La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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19 luglio, 2013

romanzo " intrecci" 2^ parte

la signorina Luisa



La chiamavano così perchè apparteneva ad una nobile famiglia di ricchi proprietari terrieri.
Era arrivata alla casa di cura una sera che profumava di Primavera .
La poverina indossava un grembiule bianco intriso di colori ad olio; puzzava di pittura e trielina.
I capelli castano chiari,lunghi , solitamente raccolti in una treccia a corona sulla testa, ora scomposti, scarmigliati contornavano un viso bellissimo; gli occhi cerulei perduti nel vuoto di un suo mondo.
Le labbra lucide sul viso diafano ripetevano ossessivamente:
“ Artur, Artur...dove mi stanno portando amore? Artur, Artur...come potrai trovarmi ?”
Dietro gli infermieri che spingevano la carrozzina con la signorina Luisa, sua madre donna Giovanna ,seguiva versando lacrime di dolore per quella figlia che la follia le aveva strappata.
Giusi si preparava a coprire il turno della notte, udì i passi frettolosi e quella voce dolcissima che cantinelava frasi a ritmo ripetuto.
Uscì dalla stanza e raggiunse il gruppo nello stesso istante nel quale il medico iniettava un tranquillante nelle vene della signorina Luisa.
Appena la paziente si calmò il medico si rivolse a Giusi
“ la tenga sottocchio, dovrebbe dormire tutta la notte...ma non si sa mai!”
“tranquillo dottore- rispose la giovane.
Uscito il medico Giusi invitò donna Giovanna perchè l'aiutasse a togliere i vestiti alla paziente per poterle indossare il pigiama con le insegne della casa di cura.
Donna Giovanna si tolse il cappellino che evidenziava il rango di appartenenza e con la dolcezza, che accomuna tutte le mamme, aiutò Giusi.
Nel farlo trattava con delicatezza la sua figliola, la colmava di carezze bagnate di lacrime accompagnate da parole d'amor materno.
Di fronte a quei gesti Giusi si emozionò :- da quanto tempo elle non riceveva simili carezze ?-
Ricordò il viso dolce della mamma che fu sostituito da quello arcigno della sorella
Scacciò quei pensieri dalla mente e si preparò a trascorrere una notte di veglia.
Da allora erano trascorsi vent'anni, tra lei e la signorina Luisa si era creato un rapporto affettivo di stima e fiducia come tra parenti.
Luisa superava Giusi di cinque anni ma si affidava a lei come se fosse la sua sorella maggiore. Soltanto a Giusi confidava i suoi “pensieri” perchè solo Giusi la sapeva ascoltare e aveva una risposta rasserenante.
- “ Giusi è arrivata la postà?-
chiese la signorina Luisa come tutti i giorni da vent'anni.
“ Ma certo cara !” la solita bugia da vent'anni
“ l'ha lanciata dall'aereo sulla terrazza?”
“ no signorina, il pilota Artur kenneth si trova con il suo aereo in prima linea , impegnato a cacciare i tedeschi dal suolo italiano!”
- quando finirà questa guerra Giusi?-
- Cara, non appena gli americani libereranno l'Italia!”
“allora Artur potrà ritornare da me?”
“ certo mia cara, volerà con il suo bimotore a bassa quota e getterà un pacco di lettere d'amore per lei sulla terrazza...”
“ come sempre “ aggiunse la signorina “ ed io potrò ritornare a casa mia ,tendere le mani al cielo, raccogliere il pacco ….e poi arriverà il mio Artur che mi abbraccerà e sollevandomi da terra mi farà roteare...e...e...e” seguiva un elenco di abitudini ,di gesti familiare coperti dalla polvere del tempo.
“ certo mia cara !” l'assecondò Giusi “ ma adesso a nanna!”
“ohhh Giusi!” implorò con uno sguardo a cui non si poteva dire di no “ posso suonare un po'?”
Giusi acconsentì.
La signorina Luisa, ormai cinquantenne, si sedette al piano e suonò la sua composizione musicale fatta di dolcissime note e poche parole: Artur, amore, aspetto, eroe.
Dopo la sonata Giusi aiutò la signorina Luisa per la notte ed anche lei si ritirò nella cameretta che il Direttore dello stesso Istituto aveva messo a disposizione della donna.
Giusi dopo l'ennesima litigata con sua sorella Francesca , aveva abbandonato la casa paterna per andare a vivere nell'istituto e dedicarsi agli altri.








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