomini nel sociale
Al mattino e nel primo pomeriggio lo schermo “dormiva” tra il formicolio delle lucette e con il suo gracchiante russare.
I programmi avevano inizio alle ore diciassette con la tivù dei ragazzi ad essere esatti era “la T.V. PER i ragazzi che veniva annunciata da una propria sigla musicale divenuta per certi versi storica: rulli di tamburo introducevano una marcia sulle cui note sfilavano figurine di bambini stilizzati ricavate da ritagli di giornali unite per la mano
Era la prima volta che un ente esterno alla famiglia o alla scuola si occupasse di loro.
Che ricordi!!!
Amatissimo “ le avventure di Rintintin”...”Zurlì il mago del giovedì” "Jim della giungla” “Lassie”
Zorro, Furia...
A me piaceva tutto ma i documentari sulla “natura” mi affascinavano in modo particolare.

Durante le vacanze estive, dopo pranzo era regola “il riposino pomeridiano”
Poi si giocava nel cortile in attesa delle diciassette che...non arrivavano mai.
Ogni pochi interminabili minuti chiedevamo a mamma
“ che ore sono? Quanto manca alle cinque?”
Fino a quando in risposta non ci arrivava una ciabatta.
Fu così che escogitammo un sistema onde evitare la richiesta o meglio la ciabatta.
Con un pezzo di carbone tracciammo un segno sul muro del giardino laddove il raggio di sole si spostava lasciando alle spalle l'ombra , la linea esatta che segnava le cinque del pomeriggio.
Per un po' funzionò, poi andammo a naso perchè con lo scorrere delle settimane, il sole alle cinque non era più nello stesso punto, se ne scostava un pochino di più tutti i giorni.
Prenderne atto fu molto importante, onde evitare la fatidica ciabatta.
Quando a scuola la maestra ci parlò del sistema della meridiana adottato dagli egiziani per misurare il tempo, mi venne da ridere pensando che bastava un impegno alle cinque del pomeriggio ed una mamma con una buona mira e la meridiana era fatta.
Non posso tralasciare il “Carosello”...oggi lo definirei “sana, educativa pubblicità”
E dopo Carosello, noi bambini, andavamo tutti a nanna, stanchi e contenti.






06 dicembre, 2016

Racconto...Viva la R.A.I ci fa crescere sani...


Prima parte


Avevo sette anni quando per la prima volta vidi la televisione. Era il 1957,
Mio padre arrivò con un signore che teneva faticosamente tra le braccia uno scatolone. Dietro seguiva un ragazzo con sulle spalle due confezioni di cartone lunghe e piatte.
Era un primo pomeriggio, lo ricordo bene perchè, mentre mamma lavava i piatti del pranzo io e i miei fratelli stavamo a fare i compiti seduti, attorno al tavolo della sala “buona”.
Mia madre era sicuramente informata dell'avvenimento” perchè aprì il portone a mio padre che precedeva i due, quasi li attendesse.
Dopo aver salutato, ci chiese di chiudere i quaderni e spostarci nell'angolo del salotto che avremo assistito all'apertura di un bel regalo per la famiglia
Era una situazione così insolita, per le nostre abitudini, che ubbidimmo in silenzio.
Dallo scatolone tirarono fuori una scatola più piccola, sul davanti aveva un vetro grigioe nel dietro un groviglio di lampadine e fili colorati.
Sembrava sventrato.
Mio padre annunciò l'avvento del televisore nella nostra casa e nella nostra vita.
Noi eravamo frastornati e incuriositi.
Il commerciante e il giovane, avvalendosi dell'aiuto di mio padre, aprirono tutti i cartoni e lavorarono con tubi, fili, cercando di capire le indicazioni sul foglio allegato al materiale di ciascuna scatola.
Noi stavamo buoni, buoni ad osservare
Dopo un tempo che mi sembrò lunghissimo, il televisore fu sistemato sopra un elegante carrello.
Il giovane liberò la sala da tutto il cartone, il commerciante fece accomodare tutti come al cinema e toccò un bottone. Per magia miriadi di puntini neri ed altri luminosi impazzirono sul grande “ occhio” detto “schermo “ accompagnati da un gracchiare di cornacchie impazzite. In un attimo l'uomo, tutto sudato, tolse il pannello dal retro della scatola-televisore e armeggiò con quella specie di lampadine che egli chiamava valvole”, poi dandosi un colpo sulla fronte
-scusate , avevo scordato che a quest'ora, non trasmettono, bisognerà aspettare fino alle cinque. Ritornerò per quell'ora a mostrarvi il funzionamento-
Disse risollevato.
Salutò per andare via
-non prima di aver brindato!” propose soddisfatto mio padre.-
Mia madre aprì lo sportello della credenza e tirò fuori un vassoio di pasticcini, le bibite ed i bicchieri.
Seguì il rinfresco per il battesimo del neonato televisore, il secondo che il commerciante aveva venduto
-Siete contenti bambini?, abbiamo la televisione!!!- chiese, soddisfatta per la sorpresa riuscita, mia madre.
Io che ero andata al cinema solo una volta per assistere alla proiezione del film “Marcellino pane e vino” non ricordavo la proiezione una cosa così sofferta e complicata.
-troppe formiche impazzite e troppo rumore!-
Dissi la mia.
I miei furbi fratelli tacquero, non saprò mai se ne sapessero quanto me.
-ma no piccola- mi da un buffetto sulle guancia il commerciante
poi, rivolto ai miei – bene, auguri e a più tardi-
All'ora stabilita eccolo di nuovo.
Ci accomodiamo nel salotto e attendiamo
L'uomo, con l'imponenza di un onorevole al varo di una corazzata, “strucca il botton”e come prima ecco il formicaio impazzito e il gracchiare..
Mi porto le mani alle orecchie. Non ne posso più.
E poi dalla scatola viene fuori la magia, una magia in bianco e nero.
L'immagine fissa di un cielo leggermente nuvoloso prima, poi lo schermo si anima con la punta di un' antenna che,dalla parte bassa dello schermo, sale pian,pianino verso l'alto mostrando tutta la sua imponenza al suono di un inno rimbombante di elementi orchestrali ed accattivante quanto l'inno Nazionale. Una signorina a mezzo busto, vestita, truccata e pettinata con sobria eleganza, dopo aver salutato, annuncia i programmi della serata indicando il pubblico al quale sono adatti.


























































































































04 dicembre, 2016

Attimi....Il Natale quando arriva, arriva...



La tele è accesa, prendo al volo un film che sta per cominciare e mi rilasso. Il tempo di leggere il titolo, il nome degli attori del “cast” e ...ed un'assordante pubblicità s'inserisce. Prendo il telecomando per fare zapping. Come da previsione, per cinque minuti su tutti i canali vi è la stessa pubblicità
E' tutta sul Natale.
Guardo ed ascolto con attenzione perchè sono curiosa di scoprire quale messaggio sul Natale un bambino può cogliere da tutte quelle immagini, canti, musiche fortemente e volutamente accattivanti. Voglio capire quanto del “messaggio” originale viene trasmesso dalla tele, la scatola magica che fa da baby-sitter, e a volte, molto spesso, sostituisce mamma e papà per diverse ore al giorno.
Il prodotto che maggiormente indica la festa del Natale è il panettone.
Il Natale è un'insieme di panettoni buoni...e festa sarà perchè consumando dei buoni panettoni si è tutti più buoni!!!
Mi sorge spontaneo un dubbio...ma Natale è la festa della bontà dei panettoni o dobbiamo essere tutti buoni e appetibili come i panettoni?
Ecco, c'è un Babbo Natale che invita a comprare prodotti che renderanno più bella la festa...Ma che si festeggia?
Lo scenario cambia. E, sarà Natale se si brinderà con bottiglie di spumante, avvolte, per l'occasione, in carta lucida, rossa, dorata.
Sotto un albero di Natale adornato di luminarie, luccicano pacchetti regalo tra i quali profumi che risvegliano assopiti sensi, decantati da una voce roca che sfuma nella fantasia.
Famiglie felici, papà e mamme sorridenti, deliziosi bimbi con in braccio il cagnolino vestito a renna chiedono – ma oggi è Natale?-
Rispondono dolcemente – nooo, ancora no!
Dalla lontana Pasqua arrivano, perfino, trenini di ovetti di cioccolato...tutto invita comprare, comprare, spendere, spendere
Perchè a Natale bisogna essere felici.....perchè Natale quando arriva arriva.
Ma chi è questo Natale? Perchè tanta festa? Quando arriva poi rimarrà per sempre gioioso nelle case o sparirà e tutti riprenderanno a correre nervosamente...- dai sbrigati che arrivi tardi a scuola!- mangia la zuppa!- se non ti sbrighi ti arriva uno sculaccione-.
Papà non trova i calzini nel cassetto e baruffa con la mamma che mi trascina con una mano perchè siamo in ritardo, con l'altra s'infila il cappotto e intanto tiene tra i denti la cartella con il lavoro per l'ufficio..
Natale dev'essere qualcuno veramente importante ... rende tutti felici e buoni.
Spengo la tele e cerco nella memoria i miei Natali di bambina.
Non c'era la televisione.
Tutto l'anno aspettavamo il Natale, perchè sarebbe nato Gesù Bambino.
Il figlio di Dio, bambino come noi!!!!
Egli la notte tra il 24 ed il 25 Dicembre avrebbe portato dei doni ai bimbi buoni.
Essere buoni, per noi bambini, era un impegno costante tutto l'anno ma a Dicembre ci mettevamo più impegno perchè Gesù si fermasse accanto al lettino e dopo averci accarezzati ci lasciasse un regalino.
Qualche giocattolino ma, soprattutto, capi di vestiario.
Le scarpette nuove o il cappottino, un vestitino da indossare e mostrare ai compagni alla Messa del giorno di Natale, quella celebrata per i bambini.
La settimana che precedeva il Natale le mamme preparavano i dolci.
All'uscita dalla scuola si correva a casa, passando per le vie che profumavano di biscotti, pirichiti, papassini ...ed era già il profumo del Natale.
Ad ogni consegna della mamma ubbidivamo immediatamente, senza farle ripetere la richiesta due volte.
Così si facevano velocemente i compiti, non si litigava tra fratelli, non si faceva la spia, non si dicevano parolacce e alla sera, buoni, buoni ci si lavava e andava a letto. Anche la mamma era più serena.
Il 23 Dicembre avevano inizio le vacanze natalizie.
Tutto il giorno ad eseguire i compiti per le vacanze intanto che la mamma riordinava e tirava a lucido la casa.
La mattina del 24 iniziava la festa.
La mamma tirava giù, da sopra l'armadio, lo scatolone con le statuine di gesso del presepe.
Dal cortile si portava, in un angolo della sala, la cesta con il muschio che il babbo aveva raccolto durante le uscite nel bosco a caccia di lepri e selvaggina.
Per terra mettevamo del cartone, con le buste del pane fatte di robusta “cartastraccia” preparavamo le montagne, dopo averle appallottolate.
I rimanenti spazi si coprivano con il muschio, con la farina si segnavano i sentieri sterrati che avrebbero condotto verso la capanna della natività.
La capanna. Sento ancora l'emozione di allora, quando porgevamo legnetti, cortecce di sughero, e paglia per costruirla.
Poi ogni bambino, a turno, metteva le statuine spiegando la motivazione della scelta fatta.
Giuseppe e Maria avevano il posto obbligatorio accanto alla culletta di paglia in attesa del Bimbo Gesù che, il babbo sistemava al tocco della mezzanotte quando, cacciato il sonno invadente, si cantava “Tu scendi dalle stelle...”
Alle loro spalle il bue e l'asinello e poi sparsi i pastori le pecore , il contadino, il cacciatore...Con lo specchio si faceva il laghetto per le papere, e con la carta velina rossa si “accendevano” i fuochi. Accanto alle montagne, casette di cartoncino formavano il paese prescelto da Dio, Betlemme. Accanto alle casette si sistemavano i laboratori dei mestieri, il fabbro, il calzolaio...Più si riempiva il presepe più ci luccicavano gli occhi, nel cuore la gioia e tutt'intorno l'amore del Natale fermentato dai canti e dalle preghiere che mamma c' insegnava.






26 novembre, 2016

Poesia...my way

https://youtu.be/d1yfX6VnrSU


Sulle note di “my way”
concerto per violini

Poesia

A MODO MIO...

Nubi grigie
gravano minacciose
sul muro del silenzio
ove il riso e il pianto
si perdono
alle spalle del vissuto
tra i viali del labirinto
nel segreto limbo
dove
la speranza
si spezzò le ali.
In lontananza
vibrano
note di violini
“my way”...a modo mio
Dall'anima
colta di sorpresa
sale
il profumo intenso
di sfioriti ieri,
di vuoti
mai colmati,
di attimi perduti
tra sbiaditi sipari
di scene fisse,
mute
di parole mai dette.
“A modo mio, a modo mio!”
ondeggiano nell'aria i violini,
dal mio cielo
si allontanano le nubi
risorge la speranza
perchè
a modo mio
ho amato
ho riso
e ho pianto
ho avuto soddisfazioni
sconfitte
ma
per scelte fatte
come pensavo io!






06 novembre, 2016

Filastrocca per Lucrezia

Per Lucrezia

un passerotto, dalla Sardegna
arriva infreddolito a Milano
in tempo per il compleanno
di una bimba che è una delizia
la nostra nipotina Lucrezia,
Con il becco bussa alla vetrata
per posarsi
sul ditino della festeggiata
e, svolazzando
alla bimba attorno
cinguetta gli auguri
della nonna e del nonno
Sul ramo insonnolito,
di un albero nel giardino,
ascolta, attento, un cardellino,
prontamente
raccoglie il fiato
per radunare
tutti gli animaletti del prato
e dirigere con dovizia
un coretto per Lucrezia.
Arrivano insieme,
di tutta fretta,
la cicala, la formica,
una farfalla con la trombetta
il grillo canterino,
una talpa e un topolino.
Incuriositi,
anche i fiori dei prati
spalancano i petali brinati,
sorridono lieti al sole
formando un arcobaleno
di mille ed un colore.
Si svegliano pure
gli gnomi e le fatine
e con curiosità
ascoltano i loro amici
che scaldano le voci
con dei “do-re-mi-sol-fa”
chiedono
“ ma che bello! che preparate
con tanta delizia?”
Tutti in coro:
“non lo sapete?
Oggi compie sei anni Lucrezia!”
“corriamo sorelle
ad indossare i vestiti
scintillanti di stelle!”

Finalmente sono pronti.
In mezzo al coro
anche il sardo passerottino,
attento ai comandi
del maestro Canarino
che,
fatto un inchino,
batte tre colpi di bacchetta
e leggero come piumetta
un coro canta
con tenera grazia:
“ tanti auguri a te!
Tanti auguri a te!
Buon compleanno
Lucrezia
tanti auguri a te!”

“Evviva Lucrezia!
Nonna Tetta e nonno Antonio



19 settembre, 2016

Poesia...anima silente

Anima silente

Il silenzio dell'anima
è un grido.
Un grido
solitario
nudo
muto
tra ignava folla
Come boomerang
ti si ritorce contro
e ancora
e ancora
e fa male
un male silente
di gemito muto
che si appartiene
che ti appartiene
anima silente





08 settembre, 2016

Racconto Un amore spezzato

Un amore spezzato
Tea si svegliò di soprassalto. I primi raggi di sole sollevandosi da dietro la montagna ne arrossavano la cresta.
La donna guardò la radio-sveglia. Aveva dormito solamente un paio d'ore poi era crollata sotto il peso di pensieri e ricordi che l'avevano tenuta a lungo sveglia.
Come fiume che, dopo aver superato mille ostacoli, scorre serenamente nella valle verso la foce, ora anche i ricordi di Tea, liberi da catene, scorrevano davanti ai suoi occhi.
Erano trascorsi due anni da quando la donna, non più giovanissima, aveva abbandonato l'amore di tutta una vita. Con un taglio deciso gli aveva voltato le spalle senza una parole, una spiegazione, un saluto,
Invano aveva cercato di scordarlo, di cancellarlo dalla mente, dal cuore..ma lui era sempre presente in ogni attimo del giorno e alla sera, calate le palpebre lo vedeva svanire nella nebbia del sonno.
Chiuse gli occhi, per udire la sua voce solleticarle le orecchie con bisbigli sensuali, le narici fremere al ricordo del suo profumo, così particolare, forte, intenso che sapeva di alghe e di macchia mediterranea. Il respiro, a volte, leggero come zeffiro altre intenso come maestrale arrivava alla donna come zaffate di onde delicate, tenere, lievi o forti e possenti a cui si abbandonava in un desiderato vortice di giochi sempre più intriganti e appaganti.
Infine la donna, si abbandonava tra le sue braccia, lo sguardo perduto all'orizzonte dell'azzurro degli occhi del suo amore.... ed era la pace, la pace in cui ritrovava se stessa.
Il loro fu un amore a prima vista.
Si conoscevano sin da bambini.
Tea, esile, timida, lo aveva incontrato un'estate. Lui scherzava sorrideva e nel sorriso rifletteva il sole che si rispecchiava in lui
Grida e schiamazzi si spandevano allegramente nell'aria, quasi, ad incoraggiare Tea a tuffarsi nel gioco.
La bambina si avvicinò lentamente, lui le accarezzò le manine e la portò tra gli altri bambini.
Lei lanciava la palla, lui la coglieva con un tonfo e gliela rimandava sui piedini. Finchè presero confidenza.
Saltellavano insieme, ridevano nel fare le capriole. A volte lui era dispettoso. Faceva lo sgambetto e lei cadeva. Rialzatasi, una lacrimante Tea, ritornava dalla sua mamma gridando – sei monello non ti voglio più-
Altre volte distruggeva i lavoretti che Tea pazientemente costruiva.
Ma poi facevano pace,
A lui confidava ogni suo più intimo pensiero, immersa nell'immensità del suo amore ritrovava quiete per il suo “essere”
Gli anni trascorsero in un baleno.
Poi, un giorno, come lampo a ciel sereno, una notizia devastante.
Tea era ammalata. Ammalata di un morbo che lentamente, inesorabilmente , avrebbe decretato la sua fine.
Impedita nei movimenti, non poteva guidare la sua macchina. Imprigionata tra le pareti domestiche iniziò un percorso di vita nuovo, lontano da tutti e dal suo amore.
Dopo due anni la voglia di lui, di rivederlo, di sentirne il profumo, di toccarlo con le mani la prese in una noiosa giornata di metà Settembre.
Telefonò ad un'amica, alla quale aveva raccontato tutto e le chiese di ricondurla, per breve tempo dal suo amore.
Salita sulla macchina di Patrizia, tremava per l'emozione.
Dopo pochi chilometri Tea cominciò a percepire quel profumo mai scordato. Chiuse gli occhi
Il cuore batteva forte nel petto
- ancora qualche minuto e t'incontrerò”
Dietro una curva lo vide.
Era sempre bello, era il suo amore...il suo mare.
Scesa dalla macchina attraversò la macchia mediterranea che precedeva la spiaggia, dove orme di gabbiani avevano cancellato ogni traccia umana.
Arrivò alla battigia e a piedi scalzi si avvicinò.
Ad occhi chiusi attese che l'onda lambisse i suoi piedi.
Una folata di vento le bagnò il viso di gocce salate e fu ancora amore.


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