30 maggio, 2014

Romanzo... Via Petronia cap. 1°


Via Petronia
cap.1°

“Mamma possiamo andare a giocare?”
chiese con un sorriso ruffiano e uno sguardo da “bamby”Tea.
Sapeva di avere poche speranza perchè le consegne di sua madre erano ordini inappellabili.
A volte ,quel cinguettio dolce, il visino da bambola della piccola di casa ammorbidiva la severa posizione di mamma Vittoria.
“no, tesoro!” rispose indaffarata davanti all'armadio tra lenzuola e coperte, “ho già spiegato ieri e non si cambia!”
Paolo e Piero i due fratellini maggiori, con le dita incrociate, attendevano il miracolo.
“Mamma ma gli altri bambini stanno sulla strada e giocano, senti il chiasso? ” disse Paolo, supportato dal labiale del fratello che , senza suoni, ripeteva le parole.
“ Proprio tu, Paolo, osi chiedere il permesso? Arrivi dalla scuola con una nota gli ultimi giorni prima degli esami finali e chiedi di poter andare a giocare?.!” scattò la donna.
Il bambino chinata la testa nascose le sue “mille” giustificazioni. Parole che non avrebbe mai osato ripetere a sua madre perchè gli era chiaro che non avrebbe capito.
“Il maestro parla, parla...bla, bla,bla...la sua voce monotona, stinta, induce sonnolenza.... “
Paolo ha il banco vicino alla finestra, il suo sguardo attento e vivace la scavalca per perdersi fuori, sulla strada animata da gente allegra, colorata.
Con la mente rivive flash di vita che lo attirano distraendolo dalla lezione.
Una bicicletta passa spinta dalla forza motrice delle gambe di un uomo che pedalando fa roteare la catena che muove il mozzo a raggiera della ruota e la fa andare. La segue con lo sguardo finchè non sparisce. Ritorna sullo spazio di strada limitato dalla cornice della finestra. Due comari chiacchierano. Non sente i segreti che si confidano ma osserva divertito i loro movimenti ripetitivi come burattini tirati dal filo di un burattinaio che, preso da sonnolenza, va per automatismi memorizzati.
Le donne spostano la sporta della spesa da un braccio all'altro per equilibrare la stanchezza. Ambedue poggiano il peso del corpo ora su un piede, ora sull'altro; nell'eseguire il movimento i glutei prosperosi vanno su e giù come mongolfiere. La cosa più buffa è la mimica dei loro volti duttili che danno manforte alle parole. Paolo riesce a capire anche quando parlano dei loro figli. La mimica delle sculacciate e dei ceffoni è inconfondibile.
Passa il venditore d'acqua con il carro trainato dal cavallo che lascia sullo sterrato della strada lo sterco evaporante. Nonostante “il puzzo” le donne si accalcano per riempire damigiane e bottiglioni. Paolo sorride ricordando la baruffa successa proprio quella mattina tra due donne contendenti il posto “ sono arrivata prima io !” ..”no io ti ho persino vista mentre arrivavi“ e giù tanta botte interrotte dal “banditore” che, con stonate note di una contorta tromba, attira la loro attenzione.
“Sssssss! Silenzio!” si eleva il coro “ ascoltiamo le disposizioni comunali nuove e le ultime notizie di “cronaca”. Altro pubblico femminile affacciato al balcone o giù per la strada si aggiunge per ascoltare le richieste del sindaco, i nuovi ordinamenti comunali ...e qui la parte migliore.
L'uomo, Agnulu detto “ Agnulu lu maccu” commenta ad alta voce fatti e misfatti riportati nel quotidiano regionale. “Angelo il matto” non sa leggere”. Quando ritira il giornale dall'edicola il giornalaio gli legge i titoli di cronaca più avvincenti che lui dovrà ripetere per incrementare la vendita del giornale
Ma l'edicolante, però, è un buontempone e ritocca i titoli e ne inventa degli altri per il piacere e l'ilarità delle donne, facendo fare la figura da “scemo” al povero Angelo, da cui il nome “Angelo il matto”
Anche quella mattina Paolo vide le donne piegarsi dal ridere, seppur non aveva udito bene le parole strillate dal “ banditore” gli scappò un gorgoglio di risatella.
Una nocca del dito del maestro sulla testa fu il doloroso invito a riportare “ l'attenzione” in classe.
Ripresosi Paolo si concentrò nell'ascolto.
La voce secca del maestro riprese il binario della noia: “Poichè nella commissione esaminatrice per il passaggio dalla terza alla quarta classe della scuola elementare ci saranno altri insegnanti chiedo, per l'ennesima volta, di non fare brutte figure....bla,bla,bla. Tutti i giorni i soliti argomenti, le solite raccomandazione e le nocche delle mani minacciose sulla testa degli alunni. Un raggio di sole penetrando dalla finestra surriscaldò l'orecchio di Paolo.
Gli prese male alla testa...quando, una mosca “disgraziata” arrivata a razzo dal giardino si mise a saltellare sul banco...acchiappatala le stacco un'ala costringendola a zampettare nelle linee che il raggio di sole tracciava sul banco. L'urlo del maestro lo gelò.
-Paolo prendi il quaderno e scrivi la nota – Oggi, primo Giugno 1958, mentre il maestro era impegnato per prepararci agli imminenti Esami di Stato per il passaggio alla classe Superiore, io ero distratto dalla lezione, attento a giocare con le mani sul banco.” Dettò con tono di voce così “imperioso” che ammutolirono tutti gli alunni.
Scritta la nota la portò dal maestro che la firmò aggiungendo:
“asino!, ritorna al posto e stai attento.!” nel dirlo gli passò, ancora una volta, le nocche delle dita sulla testa!”
“ Menomale” pensò Paolo “che non ha visto la mosca!!”
Il pensiero lo sollevò poiché sentiva di aver alleggerito le punizioni.
A casa aveva ascoltato ulteriori sgridate accompagnate da qualche sberla e minacce pertinenti le vacanze estive e le uscite per giocare con gli amici sulla strada.
La mamma, consultatasi con il babbo, aveva introdotto il “regolamento orario estivo”: quello prima degli esami di Paolo in terza e di Piero in quinta e quello dopo la chiusura delle scuole.










8 commenti:

Olgica T ha detto...

Bello questa pagina del primo capitolo,complimenti Antonietta!

MikiMoz ha detto...

Torno a leggere con calma, cara Mietta^^

Moz-

maria antonietta Sechi ha detto...

grazie Olgica...pensa che ancora non so come finirà....ahahah un abbraccio

maria antonietta Sechi ha detto...

caro,caro Moz
con calma...lo sto scrivendo in diretta...smack

Xavier Queer ha detto...

Una realtà decisamente diversa da quella di adesso, mi sembra un mondo molto estraneo al mio eppure chissà forse allora chi andava a scuola aveva molta più voglia di imparare di tanti ragazzi di oggi...
bello però, mi è piaciuto questo primo capitolo!
Un abbraccio, ciao nonna bis

maria antonietta Sechi ha detto...

ciao Tesoro
perchè la tua generazione non conoscesse l' educazione "costrittiva" che abbiamo subito noi, l'apprendere imposto dall'alto su binari che portavano ad un modello costruito ma che a quelli della mia generazione non apparteneva, dopo che ci siamo ribellati, che ci siamo presi il 6 politico e qualche ombrellata dai professori e genitori, sulla schiena...è giusto che si sappia dove affondano le vostre radici..volevamo riappropriarci della libertà di essere,pensare,esistere e voi camminate sul percorso delle barriere abbattute...nn abbiamo abbattuto valori ma preconcetti e imposizioni...ciao Xav...piccolo di nonna

Xavier Queer ha detto...

Ciao nonna bis, anche nonna Bea mi racconta delle battaglie che avete sostenuto per costruire una società diversa, per abbattere le barriere, i preconcetti... putroppo alcune barriere hanno resistito, l'intolleranza, il razzismo e non mi addentro nella politica perchè altrimenti non ne veniamo più fuori.
Molti valori sono stati traditi e hanno perso il loro significato intrinseco e profondo ma le radici sono ben affondate in profondità, sono il vostro passato e il nostro futuro e devono farci diventare persone migliori.
Un abbraccio
Xav

maria antonietta Sechi ha detto...

ciao Xav
quello che scrivi è da ragazzo maturo, consapevole, rispettoso dell'altrui presenza, dell'altrui esistere...delle tue radici nella storia...un abbraccio nipote ...