La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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14 luglio, 2011

Contratto di matrimonio......quarta parte




Nella cappella della famiglia furono celebrate le due cerimonie.
Pedru, don Giuanne, mammatita e il notaio risposero, con voce roca, alle domande che il parroco volgeva loro, come da  liturgia del fonte battesimale.
Cicu pianse solo quando gli fu bagnata la testa con l’acqua benedetta.
Poi si addormentò e continuò a farlo anche quando, un emozionantissimo don Mario, benedisse con l’aspersorio , il corpo di sua madre e pregando l’affidò agli angeli perché le aprissero le porte del Paradiso.
A piedi seguirono il calesse che accompagnò Maddarena alla tomba di famiglia.
Dopo rientrarono a casa di don Giuanne.
Egli voleva trattenere tutti per una parca cena ma, Pedru preferì ritornare a casa sua.
Sentiva la necessità di trovarsi solo con se stesso per mettere ordine mentale a quella successione di avvenimenti che, in poche ore, lo avevano trascinato ,in un crescendo continuo di emozioni, dalla gioia al dolore.
Don Giuanne chiamò Mariedda, la sua serva con funzione organizzativa di governante.
La fece accomodare nel suo ufficio e le chiese , con espressione che, rivelava il sacrificio a cui stava sottoponendo sia la donna che se stesso.
“ Mariedda!” esordì “ ti devo chiedere  un grande  favore!”
“ditemi don Giuà!” rispose la donna che, aveva dedicata la sua vita al servizio di quella famiglia.   Testimone riservata e discreta di avvenimenti gioiosi e dolorosi. aveva saputo conquistare la fiducia di tutti..
L’uomo incrociò<le dita delle mani e parlò:
“ Mariè, siamo una vita insieme, ormai sei parte della famiglia. Adesso però c’è mio nipote che ha bisogno di te.
Anzi,” proseguì “io ho bisogno che tu ti trasferisca nella casa di mio genero e segua l’educazione di Cicu.
Tu dovrai stargli accanto, parlargli di sua madre, di questa nostra onorata famiglia.
Starai attenta al comportamento di suo padre nei suoi confronti. Ogni volta che verrò a trovare il mio nipotino mi riferirai.!
A questo punto osò guardarla negli occhi.
La donna tratteneva a stento le lacrime
“ don Giuà, per voi, per la bontà di vostra madre che, mi ha amata come una figlia, farò quello che mi chiedete! Non sarà un sacrificio, mi occuperò volentieri del figliolo della mia cara Mariedda che, avevo visto nascere!”
Scoppiò in un pianto dirotto
“perdonatemi padrone, non ho il diritto di versare le vostre lacrime!”
Don Giuanne si alzò e l’abbracciò. Finalmente pianse.
Qualche ora dopo Mariedda, sistemati i pochi indumenti in una sacca, salutò tutti e salì sulla carrozza con Pedru e mammatita  che, teneva tra le braccia il piccolo Cicu.
Arrivati alla casa di Pedru ,Mariedda prese il bambino ed accordò con la balia che, per allattare il piccino, glielo avrebbe portato ella stessa a casa sua, visto che abitava  poco distante dalla casa patronale.
Mammatita aveva una casetta, più che una casetta era un unico stanzone.
Per terra non aveva il pavimento ma “lu pamentu “ di terra battuta. Oltre il portoncino d’ingresso, si affaccaiavano sul davanti, due finestrelle sbilenche. Suo marito , servo-pastore di Pedru aveva costruito un camino che serviva per diverse funzioni: scaldare la camera, cuocere i cibi nei tegami fi rame poggiati sul tripiede., cuocere il pane, affumicare formaggi, salsicce e…….tutti loro
In quella stanza-casa dominava un unico odore
Vicino alla finestra ,agganciato al muro, vi era uno spesso anello di ferro che serviva per legare una delle ricchezze della famiglia, l’asinello.
Le altre ricchezze razzolavano fuori e dentro la”camera”, deponevano le uova in un pagliericcio appositamente preparato dalla donna in un angolo,
 In fondo alla stanza, chiuso in un recinto, sua maestà il maiale, grugniva crogiolandosi nella sua sporcizia
Cani e gatti entravano ed uscivano a loro piacimento.
Appoggiato al muro, nascosto allo sguardo estraneo da una tenda scolorita, vi era il lettone.
Tutti dormivano in quell’unico lettone, almeno finchè non superarono le cinque unità
Considerando che “mammatita da sola , faceva due unità abbondanti, suo marito si decise a dividere la stanza in due parti , costruendo con travi di legno, un soppalco.
Il piano terra rimase la zona degli animali. Il maiale ebbe uno spazio migliore: il sottoscala.
Il piano superiore divenne lo spazio vivibile della famiglia che, continuava a crescere.
VI erano dei letti dappertutto. Al centro troneggiava un grande tavolo , qualche sgabello sgangherato e una cassapanca, completavano l’arredamento.
Poiché era necessario il camino, mammatita con il marito costruirono con massi presi dal fiume una base, la rivestirono con delle lastre di ferro preparate dal fabbro e fecero un “foghile veramente funzionale.. Le lastre di ferro trattenendo il calore, riscaldavano la famiglia iN inverno e d’estate , l’addetta alla cucina , si sventolava sollevando la gonna.
I figli grandi erano servi quelli piccoli giocavano all’aperto ignari del caldo, freddo, pioggia…
Questo fu l’ambiente nel quale visse i primi sette anni della sua vita Cicu.
Il bambino giocava con i figli di mammatita e nonostante, Mariedda gli stesse dietro, riprendendolo e sgridandolo, lui andava in giro scalzo, inseguiva gli animali, si arrampicava ovunque ci fosse un pericolo, schiacciava le cacche ………………..si comportava esattamente come i suoi amici..
Dimostrò subito un carattere forte e deciso nell’ottenere immediatamente quello che desiderava.
Suo padre si occupava poco di lui, lasciando a Mariedda la responsabilità della sua educazione.
Suo nonno lo andava a trovare spesso, deluso da tutte le botte e i dolori che la vita gli aveva riservato, invecchiò precocemente.
Un giorno decise che era giunta l’ora di raggiungere le sue adorate donne: la moglie e la figlia.
Il notaio, essendo Cicu minorenne, prese in mano le proprietà ereditate dal bambino  per gestirle fino alla sua maggiore età.
Pedru Cannas non si risposò, perlomeno, non subito, continuò a portare nel suo letto le serve.
Una figlia di mammatita, una bella brunetta, minuta , fornita di un bel proporzionato corpo, una bocca carnosa e due occhioni scuri e lucenti, attirò l’attenzione di  Pedru
Chiese alla mamma se gliela dava al servizio, in cambio di danaro.
Mammatita che, conosceva i vizi del padrone accettò.
Parlò con sua figlia e concordarono un piano.
Un mattino, mentre, la giovane rimescolava il minestrone che ,cuoceva dentro il paiolo,  Pedru le si avvicinò e senza usare mezze misure, le disse che quella sera l’avrebbe aspettata nel suo letto.
La ragazza avvertì sua madre.
“ vai pure, figlia mia!!! Stanotte sarà la tua fortuna!!” le rispose sua madre.
Verso mezzanotte, la giovane Annedda entrò nella camera del padrone.
Egli si alzò dal letto, in mutande e flanella di lana, le si accostò e cominciò a baciarla e spogliarla.
Con la furia e la delicatezza di un montone la portò sul letto e la prese.
Mentre, agitato dalla furia della passione, emanava grugniti maialeschi, si aprì la porta.
 Apparvero mammatita con in mano una roncola e suo marito che, con il fucile puntato su Pedru, urlò
“delinquente, hai violato mia figlia!!!!!!!!!! Se non la sposerai ti ucciderò come un cane!”
E fu così che una serva divenne la seconda moglie di Pedru Cannas 












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