La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

BENVENUTI NEL MIO BLOG...il mio diario di viaggio tra fantasia e realtà. Se passate lasciate un commento..mi farete cosa gradita Mariantonietta

Visualizzazioni totali

se ti piacciono i miei "appunti di viaggio" iscriviti tra i miei lettori fissi.....mi farà piacere.

27 giugno, 2014

Puisia in ottave...Sardo Coghinese con traduzione

Puisia...La linga salda. .........................Cuzinesu cun traduzioni.


Da la ciuintui, in pettu tinia
disiu ingrugnitu di rimpiantu
di no aè imparatu bè e a tempu
di lu faeddatu natiu la miludia.
Pisatu in bolu lu lamentu
arriatu è a lu cori di cà pudia.
E, ill'attugnu di lu mè andà,
di li palduti noti, imparu a cantà.

La me Tarra è lu pentagramma
li soni e li tempi diriggi la natura
faeta la sò linga ugnia criatura,
parauli pregni di ricchesa manna,
antica linga di sàia fattura
nata tra li sulchi di la sò mamma.
Da lu lauriatu a lu pastoreddu
dugnunu onora e vanta lu sò faeddu.

Cantu, li mè primmi ottavi in cuzinesu,
agghiu cuminciatu, appena acc'annu,
attenta a lu mastru Rinu Cambiganu
pueta fini, lu cori di nubiltai accesu.
Mi paldonia, siddu chi, 'agghju datu affannu
lu ringraziegghju pal chi pazinziosu.
E li pueti, chi poi agghju cunnotu
abbratzu, pà lu consideru e salutu,

La lingua Sarda...................Traduzione
Dalla giovinezza portavo nel seno
un desiderio, rannuvolato di rimpianto
per non aver appreso bene e a suo tempo
la melodia della mia lingua natia.
Dal mio cuore si è elevata una richiesta
che è arrivata a chi mi poteva aiutare.
Così che nell'Autunno della mia vita
imparo le parole perdute e le canto. (rime)

La mia Terra è il pentagramma
i suoni e i tempi li dirige la natura
parla la sua lingua ogni sua creatura.
Son parole cariche di ricchezza espressiva
chè il Sardo è ricco di saggezza
costruita lavorando i solchi della sua Mamma Terra.
Dal pastorello al laureato
ciascuno dà onore e vanto al suo Sardo parlato
,
Rimo le mie prime ottave, in Coghinese
premetto che ho cominciato a studiare solo dall'inizio dell'anno,
molto attenta agli scritti di colui che io considero “il mio maestro”...Rino Cambiganu
poeta raffinato, dal cuore nobile.
Mi perdoni il maestro, se il mio chieder, gli ha creato stanchezza
lo ringrazio per la pazienza.
E a tutti i “poeti” che ho conosciuto dopo il maestro
un abbraccio per la considerazione con la quale mi onorano ed un saluto.




26 giugno, 2014

Poesia..Il vedovo..tradotta dal sardo


Traduzione...Il vedovo
 l'originale la troverete nella pagina...POESIE IN GALLURESE.

I racconti degli anziani, che a voce hanno tramandato
sono le cose più belle che io abbia mai ascoltato.
Le serate in ogni stagione, mi piace immaginare,
quando, per chiacchierare si riuniva il vicinato
raccontando fatto vero, da fantasia arricchito,
ognuno ne aggiungeva un nuovo pezzetto
per incantare i bambini in ascolto.
Gli anziani che conoscono il presente ma anche il passato
recitavano in poesia rendendo accattivante il racconto.
Una sera, zio Giulio, mi ha raccontato una spassosa storia
perdonatemi se a ripeterlo ci provo in poesia.
C'era un vedovo che a risposarsi intenzionato
osservava le donne vedove e zitelle
ma nessuna reggeva al confronto con il tesoro prezioso perduto.
Le donne ne parlavano, mentre, lavavano i panni alla vasca:
“ il signore è incontentabile!! ma vedrete che resterà solo
perchè se, adesso, non siamo della moglie all'altezza
noi mai più lo prenderemo, rimarrà con la sua boria e la ricchezza!”
Ma, il destino non segue umani piani
improvvisamente si portò via il compare, l'indomani.
Rimasta vedova la comare, ricca di beltà e terreni,
il nostro vedovo aspettò tre mesi per il lutto, prima di farsi avanti.
Rientrato dal barbiere, indossato l'abito della festa,
per dare una bella impressione
aspettò il pomeriggio pensando parole adatte alla dichiarazione,
poi si mosse e bussò al portone.
Fatto accomodare nella sala, si pentì del suo ardire
perchè la donna con lo sguardo puntato sul compare e zittendo
dava l'impressione di aver capito e che stesse,
qualcosa di spiacevole, meditando.
Visto che la comare aspettava con le mani poggiate sul tavolo, con indifferenza
l'uomo fattosi coraggio, parlò con voce seria , come da circostanza:

- Se non vi offendete comare, voglio porvi una domanda,
voi che capite e siete pietosa con chi arriva e con chi parte
voi che del mondo conoscete ciò che sta in alto ma anche di sotto
non vi offendete per quello che devo dire, seppur mio compare sia morto. -

- Dite quello che dovete dire e qual'è l'intenzione che vi ha portato
raccontate quello che nella mente vi passa ,perchè a me non mi dà, né mi toglie grado.-

- Quello che vi dovrei dire, se siete gentile ad ascoltarmi
è che se vi aggrada, se avete voglia di maritarvi, vi chiedo di sposarmi
poiché mia moglie è morta vorrei accanto a me una compagna, un'altra volta.-

- Perchè lo devo negare! Se si presenta un partito me lo prendo
però non posso far promesse a questo e a quello,
se non mi conviene meglio rimango sola nel mio letto


- Con queste parole mi dite che non sono un buon partito,
se vi foste ben informata, sicuramente, vi sarei gradito
e a parer mio, sono io migliore di voi come partito.-

- Sarà come sarà, se siete migliore voi non mi dispiace,
ma non potete nascondere che non siete un uomo di pace,
più che un bonaccione, siete un linguacciuto, geloso e fanfarone!

- Che donna cattiva che siete, superba e boriosa!
allora non lo sapete che, mia moglie morta, era una rosa
e le volevo bene più di quanto lei ne volesse a me-

25 giugno, 2014

Attimo...OMAR SIVORI...quando il calcio era educazione

Tra i tanti campioni del tempo ho scelto lui...perchè i miei diari, dalle medie alle superiori erano zeppe di sue foto, ai tempi c'insifattuava della correttezza, dell'impegno, della personalità schiva di compromessi...

IL PIÙ FORTE
E non c'erano regole da rispettare né finzioni da
tutelare, spiattellava crudele che quello non lo voleva
vedere e la Juve ne faceva a meno. Bisognava che
capissero che era il più forte, anche Boniperti anche
Charles, bisognava che gli facessero una statua in
Piazza San Carlo. Il Divo Sivori si concedeva tutto.
Finita la partita andava dove voleva lui. Si allenava
quando voleva lui, mangiava quel che voleva lui, finiva
di giocare a carte quando voleva lui, «Non lo vedi che
ho da fare?», diceva al povero cronista venuto per
un'intervista.
Le interviste le concedeva quando si era alzato bene, e
quando i monarchi si alzano bene al mattino? Tre
scudetti, tre Coppe Italia ('59,'60, e'65), 215 partite e
135 gol, nove volte azzurro d'Italia: così il ruolino di
Omar Enrique, indomabile asso della Juventus. La sua
specialità era il tunnel ma anche il gol sardonico. Il
gol prendingiro, il gol menefreghista, il gol cinico. Più
di una volta, scartati il terzino e il trafelato portiere,
aspettava che rinvenissero prima di appioppare al
pallone il colpetto decisivo. I suoi tocchi al volo, le sue
mezze rovesciate, le sue carognesche finte non sono
state più dimenticate da chi l'ha conosciuto. Faceva il
fallo per primo sul terzino, lo intimoriva lui il killer di
turno. A stinchi nudi, guardandolo coi suoi occhi pieni
di sconfinata protervia, dove abitava il suo vero
coraggio, coraggio della disperazione, coraggio della
E POI ARRIVÒ SIVORI...

Attimi....un buon giorno amaro

Stamattina mancava un quarto alle cinque quando mi sono svegliata.
Ho cercato di trattenere MORFEO con tutte le mie forze.
Inutile. Se n'è andato.
Mi son trovata così, seduta sul letto, con le braccia incrociate attorno alle gambe.
Ogni mattina, chi mi segue sa che, devo richiamare l'altra parte di me, quella attenta e vigile, perchè ritorni al suo posto affinchè il mio IO si completi nella pienezza del suo essere.
Stamattina non è stato così,
Le due parti di me  rifiutavano di riconnettersi, quasi, questa azione facesse paura.
"paura, paura, paura!"...ripeteva la mente riflettendo su sfocate immagini.
La coscienza spostò il velo pietoso dell'incoscienza mostrando ciò che mi aveva provocato il malessere notturno che aveva cacciato Morfeo.
La squadra di calcio , dopo tre partite che neanche le squadrette di calcio dell'oratorio avrebbero giocato peggio, rientra in Italia...eliminata dai mondiali.
Mi chiedo: "perchè ti fa male questa notizia?
                 "c'è di peggio in Italia"
E' vero. Dopo un attimo trovo la radice del dolore...la squadra dei mondiali, lo staff, pagati a botte di miliardi hanno dato, a tutto il mondo, la vera immagine della situazione italiana:
Ladri legalmente riconosciuti, gestiscono, a vantaggio di interessi personali, miliardi di tasse pagate dalla grande massa di italiani  messi in ginocchio da una classe politica ed un'economia che  taglia loro il diritto alla sopravvivenza e persino ad un sorriso. Praticamente se ne strafottono di noi...
Riuscì a far di meglio anche Re Franceschiello . Quando il popolo  napoletano stava per rivoltarsi schiacciato dalle tasse e dalla miseria, seppe riconquistarne l'affetto offrendo loro un'abbondante spaghettata in piazza, con balli, canti e fuochi d'artificio. E' vero ...era una presa per i fondelli
 E' vero ...era una presa per i fondelli simile agli 80 euro, simile perchè non hanno toccato mano che erano già ritornati al mittente...effetto boomerang

Notti magiche inseguendo un goal( NOI) ,
 inseguendo i miliardi ( loro i mutandati azzurri) ...
sotto il cielo che piange su un'Italia inginocchiata, 
ma negli occhi di tutti voglia di vincere almeno un'emozione...



18 giugno, 2014

poesia Chiesette di Balai...in turritano ( portotorrese) con traduzione

Gesgiareddi di Barai ( Turritanu)

Sobbr'a una rocca
chi s'azza da lu mari
quattru muri di peddra,
una di bianca facciadda,
e in althu una grozi,
cussì li furistheri
cumprendini
chi sei una gesgiaredda.
Gesgiaredda
di li tre Coipi e Santi
di Barai.
D'ammacchiosu incantu
l'occi e li cori pieni
candu, imprubbisamenti,
appari dall'ondi.
Li fundamenti toi
cuàni grutti
custhodi,tisthimoni
di viriddai e conti tramandaddi.
Sei nadda innant'a
una Prisgioni
infusa di sangu
di Màsthiri Santi,
tusthuraddi e ischabbizzaddi
pà non avè abiuràddu
la Fedi i lu Deu Cristhianu.
Protu, preddi anzianu,
pridigava luVangelu
cun Zuniari diacunu
in Turris a Mont'Angellu,
pà cunvisthì agnoni
a lu pàschuru di Nosthru Signori.
Assusthaddu, pà la criscenti devozioni
a la nova Rerigioni,
l'imperadori Deuclezianu
bandiò pissighimentu
a cà cunvisthuddu a lu Deu Cristhianu.
Pà osdhini di lu Presidi Baibbaru
i li grutti di Barai imprisgiunaddi ,
non soru d'abiurà,
ma in Fedi di santiddai,
aisittavani d'esse ischabbizzaddi.
L'amori pà Deu, in luzi di siriniddai,
diffundiani Protu e Zuniari,
Bainzu, lu susdhaddu guasdhianu
s'inginucciò a chiss'amori Cristhianu
e non più paganu, libarò li prisgiuneri.
La nutizia chi era cundannaddu
a l'ischabbizzamentu
l'ippaglì lu ventu.
Protu e Zuniari presi da tuimmentu
furriaddi soni in un mamentu
a paddì la pena cù lu susdhaddu
a lu Cristhianesimu cunvisthuddu
Li tre cabbi, caggiuddi in mari,
piaddosa unda l'ha trasginaddi
arinendili pogu più luntani.
Tràmandani l'antighi conti,
cari a li Turritani,
chi innant'a la prisgioni
di Gavinu, Protu e Zuniari
fu frabbiggadda la geshiaredda di Barai
e, un di l'onda l'ha puggiaddi,
cun diricadda manu,
la pieddai di la poburu
ha priparaddu la gesgiaredda
di Barai luntanu.

Traduzione Chiesette di Balai

Sopra una roccia
che si erge dal mare
quattro muri di pietra,
una è la bianca facciata,
con sopra una croce
indica a chi t'ignora
che sei una chiesetta.
Chiesetta dei “tre Corpi dei Santi”
di Balai.
Di fascinoso incanto
colmi lo sguardo e i cuori
quando, all'improvviso,
dalle onde appari.
Il tuo basamento
nasconde delle grotte
testimoni e custodi
di racconti e verità tramandate.
Sei sorta sopra
una prigione
da sangue irrorata
dei Santi Martiri,
torturati e decapitati,
per non aver abiurato
di Dio, la Fede Cristiana.
Proto, sacerdote anziano,
predicava il Vangelo,
insieme al diacono Gianuario,
nella città di Turris
sul monte Angellum,
per convertire agnelli
ai pascoli erbosi del Signore.
Preoccupato
per la crescente devozione
verso la Nuova Religione,
l'Imperatore Diocleziano
editò un bando di persecuzione
per chi convertito al Cristianesimo.
Per ordine del suo rappresentante
di nome “Barbaro”,
furono arrestati e nelle grotte di Balai
imprigionati.
Essi non solo di abiurare
ma, in Fede di Santità, attendevano
d'esser decapitati.
L'Amore per Dio ,
come raggio di serenità
si effondeva da Proto e Gianuario.
Gavino, il soldato guardiano
s'inginocchiò a quel lume d'Amor Cristiano,
e abiurando gli Dei pagani
liberò i prigionieri.
La notizia della sua condanna
alla decapitazione,
in un momento,
la diffuse il vento.
Proto e Gianuario colti da tormento
ritornarono sui loro passi
per condividere la pena con il soldato
che al Cristianesimo avevano convertito.
Le tre teste caddero nel mare,
un'onda pietosa le trascinò
verso un arenile poco più lontano
Secondo detti tramandati dagli anziani,
e tanto amati dai Turritani,
dicono che sopra la prigione
di Gavino, Proto e Gianuario
fu eretta la chiesetta di Balai
e, dove l'onda ha arenato le teste
con delicata mano,
la pietà della popolazione
ha eretto la chiesetta di Balai lontano.



13 giugno, 2014

Poesia...Riu Mannu Portotorrese ( turritano) con traduzione

Riu Mannu

Andava
l'isciumma bianca
cumenti
baschi a vera,
in dugna isthasgioni,
da manzaniri a sera.
Accarizzàva
l'ipponda di lu Riu Mannu
da Funtana Veccìa
finz'a Ponti Romanu.
Banziggàvani
li veri,
chena affannu,
i la frascha,
in mezzu a li canni,
undi
addunadi
pariani nuareddi.
Cu l'isciumma,
sugnavani,
giughendi li pitzinni,
intantu
chi li mammi,
ammogliu
finz'a chintu,
lavavani la robba,
cu lu sori e cu lu freddu,
chena lamentu.
All'asthra ipponda
li pischadori,
a lenza a manu
pigliavani lu pèsciu,
chi brincava
ill'eva profumadda
da li macci
di la.chessa
Famiri di pizoni d'eva
nadavani in fira.
La ciarra di la natura
si cunfundia
cu l'abburottu di la ferruvia,
a lu passaggiu
di la littorina.
Non è un sognu
ma,caddena d'armunia.
Cambiaddi so li tempi,
la luna tristha
mali s'ipeccia i lu Riu,
non v'è più la sciumma bianca,
la biddezza di la natura
è ipparidda
sottu a la più civirizzadda
discharrigga
intarradda.

TRADUZIONE
Rio Grande---PORTOTORRES

Si muoveva
la schiuma bianca
come barche a vela,
in ogni stagione,
dal sorgere del sole
fino alla sera.
Accarezzava la sponda
del Rio Grande
da Fontana vecchia
fino a ponte Romano.
Dondolavano le vele
senza affanno,
tra l'erba
e le canne,
dove radunatesi
sembravano nuvole.
I bambini,
giocando con la schiuma
sognavano,
mentre le mamme,
a bagno nel fiume
fino alla vita,
lavavano i panni.,
sia con il sole
che con il freddo
non emettevano
alcun lamento.
Sulla sponda opposta
i pescatori,
con la lenza in mano,
pescavano i pesci
che saltellavano
nell'acqua profumata
dalle piante della macchia mediterranea.
Famiglie di uccelli acquatici
nuotavano in fila, e
tutti i rumori della natura
si confondevano
con quelli della ferrovia
quando passava il trenino.
Non è un sogno
quella era una catena di
vitale armonia.
I tempi sono mutati,
triste la luna
non si riconosce più
nello specchio del fiume,
non c'è più la bianca schiuma.
È sparita la beltà del fiume
sotto la coltre di
una civilizzata
discarica sotterrata.


10 giugno, 2014

Poesia...Orme

Poesia
Orme

Orme claudicanti
sulla battigia
di primo mattino,
cancellano
le notturne tracce
dei gabbiani.
Sospiro di vento
va nell'aere
spargendo note
di risate e gridolini.
Festeggiano
al mare,
la fine della scuola,
gioiosi bambini.
L'onda
lacrime mute,
di quel claudicare
accoglie,
al mare le affida,
perchè dall'ansia
sian liberate.





07 giugno, 2014

Attimi...ci vuole solo pazienza ...

salve
Ogni giorno la vita mi sorprende con qualche imprevisto.
"menomale!" altrimenti che noia sarebbe!!!.."
Questa volta mi ha messa di fronte a un avvenimento veramente inaspettato.
Lo scorso anno, a Marzo, la casa Editrice "il ciliegio" pubblicò un mio racconto scritto da un'idea del poeta sardo Franco Masia... "WAI,WAI"
Il titolo non è un nome ma un suono onomatopeico.
Infatti è il rumore di un trenino che ha il magico potere di viaggiare oltre la sfera temporale.
Usai la magia di una fiaba per trattare argomenti di cruda realtà: i bambini di strada, sfruttamento minorile, la guerra, la droga...desideravo che un adulto guidasse i bambini verso il vero valore della vita - una mano tesa, un gesto di amore scambievole...io esisto ma anche l'altro.
Io comprai 100 libri per regalarli ad alunni, colleghi ecc.
Avevo ed ho continuato a scrivere una decina di racconti lunghi e tantissimi brevi.
 Non ho pubblicato più niente perchè sono convinta che se quel che scrivo piace, allora ho il dono di comunicare scrivendo...i doni non si vendono ,si donano...da allora scrivo in PdF e li regalo a chi me ne fa richiesta.
Ritorniamo alla sorpresa:
La settimana scorsa mi chiama la Preside dell'Istituto Comprensivo di Tempio Pausania.
La dott. Pina Luciano mi informa che " WAI,WAI" è stato letto ed analizzato in un progetto didattico ...LA BIBLIOTECA, IL LIBRO , L'AUTORE..
in breve mi chiede la disponibilità ad essere intervistata dagli alunni partecipi del progetto.
Sono un pò titubante per problemi di salute, alla fine Aderisco.
Dopo qualche anno di pensionamento ritorno a Scuola..
Già all'ingresso chiudo gli occhi per riempirmi dei suoi odori...così familiari..assopiti, non dimenticati. Per un attimo si appropriano dei miei  sensi e...l'emozione chiede di poter sgorgare.
Mi sento una scolaretta al suo primo giorno di scuola...per fortuna
ritrovo nella Dirigente e nelle maestre quella meravigliosa disponibilità tipica dell'ambiente Scuola Primaria.
Nell'aula magna arrivano gli alunni, dopo la presentazione si dà inizio alla lettura dei brani scelti , le cui tematiche sono state trattate durante il percorso progettuale.
Dalle voci dei ragazzi delle due quinte, oltre l'emozione, colgo la forza emotiva che  trasmette il leggere, la partecipazione attiva agli avvenimenti.

04 giugno, 2014

Via Petronia....fine

Cap. 6° Ricordi
Ora, nel tempo autunnale della vita, Tea sorseggiando il caffè dopo pranzo, propone spesso il gioco del - ti ricordi quando? -
- Quando pestavamo i tappi delle bottiglie di birra? -
- si!!, dopo aver tracciato, con il carbone, una linea retta per terra spingevamo con l'indice ed il pollice il tappo perchè raggiungesse la linea.
- E quando con un vecchio cucchiaio di rame avevamo scavato nel pezzetto di terreno antistante l'orto un cunicolo sinuoso dove facevano scorrere le biglie?
- ricordi le palline di terracotta?
- ahahah...come no? Quanto con Piero mi facevate i dispetti io ve le schiacciavo con i piedi -
- una volta ce lo siamo anche meritato!-
- grrrrr...quando avete coricato sulla griglia della raccolta delle acque la mia bambolina e ci avete fatto sopra la pipì...criminali!-
- però l'abbiamo pagata...quante botte il babbo e la mamma...e tu che strillavi come se ti avessimo uccisa...!-

03 giugno, 2014

Via Petronia...cap. 5°

cap. 5° I gruppi

Gianni, seccato perchè Giulio aveva regalato uno dei “talismani” che distingueva il loro essere maschietti dalle femminucce, si lasciò sfuggire - “quella pallina non è roba per bambine”
Anna in atteggiamento di difesa “ noi sappiamo usare meglio di voi i vostri giochi e non ci facciamo del male...guardatevi le ginocchia!...tutte piene di ferite e croste su croste!” disse indicando le gambette dei bambini che fuoriuscivano dai pantaloncini corti, portati in ogni stagione.
Gianni: “ ma vaiii! noi siamo trappers, veri soldati ...mica ..oh quante belle figlie madama Dorè za,za,za,za,za,za,za”...canticchiò beffeggiando una canzoncina che le bambine animavano come composte damigelle.
La guerra era iniziata.
Maschi e femmine si affrontarono a colpi di parole.
ma quali trappers e veri soldati!... ma se portate ancora i calzoni corti come i bambini che vanno all'asilo dalle suore!”
Intervenne una pungente Lidia toccando il tasto dolente dei maschietti dai dieci anni in su.
Anche Piero si sentì colpito. Da qualche mese chiedeva a mamma Vittoria di fargli indossare pantaloni lunghi.
ma stai scherzando” lo aveva redarguito la donna “ ne devi mangiare pane prima di portare i calzoni lunghi ed esser uomo”.
mamma, ma io mi vergogno a mostrare le gambe con i peli!”
ma quali peli?, rise la donna toccando il viso del figlio maggiore. “i veri peli ti cresceranno qui.... ti vestirai da uomo quando potrai fare la barba”.
Dopo quella risposta, una volta alla settimana, Piero si recava nella casetta dei “servizi” e chiusa la porta, rasava le guance imberbi con il rasoio del padre. Salito sopra uno sgabello per arrivare a vedersi nel vecchio specchio del comò della nonna metteva la massima attenzione nel praticare il consiglio di Agostino, fratello quindicenne di Anna che gli aveva insegnato il segreto per far crescere in fretta la barba.
I toni elevati della disputa richiamarono la sua attenzione.
allora perchè vi intromettete quando giochiamo a “uno,due, tre...stella” o ai passi degli animali”?ehhhh ????..poi beffeggiando la voce di Gianni, Lidia continuò a infierire ...”fateci giocare, anche noi vogliamo giocare!”...concluse motteggiando l'atteggiamento di un Gianni supplice.
Giuseppe - “ brutta smorfiosa! Quando vi facciamo l'onore di giocare con voi ,vi dimostriamo che siamo i più forti...infatti vinciamo sempre noi....weeeee!- girò intorno a sé stesso come un indiano con lo scalpo di un nemico in mano

02 giugno, 2014

Racconto..Via Petronia...quarto cap.

4° Cap.
Finalmente si gioca.
La bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città”..
Tea saltava sulla corda che Anna e Pina giravano al ritmo del canto.
Il saltellare richiedeva una particolare abilità nell'eseguire le regole concordate prima.
fai un salto!”
Tea scavalcò la corda, leggermente sollevata da terra, poi le due ragazze rotearono per tre volte la corda per aria, mentre, Tea accovacciata ad occhi chiusi, contava mentalmente i giri,
fanne un altro!” …
Tea si sollevò velocemente e riuscì a scavalcare la corda.
Era il pezzo più difficile da eseguire, poiché richiedeva un'abile coordinazione tra il ritmo del canto, i tre giri della corda sospesa in aria e lo scatto per rialzarsi , saltare la corda nello stesso attimo in cui ritoccava terra.
Quello solitamente era il punto dove si “cadeva” e chi saltava cedeva il “testimone” alla compagna che attendeva il turno.
Che fortuna!!” strillarono le bambine
Il loro vociare si confuse con quello dei maschietti, impegnati in una guerra tra due “bande di...” sceriffi, banditi, soldati....si improvvisava. La fantasia non mancava di stimoli e ingegno in quella scuola di vita che era la strada.
Tea riprese a saltellare “ la bella lavanderina”... Era felice, finalmente fuori a giocare.
Quando mamma Vittoria diede il “via libera” al gioco, Piero e Paolo presero per mano la sorellina e con passo da “bravi bambini” salutarono la mamma che, preso il cesto con il suo lavoro all'uncinetto, si accingeva a raggiungere le altre mamme riunite nel cortile già impegnate a chiacchierare.
Appena fuori dallo sguardo materno, i tre cominciarono a correre, si separarono per saltare, due per volta, i gradini verso la libertà.
Tea raggiunse le compagne che lanciando il sasso piatto (imbresthia), giocavano a Paradiso. Piero e Paolo dovettero impegnarsi per scovare i nascondigli delle due bande opposte, in agguato dietro cantonate, porte e cortili giù fino alla piazzetta del mercato.
Le bambine avevano pressapoco la stessa età, solo Anna e Pina erano maggiori di due anni. Erano loro che tenevano l'ordine nel gruppo, regolavano i giochi, i turni , le discussioni e i bisticci. Erano già impegnate in quello che sarebbe stato il loro “naturale” ruolo di mamma
ciao Tea, finalmente!”...Tea salutò osservando i dieci rettangoli del “paradiso”
Erano tracciati con un sasso appuntito sulla strada sterrata.
Tea si rese conto che le caselle erano state tutte conquistate dall'abilità delle amiche nel lanciare il sasso e nel saltellare su una gamba. Ne rimase delusa.
Pina, notato lo sguardo intervenne “ dai, cambiamo gioco?”
si,si! Un altro. Dopo breve discussione decidono per il gioco della corda.
ambarabàcicicocò tre scimmiette sul comò...” si fa la conta per stabilire i turni,
si seguono le regole di un altro gioco.

01 giugno, 2014

Racconto...Via Petronia... 3° cap

3° Cap. Mamma Vittoria

siamo pronti per il riposino?” chiese la mamma
Mamma Vittoria si era sposata giovanissima. A ventitre anni aveva già tre figli.
Inesperta come tutti i genitori, non conosceva né affetto, né guida di madre poichè orfana da piccolina. A diciannove anni trovandosi tra le braccia il suo primo bambino pianse. La levatrice pensò che piangesse solo di felicità, ma la neo-mamma sfogava nel pianto la gioia d'esser mamma, il non aver avuto accanto la sua mamma, la preoccupazione di non essere all'altezza del compito di mamma.
Imparò in fretta perchè diciotto mesi dopo fu ancora mamma. Ancora diciotto mesi e nacque Tea. La giovane mamma annaspava tra panni, fasce, e bottigliette per il latte, malattie infantili, dentini che spuntano, mal di pancia...e mai uno per volta, tutti insieme.
Fu a questo punto che entrarono a far parte della famiglia zia Maria Santa per occuparsi del bucato completo della famiglia e non solo di quello di spessore e Angelina per aiutare nelle faccende di casa e nell'accudire i bambini.
Angelina era una ragazzotta alta e di ossatura grossa, nata da famiglia poverissima. Sua madre pregò mamma Vittoria perchè la prendesse a servizio in cambio di vitto, alloggio e qualche capo di vestiario.