La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

BENVENUTI NEL MIO BLOG...il mio diario di viaggio tra fantasia e realtà. Se passate lasciate un commento..mi farete cosa gradita Mariantonietta

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22 ottobre, 2015

poesia...Piove

Piove

Triste
chiaror lunare,
imbizzarriti zoccoli
cavalcanti onde
che spumano
odio
sull'ultima spiaggia,
nasconde



Pioggia,
d'ira salata
su
purulente melma,
tomba
d'umana dignità,
il ciel piange.
A simil concerto,
dissonante,
mesta
la luna volge
lo sguardo calante.






02 ottobre, 2015

Attimi...ci risiamo

Manca un quarto alle 4 del mattino.
E' dalle 2 che cerco di cacciare l'insonnia.
Contare le pecore sparse a brucare nel prato, le ho contate mentre guadavano un fiume. oppure, mentre saltavano la fune. ...nisbe.
Alle tre ho mandato le pecore in a....al pascolo perchè mi è "spuntata" nella mente una filastrocca ...demenziale come il giochino che l'accompagna. Il gioco è per un gruppo
Prima piano ,poi sempre più velocemente si ritma
FILOMè
SON LE TRE..
SON SEDUTO ACCANTO A TE,
ACCANTO A TE
SUL SOFà
PER FAR TRIKE, TRIKE, TRA'
Il ritmo è seguito dal movimento della mano che sposta un bicchiere a chi sta al fianco. Oppure se si è in gruppo, seduti in cerchio sulla spiaggia, il bicchiere è sostituito da una ciabatta.
Il tutto termina con tanti bicchieri o ciabatte accatastati accanto al più lento o al più sclerato dal ritmo assillante.
Ora vado a cercare uno di quei libri che non si riesce mai a terminare tanto sono noiosi o colmi di "cazzate"
- lo ammetto- questo è uno dei momenti in cui mi pento di non aver mai comprato "un libro" di Bruno Vespa
Quando lo trovo esposto in libreria vorrei comprarlo, proprio come antidoto per l'insonnia, ma le dita si storcono...buona notte

01 ottobre, 2015

scusate...

Buongiorno a tutti
sento la necessità di comunicarvi, con vero dispiacere che io ricevo i vostri commenti ma, tra le opzioni non c'è pubblica, perciò non posso nemmeno rispondere.
Scusami zio Enrico.
Se qualcuno avesse trovato il mio stesso problema, cortesemente, indichi come rimediare.
Inoltre, non capisco perchè nel mio blog non appare la dicitura sui "cookie"
un abbraccio
mietta

Poesia: tenero amante


Freme ,
in atteso vortice
d'amor gioco
nell'udir
avanzar,
in lontananza,
del suo amato,
l'eco,
gioioso
e scherzoso,
Nella verde età,
degli amori
dei frutti
dei fiori
avevano vissuto
brevi,
intense emozioni.
Ora,
vestita
di passionali colori,
legata al ramo
da un debole filo,
nell'Autunno
della sua vita,
attende
che ,
il vento,
dolce amante
dei giorni suoi,
la prenda
e
in danza volteggiante
la riconduca
al calore
del materno seno,
prima
dell'arrivo
del freddo Inverno.



19 settembre, 2015

Attimi....pagine bianche

Giorni impolverati di solitudine sonnecchiano nel mio diario.
" Nero su bianco".
Solo pagine bianche scorrono tra le mie dita.
Le parole son prigioniere nella mia mente e nel cuore.
I miei pensieri stanchi dall'accavallarsi di avvenimenti sempre più "grigi", sempre più incontrollabili  lentamente, come fantasmi neonati, si nascondono nei labirintosi meandri del mio "io".
Ciò che mi accade attorno è così ...così....... che lo rifiuto.
La VIOLENZA in tutte le sue forme governa il mondo.
"Homo homini lupus"
"Ecce homo!"
" Signore dove andremo?"
mi chiedo, ma non volendo offendere le altre "scienze Religiose" propongo:
"signori dove andremo?"
Il sole sorge al mattino e tramonta alla sera.
Ma...non è quello che ho sempre conosciuto, questo è impazzito...e che dire del clima?....
le stagioni? i ritmi dei mutamenti così necessari per la vita? le regole di vita???
L'odio, il furto, il dominio, il tradimento, le guerre....e tanta altra ignobile sporcizia hanno ucciso l'amore.
Amore!!!....ma è mai esistito davvero o era una credenza popolare per dare una risposta al sacrificio quotidiano del sopravvivere?
L'ignoranza spingeva a cercare, coltivare un ' Amore fraterno ma anche Divino in condivisione di povertà, di sacrifici così pesanti da far apparire gli uomini vecchi prima del tempo.
 La ricchezza maggiore? "il pane per mangiare"......
allora, quasi a consolarsi:" povertà in comune, vogliamoci bene!"??? ,
 Mettiamo in comune le pene, scambiamo i frutti della Terra, perchè l'amore non costa niente e ogni gesto fatto per amore è consolazione per il cuore.
E...per piangere e sperare? la spalla di un Dio
Si stava meglio quando si stava peggio?
Cultura e tecnologia avrebbero dovuto indurre l'uomo a valorizzare tali conquiste cognitive avvenute in secoli di storia...?
Cultura e tecnologia , come boomerang , si sono ritorte contro l'uomo?....
Sono divenute armi di distruzione?
I saggi e gli scienziati, da qualche ventennio, avevano previsto e annunciato a tutto il mondo che saremmo arrivati all'attuale situazione se,  non avessimo cambiato sistema di vita.
"Homo sapiens"....hai scelto consapevolmente questa rovinosa frana?
Guardo fuori dal balcone.
Oggi 19 settembre....dovremmo sentire i passi dell'Autunno che avanza...il soffio leggero del fresco autunnale sulla pelle assolata....ma...fuori vi sono oltre trenta gradi....le rose sbocciano come a Maggio, così fioriscono le dalie, le margherite....e, la pianta dei limoni ha le foglie accartocciate dalla calura.
Persino la resistente edera ha la facciata superficiale delle foglie "bollite"
"Aiutatemi....Signori dove andremo?
oppure sto dentro un incubo e al risveglio scoprirò che corro troppo con la fantasia?
mietta








06 settembre, 2015

girodichiglia: [#strategy - 03] Manufacturing like ... services.




le idee di mio figlio...
girodichiglia: [#strategy - 03] Manufacturing like ... services.: Manufacturing and service operations answer different questions and formulate different strategies when it comes to planning and managing t...

20 agosto, 2015

salve.....

Weeeeee
un abbraccio per farmi perdonare delle lunghe assenze.
Io continuo a scrivere ma ,soprattutto, in vernacolo....che non avevo mai padroneggiato perchè figlia di quel tempo storico nel quale si credette che parlare in vernacolo fosse una bassezza per "cafoni"
Adesso me ne sto appropiando
Praticamente studio il "gallurese" da antichi scritti e racconti tramandati...
Amo la mia Terra e amo la sua "lingua" sintetica ma carica di forti emozioni, significati nascosti.
Per quanto rallentata la mia espressione lirica e/o prosaica, non si è mai fermata la mia poliedrica creatività.
Bigiotteria ma anche....bambole, peluche....e..borsette












a presto..
mietta

11 giugno, 2015

finalmente scrivo...il mio racconto in vernacolo con traduzioni

Lu battiu
Giuannimaria era da calchi mesi battiu.
Un manzaniri andaìa, passizendi pinsamintosu, i lu pàttiu di la so' casa. A dì la 'iritai la casa e calch' èttaru di tarrenu, chi s'allungàa sinamenti a li pedi di monti Ruju, erani di Lughia, la mudderi molta, chi l'aìa erèdittati da lu babbu.
Lughia, candu Giuannimaria la dumandesi a lu colzu Pedru, aìa vint'anni. Nò era propriu la meddu stedda pa' biddesa parò era bona patrona di casa, onesta, mai algumentu di ciarra di linghimali e poi la cosa più impultanti, era fiddola sola, unica eredi di li tarreni di Pedru. A iddu pocu impultaìa l'innammuramentu, erani alti li so' pinsamenti.
Giuannimaria disizzàa chistu còiu pa' criscì d' impultanzia all'occi di la ienti. Si 'ulia cunsidiratu signoru, riccu proprietariu, silvutu cumenti lu padroni undi aia ziraccatu da minori, sinamenti a candu, lu padronu cumparèsi lu sò silènziu cun meda dinà chi l'erani silviti pa' allalgassi da lu logu di lu misfattu chi, pal casu o pà fultuna, l'aìa 'istu tistimognu.
I lu paesi, da un di s' era dispiditu, era cunnotu cumenti imbriagoni e briatori. Avali cu li dinà di “lu silenziu” aìa mutatu la 'ita cumparendi un mucalori di tarra e la casedda cunfinanti cu' Pedru.
Smintichèsi buttighini, imbriagheli e brei, trabaddendi meda. A la primma incugna piddesi un ziraccu pà aggiutallu, in paga d'un mossu di pani. A pocu a pocu era rializendi lu sonniu d'esse padronu.
Pedru aìa cuasi pruppostu la fiddola a Giuannimaria. Lu stimàa meda palchì trabaddàa chen'orariu e pristàa meda attinzioni a curà l'intaressu. No era imbriagoni, non ippindia in buttighinu, era siguru di pudell'affidà li tarreni e infattu, la cosa più impultanti, la so' fiddola.
Infattu a la molti di la mamma, essendi Lughia pultendi li dez'anni, cu' l'aggiutu d'una ziracca, attindia a d'ungia bisongiu di casa, cumenti una femmina manna.
Pedru, molta la muddeli, s'era didicatu a smannà bè la fiddola cummenti prummissa fatta. Attentu a d'ungia sò disizzu li cumparàa tuttu lu chi 'ulia francu chi pilmittilli d'iscì da chissa giagga chi ciudia lu murettu di lu ialdinu e lu patiu inghiriati a la casa.
La stedda non cunniscendi mundu no aìa pritesi manni.
L'ingiuranzia rindìa un Paradisu chissa prisgioni dorata undi smannàa commu bonfiddola
Criscendi Lughia s'avvidìa ch'era cambiendi. Da steddita s'era trasfulmendi in femmina. Figgiulendisi nuda a lu spicciu ambaràa tulbata da pinsamenti e disizi chi non l'arriscìa a cumprindì.
D'una cosa era sigura: la 'algogna di dumandà spiegazioni a lu babbu o a la ziracca
Pedru, s'avvidesi chi la stedda era mutendi. Non sabèndi cumenti affruntà la dilicatesa di lu mamentu, l'affianchèsi una femmina di lu paesi.
Agnura era battia, chena fiddoli, seria, digna di sta accultu a Lughia e infulmalla, cuntrastendi di chiss'argumenti dilicati, cumenti aarìa fattu una mamma.
1
Agnura sighìa la stedda e cun amori l'imparesi a guvilnà la casa da padrona. Ascultàa li so' problemi in cuntrastu cumenti mamma e fiddola.
Cu' lu tempu Agnura piddesi padrunanza di la casa, palchì da la balla di lu fenu i la stadda, s'era trasfiruta i lu lettu di Pedru, furendili l'àminu e li pinsamenti chi l'ommu cridìa di non pudè dà più a nisciunu
Idda sustinèsi lu pinsamentu di Pedru pa' lu coiu di Lughia cu' Giuannimaria. Cunniscendi l'unu e l'alta li idìa bè insembi.
Candu, mandata da Pedru, infulmèsi la stedda chi lu babbu l'aìa prummissa a Giuannimaria, Lughia trattenìsi lu cori chi li baddàa i lu pettu e abbassèndi lu capu a lu 'uleri di lu babbu, accussintèsi.
L'ommu l'era di med'aggradu.
Lughia non aìa mai incuntratu a faettu lu prummissu, si no ch' i li sogni
Calche 'olta lu 'idesi d'allongu. Ciarràa cù lu babbu candu s'attuppàani i la carreredda di trèmini tra lu pussedimentu di Pedru e lu muccalori di tarra di Giuannimaria.
Giuannimaria l'ispiràa disizi mai cunnotti, chi l'azzindiani lu cori e la cara.
Candu lu 'idia a la sola e più accultu , si cuàa addaretu lu muru a siccu di lu trèmini e ciusi l'occi immaginàa l'ommu chi l'attuppàa, ficcutu inn'ant'a un cabaddu biancu e, commu i li foli chi li cuntàa la mamma, la pisàa da tarra e cù' dilicatesa, la pusàa innant'a lu cabaddu e andendi cu' li briddi a 'entu l'allungàa da chissa prisgioni ch'era la casa e la so 'ita cù lu babbu e Agnura.
Iddu, scunniscendi non solu li sogni ma puru la stedda, l'aìa 'ista ma no' nutata, cu' lu pastranu innant'a li spaddi chi pultàa da Ginnaggiu a Pasca di Natali e più, li mani i li busciàccari di la casacchina, lu zigarru in buca, passizzàa dendi oldini a Rimundu, lu poaru maniali.
Giuannimaria pinsamintàa chi dà oldini a lu ziraccu cu lu pastranu innant'a li spaddi li daìa la frigura di padronu da rispittà.
Pà' la stedda, chi lu figgiulàa a cua e incantata, era un prìnzipi e lu pastranu mancari raddosu, era lu mantedduu rigali.
Lu sposu fu appustatu i la cappella di Santu Giuanni,fora di la casa di Pedru, tantu l'invitati erani solu li ziracchi pa' no imbarazzà lu sposu chi era chena parenti. Pa' la coppia aia fattu appruntà, i la so' casa, dui cammari diffarenti siparati da una stanza cu lu salottu.
Pedru pritesi pà cuntrattu chi la coppia aussia stata cù iddu, sia pà tinì d'occi lu giennaru chi intràìa in pussessu di la so' tarra, sia pà cuntrullà lu cumpultamentu di Giommaria cù la fiddola.
L'ommu tinia cussì meda all'onori innuzenti di la fiddola chi argumintendi cun Giuannimaria li dumandesi di cumpultassi cu' la mudderi cumenti 'ulia la gescia: “ammenta! solu pa' ginirà un fiddolu poi intrà i la cammara di Lughia, pà l'alti disizi toi vi n'ha femmini!!”
A Giuannimaria non l'iscì un tunciu.


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L'impusizioni di Pedru l'andèsi propriu bè. Pal nienti innammuratu di Lughia, era libaru e riccu.
Agnura piddesi l'ingarrigu di priparà la stedda secundu lu 'uleri di Pedru.
Pusata innant'a lu lettu cù la stedda a occi: “fiddola cara” incuminzesi a dì, piddendili li mani fritti i li soi.
Cunniscendi l'innucenti ingiuranzia di Lughia non sapìa da cali palti incuminzà. S'ammintesi chi una 'olta aiani 'istu dui asini in pultera. A la dumanda di la stedda incuriusita, 'algugnosa aia rispostu cun d'un siccu ” non figgiulà, so' animali!!!” Cun chistu ammentu a cabi bassu piddèsi lu cuntrastu: “fiddola mea t'aggiu d'istruì pa' stasera. Candu Giuannimaria, oramai tò maritu, s'aarà a prisintà i la cammara toa... t'ammenti la 'olta chi videsimi chissi dui asini?...” a pocu a pocu la femmina sempri più impacciata, arriesi a la fini....” la me fiddola, non t'hai di prioccupà, l'ommini so' commu l'animali!!... tu ciudi l'occi, stringi li denti, non ti bruligà...cussì iddu cumpri lestru e si ni torra a la so' cammara. Sta sirena, appena esci iddu ti saraggiu accultu cummenti una mamma. Tu sei fultunadda chi hai un babbu chi ti ho bè. Ha fattu li 'ostri cammari siparati palchì tu possia acciappà alleviu candu tò maritu non v'è. Parò hai di sabè chi non v'ha altu modu pa' aè fiddoli. Deu ha fattu la femmina solu pa' suffrì!”
Cumpriddu la cunsegna ingrata, figgiulendi la cara trista di la stedda li piddesi la gana di zicchirrià la 'iritai e cunfissà cantu Pedru fussia eguista, disizàa un nipoti impidendi a la fiddola l'amori 'ulutu e binidittu da Deu mattessi.
Li sogni di Lughia, li sintimenti, l'emozioni si spingiani commu fogu da furria di ielu.
Giuannimaria adimpìa a lu doveri di maritu chena passioni, idda lu subia pinsendi chi l'amori era solu i li foli.
La 'ita di Lughia continuèsi piatta mancali l'aggiunta di dui nubitai.
Li crampi a lu stogamu candu lu maritu intràa i lu sò lettu , pa' fultuna raramenti e puru l'alta era a faori dill'ommu.
Ungia duminica, beddu 'istutu, accumpangiàa la mudderi a Missa.
Intràa in gesgia cù Lughia a lu brazzu e si punia a lu primma bancu, cussì li femmini gisciurani 'idendili aarianii pinsatu ch'era un 'eru signori.
Pedru era moltu da pogu, candu Lughia, una manzana i lu pisassinni da lu lettu, presa da un mancamentu, falesi a tarra .
Agnura currì a lu zoccu. La cussenzia non l'aia più datu pazi. Giraa pa' la casa silinziosa commu umbra di la tristura di Lughia, tant'era schicciata da lu rimursu daè ascultatu Pedru.
'Ista la stedda in tarra li s'abbundesi una pienta commu piena di riu. A li so' gridi Giuannimaria arrièsi spramatu. piddèsi in brazzu Lughia uldinendi ad Agnura di ciammà lu duttori.
L'ommu non si n'era mai avvistu ma, la mudderi era un sacchettu d'ossi.
“Nienti di mali, Lughia è graida....raccumandu riposu e....cumplimenti a lu babbu!” disi lu duttori lassendi la casa.
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Giuannimaria ambaresi solu cu' la mudderi.
Lughia tinìa l'occi sarrati.
L'ommu silinziosu figgiulà la cara trista di la so' femmina “cunnoscu bè li sulchi di li campi, diritti, pieni di ita, no l'aìa mai 'isti i la to' cara, intulticati, accabbaddati chè undi marini in timpesta!”
Pinsamintesi l'ommu istantu chi s'accultiàa a lu lettu di la mudderi.
Presa una manu la stringìsi i la soa calda e folti. Vi si paldìa indrentu, cussì minoredda, debuli e fritta.
A lu cuntattu lu cori di Lughia piddesi a battì folti e lu sangu scurrendi i li 'eni pultàa un calori un tempu, solu immaginatu.
Chissa manzana, Giuannimaria, passizàa pinsamintosu i lu patiu di la so' casa. A dì la 'iritai, la casa l'aìa ereditata...
Aìa casa, ziracchi,tarrenu ma...ungia manzana zilcàa cu la menti lu calori, l'amori di la strinta di manu chi Lughia li dunesi andendi incontru a la fiddoledda appena nata ma già agnulu di Deu.




Il vedovo.
Giuannimaria era vedovo da qualche mese.
Una mattina passeggiava pensieroso sullo spazio davanti alla sua casa. Ad esser sinceri la casa e qualche ettaro di terreno che si estendeva fino ai piedi di monte Ruju, erano di Lughia, la moglie morta, che aveva ereditato dal padre Pietro..Lughia, quando Giuannimaria la chiese in sposa a Pedru, aveva vent'anni. Non era proprio una bella ragazza però era una brava padrona di casa, onesta, le malelingue del paese non ebbero mai a dire niente di lei, ma la cosa più importante era il suo esser figlia unica e unica erede dei terreni di Pedru. A lui importava poco esserne innamorato, erano altri i suoi desideri. Giuannimaria desiderava sposare la donna per migliorare, agli occhi della gente, la sua posizione sociale. Voleva esser considerato un signore, ricco e possidente servito, come il padrone che serviva da piccolo e vi rimase fino a quando il padrone comprò il suo silenzio con tanti soldi che usò per allontanarsi dal luogo e dal brutto episodio di cui, per caso o per fortuna, era stato testimone. Nel paese che aveva abbandonato era conosciuto come ubriacone e litigioso, ora con il denaro del “silenzio”aveva deciso di cambiare vita comprando un pezzo modesto di terreno confinante con Pedru. Lasciò perdere le sbornie e le zuffe nelle bettole dedicando tutto il tempo a coltivare il suo terreno. Al primo raccolto prese con sé un servo che lavorasse per lui per un pezzo di pane. Pian,pianino vedeva realizzarsi il sogno di essere un “padrone”.
Pedru aveva quasi stimolato Giuannimaria perchè sposasse la figlia. Aveva stima del giovane come gran lavoratore senza limiti d'orario, attento al profitto della sua terra. Non era ubriacone e non spendeva il denaro nelle bettole, l'uomo era sicuro di poter affidare al giovane i suoi terreni e poi anche la figlia.
Dopo la morte della madre, Lughia che aveva compiuto i dieci anni, con l'aiuto di una serva, curava la casa occupandosi di ogni incombenza come se fosse un'adulta. Pietro, morta la moglie, si era dedicato alla figlia, come aveva promesso. Attento ad ogni suo desiderio o richiesta le concedeva tutto tranne il permesso di oltrepassare il cancello di legno che chiudeva il muretto del giardino e dell'entrata che circoscrivevano la casa. La giovane, non conoscendo la vita oltre quel cancello, non poteva avere grandi richieste. L'ignoranza faceva sì che la ragazza vedesse come un Paradiso la prigione dorata dove cresceva come una brava figliola. Nel crescere Lughia, prese coscienza di come il suo corpo da bambina si trasformava in quello di donna. Osservandosi nuda, davanti allo specchio, era turbata da pensieri e desideri ai quali non riusciva a dare un senso. Aveva solo una certezza: “la vergogna che provava al pensiero di parlarne con il padre o con la cameriera”. Anche Pedru si accorse che la bambina si stava trasformando. Non sapendo come affrontare questo delicato momento, mise accanto alla figlia una donna che aveva cercato in paese. Agnura era vedova, senza figli, seria, degna di stare vicino a Lughia per cogliere l'occasione e informare rispondendo adeguatamente alle sue domande, come farebbe una madre con una figlia. Agnura seguiva con amore materno la ragazza mentre le insegnava a gestire la casa come una signora, comunicavano tra loro, proprio, come una mamma con la figlia. Con il tempo Agnura prese le redini della casa perchè dalla balla di fieno della stalla si era trasferita nel letto di Pedru impadronendosi della sua anima e dei pensieri che l'uomo pensava di non dover donare più a nessuno. La donna fu favorevole quando Pedru le parlò di un eventuale matrimonio tra Giuannimaria e Lughia, conoscendo l'una e l'altro li vedeva bene insieme.
Su richiesta di Pedru, si recò da Lughia per informarla che suo padre l'aveva promessa a Giuannimaria, Lughia trattenne a stento il suo cuore impazzito e abbassando la testa in segno di obbedienza al volere di suo padre, acconsentì. Il fidanzato era molto gradito alla giovane. Lughia non aveva mai scambiato parola con il promesso sposo....solo nei suoi sogni. A volte lo vedeva in lontananza. Chiacchierava con suo padre quando s'incontravano nella stradina di confine tra i terreni di Pietro e il fazzoletto di terra di Giuannimaria.
Giuannimaria faceva nascere in lei desideri mai conosciuti che le accendevano il cuore ed il viso.
Quando le capitava di vederlo da sola e più da vicino , si nascondeva dietro al muro a secco del confine e chiusi gli occhi, immaginava che l'uomo le andava incontro seduto sopra un cavallo bianco, come nelle favole che le raccontava sua mamma, la sollevava da terra e con delicatezza la sedeva sul cavallo e si allontanavano, a briglie al vento, lontano da quella prigione che era la sua casa e la sua vita con il padre e Agnura.
Egli, ignorava non solo i sogni ma persino la ragazza, mentre con il pastrano sulle spalle, che indossava da Gennaio a Natale ed oltre, le mani nelle tasche della giacca, il sigaro in bocca, passeggiava dando ordini a Rimundu, il suo modesto servo. Era convinzione di Giuannimaria che dare ordini alla servitù con il pastrano sulle spalle fosse la vera immagine di un padrone da rispettare.
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Per la ragazza, che lo guardava incantata, era un principe e il pastrano, anche se lurido, era il mantello regale. Si decise di celebrare la cerimonia del matrimonio nella cappella di San Giovanni, fuori la casa di Pedru, perchè furono invitati solo i servi, onde evitare disagio allo sposo che non aveva parenti. Pedru per gli sposi aveva fatto preparare due camere differenti, separate da una stanza con salotto, nella sua stessa abitazione. L'uomo pretese che la coppia abitasse con lui, sia per tenere sotto controllo il genero che avrebbe posseduto i suoi terreni , sia per badare al comportamento di Giuannimaria con sua figlia. L'uomo ci teneva a che la figlia conservasse quell'innocenza che le dava onorabilità, per cui parlando con Giuannimaria gli chiese di tenere con la moglie un “rapporto” come previsto dalla chiesa “ ricorda” disse “ solo per procreare un figlio potrai entrare nella camera di Lughia, per gli altri tuoi desideri ci sono altre donne!!” Giuannimaria non emise una parola. L'imposizione di Pedru gli andava bene, non essendo innamorato di Lughia si sentì proprietario ricco e libero. Agnura assunse l'incarico di preparare Lughia secondo richiesta di Pedru. Seduta sul letto,di fronte alla ragazza “ figlia cara” esordì, prendendole le mani fredde tra le sue. Conoscendo l'innocente ignoranza di Lughia non sapeva da dove cominciare. Si ricordò che una volta avevano visto due asini accoppiarsi. A la domanda della ragazza incuriosita dalla strana postura, vergognandosi, aveva risposto con un secco “ non guardare, sono animali!” Aiutandosi con questo ricordo, chinata la testa parlò “ Figlia mia, devo darti delle informazioni per questa sera, quando Giuannimaria, ormai tuo marito, verrà nella tua camera...ricordi quella volta che vedemmo quei due asini?...” poco per volta la donna, sempre più a disagio, disse tutto ciò che aveva da dire. “ figliola mia, non stare preoccupata, gli uomini sono come gli animali!!...tu chiudi gli occhi, stringi i denti e non fare niente...così lui terminerà subito e se ne ritornerà nella sua camera. Tranquilla, appena uscirà lui ti starò vicina come una mamma!...Tu sei fortunata che hai un padre che ti vuole bene. Ha fatto preparare le vostre camere separate perchè tu possa trovare sollievo quando tuo marito non verrà a trovarti. Devi sapere, però, che non vi è altro modo per avere un figlio. Dio ha fatto la donna solo per soffrire.!”
Terminata l'ingrata consegna, osservando il volto triste della ragazza le venne il desiderio di urlarle la verità e confessarle quanto Pedru fosse egoista, desiderava nipoti negando alla figlia l'amore che Dio stesso aveva voluto e consacrato con il matrimonio. I sogni di Lughia, i sentimenti, le emozioni si spensero come fuoco in bufera di gelo. Giuannimaria adempiva al dovere di marito senza passione, lei lo subiva pensando che l'amore fosse solo una favola. La vita di Lughia proseguiva piatta, nonostante si aggiunsero due novità: I crampi allo stomaco quando il marito entrava nel suo letto, per fortuna raramente ma, anche l'altra era a favore dell'uomo. Ogni domenica, ben vestito, accompagnava la moglie alla S. Messa. Entrava in chiesa con Lughia al suo braccio, si metteva al primo banco , così le pie donne vedendoli passare avrebbero detto che lui era un vero signore.
Pedru era morto da poco tempo, quando, Lughia, una mattina nell'alzarsi dal letto, presa da un capogiro, cadde per terra. Agnura al rumore arrivò subito. La coscienza non le dava pace. Vagava per la casa silenziosa come ombra della tristezza di Lughia, tanto era grande il rimorso per aver eseguito gli ordini di Pedru.
Vista la giovane per terra, fu colta da un pianto come un fiume in piena. Alle sue grida Giuannimaria arrivò spaventatissimo, raccolse tra le sue braccia Lughia e ordinò a Agnura di chiamare il dottore. L'uomo non si era mai accorto che la moglie fosse un sacchetto d'ossa.
“ niente di male, Lughia è incinta...raccomando riposo e...complimenti al padre!” disse il dottore apprestandosi ad uscire. Giuannimaria rimase solo con la moglie. Lughia teneva gli occhi chiusi. L'uomo in silenzio osservava il volto triste della moglie. “ Conosco bene i solchi dei campi, dritti e pieni di vita ma non avevo mai notato i solchi del tuo volto, storti e accavallati come onde marine in tempesta!” Pensava l'uomo avvicinandosi al letto della moglie. Presa una mano la strinse nella sua calda e forte, quella della donna vi si perdeva dentro, così piccola, debole e fredda. A quel contatto, il cuore di Lughia cominciò a battere forte, il sangue riprese a scorrere a ritmo costante nelle vene trasportando un calore un tempo, solo immaginato.
Quella mattina, Giuannimaria, passeggiava pensieroso sullo spazio davanti alla sua casa. Ad esser sinceri la casa e qualche ettaro di terreno che si estendeva fino ai piedi di monte Ruju, erano di Lughia, la moglie morta, che ….
Aveva la casa, servi, terreni ma...ogni mattina cercava con la mente il calore, l'amore della stretta di mano che Lughia gli aveva donato mentre andava incontro alla figlioletta appena nata ma...già angelo del Signore.




04 giugno, 2015

Attimi....sensi di colpa

Salve
Sto trascurando il mio blog.
Mi sono chiesta il perchè.
Questo blog è nato in un periodo particolarmente infelice della mia vita.
Dovevo superare una brutta depressione per malattia.
Di colpo, per un incidente, la mia vita è cambiata.
Chiusa in me stessa davo sfogo al mio "disordine" mentale. Caduti i progetti, i sogni sul futuro ,dovevo creare un'altra me stessa, con la coscienza che non sarebbe stato più tutto come prima: i limiti dettati dall'incidente.
Sono trascorsi 7 anni.
Ce l'ho fatta.
Scrivo...ma la mia creatività, come fiume che si dirama in rivoli tra le rocce, ha tracimato in varie forme creative.
Mi curo esteticamente: input straordinario per sentirsi in forma
Scrivo e partecipo a concorsi
La mia biografia nel sito "liugi ladu" dove sono riconosciuta "scrittrice sarda"
Maria Antonietta Sechi insegnante di scuola primaria in pensione è nata a Portotorres da genitori di origine sassarese.
Sposata, vive a SANTA MARIA COGHINAS dal 1972 .
Si diletta a scrivere con passione poesie in italiano e in vernacolo. Compone abilmente anche racconti in italiano.
A Pasqua 2013 è uscita la sua prima pubblicazione "WAI, WAI" edizioni "il ciliegio".
Il 22 Maggio del 2014 nell'Aula Magna dell'Università di Sassari 
ha ricevuto una Menzione d'onore con la poesia “Armonioso intreccio”
è il secondo premio prosa con il racconto “Tay“ 
durante la cerimonia premiazione del “Concorso prosa e poesia Mariuccia Ruju Dessì FIDAPA Italy” .
Nel mese di Settembre del 2014 riceve il primo premio in
Cuncursu de Poesia in limba Sarda” indetto dall'Auser di Budoni dedicadu a:
sas popolaziones colpias dae s'alluvione de su 2013”,
sezione a verso senza rima, con la poesia “Cleopatra in Gaddhura”.

Nel mese di Maggio del 2015 riceve il primo premio del Concorso di poesia e prosa in lingua sarda “Rosilde Bertolotti” indetto dalla F.I.D.A.P.A. Di Sassari con il suo primo racconto in Gaddhuresu-Cuzinesu “ Lu banzicu di mamma”


Curo il mio laboratorio di arte povera




E poi viaggio....il pensionamento non è la fine ma l'inizio di una nuova vita....neanche il Parkinson mi ferma

un abbraccio
a presto
Mietta

07 maggio, 2015

Attimi...buongiorno o buonanotte?

Attimi


buongiorno
sono le 4,30.
Tic,tic,tic....concertino notturno di sveglie e svegliette mute di giorno. Tutto tace, anche l'insonnia non ha parole.
Io non oso stuzzicarla con qualche "accidenti" meritato, potrebbe irritarsi e rimanere vigile, attenta guardiana del mio sonno prigioniero tra le sue grinfie.
Ohhhh, la conosco!. E' dispettosa!!
Ignorarla è l'arma migliore.
Potrebbe abbandonarsi ad una mortale noia è allentare la presa. Non parlo, non muovo un arto, tranne un dito leggerissimo sulla tastiera che lentamente segue il ritmo dei tic, tac.
Ssssss, gli uccellini dormono, le lucertoline, persino i pipistrelli, dopo le notturne scorribande, riposano a testa in giù nelle grotte. Anche la strada, illuminata da taciti lampioni, gode del suo breve riposo notturno.
Nessun mezzo la percorre, non passano nè un cane,nè un gatto.
Mi sento un marziano-mummia. Acc....ho mosso una gamba....un normale scricchiolio di ossa di giorno,rimbomba nel silenzio come sterpi secchi spezzati per accendere il fuoco del camino.
Mi sento osservata.
Il sonno mi strizza un occhio, l'insonnia ha smesso di contare le pecore...buona notte!!!


05 maggio, 2015

Il mio primo racconto "in limba"...con traduzione

LU BANZICU DI MAMMA
“ Cummari Minnia, cummari Minnia!!!Una bozi d'ommu, attruppigliata arrèa dall'olteddu. La femmina s'acciara “ eh, cumpari Giuà e chi buldeddu? Intredd' a drentu e diti lu c'aeddi.! ” L'ommu agitatu entra e cù l'alenu cultu, rifiutendi la cattrea e la tazza d'ea chi la femmina l'appuglìa: “m'aarèti a scusà cummari mea, ma lestra...puniti da fattu, Lughia ha li peni! !” Ansìma.
“ Cumpà, àggiti pazenzia! si li peni sò appena incuminzàti v'è tempu!.” Parò 'ista la cara prioccupata di Giuanni, lu tratteni a faeddu: “.paristantu chi eu mi priparu e ciammu cummari Antonia, voi turreti a casa e puniti una pignatta manna, piena d'ea a scaldì i lu fogu e stèti passigatu , a 'ostra mudderi e a lu chi ha di nascì v'aarèmmu a pinsà noi.” L' assigura Minnia.
Cù lu cori turratu a cascia, cumpari Giuanni pidda lu caminu pà la sò casa.
Cummari Minnia lestra accapitta dall'armoà asciuamani, calche telu di linu, tuttu lu nizissàriu pà aggiutà la palturenti e ciammata cummari Antonia s'avviani insembi da cummari Lughia
Intrati i la càmmara s'avvidini ,a lu mamentu, chi li peni di lu paltu sò incuminzàti..
Cummari Lughia cù lu 'idelli s'assiriniggia: “ grazi cummari mei!”
“cummà, steti appasigata, avali vi semmu noi!” L' incuraggia Minnia, la più ansiana e mamma di tredizi fiddoli.
Lu steddu, nadendi ill'ea tebia di lu banzicu di la mamma, asculta cù attinzioni. Li dui cummari non li sò di med' aggradu: “uffah! .. sò arriati chissi magliai, poltaearrega di cummari Minnia e Antonia! ... Aval' incumenzani, ciarra chi ti ciarra, che zinzuli mali, a piddassi l'attinzioni di mamma...uffah, già mi bastàa l'assùstu presu anzora...chissu tarramotu m'ha tuttu scussaltattu ..pà fultuna chi è passatu”... bulbutta assintendisi illa banzicallella pà giucà.
Attacati li manareddi a lu culdoni chi lu teni liatu a la mamma, si banzicalleggia.
'Istu chi la mamma ciarrendi s'è sminticata d'iddu, canta a la sola ...” banzica, banzica lu mè stedditu..” Chena la bozi di la mamma non si diilti.
Tristu, svilutu, solu e abbandunatu fala da lu culdoni, si poni a mazzasubbra illu pìciu d'ea tebia, cù li mani addaretu lu cabu. E' pinsamintosu, Chissu banzicu tebiu di la mamma è maraigliosu parò s' è sminuricatu, strintu. No è meda tranquillu, ha l'aricci attenti a cuntrullà chissi strangi infadosi. I la ciarra intendi la bozi di cummari Antonia : “cummari Minnì l'ea è buddendi”
“oh,oh !” dà un brincu d'alligria lu steddu: “ oggi si mangia ciusoni a manu, boni, boni!!
Mancu cumprìttu lu pinsamentu una scuzzulata di tarramotu buliendilu lu poni torra a cabingiò.
“ohi,ohi! Oggi semmu posti propriu mali...mi pari chi “lu ciarabaldu” malca colpi!”
Cù meda sfolzu, l'arresci a turrà a capu insubbra.
I chi intendi la bozi di cummari Minnia:” oia, s'è postu di traessu, spiremmu chi si torria a svultulà!”
Un' iscossa più folti lu torra a bulià a cabingiò.
”Mamma cos'è suzzidendi? Palchì chistu trambustu?.mammaaaa faeddami, cantami la ninna nanna, bogazi a fora chissi due strii.chi poltani mali....!” Nienti.
Arrea un' altra spinta . Un'ispinta da fattu a l'altra, lu sò allunghendi da lu banzicu pà spingillu in d'una strinta buggiosa. Disispirattu :” sogu affuendi mamma, non m'arresci di nadà, aggiu frittu e lu culdoni m'è strangulendi”. S'avvidi chi la mamma no l'asculta, è a fòddita, spingendi...spingendi???
”.oia e chi tontu !! aggiu cumpresu ...sogu nascendi! ...”Dai mamma spingimmu, insembi chi ti 'oddu 'idì”. Ancora calche spinta e lu steddu è fora. Cummari Minnia lu pidda e pisendilu in altura pà mustrallu:“è un beddu mascitu!” dìi a bozi manna. Lu steddu zilca la mamma. La idi falata,stracca. Accultu v'è Antonia chi l'asciutta lu sudori
Iddu trimma, ha frittu...vò la sò mamma. Minnia lu pidda pà li pedi e postu a cabingiò li dazi una frigata di sculivitti. “cantu sei mala!” pinsamenta lu steddu a occi sbarrati pà lu trattamentu e pingendi a tutta furria. La femmina l'appuglia innant'a la mazza di la mamma” cummà, commu canta bè chistu mascitteddu nostru, Deu lu mantenghia e tutti li Santi!”
Lu steddu mancu l'intendi. Avali è' cù la sò mamma. Ciusi l'occi si l'affiangia. Ricunnosci lu prufummu, lu calori, intendi la bozi : “benvinutu mè fiddolu, cori di lu me cori, luzi di l'occi mei...!” la criatura :“ oh mamma, mamma tenimi sempri cun tegu, piddami la manu, non m'abbandunà mai!”
Lu steddu è paldutu in chiss'amori. No è attentu a candu arrea Minnia, lu pidda, l'appuggia a pedi di lu lettu e cun d'una folbiza tadda lu culdoni e annuda lu rimanenti i la mazza.
“noooooo!!” piengi disispiratu -“ stria, m'hai fiaccatu lu banzicu, lu giogu chi m'ha liatu a mamma!” Minnia lu cunsola e ninnendilu lu faeta cun amori : “ criatura cara, cussì è la 'ita, non cunnosci alligria chena cunniscì dulori!” Arrea Antonia cun d'unu stegliu d'ea tebia. Minnia, poni lu steddu a moddu, lu sauneggia e lu làa.
La criatura è sparramàta: “chista m'affua...mammaaa, palchì sogu natu?!” piengi
Appena asciuttatu entra lu babbu. Minnia cumplimintosa vi l'appuglia. L'ommu l'alza in aria pà ringrazià Deu di lu donu mannu.”
“nooooo, ancora pà l' aria?” piengi lu steddu, sta a vidè chi calcunu m'aarà a scappà.. chi mundu scàsciatu...sogu sballatu, 'oddu mamma!”
Giuanni, cun dilicatesa, lu poni in brazzu a la mamma chi lu dà a suggì lu primma latti.
Finzamenti sussigatu pidda sonnu.

“Molte cose in poche parole”
Il racconto ha vinto il PRIMO PREMIO del Concorso in vernacolo "Rosilde Bertolotti" indetto
dall'associazione FIDAPA di Sassari









LA CULLA DI MAMMA
“Comare Minnia, comare Minnia!!!” Dall'orticello giunge la voce sconvolta di un uomo. La donna si affaccia : “ehi, compare Giovà e che chiasso !.. Entrate dentro e ditemi che vi succede”. L'uomo agitato si accomoda. Con il fiato corto rifiuta la sedia ed il bicchiere d'acqua che la donna gli offre : “scusatemi comare mia..ma affrettatevi a seguirmi Lucia ha le doglie!” Ansima. “Compare abbiate pazienza, se sono le prime doglie abbiamo tempo!” Accortasi che il compare è ancora preoccupato, per incoraggiarlo, continua a parlargli. “ Nel frattempo che mi preparo e avverto comare Antonia, voi rientrate a casa e mettete a scaldare sul fuoco un pentolone d'acqua. Tranquillizzatevi che a vostra moglie ed al nascituro ci penseremo noi!”
Rasserenato, l'uomo s'instrada verso la sua casa. Comare Minnia velocemente afferra dall'armadio asciugamani, panni di lino e quant'altro occorre per assistere un parto. Chiamata comare Antonia s'affrettano insieme da comare Lucia. Entrate nella camera della partoriente si accorgono subito che le doglie sono incominciate. Comare Lucia si rasserena solo al vederle. “Grazie comari mie!” “Comà state tranquilla, adesso ci pensiamo noi!” la rassicura Minnia che è la più anziana e mamma di tredici figli.
Il nascituro, nuotando nelle acque tiepide della culla della mamma, ascolta con attenzione. A lui non piacciono le due comari: “uffah, sono arrivate quelle due megere di comare Minnia e Antonia che portano e riportano pettegolezzi. Adesso inizieranno, una chiacchiera dopo l'altra, come pungenti zanzare distrarranno la mia mamma...uffah!...per oggi mi basta lo spavento preso pocanzi...quella scossa di terremoto mi ha tutto ribaltato...per fortuna che è finita!” borbotta sistemandosi sull'altalena per giocare. Attaccate le manine al cordone ombelicale, che lo lega alla sua mamma, si dondola. Cosciente, che la mamma si è scordata di lui, canta da solo: “ dondola,dondola bambino mio...” Senza la voce della mamma non si diverte. Triste, avvilito, solo e abbandonato scende dal cordone ombelicale e si mette a galleggiare con la pancia all'insù e le mani dietro la testa. E' pensieroso. Quella culla tiepida della sua mamma è meravigliosa però è diventata piccola, stretta. Non è sereno. Le orecchie attente controllano le due estranee fastidiose. Nel chiacchiericcio sente la voce di comare Antonia : “ comare Minnì l'acqua bolle!” “oh,oh!” fa un salto di gioia il bambino “ oggi si mangiano gnocchi fatti a mano...buoni, buoni!!” Non ha terminato il pensiero quando una nuova scossa tellurica lo ribalta ancora a testa in giù. “ ohi,ohi! Oggi la vedo proprio male! Ho l'impressione che l'oroscopo sia negativo.” Con faticoso sforzo riesce a riposizionarsi a testa in sù. Nello stesso momento gli arriva la voce di comare Minnia: “ oia! Si è riposizionato all'incontrario, speriamo che si ribalti!” Una scossa più forte delle altre lo rimette a testa in giù. “ Mamma che succede? Perchè questo putiferio? Mammaaa parlami, cantami la ninna,nanna e caccia via quelle due streghe che portano sfortuna!”...Arriva un'altra scossa. Una scossa dietro l'altra lo allontanano dalla culla spingendolo verso un'oscura strettoia. Disperato : “sto soffocando mamma! Non riesco a nuotare, ho freddo e il cordone ombelicale mi sta strozzando!!.” Si accorge che la mamma non lo ascolta, è affannata e sta spingendo...”spingendo? Oia! come sono poco intelligente...ho capito...sto nascendo!” Realizza il bambino..”Dai mamma, spingiamo insieme che desidero vederti!!” Ancora qualche spinta e il bimbo è nato. Comare Minnia lo prende e sollevatolo lo mostra: “guardate che bel maschietto!” dice a voce alta. Il neonato cerca la mamma. La vede spossata,stanca. Accanto c'è Antonia che le asciuga il sudore. Il neonato trema, ha freddo, desidera la sua mamma. Minnia lo prende per i piedi e sistematolo a testa in giù gli dà tante sculacciate. “come sei cattiva!” pensa il bambino con gli occhi spalancati in un pianto furioso. La donna lo poggia sulla pancia della mamma dicendo : “ Comà! Avete sentito come canta bene il nostro maschietto!? Dio lo benedica insieme a tutti i Santi.” Il neonato nemmeno l'ascolta. Chiusi gli occhi si raggomitola sulla mamma, ne riconosce il profumo, il calore, la voce armoniosa !” Benvenuto figlio mio!, cuore del mio cuore, luce per i miei occhi!” Il neonato: “ oh mamma! Tienimi sempre con te, stringimi la mano, non mi abbandonare mai!!. Il bambino è immerso in quello scambio d'amore. Non è preparato quando arriva Minnia che lo prende, lo sistema ai piedi del letto e con le forbici gli taglia il cordone ombelicale annodando, ciò che resta, sulla pancia.
“ Nooooo!” piange disperato” hai rotto il dondolo, il gioco che mi teneva legato alla mia mamma.
Minnia prova a consolarlo e cullandolo con amore :” Creatura cara, così è la vita non vivi la gioia se non conosci il dolore”
Entra Antonia, porta un recipiente con l'acqua.. Minnia, poggiato dentro il bambino, lo insapona e lo lava. Il piccolo è spaventatissimo: “ questa qui adesso mi affoga!..mamma perchè sono nato?!” piange.
Appena asciugato arriva Giovanni, il padre. Minnia orgogliosamente gli mette tra le braccia il figlio. L'uomo lo solleva al cielo e ringrazia Dio per quel grande dono.
“ nooooo! Ancora per aria? ..sta a vedere che qualcuno mi farà cadere...che mondo di pazzi...mi sento stanco..voglio mamma!”
Giovanni delicatamente lo porta tra le braccia della mamma che gli dà il seno affinchè possa succhiare la prima poppata di latte.
Finalmente sereno si addormenta.


“ molte cose in poche parole”

Concorso ROSILDE BERTOLOTTI....FIDAPA...Sassari

03 maggio, 2015

poesia...la via della salvezza



Ombre
disperate
errano,
in cerca d'appiglio,
nel buio
d' una
sepolcrale stiva
tra statue marmoree
che
come fredde stalattiti
gocciolano
amaro
su piedi stanchi
di corpi ignudi
avvinghiati
al filo del domani.
Dalle sentine
appozzati miasmi
di corpi stipati
di morti viventi
di virgulti stretti
nella morsa
d'un ultimo abbraccio
ad un caduco sogno
di sole raggiante
in nuova mattina,
annunciano
la speme
infranta
nell'acre odor
di latrina.







17 aprile, 2015

Poesia...Guglie

Guglie

In fondo al mare
sepolcri scuri
di dolorose guglie
strappate dal costato,
bagnate
di lacrime salate
di tradimenti,
di affetti scaduti,
di silenzi,
di acerbe delusioni.
Affascinati sensi
in rigogliose note
di colori,
avvinghiati
a un'ala di gabbiano,
sospinti dal vento
sono pensieri alianti
nell'azzurro cielo.
In abbandono
all'attimo sereno
dai sepolcri
ritornano,
a galleggiar sull'onda,
le guglie del tradimento.
L'ingenuità
non paga
chi amor dona
senza piega,
in pena d'oblio
che con Giuda e Caino
non è morto
il tradimento.
Spezzato il volo,
geme
l'aliante ferito
tra le guglie dell'onda.




11 aprile, 2015

Poesia E' sera


E' sera.
L'argento lunare
si mira sull'onda
dello spicchio di mare
ove l'orizzonte sconfina,
in voluttuoso abbraccio,
con l'aere,
godendo
nell'occultare
l'ultimo approdo.



Serena è la sera.
Risplende la luna
in tremolio di bonaccia
sulla scia
della minuscola barca
che fiduciosa,
aldilà del tramonto,
procede
lasciando alle spalle
scogli e procelle.

Non fa paura la sera.
Il lume lunare
accende la mente
di mille colori
di tante stagioni
di note gioiose,
altre più tristi,
altre ancor di passioni.

E' dolce la sera.
La luna d'argento
tinge
l'innevata cima
dell'albero maestro
che veglia,
con occhio attento,
anche la più piccola vela
chè
non si perda
nel buio della sera.




06 aprile, 2015

Attimi...Se...!!!



Le prime luci di un sole “lunatico” filtrano dalle tapparelle semichiuse della finestra.
E' Primavera.
Come ogni adolescente che si rispetti, anche lei ha mutevoli eccessi comportamentali.
Passa velocemente da una esplosione di gioia solare a grigi mutismi.
Appena ieri, piangeva leggere, incomprensibili lacrime, bagnando il suo vestito della festa, oggi
sorride radiosa, stimolata da quel tenero, fresco desiderio d'amore che nuovi, audaci raggi di sole, il suo essere risvegliano a mutar la sopita natura a nuova vita in un' esplosione di colori, di melodici suoni, fruscii, profumi .
E' il lunedì di Pasqua.
Ieri, mentre, il Cristo risorgeva spandendo lume d'intenso Amore, la Primavera piangeva la cecità di umano disinteresse, oggi sorride ripagando la Fede di chi in Lui confida la speranza che s'illuminino i miseri cuori.
I miei destati pensieri mattinieri s'incontrano, si scontrano, si accavallano. Da quel miscuglio emerge una domanda : perchè esiste un solo giorno di Natale ed un altro solo per la Pasqua? Un solo giorno per essere tutti più buoni ed un altro di sofferenza e gioia in rinnovato patto d'amore tra Dio e noi?
Tutti i giorni è Natale, tutti i giorni è Pasqua.
Ogni giorno si dona amore, incominciando dall'amare e rispettare sé stessi estendendolo in sconfinato modo attorno a sé. Tutti i giorni vi è un momento in cui si cade per risollevarsi nella Luce Divina
In un solo giorno vi è un anno, in un solo giorno vi è tutta una vita.
Se si volesse aprire gli occhi e “vedere”, e non solo guardare fuggevolmente, le cose dentro e aldilà dell'egoismo, si aprirebbe un mondo di Luce, senza confini...un mondo dove “l'amor scambievole” sarebbe l'unica moneta.
“Va bene! Sognatrice di illusioni, di utopie!!!
Alzati e vai a preparare la colazione. Metti la tovaglia colorata e al centro il bicchiere di plastica con i fiori di geranio che Lucrezia ha colto per te dal tuo giardino...e poi entra piano e svegliala, tiene tra le braccia “il bruco” che hai cucito per lei, riempila di pizzicotti e bacetti....non puoi cambiare il mondo. Ti consoli sapere che anche in mezzo all'odio sbocciano fiori d'amore.”






31 marzo, 2015

Preghiera...settimana Santa

Martedì Santo

Consapevole
ch'era arrivato il tempo
del Tuo umano patire.
poggiavi i piedi
sull'ultimo tratto,
d'inerpicato terreno,
del Tuo ire
Elargivi Grazie e di speranza parole
pur sapendo d'aver accanto
più d'un traditore
Dal Tuo dolce viso
lume intenso d'amor Divino,
spandevi
su ogni fratello,
fosse Giuda o Caino.
“Ecce homo!”
ti consegnò ai Giudei Pilato,
pur convinto della Tua innocenza
il popolo sobillato,
dimentico del Tuo amare,
ti aveva già condannato
Tra gli ulivi,nell'orto del Getsemani
in preghiera, elevate al ciel le mani,
da uomo
pietà chiedevi per il dolor che ti attendeva
per le flagellate carni,
la testa solcata da spinosa corona
il pianto disperato della Tua mamma,
il calvario con il peso della Croce sulla spalla,
la lancia sul costato
l'aceto, ultimo sfregio per Te assettato.
La Tua settimana Santa
è insegnamento per l'umanità
ogni respiro, ogni attimo
è un Tuo dono
Sui solchi
delle Tue parole
è la forza del vivere
del gioire dei tuoi doni
la strada della serenità.
Il male che ci circonda
non è una Tua punizione
è figlio dell'umana presunzione
Come i Giudei, di corta memoria,
ridono di te
ti condannano a morte,
Tanti Barabba
s'innalzano sul trono Tuo
s'appropriano della Tua gloria.
“Miserrima umanità,
con la testa sotto la mannaia
dell'autodistruzione
sorda, cieca e muta all'amore
non incolpare Dio
per la tua malasorte!
La strada la conosci,
prendi esempio da Pietro
dopo averLo rinnegato
è ritornato indietro!”



28 marzo, 2015

poesia...la tua pietà


PREGHIERA..
La Tua pietà
.....
. Signore 
da figli ingrati
indegni della Tua misericordia
perdonaci!
abbi pietà
della follia umana,
te lo chiediamo noi
piccoli,
muti, impotenti, confusi
inascoltati nani.
Volgi il Tuo sguardo pietoso
almeno, sui bambini
il loro pianto disperato
non può non colpirti al cuore,
nascono nell'odio
ignavi dell'amore,
bombe devastanti
sangue
urla e dolore
son della vita il lor sentore.
Liberaci dal male
schiudi le menti
buie
in corsa
nel tunnel di misere
terrene illusioni
Sia, ancor, folgore al cuore
la Tua Paterna bontà
sì che
l'uomo ritrovi consapevolezza
nei valori di fraterna convivenza
e dignità.



25 marzo, 2015

poesia...Lume di Speranza

 Puisia : Luzi d' ispirànzia ( cuzinesu-gadduresu)   con traduzione

A una iaga accultu
cun l'animu in afannu,
una scuta, pusata mi sogu.
Camminesi di sulcu,in sulcu
in zilca di sintimentu,
più folti ch' i la Tarra,
pà lu mè cori scuntentu.
Unu gietu d'ea ciara
falàa da una rocca
cicciulendi in alligria
zilcàa la mè cumpangìa
ed eu, la siti m'aggiu bugatu
a chiss'occi d'ea cristallina.
Trostu di trumma d'angioni
da lu pasculu falendi
infattu a lu pastori,
cun soni d'allegri campaneddi,
attiresini la mè attinzioni.
Vultesimi,
a incantu d'apparita,
lu me cori slalghèsi
pà trattinì tulbamentu di visioni.
Lu pastori,
dirràmendi luzi d'amori
ciammà pà nommu
d'ungia angioni
chi intràa i lu Sò pasciali
e candu lu camminu paldiani
li frusciàa, li zilcàa
curàà li firuti
cunfultàa li cori
d'afannu abbuluttati
commu Babbu d'Amori.
Lu chi zilcàa,
era in chissu pasciali.
Iscitada,
lu cori allumatu
da sognu sì beddu
zilcu lu Sò pasciali
la Sò luzi, lu Sò pani
e Iddu, mancari indegna,
lu seru a me accultu.



Traduzione
Lume di Speranza.

Vicino al cancello di un ovile,
con l'anima affannata
mi sono, per un attimo, seduta.
Di solco,in solco avevo camminato
in cerca di un sentimento,
più forte di quelli che
la Terra aveva dato
al mio cuore insoddisfatto.
Una sorgente di acqua chiara
scendeva da una roccia,
gorgogliando allegra,
a sé mi chiamava
ed io mi dissetai
a quella fonte cristallina.
Scalpiccio di zoccoletti
di un gregge di agnelli
che scendevano dal pascolo
seguendo il pastore,
con suoni di allegre campanelle,
attirarono la mia attenzione.
Mi voltai
incantata da quella visione,
il cuore mio si dilatò
per contenere l'emozione.
Il Pastore,
irradiando luce d'amore,
chiamava per nome ogni agnello
che lieto s'appressava al Suo ovile.
Quando smarrivano il sentiero
le fischiava, le cercava,
curava loro le ferite,
consolava i cuori
turbati dall'affanno
come Padre amorevole.
Ciò che cercavo
era in quell'ovile.
Svegliatami,
con il cuore infiammato
da quel sogno così bello,
vado in cerca del suo ovile,
della Sua luce, del Suo pane
ed Egli, anche se indegna,
Lo sento a me vicino.






poesia...vento primaverile





Vento primaverile
in leggero volo
di farfalla
risveglia la Natura
cullandola,
con dolcezza,
dal cielo
schiarito
dai raggi del sole.
Nell'aria si spargono
profumi di vita,
la Terra fiorita
libera i cuori
dall'invernale tristezza.
Dalla mente
svaniscono nuvole
di neri pensieri,
rinnovate,
in Fede Divina
brillano, alla sera
accanto alla luna,
serene
come stelle.



21 marzo, 2015

Attimi...scrivo poco

E' una constatazione di fatto...scrivo poco.
Sono un vulcano di creatività...però scrivere è una forma creativa che mi soddisfa tanto.
La fantasia galoppa nei ricordi, imbastisce storie immaginando  personaggi e ambienti amalgamati tra loro.
Amo la poesia, però la prosa mi permette un'espressione più completa delle mie conoscenze.
Del mio modo di vivere "l'altro"
Sto attraversando un periodo di stasi, ho dedicato  molto tempo allo scritto,troppe ore chiusa in casa. Le altre molteplici capacità espressive ( hobbies) che mi danno soddisfazione sono esplose costringendomi a lasciare il computer.
Così per riequilibrare il mio "essere espressivo" ho suddiviso le ore
Rinnovato il giardino:



ho dipinto dei "murales" sulla porta del mio garage in lamiera ondulata

parte esterna


parte interna



ho rinnovato i cuscini del salotto arricchendoli con alcuni "poggiatesta" per lenire la cervicale
pedalando sù una macchina da cucire "necchi" del 1949.
Ottimo impegno per riattivare la circolazione sanguigna


ho restaurato un vecchi vassoio in legno

ho preparato i contenitori delle tisane

un caro saluto...

Insomma....creatività e movimento...