La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

BENVENUTI NEL MIO BLOG...il mio diario di viaggio tra fantasia e realtà. Se passate lasciate un commento..mi farete cosa gradita Mariantonietta

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22 ottobre, 2013

Al tramonto..poesia

Al tramonto




Nascondendosi dietro l’orizzonte
il sole
dà vita al buio nero.
Tutto scuro,
le  sagome deformi
richiamano la paura.
Le fronde degli alberi,
ululano mostruosamente,
ti stanno addosso.
Prendi la scala
della  fantasia
che insegue la luce
oltre l’orizzonte
e, come colomba bianca
saltellante,
gradini dopo gradino
tra il verde e i fiori,
colorati pensieri
ti guideranno
in alto
non si sa quanto
ma davanti a te,
puro sogno di fantasia
un salto nella follia

Il vestito..Poesia su immagine


IL VESTITO


21 ottobre, 2013

ATTIMI..l'Autunno



ogni stagione ha i suoi colori eppure fra tutte ,preferisco le tonalità calde dell'autunno. Lo immagino 
avanzare calmo e colmo di frutti maturi, dai profumi intensi . 

La natura, gli animali lo salutano ed egli con lo sguardo della maturità raggiunta, elargisce saggi 
consigli....a loro racconta la storia meravigliosa della vita. 
Accarezza le foglie , le culla in ultima movenza, prima che ritornino alla Terra, ove riposeranno pronte 
per rinascere in nuova vita, in nuova forma...l'autunno è l'amore consapevole dell'esistenza 
dell'amore nella sua completezza...della gioia d'esser stato e SONO.....le radici del mio passato.
Sarò l'amore che avrò donato. 

mariantonietta



Poesia su immagine : Lo specchio




06 ottobre, 2013

ROMANZO :Partono i bastimenti...copertine fronte-retro

facendo copia-incolla potrete stamparvi la forma cartacea del mio romanzo.
leggete le istruzioni nella facciata posteriore qua sotto pubblicata.
mariantonietta






04 ottobre, 2013

ROMANZO : Partono i bastimenti CAP. settimo...fine

passano gli anni

Rosina concentrò il suo affetto e la realizzazione del suo sogno di “libertà” sul figliolo.
Non sarebbe stato servo di nessuno!”
Questo obiettivo fu il punto fermo per cui lottare, concentrare le forze.
Nonostante le delusioni, la parte di lei pronta a lottare per una vita "dignitosa" , aveva conservata la sua forza, la spinta che le permetteva di andare avanti e sognare un futuro “migliore” per suo figlio.
Con zia Angelina e zio Peppino stava bene, era  una “figlia-serva” che lavorava con e per loro; condivideva i riposi, pasteggiavano insieme, aveva una camera tutta per sé, non mancavano vestiti né a lei né a suo figlio.
Le economie, però,  erano gestite dalla coppia;  lei non riceveva alcuna paga, non aveva libertà di scelta, poteva azzardare proposte ma, alla fine il suo parere contava solo se collimava con il loro.
In confronto al "servilismo" dei suoi genitori e fratelli  con il padrone, questa era già una grande conquista. A Rosina, però , spirito indipendente, non bastava.
Il tempo scorreva, il ricordo di Antoni, come un sogno, lo rinchiuse nei meandri del suo cuore.
Non trovando alcuna risposta ai suoi silenzi,alla sua sparizione, decise di schiacciare il problema dentro di sé.
Giovanni arrivò alla quinta elementare. Era un bambino bravo, educato, corretto, secondo il giudizio della sua maestra
I “nonni adottivi “ e sua mamma erano orgogliosi di lui.
Alla sera, al suono dei vespri, Giovanni, stringendo la mano di zia Angelina assisteva alla Messa Vespertina..
Il parroco si accorse che il ragazzo aveva doti di vocazione clericale.
Assorto nelle preghiere volgeva al crocefisso uno sguardo illuminato dalla luce d' amore in dialogo diretto con il Signore.
Dopo la Quinta elementare chiese di proseguire gli studi presso un seminario.
Con il sostegno morale ed economico dei due anziani , Giovanni frequentò il seminario.
Rosina si sentiva sola ma l'orgoglio di mamma prevalse sul dolore della separazione , davanti alla "Fede" profonda che illuminava gli occhi di Giovanni, alla serenità e saggezza delle sue risposte ai problemi della quotidiana esistenza. .
Rosina incontrò la " Fede" e in essa una nuova forza.
Alla sera si inginocchiava ai piedi del letto
Signore!” pregava “ho sempre voluto fare di testa mia, ho sempre pensato di togliermi il giogo del servo legato al padrone, di fare almeno di mio figlio un uomo libero,  non ti ho mai chiesto aiuto, ed ecco che Tu, dal tuo trono, mi offri un dono di libertà e servilismo diverso: mio figlio liberamente ispirato dal tuo amore ha scelto la strada della servitù, sarà un tuo servo, servo per amore , a disposizione di chi soffre!...perdonami Signore se fatico ad accettare questa scelta che lo allontana da me!............sia fata la tua volontà!
Gli anni passarono velocemente. Giovanni prese i voti e fu mandato a far “l’apprendistato” presso la parrocchia dove era cresciuto.
Sua madre, adesso, era orgogliosa di lui, zia Angelina e zio Peppino videro realizzato in Rosina e nel suo figliolo il loro desiderio di “famiglia”.
Ormai anziani, Angelina e Peppinu fecero testamento lasciando l'emporio e l'abitazione a Rosina e la bottega di “calzolaio” ad un giovane che aveva espresso il desiderio d'inseguire il “sogno americano”
Quando arrivò il momento, il loro adorato don Gianni, diede l’estrema unzione e serenamente, prima zio Peppinu e due anni dopo Zia Angelina,  presero la via del cielo.
Rosina divenne “padrona” della sua vita, eppure non provava alcuna emozione per quel traguardo tanto ambito.
Don Gianni fu trasferito, da Monsignore il Vescovo, in una parrocchia che raggruppava stazzi nelle campagne della Nurra.
Rosina, nonostante, non fosse più una ragazzina, lo segui.
Senza rimpianto lasciò la sicurezza economica dell'emporio e la casa  ai nipoti , figli del fratello e seguì il figlio sulla strada del Signore, a disposizione di chi aveva bisogno di una mano tesa.
Si occupò dei poveri, degli ammalati……nella casa parrocchiale vi era un posto ed un pasto caldo per i bisognosi, la comunità  aiutava don Gianni nella sua missione………così Rosina divenne serva per amore in uno stato di serenità mai vissuto.
Aveva novant' anni, quando una sera sentì che era arrivata la sua ora. Quella che avrebbe liberato il suo Spirito battagliero  da quel corpo anziano, piegato dal lavoro, per trovare amore e pace   nella luce Divina.
Don Gianni , settantenne,  pregava serenamente accanto a lei.
Anche se con la sua mamma non aveva mai accennato a suo padre, con zia Angelina e zio Peppinu avevano affrontato diverse volte l'argomento:
I dubbi” sulla sparizione di quel padre mai conosciuto, che non si sapeva  per quali motivi li avesse completamente tagliati fuori dalla sua vita, adesso, di fronte alla separazione da sua madre, ritornavano nella mente.
Rosina,come intuendo, lo chiamò vicino
figlio mio, con serenità mi avvicino al mio ultimo viaggio di vagabonda.”
Presagli una mano proseguì : “grazie, per avermi  insegnato a conoscere  la vera libertà,  il mio spirito ha trovato quiete “servendo” i fratelli per amore di Dio.
La mia vita” ...sospirò...” una strada stretta, tortuosa, con buche e spine ma anche fiori...la mano tesa di ziu Giogliu, nonna Angelina, nonno Peppinu, tu...la mia missione con te tra i poveri”..prese respiro e calate le palpebre, continuò “ eppure un chiodo porto nel cuore...un senso di colpa per avere accettato che tuo padre emigrasse. Antoni partì che tu eri appena nato per fare fortuna, per guadagnare soldi e offrirci una vita dignitosa , da padroni …per tanto tempo non capii perché non ritornò più da noi, solo adesso riesco a trovare una ragione: Non ha trovato una mano tesa! ..Lontano dalla sua Terra avrà vagabondato alla ricerca di un lavoro adatto e come, gli emigrati che arrivano adesso da noi, sarà finito schiacciato ed umiliato a far miseri lavori rifiutati da altri oppure il mendicante. L’orgoglio ferito , la vergogna per avere creduto alle illusioni di un sogno fatto di bugie, l’impossibilità economica ... gli avranno impedito di tornare indietro.” - Rosina guardò negli occhi il figliolo e prese le mani lo attirò a sé

03 ottobre, 2013

Partono i bastimenti Cap. sesto " sos disterrados"



Cap. sesto
sos disterrados

Allontanatesi le ultime sinuose forme della costa, Antoni, un po’ agitato per tutta quell’acqua che si vedeva ovunque si allontanò dalla tolda per recarsi  nella “terza classe” .
Non era solo, altri emigranti ,da tutte le parti della  Sardegna partivano con lui.
sos disterrados”, seduti accanto al misero bagaglio, parlavano tra loro; ognuno nel proprio “ sardo”.
Quei suoni, seppur differenti esprimevano un desiderio comune : la prospettiva  di una vita rosea per loro e per le famiglia che qualcuno portava con sè, mentre altri come Antoni, alimentavano la speranza di richiamarla nella terra nuova, ad una vita di soddisfazione economica e sociale. Antoni ascoltava e taceva, alimentando nell'animo il sollievo che provava al pensiero di sacrificarsi per regalare alla sua Rosina e a Giovanni un ponte colorato come arcobaleno che avrebbero attraversato per raggiungerlo in una casetta nuova. Si vedeva correre con loro nel campo tenendosi per mano, sorridenti alla vita, all'amore....perchè ogni giorno sarebbe stato un “buongiorno”. Avrebbe lavorato giorno e notte per abbreviare il tempo del loro distacco. Così sognava ascoltando gli emigranti e le loro speranze riposte in Terra straniera, frontiera immaginaria  tra uno stato di malessere e il benessere.
Durante la navigazione fino a Genova, gli emigranti trovarono sollievo alle pene, ai dubbi , alle paure del “nuovo” confidandosi questi pensieri comuni.
- Partita la nave, Rosina salì, con il piccolo Giovanni , sulla carrozza accanto le si sedette zia Angelina, mentre, ziu Peppinu , manovrando con le redini,indicava al cavallo la strada per casa.
La ragazza  si attaccò al seno il figlioletto e a testa china lasciò che le lacrime, fermate con tanto coraggio, scendessero silenziosamente, lungo le sue gote.
Zia Angelina intuì, senza proferir parola' le passò un braccio attorno alla vita . Accarezzandola in silenzio cercò di trasmetterle la sicurezza del suo affetto materno.
Arrivati a casa, Zio Peppinu, per consolare la ragazza, avrebbe voluto riprendere l’argomento del viaggio della speranza, ma ad un tacito cenno della moglie stette zitto, mentre, Rosina si ritirava con il  piccolo nella sua camera,

Al mattino il vapore arrivò a Genova e tutti “sos disterrados” scesi dalla scaletta, si recarono per il controllo delle carte e per fare il biglietto presso l’ufficio della “compagnia Trasantlantica navi a  vapore per le Americhe”.
I sardi fecero gruppo a sé stante perché sul “ bastimento per le Americhe ”salivano persone, gruppi di famiglie complete, arrivate da tutta l’Italia, soprattutto dal sud.
Nei loro volti il solco della povertà, della miseria ,della fame.
 Lo sguardo della speranza si smarriva sulle scalette di quel gran bastimento che li avrebbe allontanati  forse, per sempre, da quel pezzo di cuore lasciato sulle dure zolle che conoscevano così bene le piante nude dei loro piedi e il brontolio dello stomaco.
Dopo trenta giorni di viaggio, dove tutti avevano imparato a conoscere tutti , accomunati dagli stessi problemi espressi nei vari dialetti italici, con parole , melanconici canti accompagnati da una chitarra, un mandolino……………………arrivarono a Buenos Aires, la città argentina amata dai sardi che l'avevano fondata dandole il nome della Madonna di Bonaria , protettrice della Sardegna.
Furono fatti accomodare, dalla polizia portuale, in  cameroni dove iniziarono i controlli per la registrazione del loro ingresso in America: documenti di identità, controlli sanitari, informazioni varie……………
Stipati nei cameroni attendevano il timbro del lasciapassare, senza il quale sarebbero stati rimandati sulla nave e rispediti in Italia.
Ottenuto il timbro d’ingresso mettevano piede sul suolo americano.
Antoni si guardò attorno, con espressione sperduta, cercava di capire cosa fare.
Alcuni dei suoi compagni di viaggio avevano  un biglietto con delle indicazioni sul luogo dove recarsi e mostrandolo e chiedendo, in dialetto e a gesti,come potevano, si dirigevano verso i mezzi pubblici che li avrebbero condotti a destinazione; altri erano attesi da parenti che dopo averli accolti con larghi sorrisi li portavano con loro.
Antoni si avvicinò ad un gruppo di persone dall'apparenza confuse e sperdute come lui.
Degli uomini ben vestiti si accostarono al gruppo, parlavano un italiano misto al dialetto di origine con una sonorità mai sentita : sicuramente parlano americano “ pensò preoccupato Antoni perchè non solo non aveva mai sentito parlare americano ma non sapeva né leggere,nè scrivere tranne il proprio nome.
Un uomo con aria benestante e disponibile, le mani nel taschino di un elegante gilet, sigaro in bocca si avvicinò al giovane e con un sorriso accattivante:
“ ehi paisà! Sai dove andare? Cerchi lavoro?”
“ beh, no e si !” rispose Antoni facendosi coraggio
“ allora sei fortunato ! Hai trovato la persona giusta...” così dicendo gli allugò una mano per presentarsi
“ piacere ! Io sono Don Gaetano! Ho terreni e fattorie ,da me troverai lavoro, una buona paga! “ poi, osservando il lucicchio di speranza che brillava negli occhi di Antoni proseguì:
“tieni famiglia?”
“si!” rispose Antoni “ moglie e figlio che ho lasciato in Sardegna con la promessa che presto mi raggiungeranno...!”
“ bene, bene !!” disse don Gaetano “ li faremo arrivare presto ,se mostrerai buona volontà”
“si,si, quella non mi manca!” rispose il giovane
“ chi lavora per me riceve la paga a fine mese, molti la depositano nella mia banca per racimolare i soldi per la famiglia, tanto da me si ha cibo, vestiario e un posto per dormire gratis! Se ti va !”
“certo che mi va!” rispose il giovane “ in banca i soldi saranno custoditi...”
“e in poco tempo potrai comprare i biglietti per fare arrivare la tua famiglia!” concluse don Gaetano suggellando quanto promesso con una stretta di mano.
Antoni salì sul carro indicatogli ed aspettò che don Gaetano reclutasse altri emigrati.
Quando furono pronti il carro si mosse. Viaggiarono alcune ore tra campi ricchi di colture e pascoli.
Don Gaetano era davvero ricco di terreni. Ogni tanto si fermava presso una “fazenda” e affidava ad un suo uomo di fiducia qualche emigrato.
Per ultimo scese Antoni. Quando entrò nella “fazenda” imbruniva. Un “capo” lo accompagnò in un grande capannone dove vi erano altri “lavoranti”, gli assegnò un letto , un pasto e lo lasciò.
I compagni di stanza si avvicinarono per salutarlo.
Gli fecero tante domande poi gli diedero informazioni “sul sogno americano”
“ ti accorgerai presto che, l’America, L’Argentina non sono quello che ci hanno raccontato, il lavoro è duro, senza orari, guarda noi!!!..

Partono i bastimenti Cap. quinto ...la partenza di Antoni


la partenza di Antoni
Il campo dove trovarono lavoro era piantato a tabacco. Il padrone lo “coltivava” sotto il controllo di funzionari dello Stato che contavano e registravano  il numero delle piante e delle foglie ad una ad una.
Le piante erano sistemate a schiera per un più facile controllo.
Prima di accedere al campo Antoni e Rosina patteggiarono il compenso per il  lavoro il padron Linaldu
Egli aveva a sua disposizione dei servi che vivevano in uno stanzone poco distante la casa patronale
Alla richiesta dei giovani padron Linaldu li informò che, come ricompensa per il lavoro, avevano diritto al pasto serale caldo, ad un pezzo di pane e formaggio per il pranzo e ad un sigaro al giorno.
I due giovani sposi spiegarono che loro avevano una casa nella quale desideravano rientrare alla sera che avrebbero preferito ricevere il valore del pasto serale e del sigaro in denaro.
Il padrone con aria di sufficienza rispose “ va bene, visto che siete giovani e avete la vostra casetta vi concederò a fine settimana una ricompensa in denaro!”
Poi chiamò il servo che aveva il compito di controllare i lavoratori dei suoi campi e glieli affidò perché desse loro le consegne.
Lavoravano dall’alba al tramonto, passando da campi di tabacco a quelli di patate, persino all’orticello privato del padrone ove si coltivavano i legumi e gli ortaggi che servivano per preparare i pasti per i servi-contadini.
Alla sera, Antoni e Rosina sfiancati rientravano a casa, preparavano una parca cena ,dopo aver fatto una misera spesa  “a libretto” nella botteguccia del paese ove si vendeva di tutto un po’.
La padrona , zia Angelina, era una brava donna.,dava la spesa a tutti.
Se i clienti non avevano subito i soldi segnava in un libretto “la spesa”e quando , il cliente recuperata la somma dovuta estingueva il debito, lei cancellava nel libretto e si ricominciava.
Zia Angelina era calma , paziente e comprensiva, a volta doveva aspettare la chiusura del conto da una “incunnia all’altra”, da un raccolto all’altro, anche un anno.
Suo marito, Zio Peppino, faceva il calzolaio:
Aveva una botteguccia dove aggiustava scarpe: a quelle dei contadini rinforzava  i fondi con le “bollette” mentre,  faceva scarpe nuove e di pelle fine per i padroni.
Quando Antoni e Rosina si presentarono alla bottega, zia Angelina li accolse con un bel sorriso materno: quei due giovani montagnini, con lo sguardo sperduto, le facevano tenerezza .”state tranquilli!” rispose alla loro richiesta di pagare settimanalmente la spesa,
adesso preparo il vostro libretto ! e vedrete che vi troverete bene tra noi!”
Disse mettendoli a loro agio con parole e gesti benevoli.
Dopo tre mesi di questa vita, i due giovani si accorsero che erano indietro con il pagamento della spesa, ogni settimana avanzava un residuo, in più Rosina era incinta.
Chiesero al padrone di aumentare la “paga” settimanale di qualche centesimo  ma, ricevettero un rifiuto.” O così o ve ne andate!”
Quella sera rientrarono a casa con l’umore basso ; la prospettiva di un futuro grigio e il figlio che cresceva nel ventre di Rosina erano motivi di preoccupazione.
Fuori della porta della loro casetta videro l’asino di ziu Giogliu, tanto bastò perché l’umore salisse, a casa li aspettava una faccia nota, sicuramente aveva anche notizie dalla montagna.
Raggiunsero la casetta e aperta la porta... le braccia di ziu Giogliu li strinsero in un unico abbraccio.
Rosina, presa dallo sconforto scoppiò a piangere.
Lo zio capì subito che qualcosa non andava.
Nascondendo l’emozione per quel pianto di  sconforto , strinse la giovane in un abbraccio paterno:
cuore di zio, non piangere, qualsiasi problema abbiate lo risolveremo , raccontatemi !” invitò ad aprirgli l'animo dando una “pacca” incoraggiante sulla spalla di Antoni.
I due giovani raccontarono la loro misera condizione, la delusione per il lavoro pesante e poco remunerato, la preoccupazione di non riuscire a mantenere il bambino che aspettavano.
suvvia!” rispose l’uomo con un sorriso “ il Signore benedice le coppie che danno una nuova vita alla vita, questo figliò vi aprirà la strada della buona fortuna!”concluse, mischiando sacro e profano, “ e poi siete giovani, forti...non dovete arrendervi!!”
Già a queste parole, Rosina si sentì sollevata e si asciugò le lacrime con una smorfia di sorriso sul volto del pianto.
Antoni: “ziu Giogliu, penso che sia arrivato il momento che io parta per l’America, in Argentina”
Rosina con un soffio di voce:” ma non puoi lasciarmi adesso che aspetto un bambino ,con chi rimarrò io?”
potresti ritornare dalla tua mamma!”propose Antoni
mai!” rispose con forza la donna “non posso darle il dolore del mio fallimento! Non tornerò indietro...”
calmatevi ragazzi miei!” aggiunse lo zio “ascoltatemi bene!”

01 ottobre, 2013

Partono i bastimenti Cap quarto Il viaggio

Partono i bastimenti


Cap quarto
Il viaggio
Allontanandosi dal luogo natio, da dove non si era  mai spostata , Rosina  salutava, imprimendosi nella mente i volti delle persone con le quali era vissuta; l’ambiente che, seppur nella sofferenza della povertà, era stato il suo nido.
Non sapeva quando avrebbe rivisto tutti e tutto, quando sarebbe potuta ritornare.
Guardò le misere case, le pinnette , il paesaggio brullo e desolato dominato dalle rocce e dai sassi.
Adesso che, scendevano dal sentiero sterrato fuori dal paese, seduta sul cavallo, stretta con un braccio alla spalla del marito , osservava tutto con occhi differenti, con gli occhi di chi vede davanti a sè realizzarsi le aspettative, a lungo sognate.
Eppure , una parte del suo cuore, restava lì, abbarbicato sulla montagna  solennemente elevata nell’azzurro cielo.
Tra rocce e sassi, osservò le piante della macchia mediterranea che conosceva bene, ma adesso diventavano sempre più folte e profumate: mirto, corbezzolo, lentisco, oleandro, bellissime palme nane.
Antoni rispondeva con l'orgoglio del “saputello” alle domande che la sua giovane moglie gli poneva.
Rosina era curiosa e chiedeva, chiedeva,  perché, per la prima volta, il tempo era “ suo”e qualcuno le dedicava amorevole attenzione Si sentiva liberata da quelle “responsabilità” di figlia maggiore in famiglia numerosa, povera, dalla rassegnazione dei suoi genitori, pesi che schiacciavano le sue fragili spalle.
Così chiacchierando arrivarono ad un paesino con le case  fatte di pietra squadrata
questa è Aggius” disse Antoni.

Partono i bastimenti cap. terzo una nuova vita….



cap. terzo
una nuova vita….

Mentre, chiacchieravano, la porta si aprì, e i commensali videro Mattea crollare sul gradino.
Si sollevarono dal desco, in un frastuono di sgabelli che cadevano.
 Rosina cercò di sollevare sua madre, il giovane Antoni spostandola con delicatezza :
lascia fare a me!” disse con tono rassicurante “ Piuttosto dimmi dove adagiarla!” aggiunse sollevando come un fuscello, la donna ,tra le sue robuste braccia.
Deposta sul letto, Mattea prese a lagnarsi: delirava sotto la spinta di una febbre alta.
Rosina corse a prendere dell’acqua fresca, tagliò delle pezze di stoffa e le mise , dopo averle bagnate nell’acqua , sulla fronte di sua madre.
Qui ci vorrebbe un dottore!” disse ziu Giogliu
andrò io  in paese a cercarlo!....mi ci vorrebbe un cavallo!”propose Antoni
Rosina : “chiedi al padrone che gentilmente ti presti un suo cavallo con il calesse così arriverete prima!”
Detto fatto, il giovane si presentò umilmente, con il berretto stretto tra le mani dal “padrone” .
Ottenuto il calesse, ringraziò e, si diresse a valle verso il paese