11 marzo, 2018

Racconto...Lavanda selvatica

 “Spigula Aresta-Lavanda Selvatica”

“Spigula aresta” così l'aveva soprannominata suo padre, vedendola per la prima volta.
Tra trini e merletti, che l'avvolgevano come in una nuvola profumata di lavanda, sporgeva un visino dall'espressione dolce e delicata.
Appena la prese in braccio, la bimba cominciò a piangere e a torcersi chiedendo chiaramente, d'esser risistemata tra le braccia della mamma. L'uomo sorridendo:
- “ha le idee chiare la nostra bambina!”- ...e la restituì immediatamente alla mamma.
Imparò presto a comunicare. Ogni richiesta era accompagnata da strilli acuti e contorcimenti del corpicino fino ad ottenere ciò che desiderava
Per la mamma ed il papà, non era difficile accontentare quel simpatico cherubino-diavoletto che li ricattava con teneri sorrisi e buffe sceneggiate.
La bambina, gestendo la debolezza dei suoi genitori, cresceva, seguendo l'istinto, come una pianta di lavanda selvatica.
Tea imparò a controllarsi quando arrivò alla scuola dell'infanzia. Era così piacevole stare con i compagni, giocare, creare...Le nuove regole cozzavano con i suoi capricci ma l'esigenza d'esser parte attiva ed integrante del gruppo era troppo forte, le dava sicurezza, accresceva l'autostima.
A casa prendeva iniziative a modo suo e si abbandonava a monellerie capricciose.
Aveva vent'anni, quando sorridendo comunicò alla famiglia che era innamorata e che avrebbe abbandonato gli studi per convolare a nozze entro tre mesi.
Questa volta, per i suoi genitori, sempre accondiscendenti, fu una vera botta
I due preoccupati più che sorpresi dall' improvvisa decisione della figlia, cercarono, per la prima volta in vita loro, di farla ragionare. Il matrimonio non è un capriccio e poi non sapevano nemmeno che fosse innamorata, figuriamoci il resto.
Cedevoli, come sempre, accettarono le sue scelte.
Arrivò in casa il fidanzato che si presentò come una persona innamorata, colta, gentile e corretta nei modi. Aveva uno studio di geometra ben avviato. Credenziali positive che rianimarono i genitori.
“ La nostra bambina è imprevedibile ma saggia!” brindarono il papà e la mamma.
Nei tre mesi successivi si preparò il matrimonio.
I genitori di Tea, azzardarono la proposta che i due giovani andassero ad abitare in un appartamento che possedevano nella zona “in” della città. I giovani rifiutarono, soprattutto, la ragazza.
Tea scelse un appartamentino in un villaggio vicino al mare perchè, disabitato nei mesi freddi, lo considerava il posto ideale per trasferirvi anche lo studio del marito e poter vivere, come in una nicchia tutta loro, il grande amore
-“Mamma tu non puoi capire, il nostro è un amore unico, speciale...!” diceva alla madre facendole notare quanto fosse banalmente scontato, scolorito il rapporto della donna con il marito.
-“ Lui sarà la mia roccia, vedrai quanto la tua “Spigula aresta” profumerà di saggezza”
Diceva a suo padre sognando tra nuvole rosate di coccole e attenzioni.
Il matrimonio fu per Tea una vera favola: passione, tenerezza, lunghi viaggi romantici, regali.
I genitori godevano della felicità della figlia. L'amore aveva ridimensionato i suoi atteggiamenti egoisti, si mostrava attenta, dolcemente premurosa verso il marito.
Dopo la nascita di una bambina qualcosa s'incrinò.
Il giovane ebbe un lento mutamento. Tea, in un primo tempo pensò ad uno stato di stanchezza dovuto alle notti insonni per la piccolina.
Il marito assunse, nei suoi confronti, atteggiamenti scostanti che divennero sempre più pesanti e umilianti, nel tempo. Criticava, rimproverandola, ogni cosa che faceva “ sei un'incapace, viziata, immatura bambina!”
La minima occasione era buona per farla sentire inadeguata e fuori luogo. Quando Tea chiedeva spiegazione dei suoi comportamenti egli l'accusava d'inventarsi tutto e di avere manie di persecuzione. Per la prima volta, la giovane, si trovò coinvolta in una realtà ostile che non sapeva come gestire. Nascose il problema ai genitori, a coloro i quali ne conoscevano il “ caratterino” e cercò una dignitosa via d'uscita assecondando il marito. La situazione peggiorò, la giovane annaspava schiacciata da inesistenti sensi di colpa con richieste ch'ella non compiva mai a dovere perchè volutamente contraddittorie.
Tea, ogni giorno, con grande sforzo e qualche pennellata di trucco sul viso, si ricomponeva per accompagnare la figlioletta dai genitori, allontanandola dalla situazione disagevole che si era creata con il marito.
Tre anni dopo.
E' Primavera, dai cespugli spontanei di macchia mediterranea, tra le dune di sabbia davanti la battigia accarezzata dalle onde del mare, sale un profumo intenso come di piante calpestate.
Tea si guarda attorno, osserva una pianta di lavanda selvatica che staccatasi dallo spuntone di roccia che la teneva schiacciata si solleva, libera nell'aria, sospinta dal vento.
Tea sorride serena, si sente come quella pianta; vola leggere, libera dalla morsa di costrizioni alle quali era sottoposta.
Non ricorda com'è successo... ha una sola certezza -“ ho spezzato le catene!”-
Ad occhi chiusi inspira il profumo del suo “essere libera”. Lo aveva scordato ed è come se lo sentisse per la prima volta, Fresco, pulito come panni lavati sulla pietra levigata dal fiume, stesi ad asciugare sulla macchia di arbusti spontanei ove il profumo della stessa lavanda s'intreccia con altri profumi naturali, in un unico, intenso inebrianti odor di indipendenza, di voglia di vivere, di ricominciare allontanandosi definitivamente da quell'oppressivo spuntone di roccia ch'era stato il suo grande amore.
Come farfalla liberata dall' involucro della crisalide , asciuga al sole le ali intrise dal patire della rinascita per volare verso una vita nuova anche lei s'eleva leggera nell'aria.
“Sarò solo mia!” ripete ai gabbiani che le fluttuano attorno in un breve volo.
Ancora non ha chiaro come sia potuto accadere, dove abbia trovato il coraggio di liberarsi.
Non ricorda e poco le importa. Nuova luce illumina il suo viso e ...sorride
“ Sono padrona del mio tempo...della mia vita..potrò giocare con mia figlia!”...
Un'ombra dubbiosa s'insinua tra i suoi pensieri...
“- Ma come ho potuto resistere tutto questo tempo? Perchè ho permesso ch'egli s'impadronisse della mia mente, della mia essenza di profumo forte, libero di “ “Spigula aresta?”
Nel buio totale si chiede -” ma come ho fatto a liberarmi?”-
Non lo sa e non riesce a rammentare
Solo l'idea d'esser libera alleggerisce ogni altra pena.
Si guarda attorno incuriosita, scorge lo spuntone di roccia, quello al quale, un giorno si era aggrappata affidandole il suo destino, intrecciandone il percorso vitale in nome di un amore che era sbocciato colmando di ulteriori gemme i suoi sogni primaverili...
Una crepa si è formata laddove la teneva prigioniera. Una strana crepa, simile ad una bocca spalancata in un urlo di sorpresa, d'inattesa sconfitta, di perdita di dominio su quella tenera, stupida, egoista pianta.
Dalla crepa un vomito di pietruzze lancinanti come punte di frecce cercano, ancora una volta, di raggiungerla per ferirla, incuterle insicurezza, paura d'essere rinchiusa in un ingarbugliato bozzolo intessuto di sottili fili che le aveva plagiato la mente...
Tea lo guarda. E' immobile, orribile a vedersi. La giovane donna non prova paura ma nemmeno pietà. alcuna pietà...
Un cane si avvicina...fiuta...disturba la quiete di quel silenzio con il suo abbaiare.
Di corsa arrivano uomini in divisa.
“ Commissario...qui ci sono i corpi...l'uomo ha ucciso prima la moglie e poi si è suicidato. La donna ha cercato la fuga, strisciando ferita, tra i cespugli di lavanda selvatica.



































































































































































































2 commenti:

Enrico zio ha detto...

Racconto tragicamente realistico, specchio di una società malata.
Buona giornata, un abbraccio
enrico

maria antonietta Sechi ha detto...

CIAO ENRICO
non è stato un grande sforzo di fantasia scrivere questo racconto...non ho avuto che l'imbarazzo della scelta tra i fatti di cronaca, purtroppo, molto attuali.
grazie! ricambio l'abbraccio
mietta