La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

BENVENUTI NEL MIO BLOG...il mio diario di viaggio tra fantasia e realtà. Se passate lasciate un commento..mi farete cosa gradita Mariantonietta

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29 dicembre, 2014

Attimi...il triste Haiku



Qual tristezza!!!






Questo dipinto ha richiamato alla mia memoria ,un vissuto.

Era inverno. A Milano la temperatura era sotto lo zero. Si passeggiava lungo una grande e nota via 
osservando le vetrine che luccicavano dando l'impressione che fossero bocche sorridenti di ricchi palazzi.
Il Natale era ovunque.
Un palazzo, con diverse insegne di uffici attirò la mia attenzione...non proprio il palazzo ma l'imponente larga scalinata esterna di cui era dotato l'accesso.
Sopra il corrimano, dello spesso muro ringhiera, vidi un bicchiere di carta con uno scuro liquido e accanto, schiacciate a forza, vi erano tante cicche di sigarette. Una mano sporca, secca come viene dipinta quella della morte, si sollevò e prese il bicchiere.
Incuriosita mi sporsi leggermente oltre il parapetto:
Un barbone. La faccia piena di solchi adombrati di grigie sfumature, i capelli lunghi, simili a rinsechiti sterpi, ingialliti dal tempo,
aveva fatto del sottoscala la sua dimora.
Il letto e le coperte di cartone, il suo corredo ed il cibo guardavano il cielo, affacciati ai buchi di quelle che un tempo furono due buste di supermercato.
Lo vidi per due giorni consecutivi e poi....e poi???

Attimi:Lo specchio dello "status"...

Sono tre mesi che "trascuro" il blog.
Ero stanca, mi sentivo nauseata come se avessi subito un "overdose" da p.c.
Mi svegliavo al mattino, ma anche alla notte, una forte insonnia mi spingeva verso il computer.
Il mio blog, un diario? di più.
Una sorta di amico? ...no è ancora poco.... di più...ecco ho trovato!!!...una parte di me, quella che non ha età, non conosce malattia, che sa ridere,scherzare...che rispecchia il mio "status bonus"
Face-book?...il mondo per comunicare senza tante pretese...anche se ho trovato amicizie vere o perdute nel tempo

Fuori dal p.c.? una fastidiosa realtà da affrontare.
Il p.c. una realtà virtuale,  facile da gestire, ti permette delle scelte....è interessante ma non è il "tutto"... ti allontana dalla "tua realtà"...
La vita sta dentro e fuori dalla porta della tua casa.
La  vita è una realtà tangibile ove "l'io" si sta di fronte in un continuo crescere
La vita non è facile...sfuggire la realtà è un "non vivere"
Ci vuole equilibrio.
Per riflettere ho spento il p.c. e sono uscita dal portone.
Non ho fatto kilometri.
Dopo 10 metri mi sono fermata nel mio giardino.
L'ho osservato. Lo stato di abbandono tangibile mi ha provocato un senso di colpa che si è esteso anche verso le persone che trascuravo.
Per tre mesi ho curato il giardino. Ho ritrovato la voglia di equilibrare gli spazi del mio vivere, dove  tutte le sfaccettature della mia personalità possano esprimersi nella completezza dei suoi valori e crescere
Il virtuale non cancella il reale ma ne diventa "una parte "interessante, ma non è il tutto
un abbraccio
mietta





23 dicembre, 2014

poesia..Natale è...

Natale è...

Natale è una candela
accesa
per illuminar la via
dell'amore
la strada che ci
ricongiunga
alla dignità di figlio,
fratello
di Dio, Padre nostro
Creatore.

Natale è una rosa rossa
in ritrovato ardore
perchè ogni sua spina
fenda,
con passione,
la nebbia del vivere
in confusione
di egoista, cinica
ragione.

Natale è una spada
lucente
tra intricate ragnatele
d'interessi,
futili idoli d'illusione
di civili progressi,
d'avida cecità
pregni,
sospesi
su scivolose stalattiti
futili, gelidi , appigli,
fautor di rovinosi
perigli

Natale è il fuoco del camino
rosso
come il sangue d'innocenti
fratelli,
cosparso dai Caino
per superbo dominio
di potere
in virtù d'isterica follia,
conscio che nelle stessa
barca,
il suo futile esistere
muoia



Che Natale sia
una stella luminosa
che scuota le coscienze.
“ se si vuole si può
cambiare”
rispettando le regole
incise sulle Tavole
dal Nostro Padre Creatore
Sarà in salita
ma insieme si può cambiare.

Sarà finalmente un vero
Natale,
con Gesù nel presepe
tra Maria e Giuseppe.
Dio nato Bambino
per donarci il sole
dell'Amor Divino.
Nella Sua Immensa bontà
di un cuor pentito ha pietà.
Seguendo la Stella Cometa
si arriverà alla giusta meta
In fondo,che resterà di noi
alla fine del nostro mandato?
Solo l'amor che attorno a noi

abbiamo seminato.


15 dicembre, 2014

poesia...La strada è dura, irta di spine



Sospeso nel silenzio
di prodiga quiete,
ovattato,
nel limbo del non essere,
vaga l'animo
vinto.

Non ha più perchè.
Spenti i sensi
schiacciati i pensieri,
i ricordi,
va, va...ubriaco di vuoto,
inebriato dal vuoto,
confuso nel vuoto.

Tra rabbiose nuvole
uno squarcio lunare
ridesta la mente
dal torpore silente.
La strada è dura
irta di spine

l'onda accarezza lieve
il claudicante andare,
s'infrange sulla roccia
coreografia di mare

La strada è dura
irta di spine.



Schiamazzi di bimbi
richiami di mamme
sulla panca i vecchietti
tra i ricordi a sognare.

La strada è dura
irta di spine

Sul prato dai mille colori
sospiri di amanti, alla sera.
Cadono lacrime liberatorie.
E.... sarà ancora Primavera !

Sulla strada  dura,
rinasceranno i fiori tra le spine.






07 novembre, 2014

Attimi...finalmente piove

Finalmente piove.
Una pioggerellina autunnale accarezza lievemente il terreno stremato da una lunga siccità.
Il clima è tiepido. Si intuisce che è Autunno dalla stradina collinare, che conduce alla mia casa, cosparsa di foglie secche. Abbandonato il giovanil vestito, tra le braccia del vento volteggiano un ultimo passionale valzer in attesa di ritornare nel ventre materno.
D'istinto scendo le scale per recarmi nel giardino. Sono mesi che non piove. L'Estate prolungatasi oltre il tempo, mi ha stancata.
E adesso piove.
La mia parte infantile, pazzerella, sorda alla ragione mi spinge a ripetere un'esperienza che mi concedevo da bambina. Voglio provare, ancora, quell'emozione gioiosa, quell'armonioso equilibrio interno di pace, serenità che trovavo sotto la pioggia e non sapevo spiegarmi il perchè.
Nel mio giardino, colorato come a primavera, i fiori ma anche il più semplice ciuffo d'erba sono tesi verso il cielo.
Si dissetano alla fonte Divina. Lungo i gambi scorrono le goccioline, che cadendo sempre più fitte, raggiungono la Madre Terra.
Il profumo materno inebria le mie narici.
Dalle aride zolle si solleva una leggera coltre di vapore. Sono avvolta in una nuvola.
Anche io, come i fiori, ad occhi chiusi, tendo le braccia verso il cielo, desiderosa di sensazioni che vanno oltre la fanghiglia corporea, fuori dal tempo, più su, più su...nella luce oltre l'anima.
.La pioggia, così carezzevole, mi dona ora come allora, la sua "essenza" vitale.
Ed è sempre una meravigliosa scoperta.



                

21 ottobre, 2014

Attimi...le mie vacanze ottobrine

Ogni anno ,ad Ottobre, con mio marito,  ci concediamo un periodo di riposo.
 Anche la vita da pensionati stanca, perlomeno, succede che si entra in una "routine" ,seppur piacevole, noiosamente ripetitiva.
Abitiamo a 5km dal mare.
Ogni giorno , salute e tempo permettendo, andiamo al mare. Passeggiate sul lungomare e chiacchierate con un bellissimo gruppo di amici.
 Ad Ottobre diamo un taglio per una vacanza diversa, ma sempre al mare.
Quest'anno siamo stati a LA MADDALENA. 
Un villino sul mare.
 Il tempo non ci ha tradito. Sole, mare, barbecue, montagne, prato ....vietata ogni forma di tecnologia.
Alla sera niente tivù solo partite a bocce, carte...e chiacchierate al chiaro di luna, il tutto accompagnato dallo sciabordio lento dell'onda sulle rocce granitiche scolpite dal tempo, dal profumo della macchia mediterranea in simbiosi con il profumo del mare, dal frullio d'ali di gabbiani. degli uccelli notturni, Grazie a Mariastella e Francesco...abbiamo trascorso ore meravigliose, lontane dal turismo di massa, liberi da pensieri, politica, guerre....
Ed eccomi qui...con voi
Le foto sono state scattate da Mariastella Secchi




















28 settembre, 2014

Attimi : Linate - Alghero

Attimi...Linate - Alghero

Aeroporto di Linate.
Ho i crampi allo stomaco. Quella parte di me, che è il mio opposto complementare, se la ride.
In cagnesco le brontolo : - c'è poco da ridere scema!!! mettiti da parte che devo riflettere”
Lei con la lingua a punteruolo : - è mai possibile che ogniqualvolta prendi un volo da sola ti lasci dominare dalla paura? Appena entri “nel tunnel serpentone” per il controllo inizia l'accelerazione del battito cardiaco...”
Colgo l'ironia del “tunnel serpentone.”
Serpentone a zig-zag lo è, ma chiamare tunnel due striscette frontali e parallele di stoffa segnaletica di un passaggio quasi immaginario è troppo. Basterebbe uno starnuto per buttarlo giù...ma anche un tiratore scelto per mirare e colpire una qualsiasi delle due strisce. Ha ragione, ma deve tacere.
La blocco sussurrando tra i denti :- che ne sai tu quanto possa esser triste il cuore di una mamma che saluta il suo figliolo con la famigliola, chissà tra quanto li rivedrò?-
Cerco sensibilità e comprensione. Odio il “pietismo” ma ho deciso che devo far sparire, almeno temporaneamente, “quella parte di me”
La strega se ne infischia:- non fare la gnorri...saranno in Sardegna tra due settimane, hanno fatto i biglietti al p.c. davanti a te !!! - infierisce.
Sono arrivata al termine della fila. Tocca a me. - smettila adesso!!! - la invito con tono accomodante - mi devo concentrare per poggiare tutto sul cestello, non vorrei mi suonasse l'allarme terrorista. -
Lei imperterrita :- suonerà, suonerà!!! sia per i gancetti del reggiseno che per i due cerchietti nelle scarpe. Sicuramente ti faranno togliere queste ultime e dopo averti fatto indossare un paio di “calzerotti “ di plastica tipo busta della spesa, pure celesti, passando “paperetta, paperetta” tra due ali di folla “ridens sotto i baffi”, ti porteranno in un ufficio interno per un più approfondito controllo.
Trattengo lacrime di scoramento mentre m'impongo di ignorarla.
Una giovane in divisa si avvicina: - prego signora si accomodi!!! – con voce gentile, m'invita a passare sotto “la forca antiterrorismo e droga!-
Con intonacata disinvoltura ricambio il sorriso e ...drin, drin, drin!!!
Vado in tilt. Insieme al campanello sento ridere l'altra parte di me, quella intelligente, quella che sa tutto e non sbaglia mai.
- Ti avevo avvertita: per non avere grane indossa sopra le mutande un bel pigiamone felpato, un soprabito e copri tutto!!! -
- Si – rispondo io – magari quello con la coda da coniglietto-
lei insiste – ti avevo chiesto, anche, di calzare le pantofole di paille...-
io – si quelle con la faccia di Sgooby-doo o quelle di Minnie?
La voce della signorina interrompe il battibecco interno.
- Prego signora, tolga le scarpe, indossi queste e passi ancora!!!.- dice porgendomi due buste celesti.
Ritorno indietro, mi siedo sopra una sedia, mi tolgo le scarpe, non so dove poggiarle. M'imbrano. Il mio cestello è già passato. Chiedo che me lo rimandino indietro, non si può. Una signora, coglie il mio imbarazzo, esce dalla fila e mi porge un altro cestello. Io opero con piedi, scarpe, buste, cestello da inviare con le sole scarpe.
La fila va avanti. Io non sollevo la testa. La sento appesantita dagli sguardi curiosi.
La mia metà :- visto?-
- Non rompere...!!- sibilo tra i denti, più imbranata che mai.
Sono pronta!. Trascinando i piedi per non perdere le ingombranti buste, passo ancora una volta :- drin, drin, drin
Sto per urlare.
La mia metà prima di nascondersi in un angolo mi sussurra : “ mi dispiace, non ascolti la ragione. Hai voluto vestire elegante, indossare accessori tono su tono e poi vedi come anche il tuo dolce viso, il materno sorriso, l'età avanzata... qui, alla forca, non hanno alcun valore...tra te un terrorista che viaggia con coltelli, armi, droga non vi è differenza. A loro non importa l'apparenza ma la sostanza che fa “drin,drin
Faccio in tempo a rispondere :- l'età avanzata ce l'hai tu...vecchia babbeona, io sono una ragaz...”
- Venga avanti signora!!! – La signorina in divisa mi ripassa i confini corporei con un aggeggio a luce rossa!!” poi mi invita ad infilare ciascun piede dentro una macchinetta. Niente “drin,drin”, nemmeno le scarpe che passano sopra la striscia scorrevole ben sistemate dentro il cestello.
“ va bene può andare, signora!!!. -
Prendo il primo cestello, c'infilo le scarpe e cerco un appoggio per risistemarmi. Il cestello, ha lo stesso ordine di una valigia aperta e abbandonata dai ladri sul ciglio della strada.
Mortificata mi allontano velocemente. Adesso devo andare avanti lungo il corridoio, alla fine vi è una gradinata che si dirama in due direzioni. A destra voli internazionali, a sinistra voli per la Sardegna.
Alghero è alla postazione due. Attraverso tutta la sala attesa. Nello spazio sedili dell'area numero due c'è solo un signore. Nell'area numero uno c'è la fila dell'imbarco per il volo diretto a Cagliari.
Mi accomodo, di fronte ma in fondo alla fila dei sedili rispetto al signore. Desidero chiarire nella mente le fasi “dell'incidente” al controllo. Non mi va di chiacchierare con alcuno, tanto meno con uno sconosciuto, non mi va di ascoltare la sua storia. L'esperienza mi ha insegnato che quando viaggi in aereo e arrivi in anticipo, c'è sempre qualcuno /a che ha bisogno di raccontare tutta la sua vita. Adesso non sono dell'umore adatto.
Si chiude il cancelletto del volo per Cagliari.
Il signore tace. Apre una valigetta, tira fuori un porta occhiali
Per distrarmi penso:- sta cercando il pannetto per pulire le lenti degli occhiali -
Lo osservo con attenzione. Sono curiosa di sapere quanto sia più ordinato di me. Io dopo aver frugato nella borsetta, uso la sciarpa.
Spalanco gli occhi. Tra le sue mani appare “un osso”, lo ruota tra le mani e tira fuori una lama. Solleva gli occhi e guarda se lo sto osservando. Io faccio in tempo ad abbassare lo sguardo sulle mie dita che giocherellano con la sciarpa. Con la coda dell'occhio vedo che volta le spalle.
Alcuni secondi e si rigira. Ho la testa china ma posso vedere le sue mani.
In una nasconde il coltellino e nell'altra...nell'altra la dentiera Dopo averla asciugata con il fazzoletto, la raschia con la punta del coltello con incredibile “non chalance”
In altra occasione avrei trattenuta a stento una risata.
Adesso no.
Ho le lacrime agli occhi. Una rabbia furiosa mi contorce lo stomaco per l'umiliazione subita al controllo. Il signore è passato sotto la “forca del drin, drin” e dei suoi irreprensibili guardiani con un serramanico di oltre dodici centimetri.
L'uomo rimette la dentiera al suo posto e l'osso nella custodia degli occhiali e tutto dentro la sua ordinatissima valigetta.
L'alto parlante annuncia il volo Linate-Alghero.
Solo adesso mi rendo conto che sono arrivati altri passeggeri.




22 settembre, 2014

Racconto...Le scarpe con le bollette

Racconto: Le scarpe con le bollette.
Leggere nuvole coprivano la luna creando sfumature grigie che intristivano il suo materno sguardo. La sua penombra raggiungeva una giovane donna. Mariella, seduta sulla sua vecchia altalena che pendeva da un vecchio ulivo, lo sguardo nel vuoto, la mente ghermita da pensieri e ricordi confusi che apparivano e, come bolle di sapone, sparivano. Dondolando lievemente si cullava, battendo sul selciato un piede con lo scarpone rinforzato con "le bollette" che, toccando il suolo, provocava rumori a lei cari. La giovane era scossa da brividi di freddo. Ogni tanto volgeva lo sguardo speranzoso verso la casa, fissava il tremolio della fiammella della lampada a petrolio inusualmente accesa a quell'ora tarda. Poi ricadeva nei ricordi. Aveva sei anni quando calzò per la prima volta un paio di scarpe. La sua famiglia ricca di figli, miseria e fame viveva in una “pinnetta” costruita dal padre con sassi, fango e canne. Era un unico ambiente. La tenda che fungeva da porta, lasciava intravvedere la miseria. La mamma, sempre incinta, si recava al fiume per lavare i panni degli altri, racimolava così qualche soldo per comprare la farina per fare il pane ai figli. Suo padre faceva “il porcaro”. Un mestiere degno di lui. Usciva al mattino presto e rientrava a notte fonda ubriaco e senza denaro. Mariella, alla nascita era stata battezzata da Zio Gian Maria e zia Margherita. La coppia era considerata “benestante” perchè con sacrifici aveva comprato un campicello con una modesta casa. Per una resa costante, avevano suddiviso il terreno in orto,frutteto e vigneto. Un solo cruccio, non avevano figli. Quando nacque Mariella si offrirono come padrini con la certezza che l'avrebbero avuta in adozione come “ figlia d'anima”, usanza normale nelle famiglie numerose e poverissime. Attesero circa sei anni prima d'aver le garanzie economiche per l'adozione. Ebbero la bambina promettendo cure, amore e l'eredità della casa e degli averi. Mariella partì con i padrini verso una nuova vita. Zia Margherita le cucì dei vestiti, zio Gian Maria le fece confezionare le sue prime scarpe raccomandando, al calzolaio, che le rinforzasse con “le bollette” perchè durassero nel tempo. Quando Mariella le calzò saltellò per la gioia, le bollette sui sassi suonavano un allegro tip.tap, così correndo e saltellando allontanò il passato misero. Gli anni trascorsero e Mariella si trasformò in una bella contadinella. Aveva sedici anni quando i padrini decisero che era arrivato il momento di far preparare le scarpe da signorina. “Mi raccomando che siano con “le bollette!” chiese la ragazza. “ma non sei più una bambina -capretta, adesso sei una signorina!” fu l'inutile risposta dei due. Per accontentarla, ordinarono le scarpe con le bollette. Una mattina arrivò un carretto trainato da un somarello e un giovane che teneva le briglie. Mariella si affacciò e conobbe Luigi. Il giovane si offriva per modesti servizi manuali: scavare pozzi alla ricerca di vene d'acqua, costruire porcilaie, recinti. Nacque l'amore. Dopo un anno di fidanzamento si sposarono e rimasero a vivere nella casa dei padrini... Zia Margherita si avvicinò all'albero dell'ulivo, “figliola!” chiamò. Mariella non rispose. La donna le prese una mano e la trascinò dentro la casa. Nel silenzio si udiva solo il rumore delle bollette sul pavimento di legno. Luigi aprì gli occhi, Mariella incredula, confusa si bloccò. Luigi era caduto da un tetto. Lo avevano dato per spacciato. Il bimbo le scalciò nel ventre e Mariella avvicinatasi al marito, finalmente pianse di sollievo.

E' un pò ristretto perchè deve partecipare ad un Concorso e non può contenere più di 3600 battute




19 settembre, 2014

Poesia...canto autunnale



Io adoro l'Autunno come stagione, clima, i colori della natura....anche come traguardo di vita.
In questa poesia vi è l'espressione di chi non accetta l'Autunno del suo vivere.






17 settembre, 2014

attimi...la speranza

Buongiorno amici miei
sono giorni di tensione.
Vi propongo le mie meditazioni.
Il periodo storico che stiamo vivendo appartiene alla seconda fase delle tre che la storia c ha documentate.
A mio avviso la storia e la vita individuale procedono su tre tappe che si succedono in ordine di "avvenimenti" ma non di tempo.
E' difficile stabilire quali delle tre sarà la prima poichè ciascun individuo potrebbe nascere in una delle tre e procedere alla successiva.
Propongo come prima fase la più positiva, seguendo la logica della piccolezza della mente umana.
@ FASE DEL BENESSERE
E' una situazione che succede ad una @ FASE DI TRANSIZIONE alla quale seguirà una @FASE DI MALESSERE.
Naturalmente è il mio modo di vedere la realtà, non è LEGGE.
Semplifico con degli esempi
@ FASE DI MALESSERE...seconda guerra mondiale
@FASE DI TRANSIZIONE... ricostruzione del distrutto, creazione di basi per migliorare il sistema di vita ( gli anni '50)
@FASE DI BENESSERE .boom economico..gli anni '60...

esempio personale
@FASE DI BENESSERE...figli sistemati, famiglia serena ,. sono traguardi raggiunti con sacrifici appaganti. Felice maestra, mi appresto ad affrontare gli ultimi anni scolastici, prima del pensionamento, con l'entusiasmo e la consapevolezza dell'importanza del ruolo della scuola sul sociale. Mi sento gasata al massimo.
@ FASE DI MALESSERE ...malattia, pensionamento anticipato, crollo delle basi su cui poggiava il mio sereno, quieto vivere.
@ FASE DI TRANSIZIONE ...raccogliere i cocci, cercare un nuovo sistema di vita con gli "input" adatti al mio stare bene con me stessa e con gli altri.
( il blog, scrivere, parlare con voi, dipingere.....)
Dovrebbe essere questa la mia nuova FASE DI BENESSERE.

Ritorniamo al nostra presente, alla situazione generale dell'ITALIA, dell' EUROPA, del MONDO...siamo tutti informati, perciò dedico a NOI presenti in questo tempo, dei brevi versi..






15 settembre, 2014

Attimi...sono ritornata

Attimi...Domenica Settembrina

Sono le 17.10 di una noiosa domenica di metà Settembre.
Noiosa? Uhmmmm!!! soprattutto malinconica.
Mi sento come la pianta che dopo aver gioito nel maturare i suoi frutti alla luce del sole , adesso che da loro sono germogliate vite nuove, lontane dalla mamma dove il vento del destino le ha sospinte, la pianta si sente sola, confusa.
Tace riflessiva.
Succede da diversi anni. La pianta dovrebbe esser abituata . No! Non lo è.
Ogni anno necessita di un periodo di riadattamento alla lontananza.
Si guarda attorno in cerca di quell'equilibrio che, nel tempo ha imparato a ritrovare, dopo un' Estate colorata di affetti, di sorridenti germogli.
L'Autunno non è ancora arrivato.
Ode l'estate giocare sulle onde, cullarsi nella silenziosa quiete delle spiagge liberate dal calpestio invadente di ignudi vacanzieri.
I gabbiani si sono riappropriati del loro spazio, derubato, sporcato da chi se n'è impadronito senza curarsi di loro, delle loro abitudini, delle necessità di rispettare quelle regole innate che creano equilibri in ogni naturale catena vitale.
Adesso, calpestano le orme lasciate da quegli esseri irrispettosi che si chiamano “umani”. Coprono quelle orme con le tante “V” delle loro zampe, simbolo di riconoscimento di appartenenza al territorio. Il resto lo farà l'onda , allorchè, incitata dal vento spazzerà via ogni rimasuglio di passaggio umano.
Al mattino presto si risente l'armonia sonora della natura che canta spandendosi nell'aria, rifrangendosi sulle rocce, mentre, sospinta da venticello, penetra nella pineta a solleticare le fronde e poi nella campagna attorno, dove la vita è ancora stordita da quel vociare, dal ritmo assordante di musiche rimbombanti di strumenti elettronici e a percussione.
Il profumo dei fiori selvatici, salvatisi da barbara recisione a scopo di souvenir, ha ripreso il suo posto, adesso che è sfumato quello di olii abbronzanti di giorno, di arrosti, spaghetti e pizze, alla sera.
L'ambiente, nella molteplice espressione vitale, lentamente ritrova il ritmo naturale.
Tutto rientra nell'ordine.
Tra un po' arriverà l'Autunno.
Nuovi stimoli riempiranno le giornate. E il tempo va.....





16 agosto, 2014

Così è...poesia su immagine

Nel dipinto è rappresentato uno scorcio della costa di Portotorres....sullo sfondo la chiesetta di Balai



05 agosto, 2014

attimi...chiudo un pò, per ferie

Sono le ore 22.
Fa un caldo "pazzesco"...lo scrivo tra virgolette perchè in realtà è una calda, normale serata di Agosto.
Certamente si nota , almeno, la mia cervicale, nota lo sbalzo climatico in questi ultimi giorni.
La scorsa settimana pioggia e freddo novembrino...oggi è Agosto.
Anche il tempo avrà necessità di qualche seduta dallo "strizzacervelli."
Io mi sto preparando...ancora due giorni e arriverà una mia cucciolata : figlio, moglie e.....tatatatatatata....pepepepepe....fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu...rullo di tamburi, squillino le trombette...avanti con i fischietti...sta per arrivare la mia principessina...Lulù
Non ha ancora 4 anni...io ho  a disposizione due giorni per tirarmi di dosso una zavorra di anni e ritornare bambina...
vi abbraccio...non mi scordate...vedremo se troverò qualche attimo per affacciarmi su questa terrazza dove io sono me stessa e voi splendide "persone"

un bacio

02 agosto, 2014

Attimi....mi sono fermata un attimo..

Buongiorno
stamattina mi sono svegliata con il desiderio di fermarmi un attimo, uno di quegli attimi speciali, nei quali rifletto...oddio rifletto?
è una frase troppo forte!...diciamo che cerco di destreggiarmi tra una parte di me che si "desta"" al cinguettio degli uccellini, il "buongiorno" sgraziato delle colombe che si corteggiano e quell'altra me che vorrebbe dormire
Sono sveglia , vedo dal balcone le colombe: sono bellissime: volteggiano dal ramo di un albero del giardino alla grondaia del vicino, prima l'una poi l'altra.
Il loro canto sarà pure un meraviglioso richiamo d'amore , ma a me pare strano che due teneri amanti possano scambiare messaggi con quei suoni gutturali, chiusi dentro una mono- nota.
Le osservo giocare. Sono bellissime nei loro brevi voli, or di qua, or di là...si fermano qualche attimo per tubare e ripartono, finalmente stanche si fermano sul mio cancelletto...per far l'amore???...noo...per leggersi il quotidiano caldo, appena sfornato?? noo...per....? noooo
Il mio cancelletto tra ibiscus fioriti di rosso e giallo, edera, vite americana , gerani multicolori... è  fonte di tecnica ispirazione...skakazzare ...e si, il mio pollice verde risveglia sensi di alta levatura.
Il primo gradino della scala, di cotto rosso...sembra un cesso!...direte voi...noo! prendiamola sul romantico....sembra la tastiera di un pianoforte innamorato per la prima volta... i tasti, bianchi e neri, sono saltati per eccesso di fibrillazioneè  ...bello è???
Le skakazzate semiliquide in bianco e nero delle colombe sono , per voi un attimo di poetica descrizione, per me....la canna dell'acqua e la ramazza per pulire...ahahah
ridiamoci sopra!...c'è di peggio.
Gli occhiali....per esempio.
Appena li poggio...svaniscono nel nulla...e non sto esagerando.
Quando andai dall'ottico per scegliere gli occhiali come da richiesta di oculista , mi preparai al passo tanto importante con raziocinio....ehemmm...tutto femminile.
Lenti antiriflesso ma...chiare con la montatura ridotta alle stecche...così sono ben visibili gli occhi con quel lieve trucco che mi piace tanto. " Le stecche laterali, signora , le consiglierei queste!" mi disse l'ottico mostrandomi un paio di lenti con le stecche che fuoriescono da un buchino sopra la lente, trasformandosi in un ghirigoro in oro!"
"Le provi!" mi disse, sapendo già che avevo deciso.
Provo gli occhiali. Sono bellissimi
" ci vedo bene, mi stanno a meraviglia! esclamo
lui " vedrà quando avrà le sue lenti, come starà bene!"
Sento il prezzo della montatura, mi tengo al banco, sto per crollare dai tacchi...sorrido...
aggiunge il prezzo delle lenti! faccio velocemente il calcolo, con i soldi del costo della "montatura si potrebbero compare cinque paia di lenti.
Dubbio, con atroce senso di colpa!...dura solo un attimo.
La parte più "razionale di me- " ma comprali, sarebbe come se ti comprassi un gioiello, invece che metterlo nel collo  per impreziosire una scollatura...adesso si tratta del viso....su comprali...e poi è un pò di tempo che non compri un gioiello!"
Mi convinco, anche se sento in me, una voce semistrozzata che mi vorrebbe dire...bugiar...
E' fata.
Una settimana dopo ho i miei occhiali. Ci vedo benissimo e mi stanno bene.
Li tolgo un attimo per pulirmi il viso per la notte
è l'inizio di un incubo...li smarrisco tra i disegni del copriletto.
Li smarrisco ovunque, si mimetizzano nel nulla e .....non li posso richiamare nemmeno con il cellulare.


25 luglio, 2014

poesia su immagine...l'amore ...







L'amore
L'amore silente
annoda le parole
nella mente,
onde liberar
le note
che dal cuore
vibrano
in armonia di sensi,
di corpi uniti
in ritmi cercati,
di desii bramati,
di labbra
dal nettare inebriante.
Il lessico
dell'amore
è fatto di note
ritmi
mute parole.

23 luglio, 2014

Poesia...Le rose blu

Poesia...Le rose blu.


Dolce malinconia
di una sera d'estate
nel chiaror lunare.
Tracce di spiagge
di gioventù assolate.
Petali vellutati
di bianche rose
sulla casta pelle
sfiorata
da primizie d'amore.
Seppur,
sfumate nel tempo ,
riaffiorano,
in tremolio d'onda,
nei sensi avviluppati
nell'azzurro stellare.
Dove scintillano
non più bianche ma blu
di passione accese
in amplesso
tra cielo e mare.









14 luglio, 2014

Poesia...la rosa

Su immagine


la rosa
Che meraviglia!
non vi è cuore
che sappia resistere
al suo messaggio.
I suoi petali vellutati
di rosa dipinti,
come la pelle del viso di un neonato
che sugge
la vita dal seno
della sua mamma,
t'invita ad accarezzarla
piano,piano.
Regina tra i fiori
profuma d'amicizia
di gelosia, d'amore
di passione
per i colori e la sua grazia.
Incanto della natura
di questo dono
ti ringrazio "zio Pera"

10 luglio, 2014

PREGHIERA...la pietà

...... Signore se non hai di noi pietà
fallo per i bambini
il loro pianto disperato
come può non prenderti il cuore
loro non sanno cosa sia l'odio
ma neppure l'amore
bombe devastanti
urla e dolore
e della vita il lor sentore.
Liberaci dal male
dalla folle corsa
nel tunnel del buio
e sulla Tua luce
l'uomo ritrovi la sua libertà....



06 luglio, 2014

Poesia...l'incendiu...... in vernacolo con traduzione

L'incèndiu...su richiesta ho postato qui sotto la traduzione

Ruiu che pappàuru,lu soli,
i lu mari è tramuntatu.
In tristura, ill'unda si c'è frundiatu
cilchendi friscura pà bugaci
di la chisgina, li neuli,
in tulbamentu di molti,
pà dirrugghjòsa fiamma.
Malaiti!! ingjuranti, mischini mani
li macchj agresti incesi ani
di la piana , la costa e la muntagna
di la nostra amata
Sandalia, Tarra, mamma.
Urrùli di ita in murìa di focu aldenti
a lu celu justizia dumandani,
cument'ultimu disizzu
“Babbu Mannu” invocani
chì all'ommu torria lu judiziu
e in mezu a la chisgina molta
nascia la ita ancora una olta.

TRADUZIONE DAL COGHINESE
Il sole rosso, infiammato come papavero
nel mare è tramontato.
Tristemente sull'onda si è fiondato
cercando frescura che gli togliesse di dosso
quelle nuvole di cenere, con sentore di morte
dei fuochi incendiari, che distruggono tutto.
Maledette, miserabili, ignoranti mani
hanno infuocato la macchia mediterranea,
dalla pianura, alla costa, alla montagna
della nostra Terra mamma, Sandalia.
Urla di vita, in moria tra le fiamme,
si elevano al cielo e chiedono a Dio
giustizia e come ultimo desiderio
che l'uomo metta giudizio
perchè in mezzo alla cenere morta
possa rinascere la vita, ancora una volta.


.


02 luglio, 2014

Poesia...e saremo ancora una famiglia...

poesia
….E saremo ancora una famiglia..
ciao Nicolino

Il sole caldo rinnovava l'invito,
era arrivata l'ora della partenza,
nelle valigie sentor di vacanza
ma, nemmeno tu avevi capito.

Sereno, hai delineato un sorriso.
Ammutoliti, confuso è lo sguardo,
di chi vorrebbe liberarti dal freddo
bagnando di lacrime salate il tuo viso,




Sei partito solingo e non in vacanza
il tuo grande cuore che tanto ha amato
è tra le braccia del Creator del Creato
chè, avevi posto in Lui ogni Speranza.



Un segno del tuo amor attendono
spighe di grano che hai seminate,
or dalla furia dell'evento sospinte,
tra le stelle, la tua luce guida cercano..


Mietta



27 giugno, 2014

Puisia in ottave...Sardo Coghinese con traduzione

Puisia...La linga salda. .........................Cuzinesu cun traduzioni.


Da la ciuintui, in pettu tinia
disiu ingrugnitu di rimpiantu
di no aè imparatu bè e a tempu
di lu faeddatu natiu la miludia.
Pisatu in bolu lu lamentu
arriatu è a lu cori di cà pudia.
E, ill'attugnu di lu mè andà,
di li palduti noti, imparu a cantà.

La me Tarra è lu pentagramma
li soni e li tempi diriggi la natura
faeta la sò linga ugnia criatura,
parauli pregni di ricchesa manna,
antica linga di sàia fattura
nata tra li sulchi di la sò mamma.
Da lu lauriatu a lu pastoreddu
dugnunu onora e vanta lu sò faeddu.

Cantu, li mè primmi ottavi in cuzinesu,
agghiu cuminciatu, appena acc'annu,
attenta a lu mastru Rinu Cambiganu
pueta fini, lu cori di nubiltai accesu.
Mi paldonia, siddu chi, 'agghju datu affannu
lu ringraziegghju pal chi pazinziosu.
E li pueti, chi poi agghju cunnotu
abbratzu, pà lu consideru e salutu,

La lingua Sarda...................Traduzione
Dalla giovinezza portavo nel seno
un desiderio, rannuvolato di rimpianto
per non aver appreso bene e a suo tempo
la melodia della mia lingua natia.
Dal mio cuore si è elevata una richiesta
che è arrivata a chi mi poteva aiutare.
Così che nell'Autunno della mia vita
imparo le parole perdute e le canto. (rime)

La mia Terra è il pentagramma
i suoni e i tempi li dirige la natura
parla la sua lingua ogni sua creatura.
Son parole cariche di ricchezza espressiva
chè il Sardo è ricco di saggezza
costruita lavorando i solchi della sua Mamma Terra.
Dal pastorello al laureato
ciascuno dà onore e vanto al suo Sardo parlato
,
Rimo le mie prime ottave, in Coghinese
premetto che ho cominciato a studiare solo dall'inizio dell'anno,
molto attenta agli scritti di colui che io considero “il mio maestro”...Rino Cambiganu
poeta raffinato, dal cuore nobile.
Mi perdoni il maestro, se il mio chieder, gli ha creato stanchezza
lo ringrazio per la pazienza.
E a tutti i “poeti” che ho conosciuto dopo il maestro
un abbraccio per la considerazione con la quale mi onorano ed un saluto.




26 giugno, 2014

Poesia..Il vedovo..tradotta dal sardo


Traduzione...Il vedovo
 l'originale la troverete nella pagina...POESIE IN GALLURESE.

I racconti degli anziani, che a voce hanno tramandato
sono le cose più belle che io abbia mai ascoltato.
Le serate in ogni stagione, mi piace immaginare,
quando, per chiacchierare si riuniva il vicinato
raccontando fatto vero, da fantasia arricchito,
ognuno ne aggiungeva un nuovo pezzetto
per incantare i bambini in ascolto.
Gli anziani che conoscono il presente ma anche il passato
recitavano in poesia rendendo accattivante il racconto.
Una sera, zio Giulio, mi ha raccontato una spassosa storia
perdonatemi se a ripeterlo ci provo in poesia.
C'era un vedovo che a risposarsi intenzionato
osservava le donne vedove e zitelle
ma nessuna reggeva al confronto con il tesoro prezioso perduto.
Le donne ne parlavano, mentre, lavavano i panni alla vasca:
“ il signore è incontentabile!! ma vedrete che resterà solo
perchè se, adesso, non siamo della moglie all'altezza
noi mai più lo prenderemo, rimarrà con la sua boria e la ricchezza!”
Ma, il destino non segue umani piani
improvvisamente si portò via il compare, l'indomani.
Rimasta vedova la comare, ricca di beltà e terreni,
il nostro vedovo aspettò tre mesi per il lutto, prima di farsi avanti.
Rientrato dal barbiere, indossato l'abito della festa,
per dare una bella impressione
aspettò il pomeriggio pensando parole adatte alla dichiarazione,
poi si mosse e bussò al portone.
Fatto accomodare nella sala, si pentì del suo ardire
perchè la donna con lo sguardo puntato sul compare e zittendo
dava l'impressione di aver capito e che stesse,
qualcosa di spiacevole, meditando.
Visto che la comare aspettava con le mani poggiate sul tavolo, con indifferenza
l'uomo fattosi coraggio, parlò con voce seria , come da circostanza:

- Se non vi offendete comare, voglio porvi una domanda,
voi che capite e siete pietosa con chi arriva e con chi parte
voi che del mondo conoscete ciò che sta in alto ma anche di sotto
non vi offendete per quello che devo dire, seppur mio compare sia morto. -

- Dite quello che dovete dire e qual'è l'intenzione che vi ha portato
raccontate quello che nella mente vi passa ,perchè a me non mi dà, né mi toglie grado.-

- Quello che vi dovrei dire, se siete gentile ad ascoltarmi
è che se vi aggrada, se avete voglia di maritarvi, vi chiedo di sposarmi
poiché mia moglie è morta vorrei accanto a me una compagna, un'altra volta.-

- Perchè lo devo negare! Se si presenta un partito me lo prendo
però non posso far promesse a questo e a quello,
se non mi conviene meglio rimango sola nel mio letto


- Con queste parole mi dite che non sono un buon partito,
se vi foste ben informata, sicuramente, vi sarei gradito
e a parer mio, sono io migliore di voi come partito.-

- Sarà come sarà, se siete migliore voi non mi dispiace,
ma non potete nascondere che non siete un uomo di pace,
più che un bonaccione, siete un linguacciuto, geloso e fanfarone!

- Che donna cattiva che siete, superba e boriosa!
allora non lo sapete che, mia moglie morta, era una rosa
e le volevo bene più di quanto lei ne volesse a me-

25 giugno, 2014

Attimo...OMAR SIVORI...quando il calcio era educazione

Tra i tanti campioni del tempo ho scelto lui...perchè i miei diari, dalle medie alle superiori erano zeppe di sue foto, ai tempi c'insifattuava della correttezza, dell'impegno, della personalità schiva di compromessi...

IL PIÙ FORTE
E non c'erano regole da rispettare né finzioni da
tutelare, spiattellava crudele che quello non lo voleva
vedere e la Juve ne faceva a meno. Bisognava che
capissero che era il più forte, anche Boniperti anche
Charles, bisognava che gli facessero una statua in
Piazza San Carlo. Il Divo Sivori si concedeva tutto.
Finita la partita andava dove voleva lui. Si allenava
quando voleva lui, mangiava quel che voleva lui, finiva
di giocare a carte quando voleva lui, «Non lo vedi che
ho da fare?», diceva al povero cronista venuto per
un'intervista.
Le interviste le concedeva quando si era alzato bene, e
quando i monarchi si alzano bene al mattino? Tre
scudetti, tre Coppe Italia ('59,'60, e'65), 215 partite e
135 gol, nove volte azzurro d'Italia: così il ruolino di
Omar Enrique, indomabile asso della Juventus. La sua
specialità era il tunnel ma anche il gol sardonico. Il
gol prendingiro, il gol menefreghista, il gol cinico. Più
di una volta, scartati il terzino e il trafelato portiere,
aspettava che rinvenissero prima di appioppare al
pallone il colpetto decisivo. I suoi tocchi al volo, le sue
mezze rovesciate, le sue carognesche finte non sono
state più dimenticate da chi l'ha conosciuto. Faceva il
fallo per primo sul terzino, lo intimoriva lui il killer di
turno. A stinchi nudi, guardandolo coi suoi occhi pieni
di sconfinata protervia, dove abitava il suo vero
coraggio, coraggio della disperazione, coraggio della
E POI ARRIVÒ SIVORI...

Attimi....un buon giorno amaro

Stamattina mancava un quarto alle cinque quando mi sono svegliata.
Ho cercato di trattenere MORFEO con tutte le mie forze.
Inutile. Se n'è andato.
Mi son trovata così, seduta sul letto, con le braccia incrociate attorno alle gambe.
Ogni mattina, chi mi segue sa che, devo richiamare l'altra parte di me, quella attenta e vigile, perchè ritorni al suo posto affinchè il mio IO si completi nella pienezza del suo essere.
Stamattina non è stato così,
Le due parti di me  rifiutavano di riconnettersi, quasi, questa azione facesse paura.
"paura, paura, paura!"...ripeteva la mente riflettendo su sfocate immagini.
La coscienza spostò il velo pietoso dell'incoscienza mostrando ciò che mi aveva provocato il malessere notturno che aveva cacciato Morfeo.
La squadra di calcio , dopo tre partite che neanche le squadrette di calcio dell'oratorio avrebbero giocato peggio, rientra in Italia...eliminata dai mondiali.
Mi chiedo: "perchè ti fa male questa notizia?
                 "c'è di peggio in Italia"
E' vero. Dopo un attimo trovo la radice del dolore...la squadra dei mondiali, lo staff, pagati a botte di miliardi hanno dato, a tutto il mondo, la vera immagine della situazione italiana:
Ladri legalmente riconosciuti, gestiscono, a vantaggio di interessi personali, miliardi di tasse pagate dalla grande massa di italiani  messi in ginocchio da una classe politica ed un'economia che  taglia loro il diritto alla sopravvivenza e persino ad un sorriso. Praticamente se ne strafottono di noi...
Riuscì a far di meglio anche Re Franceschiello . Quando il popolo  napoletano stava per rivoltarsi schiacciato dalle tasse e dalla miseria, seppe riconquistarne l'affetto offrendo loro un'abbondante spaghettata in piazza, con balli, canti e fuochi d'artificio. E' vero ...era una presa per i fondelli
 E' vero ...era una presa per i fondelli simile agli 80 euro, simile perchè non hanno toccato mano che erano già ritornati al mittente...effetto boomerang

Notti magiche inseguendo un goal( NOI) ,
 inseguendo i miliardi ( loro i mutandati azzurri) ...
sotto il cielo che piange su un'Italia inginocchiata, 
ma negli occhi di tutti voglia di vincere almeno un'emozione...



18 giugno, 2014

poesia Chiesette di Balai...in turritano ( portotorrese) con traduzione

Gesgiareddi di Barai ( Turritanu)

Sobbr'a una rocca
chi s'azza da lu mari
quattru muri di peddra,
una di bianca facciadda,
e in althu una grozi,
cussì li furistheri
cumprendini
chi sei una gesgiaredda.
Gesgiaredda
di li tre Coipi e Santi
di Barai.
D'ammacchiosu incantu
l'occi e li cori pieni
candu, imprubbisamenti,
appari dall'ondi.
Li fundamenti toi
cuàni grutti
custhodi,tisthimoni
di viriddai e conti tramandaddi.
Sei nadda innant'a
una Prisgioni
infusa di sangu
di Màsthiri Santi,
tusthuraddi e ischabbizzaddi
pà non avè abiuràddu
la Fedi i lu Deu Cristhianu.
Protu, preddi anzianu,
pridigava luVangelu
cun Zuniari diacunu
in Turris a Mont'Angellu,
pà cunvisthì agnoni
a lu pàschuru di Nosthru Signori.
Assusthaddu, pà la criscenti devozioni
a la nova Rerigioni,
l'imperadori Deuclezianu
bandiò pissighimentu
a cà cunvisthuddu a lu Deu Cristhianu.
Pà osdhini di lu Presidi Baibbaru
i li grutti di Barai imprisgiunaddi ,
non soru d'abiurà,
ma in Fedi di santiddai,
aisittavani d'esse ischabbizzaddi.
L'amori pà Deu, in luzi di siriniddai,
diffundiani Protu e Zuniari,
Bainzu, lu susdhaddu guasdhianu
s'inginucciò a chiss'amori Cristhianu
e non più paganu, libarò li prisgiuneri.
La nutizia chi era cundannaddu
a l'ischabbizzamentu
l'ippaglì lu ventu.
Protu e Zuniari presi da tuimmentu
furriaddi soni in un mamentu
a paddì la pena cù lu susdhaddu
a lu Cristhianesimu cunvisthuddu
Li tre cabbi, caggiuddi in mari,
piaddosa unda l'ha trasginaddi
arinendili pogu più luntani.
Tràmandani l'antighi conti,
cari a li Turritani,
chi innant'a la prisgioni
di Gavinu, Protu e Zuniari
fu frabbiggadda la geshiaredda di Barai
e, un di l'onda l'ha puggiaddi,
cun diricadda manu,
la pieddai di la poburu
ha priparaddu la gesgiaredda
di Barai luntanu.

Traduzione Chiesette di Balai

Sopra una roccia
che si erge dal mare
quattro muri di pietra,
una è la bianca facciata,
con sopra una croce
indica a chi t'ignora
che sei una chiesetta.
Chiesetta dei “tre Corpi dei Santi”
di Balai.
Di fascinoso incanto
colmi lo sguardo e i cuori
quando, all'improvviso,
dalle onde appari.
Il tuo basamento
nasconde delle grotte
testimoni e custodi
di racconti e verità tramandate.
Sei sorta sopra
una prigione
da sangue irrorata
dei Santi Martiri,
torturati e decapitati,
per non aver abiurato
di Dio, la Fede Cristiana.
Proto, sacerdote anziano,
predicava il Vangelo,
insieme al diacono Gianuario,
nella città di Turris
sul monte Angellum,
per convertire agnelli
ai pascoli erbosi del Signore.
Preoccupato
per la crescente devozione
verso la Nuova Religione,
l'Imperatore Diocleziano
editò un bando di persecuzione
per chi convertito al Cristianesimo.
Per ordine del suo rappresentante
di nome “Barbaro”,
furono arrestati e nelle grotte di Balai
imprigionati.
Essi non solo di abiurare
ma, in Fede di Santità, attendevano
d'esser decapitati.
L'Amore per Dio ,
come raggio di serenità
si effondeva da Proto e Gianuario.
Gavino, il soldato guardiano
s'inginocchiò a quel lume d'Amor Cristiano,
e abiurando gli Dei pagani
liberò i prigionieri.
La notizia della sua condanna
alla decapitazione,
in un momento,
la diffuse il vento.
Proto e Gianuario colti da tormento
ritornarono sui loro passi
per condividere la pena con il soldato
che al Cristianesimo avevano convertito.
Le tre teste caddero nel mare,
un'onda pietosa le trascinò
verso un arenile poco più lontano
Secondo detti tramandati dagli anziani,
e tanto amati dai Turritani,
dicono che sopra la prigione
di Gavino, Proto e Gianuario
fu eretta la chiesetta di Balai
e, dove l'onda ha arenato le teste
con delicata mano,
la pietà della popolazione
ha eretto la chiesetta di Balai lontano.