La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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30 luglio, 2011

contratto di matrimonio.............................ottava parte.


Un pomeriggio suor Grazia entrò nella cameretta che Erina divideva con un’altra orfanella.
“vieni  Erina !” la chiamò  la suora ,tendendole gentilmente una mano.
“c’è un tuo parente che ti vuol parlare!”
La bambina sorpresa , prese la mano della suora.
Pensava che a trovarla fosse andato quel padre che lei non vedeva dalla morte della mamma.
Quando arrivò nel punto dove il corridoio si biforcava conducendo da una parte alla stanza colloqui orfane ricche e dall’altra, quella che prese la giovinetta, verso il parlatorio delle orfane povere.
“no, non lì!” disse la suora trattenendola..
“seguimi!” e la condusse nell’altro parlatorio:
Pierina , passando da una sorpresa all’altra entrò, vide un uomo abbastanza anziano, anzi un povero mendicante vestito di stracci.
Innervosita si rivolse alla suora
“ io non conosco questo straccione, non può essere mio parente, avete sbagliato!”

I suoi occhini esprimevano stupore, delusione, paura.
Si aprì una porta interna e apparve la madre superiora.
Avvicinatasi  allo straccione lo salutò con un inchino ossequioso
“buon giorno dottor Cappai, quale onore avervi tra noi!”
Poi rivolta alla giovane: “Erina avvicinati e saluta tuo zio!”
Erina scappò per il corridoio gridando tra le lacrime  “io non ho parenti così miserabili!”
Si nascose dentro l’ armadio della prima cameretta che le capitò a tiro.
La madre Superiora, visibilmente a disagio, si scusava con un sereno dottor Cappai .
Egli con  voce incrinata dall’anzianità ma serena :
“madre lascio a Voi quel che resterà a Pierina delle ricchezze di suo nonno don Giuanne de Candia. Sono riuscito a salvare un fazzoletto di terreno.
Suo padre ormai alcoolizzato ha sperperato tutto.
Vive in casa della matrigna che lo accoglie quando rientra dal suo vagabondare.!”
Mise le mani in una  sacca  e prese una busta con  l’atto con il quale la giovane sarebbe entrata in possesso di quel pezzetto di terreno.
Poi tirò fuori un’altra busta dalla quale tolse delle banconote . Una bella somma che avrebbe permesso alla giovane il soggiorno in convento fino ai suoi venti anni.
Il notaio consegnò il tutto alla Madre Superiora e con un atto scritto la dichiarò tutore degli averi della ragazzina
Con emozione  aggiunse:
“ abbiate cura di lei. Quando avrà vent’anni sceglierà  se rientrare al paese a rimanere da voi.
In paese troverà i suoi zii e se, sarà fortunata, la seconda moglie di nonno Pedru,
La realtà del paese non sarà la sua ma, tentar non le nuocerà. Se sceglierà la città
 dovrà guadagnarsi da vivere” Sottolineò.
“Voi guidatela verso gli studi o l’apprendimento di un mestiere……chissà che non riusciate laddove io fallii con suo padre”
Detto questo chiese dei fogli ed una penna con calamaio; sedutosi a tavolino scrisse ,con grafia ordinata , tutta la storia della famiglia di Pierina.
Alla fine aggiunse: “ io non so se quando tu potrai uscire dal convento sarò ancora vivo ma, soprattutto, non so se lo sarà tuo padre.
“Ti chiedo di perdonarlo e se puoi di aiutarlo.
Ai tuoi occhi avrà tante colpe ma, le tante ricchezze che possedeva gli avevano creato l’illusione di poter vivere senza regole. Molto ha sperperato , ma anche tanto gli è stato rubato da chi approfittando della sua “bontà” e “ingenuità”, “generosità” che lo resero e rendono vulnerabile e facile preda di falsi amici  Adesso è povero, lo cura, come e quando può  “nonna Annedda”
Se vorrai ritornare in paese troverai tanti zii ad accoglierti. Adesso studia e realizza tu il sogno di nonno de Candia.!”
Dopo aver aggiunto parole di saluto, il notaio chiuse la lettera, chiamò la suora e dopo un breve saluto scomparve per sempre.
Tante leggende si raccontarono su di lui.
L’unica verità è che se ne andò eremita sulla montagna, si nutrì di erbe e del cibo che la natura gli offriva.
Quando morì nessuno lo seppe, sicuramente dentro qualche grotta divenne terra nella terra.
Uscito il notaio, le suore cercarono Pierina.
La ragazzina uscì dall’armadio tremante con gli occhi lucidi dai quali zampillavano lacrime.
La madre Superiora, la strinse a se, poi la condusse nel suo studio . ove le consegnò  la lettera.
Erina la lesse con molta attenzione. Man mano che procedeva nella lettura si rasserenava.
Quando sollevò la testa guardò negli occhi la suora.
 La madre superiora, con le dovute cautele, le raccontò del notaio .
Informò la giovane   che, egli  si era occupato di pagare bene il soggiorno dell’orfana nel collegio, aggiunse che aveva lasciato una somma cospicua di denaro, affinché potesse studiare ed avere un buon trattamento.
Erina ascoltò con interesse poi aggrottando la fronte, pensierosa disse
“ Madre, adesso capisco perché quando qualche bambina rompeva un vetro o faceva qualche altro danno voi dicevate a suor Paola  di mettere la spesa a mio nome…………….perchè tanto avrebbe pagato il notaio!”
La suora arrossendo rispose:
“ il notaio sosteneva di suo le orfanelle nostre, mettendo i danni a tuo nome avevamo la certezza del riparo immediato!”
Poi con amorevole gesto la coccolò:
“ non preoccuparti, noi tutte sappiamo che tu sei una brava bambina”
Gli anni passarono. Annedda invecchiava tra i suoi figli che le abitavano accanto.
Nella sua casa era rimasto il servo Barore che, non si era sposato ed era considerato di diritto, membro della famiglia.
Aiutava tutti, soprattutto Annedda. La teneva informata sul comportamento dei figli, di modo che ella potesse intervenire in caso di diatribe, discussioni che potessero rovinare quegli equilibri affettivi che ella aveva saputo creare e coltivare.
“ si sa!” diceva “quando in famiglia entrano generi e nuore , entrano altre teste con altri pensieri!”
Per la donna era molto importante la famiglia patriarcale unita sotto il suo equilibrato matriarcato.
Cicu vagava dalla casa di un fratellastro all’altra, sempre in cerca di un bicchiere di vino.
Pierina studiò fino alla sesta, poi, non provando interesse al proseguo degli studi, sotto la guida delle suore divenne una brava sartina.
Aveva diciannove anni quando si innamorò di Matteo.

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