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17 luglio, 2011

contratto di matrimonio .....sesta parte



Erano trascorsi due anni. Il rapporto tra Pedru ed Annedda era completo: stima, fiducia e collaborazione tra loro , aveva dato buoni frutti anche sul rendimento dei loro possedimenti.
Si era alla fine di Agosto, la donna, incinta al settimo mese, stava seduta sotto il pergolato, intenta a ricamare nuove camiciole pei il suo secondo figlio.
Cicu giocava con i suoi amichetti ,all’ombra di un mandorlo, facevano la guerra con i soldatini di legno.
Mariedda seduta accanto alla padrone, teneva sotto controllo la situazione.
I bambini la chiamavano zia, come Cicu chiamava zia la moglie di suo padre.
La donna aveva faticato un po’ per conquistarselo.
Cicu era buono , generoso ma aveva difficoltà ad accettare consegne e soprattutto a mettere in pratica quelle che,lo avrebbero impegnato fisicamente.
Era poco portato per il lavoro. I fratellini di Annedda facevano a gara per coltivare al meglio
il  loro orticello o per portare a termine una consegna da “grandi”: prendere  legna per il camino, andare alla fontana per riempire il secchio con l’acqua ed innaffiare le aiuole..................
Dopo un paziente lavoro basato su amore e fermezza, Cicu aveva imparato ad amare Annedda come
si può amare una mamma,
Lei e Mariedda gli parlavano spesso della sua vera mamma, dei possedimenti che avrebbe ereditato e lo dirigevano verso gli studi, così come desiderava anche suo padre.
Gli spiegarono ch aveva un tutore che dopo il settimo anno si sarebbe occupato di lui e della sua carriera scolastica.
Il bambino si imbronciava:
“Io non voglio studiare, non voglio andare in collegio, voglio stare qui con voi, con mio padre.!”
Mariedda , per incoraggiarlo, gli raccontava anedotti  che risaltavan la ricchezza e l’onorabilità della famiglia de Candia.
"Lui, come erede, aveva il dovere di onorare questa sua eredità" insisteva la donna
Annedda gli diceva che ,quella di suo padre, sarebbe stata sempre la sua casa, che ogni fine settimana avrebbero mandato una carrozza ,per prenderlo dal collegio, perché potesse
trascorrere la domenica in famiglia.
Cicu chiedeva che anche i fratellini di Annedda lo seguissero in collegio.
La donna spiegava che, loro non erano nati “signori”ma servi e che appena raggiunta l’età,avrebbero lavorato .
Sedute sotto il pergolato le due donne videro arrivare , per il sentiero,un uomo, con una lunga barba, avvolto , nonostante il caldo, in una vecchia mantella.
Camminava  poggiandosi ad un bastone.
Annedda disse:
"Mariè sta arrivando un povero! Per favore guarda se nella casetta  c'è cibo a sufficienza"
Poi chiamò una serva:
“ Emerenzià, per favore, vai al pozzo e tira su un secchio di acqua fresca e prepara da bere per questo mendicante!” e lo indicò con un cenno degli occhi.
Stava per risedersi, quando , sentì arrivare il cavallo di Pedru.
La donna sorrise al marito:" come mai sei qui a quest’ora ? stai bene?”
“certo Annè! Sto bene, ho solo caldo e sete , visto che ero nei paraggi ,ho preferito venire a casa mia!”
Pedru guardò il pellegrino che si accostava ,aveva la sensazione di conoscerlo.
Frugava nella mente ,quando, l’uomo dalla folta barba si avvicinò
“buon giorno Pedru!” disse
“ci conosciamo?” chiese  Pedru
L’uomo sorrise: “ non vi ricordate di me? “ e senza aspettare la risposta aggiunse:
“ sono Carlo Cappai!”
“scusatemi!” disse Pedru imbarazzato
“non vi preoccupate Pedru!” sorrise il notaio.
Pedru lo fece accomodare nella sala. Sapeva già perchè era lì.
Il notaio aprì un quaderno e mostrò, ad un impacciato Pedru, con quanta cura aveva gestito i possedimenti del bambino.e quale resa economica fosse depositata in banca
Poi si complimentò per come era stata trasformata la casa di Pedru," bella ed accogliente" , la definì.
Pedru era curioso avrebbe voluto rivolgere una domanda al notaio, ma egli che, era una persona intelligentissima, lo precedette con la risposta:
“non è l’abito che fa il monaco!...............io studio e medito andando per le montagne, pellegrino come Gesù sulla Terra. Non è il vestito che fa l’uomo ma.l’amore che egli sa donare,dando se stesso agli altri!”
“scusate!” disse Pedru, sempre più curioso, “ma fate ancora il notaio?”
“nooooo! Adesso sono regio ispettore delle università sarde,  per questo motivo viaggio spesso, spostandomi da una provincia all’altra, poi ogni tanto mi reco a Roma per relazionare.
Le nostre scuole sono tra le migliori del regno, soprattutto il liceo classico di Sassari, lì sono state formate alte personalità della cultura.!
Vostro figlio , mio figlioccio frequenterà quella scuola.!”
Pedru ringraziò dott. Cappai, come prese a chiamarlo per rispetto, e aggiunse:
“ sono contento per Cicu, lui porterà in alto anche il nome della famiglia mia e sarà l’unico, io non mi potrò permettere di far studiare , a quei livelli gli altri miei figli. Diventeranno come me e Annedda “padroni e servi dei loro terreni!”
Idue uomini si strinsero la mano.
Pedru chiamò sua moglie perché portasse Cicu.
Il corredo per il collegio era pronto, lo misero in valigia e saliti sulla carrozza accompagnarono
un imbronciato Cicu al collegio-
Durante il viaggio, Annedda  tenendogli la mano lo rincuorava:
“tranquillo ti tratteranno bene, ci penserà tuo padrino. Sabato verremo a prenderti con la carrozza e a casa chissà quante cose avrai da raccontare, il lunedì mattina ti riaccompagneremo, poi ci saranno le vacanze…………..ti aspetteremo, io stessa avrò cura della tua stanza!”
Disse emozionata.
Così iniziò la carriera scolastica di Cicu.
Finchè si trattò di frequentare le elementari se la cavicchiò a spintarelle.
Cicu, intelligentissimo, non aveva voglia di imparare niente.
Arrivato al ginnasio, cominciarono i veri dolori.
Nonostante gli interventi del padrino fu bocciato e dovette ripetere due volte la quarta e tre volte la quinta.
Suo padrino lo portò con se a Roma, dove era stato trasferito per incarichi sempre più elevati.
Cicu raggiunse la maggiore età senza mai aver frequentato l’università.
Appena poteva scappava in Sardegna da suo padre.
Pedru che aveva sei figli, tutti  lavoratori attenti alla resa del loro patrimonio, dubitava che Cicu  sarebbe stato in grado di gestire le ricchezze che, il notaio gli consegnò, come da atto steso al momento del matrimonio con la prima moglie e successivamente come voleva nonno de Candia nel suo testamento.
Cicu amava i bordelli, le belle donne ,giocare a carte e bere……….
Cominciò a sperperare la liquidità ereditata, in questo modo.
Perdette al gioco anche qualche terreno.
Tante volte sbronzo fradicio lo accompagnavano, steso sul cavallo per lasciarlo sulla porta della casa di suo padre.
All’età di cinquantatre anni Pedru si ammalò di tumore. Andava consumandosi lentamente.
Quando giunse la fine,accanto al suo letto vi erano Annedda e i loro sette figli, mancava solo Cicu.
Con un cenno degli occhi fece avvicinare il viso della moglie alle sue labbra:
“ti raccomando abbi cura di Cicu!” e spirò.
Le ultime sue parole per quel figlio che avrebbe dovuto essere il più fortunato, invece, quel contratto lo aveva reso il più disgraziato.








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