La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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29 aprile, 2011

...poesia........pensiero vagabondo.......


Il mento poggiato  sulla mano
lo sguardo lontano/
il pendolo ha fermato il tempo/
sogno ad occhi aperti/
della mia vita alcuni momenti
giochi con i miei figli,
le favole, alla sera, al lume di candela
così,quando sotto il temporale,
la luce mancava
non ci coglieva impreparati ,
 nella notte nera,
parlava al cuore, la tremula fiammella...
.Poi la preghiera al Signore/
chè protegesse nelle notturne ore
tutti, soprattutto chi stava a navigare,
come "papà" in alto mare...
e si concludeve con la vecchia

giaculatoria che saliva al cieli serena
nella buia sera:
"buona notti, buon riposu         ...........                                              
zi dia Deu, santu Matteu, santu Bastianu, .....                        
in grazia di Deu zi ni pesiami manzanu..!"...                         

28 aprile, 2011

POESIA.....inno alla Primavera.....


 E' primavera

Questo pomeriggio
passeggiando al limitar
del bosco
ho visto, finalmente,
che è arrivata la Primavera:
delicata, dolce, sensuale amante della Terra.

Laddove , in inverno,
il nudo terreno
dava una sensazione di abbandono
di grigio tormento
di freddo sentimento
di lampada spenta,


ora c’è lei,bella, colorata
piena di vita feconda.
Passa  come leggera onda
Al suo tatto sicuro e delicato
esplodono le sementi
I rami vanno in gemme e poi in fiore
son pennellate multicolore.

A lei sorride il sole
da sempre innamorato
di quella bellezza sfacciata
che, quando si risveglia
dal suo invernal  torpore,
a lui ridona  salute , iluminoso sorriso e calore

E’ Primavera, svegliatevi!!
sospirano le verdi fronde
mosse dal dolce suono
del vento primaverile,
agli ultimi dormiglioni
 in letargo,
che ancora non han sentito
Il calor dell’Aprile

Tra poco sarà Maggio,
le prime bacche si fan coraggio!
le cascatelle , dal ghiaccio liberate,
saltellano allegramente
tra le rocce e i sassi
formano rivoli , fiumiciattoli finalmente
Ecco la Primavera!!!1
figlia adorata
dalla madre Terra

                                         












15 aprile, 2011

poesia........la zattera....................


Il fiume scorre sul suo letto,
come il tempo.
egli non ha ore,  anni
sabato o domeniche
Di giorno e di notte scorre lento.
Trascina , modifica le cose
Anche lui
contiene
 la vita, la morte,
che registra nella
sua memoria,
come il tempo, nella storia
Il fiume e il tempo hanno un preciso percorso
Il primo ha tutte le ragioni
per sfociare nel mare
L’altro per mutarsi in stagioni.
La nostra vita
è una zattera
Che scorre sul fiume
che asseconda il tempo
A noi non è dato di conoscere
né la forma del letto sul quale scorre
il nostro fiume,
nè  il tempo che impiegherà
per arrivare al mare.
Come fuscelli ci trascina,
improvvisamente,
la zattera
si blocca
in un ansa, trova un intoppo
oppure si rovescia
e noi arranchiamo
per risalire,
 lottiamo faticosamente
per salvarci,
 siamo alla fine?....non sappiamo niente.
Come è piccolo l’uomo
e quanto grande
e potente s’illude di esser.
Egli calendarizza il tempo
spezzettandolo
convinto di farlo a sua misura,
ma il tempo è infinito,
scorre impietoso
di quella paura.
Poi cerca di deviare
il letto del fiume
Per avidità di denaro e potere
Ma alla fine a che gli servirà tutto
quell’avere?
La vita scorre sul fiume
sopra la zattera,
ma dove andrà
quando si fermerà
l’uomo non sa
Però, Colui , che sta in alto,
gli ha concesso
l’arbitrio di remare,
 sedersi a riflettere e riposare
scegliere compagni di viaggio,
cogliere , godere,rispettare
prendere e donare
con gratitudine, serenità e amore,
le piccole e grandi cose
che ha elargito per lui,
abbondantemente
per chi è cosciente,
l'immenso cuore
di quel Padre,
che ha donato , ad ogni sua creatura
la zattera e il fiume a sua misura.
insieme alle Grazie del Creato e della natura.


















poesia................il fiume...........



seduta sulla sponda del fiume
 gli occhi miei riempivo
della magia dei suoi colori.
Tutto il paesaggio si rifletteva in esso
che, scorrendo lentamente,
lo riproduceva  con fluttuanti,
ritocchi di pennello
unici, vitali, artistici vagamente
sfumati l’un nell’altro modello.
Con un ciuffo d’erba tra i denti
Emettevo una leggera musica,
come una musa suonavo,
rilassata, fuori dal tempo,
di quella bellezza godevo.
La roccia rossa riflettendosi, con lieve tremolio,
sulla superficie, formava ombre
di case con diverse altezze,
 sopra  ad esse, le gentili ginestre
 si rispecchiavano
simili a luci accese  entro finestre
alla sera ..
 I cespugli della macchia
mediterranea davano corpo
alla famiglia  seduta al desco
eppure erano il mirto, il lentisco, il cisto.
Le canne, tese verso il cielo,
mosse da un leggero vento,
ricordavano la dea del fiume e
le sue ancelle  danzar avvolte in sottile velo,
Quelle più lontane dal mio sguardo
Sembravano mani tese che
Tremando umilmente
Sollevavano le loro menti
All’Onnipotente con preghiere
Di ringraziamento, mentre ,
la sera scendeva
vidi rispecchiarsi le tremule
stelle del firmamento.
Rientrando a casa riflettevo
Sul grande dono e quale onore
Di quello spettacolo
 Esser stato  sereno spettatore
                                                   










poesia......una mamma speciale....................

mamma

Quando ho bisogno di Te
Ti vengo a cercare.
Sei ovunque mamma.!
Con il tuo amore immenso
elargisci
doni a profusione
anche a quel figlio
sordo e cieco
dimentico che
da Te è nata la sua vita e
nel Tuo Ventre
chiuderà
la sua storia terrena
allorché sarà finita..
Io ti cerco, mamma!
Cammino
su un sentiero
indicatomi
dal cuore.
Egli lo sceglie
sterrato e stretto,
non vuole incontrare alcuno
perché ogni tuo figlio
ha diritto
di creare con te
un rapporto diretto.

Lentamente procedo,
Tu accarezzi
Il mio passo,
Sia esso diretto
verso la collina
il mare, il lago, il fiume
Ti sento a me vicina,
mi parli con la voce
dei colori, dei profumi dei canti
delle danze, dei rumori
dei tuoi innumerevoli figli.
i migliori,
quelli che non hanno parole
per le orecchie umane
ma, per il cuore
di chi sa ascoltare.
Mi fermo in un prato
e sento il canto
di nidiate
di uccellini, lo squittio
Di furbi topolini
le timide lepri
i selvatici conigli
Li osservo
nutrirsi con i frutti
che gli offrono
I tuoi figli,
quelli che rispettano
i tuoi silenziosi
consigli
Osservo gli insetti
bere il dolce succo
dalle labbra di
infinite forme e colori
di quei tuoi amati figli
che, gli uomini chiamano fiori.
“oh mamma
che gioia mi doni!”
allungo il braccio
per accarezzarti,
prendo di Te una zolla,
la sfrego tra le mani
ti sento Madre
buona e vera
anche se frustata,
maledetta, picchiata,
trasformata,
colpita in tutte
le tue parti
dalla guerra,
Quei
figli tuoi
intelligenti  e stolti
poco importa ma,sanno
che uccidendo Te
moriranno
sotto una doccia di denaro,
soffocati nei bunker
come in una serra
cercheranno di sfuggire le radiazioni
con cui hanno
hanno ucciso TE
adorata mamma Terra!!

14 aprile, 2011

i racconti di una volta......lo Spirito di Alessandra....FINE




Lo spirito di donna Alessandra
Il tempo trascorreva serenamente dando ragione ad Alessandra.
Tutto funzionava come aveva previsto lei: aveva creato il posto dell’armonia, aperto a gente di buona volontà .Il luogo dove ognuno aveva diritto alla propria dignità.
Nelle stagioni fredde si sentivano allegre risate delle donne che cucivano e ricamavano su ordinazioni sempre più numerose.
Ogni tanto attizzavano il fuoco nel camino e preparavano i pasti per tutti, soprattutto per quei volpacchiotti dei bambino che, terminata la lezione correvano a lavarsi le mani nell’abbeveratoio degli animali e poi a tavola, davanti al cibo caldo e fumante.
All’ora del pranzo la porta era aperta , chiunque bussasse era accolto con un “ benvenuto!” ed un piatto di zuppa.

Come ogni mattina, dama Alessandra, si svegliava al canto del gallo che annunciava un nuovo giorno
Lei apriva gli occhi sempre serena e le prime parole che il suo cuore sussurrava erano dirette alla luce che veniva dall’alto; parole di ringraziamento per la vita e il nuovo giorno.
Quel mattino sentiva che sarebbe stato un giorno speciale e questo le dava ancora  pìù serenità.
Si preparò, sistemò con ordine il piccolo spazio sul soppalco che era il suo angolo intimo.
Poi scese giù dalle scale e si trovò nella povera ma pulita aula.
Chiamò Alfredo, che si era creato uno spazio nel granaio e viveva una vita serena, si sentiva valutato amato.
Certo quella mattina che parlando al suo amato Bartolo esprimeva il desiderio di un buon guadagno , mai avrebbe immaginato la ricchezza che le sarebbe caduta addosso : la felicità
Si presentò davanti alla donna che lo salutò con rispetto e si fece aiutare in un lavoro che svolgevano quotidianamente, prima che arrivassero gli scolari.
Prendevano un secchio d’acqua e con la mano la spargevano sulla  terra battuta., quindi, spazzavano e schiacciavano con una grezza scopa fata di rami e sterpi secchi.
Fatto questo, Alfredpreparava “Bertolo” e con il calesse si recava al mercato ma molto spesso presso gli orti o il porto dove persone generose davano un po’ di quel poco che avevano per preparare il pasto per chi non aveva niente..Poi ripeteva  il giro per raccogliere i bambini che abitavano lontani.
Spesso portava qualche anziano che desiderava trascorrere una giornata alla fattoria di donna Alessandra.
Successivamente arrivavano le donne volontarie e preparavano il latte caldo per i bimbi che si sentivano correre festosi coperti dei loro miseri   indumenti.
Tutti avevano qualcosa da raccontare alla dolcissima maestra Alessandra che aveva sempre una parola consolatrice per tutti
Quella mattina  gli scolari grandi aiutavano i piccoli nell’esercizio di lettura, con voce bassa, la maestra A lessandra, curava la ferita di un bimbo che aveva un ginocchio sbucciato, per uno scivolone sulla ghiaia.
Tutto era sereno………….ad un tratto dalla strada si sentì un gran frastuono, urla e rumori,
 Alessandra si alzò, disse ai bambini:
“state seduti al vostro posto, qualsiasi cosa  succeda!” .
Aprì la porta nello stesso momento nel quale un cavallo imbizzarrito aveva rovesciato il calesse e veniva giù scivolando, con gli zoccoli sull’acciottolato,
la donna, non fece in tempo a rientrare, da fuori tirò verso sé, con quanta forza aveva la porta  pensando” i bambini! Devo salvare i bambini!!!”
Il cavallo con i garretti spezzati le fiondò addosso , trascinandola fino alla fine della via..

Accorsero in tanti, Clelia che insieme alle ricamatrici, sarte maestre e allieve
 si apprestava  alla  scuola, , vide  il cavallo travolgere la donna e farla sparire sotto il suo peso.
Si avvicinò alla porta della scuola, aprì :i bambini seduti al loro posto ,piangevano perchè avevano intuito che qualcosa di grave fosse successo
poi corse con gli altri verso il corpo martoriato della cugina, mentre, Alfredo finiva con uno sparo il cavallo impazzito per il dolore.
Anche lui, accorse insieme agli altri verso la maestra, si avvicinò piangendo , prese il corpo sulle sue robuste braccia e la sollevò verso il cielo urlando.........."perchè?.........perchè?......"
Tutti piangevano.
Lo spirito di dama Alessandra si avvicinò a Clelia………………………
“ non piangere cara, i bambini sono salvi…………..oggi per me è il giorno nel quale compirò un’altra svolta……………….”
“Come faremo senza di te?”..
“ seguite la strada dell’amore e farete tante cose……perchè l’amore  ripaga con amore”
“adesso ti devo lasciare, ho davanti a me un bellissimo viale illuminato con i colori caldi dell’amore …………………….una persona mi sta venendo incontro…………ma, ma    è…….suor Ermenegilda!!!!!!!!"!Addio Clelia
“devo andare!!! Le disse  sorridendo……" porta avanti il lavoro iniziato, di a tutti che di me si ricordi non quello che ho fatto ma l'amore che ho donato"….e così dicendo Alessandra prese la mano che Ermenegilda le tendeva e insieme si sollevarono ……………..terminato il viale trovarono una svolta di luce immensa e loro stesse divennero Luce nella Luce.
"staremo insieme per sempre"
                                                






i racconti di una volta....la stalla......9a parte




La stalla
Girarono un bel po’ finchè , una coppia di contadini, avanti con l’età, offrì la loro fattoria in cambio di alloggio e convivenza  in compagnia.
Certamente la struttura  non era la miglior  cosa , però con un po’ di pazienza e qualche ritocco  si poteva fare.
Il lato positivo stava nello spazio capiente sia interno che esterno.
Vi erano tre stanzoni ed una cucina , il pavimento era misero, di terra battuta, all’esterno un campo incolto   ed un orto , curato a metà….. ..e soprattutto, vi era l’entusiasmo dei signori Buonomo che non ne potevano più di vivere soli in quella grande fattoria che, era diventata sempre più distante dal paese e più difficile da mantenere man mano che andavano avanti con gli anni
Avevano sacrificato tanto per averla; stanza dopo stanza, convinti di aiutare i loro due figli maschi.
Il destino aveva deciso altro per loro: il figlio grande era morto cadendo da cavallo e quello piccolo aveva preso il vapore ed era emigrato in America per cercar fortuna.
A suo avviso la terra era pesante da lavorare e non  arricchiva.
Ormai erano anni che non scriveva più.
Il pensiero di veder rifiorire la vita nella loro abbandonata fattoria, di sentire grida gioiose di bambini, di ncontrare altri giovani ed anziani che avrebbero coltivato il loro terreno, riportando vita e luce ove loro vedevano buio, li convinse a patteggiare la concessione della fattoria a quella signora che ispirava tanta fiducia.

Mentre rientravano,  Alessandra , con la mente, già ristrutturava, spostava e sistemava le cose:
Pensò di lasciare una stanza ai signori Buonomo; avrebbero potuto sistemare i loro mobili e crearsi un angolo intimo.
Una stanza  l’avrebbe adibita a laboratorio di cucito e ricamo , così le donne impegnate avrebbero potuto occuparsi anche della cucina, l’altra stanza l’avrebbe dedicata per i bimbi più piccini, pensava di mettere delle cune e qualche letto nel caso qualcuno sentisse la necessità di stendersi
“ scusa cugina!” disse Clelia “e l’aula per insegnare?”
Ale sorrise:
“hai visto la stalla?”
“oddio ma è orribile!” rispose una incredula Clelia.
“vedrai, vedrai!”
La voce , in paese, si sparse velocemente.
Quando le due donne andarono a cercare dei volontari , li trovarono subito.
Un bel gruppo concesse delle ore per aiutare quelle gentili signore che avrebbero offerto un sostegno al paese.
L’indomani mattina si recarono  , con il gruppo di volontari presso la struttura, aprirono la porta
“ be!!!....insomma…!"……………si presentò loro una stalla abbastanza grande e una capiente greppia di sghimbescio che,impediva il passaggio  e altri arnesi abbandonati….che avrebbero scoraggiato chiunque………ma non Alessandra che allegramente disse:
“bene!!! Con un po’ di pazienza questa sarà l’aula!!!!”
Notando che le pareti erano molto alte aggiunse
“con il materiale della greppia e qualche legno si costruirà una scala che porterà ad un soppalco. Lì ci farò un angolo intimo per me, il letto un armadietto, mentre, tutto lo spazio sottostante metteremo dei tavoli per la scuola.”
In mezzo a quello sfacelo lei sognava a colori.
Ai suoi ordini tutti si misero all’opera:
prima portarono fuori tutto il materiale e liberarono la stalla.
Una volta ripulita aveva un aspetto più incoraggiante. Nei giorni seguenti, tutte le persone che
Avevano conquistata fiducia nella dama, dedicavano qualche ora ai lavori.
Fu costruito il soppalco , un piccolo spazio dove  Alessandra mise un lettino, un armadietto , un lavabo, il tavolinetto e la lampada con l’occorrente per scrivere…..infine appese alla parete dei quadretti dipinti da lei…………anche la modesta scala non era venuta niente male.
Adesso mancavano i banchi e le sedie: qui mancarono i fondi pecuniari per cui tutti si diedero da fare a cercare vecchi tavoli. Ne arrivarono diversi
Qualcuno, ad esser sinceri, aveva più l’aspetto di un reduce di guerra……….ma la buona volontà compie miracoli e si lavorò in ospedale……………...ehemm!!...scusate....!!.....in  falegnameria e si aggiustarono anche quelli
Le pettegole andavano anche per curiosare e cercare  argomenti da approfondire bisbigliando per la piazza.
Però la popolazione era curiosa di vedere ,alla fine, che cosa avrebbe realizzato Alessandra con tanta forza di volontà e convinzione.
Nei giorni successivi ci si dedicò alla pulizia dell’entrata e dei dintorni dalle erbacce, furono sistemate delle panche per gli anziani , uno spazio per giocare i bambini……….ai piedi di un albero, sotto le sue fresche ombre furono sistemati dei sedili per le donne che desideravano riunirsi per cucire o ricamare……….nella buona stagione…………
tutto molto “alla buona” ma l’intento era “stare bene”e per chi non aveva nessuno
“non sentirsi solo”
 Alessandra conosceva tutti e tutti conoscevano la sua bontà…………….trovò i bambini per la scuola che, con sacrificio i genitori avevano tolto dal lavoro del campo per offrire loro la possibilità di leggere e scrivere , nella prospettiva di un futuro migliore del loro.
Così una mattina, di fresca primavera  Alessandra, con accanto Clelia ed un orgoglioso zio Nicolò,
suonò la campanella e i primi alunni,di differenti età, altezza e grandezza si presentarono alla rudimentale scuola.
Clelia osservando emozionata disse:
“meno male che anche i tavoli hanno diverse grandezze!!!!”
Insieme risero con coraggiosa ironia.


i racconti di una volta......la cugina Clelia.....8a parte

 la cugina Clelia
Il sole sorgeva  rosando il cielo, quando Alessandra si svegliò.
La serenità che sentiva nel cuore le richiamò alla mente  gli imprevisti avvenimenti della sera precedente.
Mai avrebbe immaginata simile fortuna. Nella sua vita aveva sempre lottato per avere briciole do affetto, comprensione e disponibilità all’ascolto dei suoi desideri.
Sentì bussare alla porta: un lieve “toc toc “ di nocche delicate.
“avanti “ disse pensando e sperando fosse sua cugina.
Era proprio lei. “buongiorno cara cugina” esordì entrando con un vassoio ove in due belle tazze fumava una calda colazione.
Poggiato il vassoio sul tavolino ,da dietro la schiena spuntò la mano con un mazzolino di fiori, ancora bagnati di fresca rugiada.
Ale scese dal letto e abbracciando sua cugina con occhi umidi di emozione , la voce fioca:
“non ho parole Clelia! Nessuno è mai stato tanto buono e gentile con me…………..forse il mio desiderio di donare amore a chi soffre ha regalato amore inaspettato a me! Il destino mi ha spinta qui per realizzarmi completamente…………grazie Clelia!”
Si abbracciarono
“ Anche io Ale sono felice di aver ritrovata!  la mia unica parente!, sai, sono vedova e senza figli ho solo il mio adorato papà e ,fino ieri, vivevo con l’ansia della solitudine che mi attenderebbe se  venisse a mancare, adesso ci sei tu…ho una sorella!”
Concluse emozionata
“basta con le lacrime, il tuo progetto mi entusiasma  tantissimo, potremo fare tanto insieme , i tuoi desideri sono degni di un grande cuore, richiederanno sacrificio ed impegno, ma non ci sarà la noia come nella locanda dove la gente sosta e poi riparte; non lascia traccia umana del suo passaggio al di fuori di un convenevole “buongiorno, buona sera!”
Fecero colazione insieme.
Clelia fece ulteriori domande ad Ale su cosa voleva veramente realizzare.
“Aiutare, nelle ore serali, gli adulti  ad imparare a scrivere almeno il proprio nome, alfabetizzare i bambini durante le ore libere dal lavoro, curare quei bambini che per vari motivi le mamme non possono  portare al lavoro con loro, lasciandoli per la strada., preparare sarte, ricamatrici................................”
“insomma vedremo cammin facendo” rispose serenamente Ale alle domande entusiaste della cugina.
Sorseggiando il latte caldo e con la mente immersa nel progetto Clelia esclamò:“ ma occorreranno persone per aiutare?”
Alessandra:“ sicuramente, giovani che svolgono lavori che gli permettano disponibilità di
ore”
Clelia: “ ma i loro padroni, i signori non gli daranno il permesso”
Alessandra serenamente : ci sono vari tipi di nobili; quelli altezzosi, nobili solo di stemma e stendardo,  quelli con sentimenti, che si ritengono fortunati d’esser nati con tutte le comodità e mostrano disponibilità affinché anche i loro servi abbiano una vita decente.
Più i nobili sono tirchi più i servi sono lenti e ladri per fame, più i nobili sono disponibili più i servi sono affidabili. Dico questo per esperienza ho fatto l’istitutrice per anni in case di “nobili.
Clelia:” interessante!!!”poi, sempre più entusiasta 
:”ma non tutti sono servi di signori, molti sono contadini, pescatori, inoltre, vi sono  gli  anziani che tengono già i nipoti,  potremo riunire i bambini insieme e dare ai nonni e alle zie zitelle  la possibilità di turnare nel darci una mano concedendo loro, tempi e spazi liberi per  chiacchierare, lavorare a maglia . Si sentirebbero più realizzate e meno oppresse dagli incarichi.”
“ è vero cara, condividere i pesi  alleggerisce gli stessi ..........e poi pensa ai bimbi ..........giocare insieme!”
Clelia:  "occorrerà una casa, un orto, un giardino?"
Alessandra:” certamente!, ho qualche ducato con me……..faremo un giro e cercheremo qualche vecchia fattoria, la ristruttureremo e la trasformeremo in un luogo dove ci sia lo spazio che ci serve , poi in Alfredo avremo un ottimo collaboratore per i lavori di ristrutturazione e manuntenzione!”
Mentre , ritiravano la colazione e scendevano la scala che le avrebbe portate da basso,
Ale continuò:" per prima cosa bisognerebbe  trovare la fattoria da riadattare  e cercare in giro degli arredi, tavoli, sedie armadi ………………….."
Clelia  la interruppe con un altro pensiero: “ ma, cugina Ale, questo non è il lavoro che svolgono le suore al convento?”
Alessandra  sorridendo:" le suore si occupano di chi non ha nessuno e vivono nel convento giorno e notte; nella mia idea di aiutare la popolazione  più disagiata, ci saranno gli orari per  la scuola, quelli della mensa , dei giochi , lo spazio per le ricamatrici ,per  le chiacchierone che vogliono prendersi una tisana ricordando il tempo passato, tutti poi alla sera, dopo aver riassettato i locali torneranno alle loro case.
“Allora iniziamo subito con il cercare una vecchia fattoria, poi passeremo per le botteghe e chiederemo quello che ci potranno dare: tavoli vecchi, sedie da aggiustare vedremo…..vedremo.."
Dopo aver salutato lo zio che, le attendeva felice di veder sua figlia brillar di entusiasmo per la ritrovata cugina, salirono sul calesse e uscirono fuori da Gaeta verso le campagne e le fattorie abbandonate.









12 aprile, 2011

i racconti di una volta.....la locanda......7a parte

La locanda  aveva una facciata  accogliente:
Il colore della facciata emanava un profumo di vernice fresca  che  penetrava le narici dando la sensazione del “pulito”.
Il suo colore rosa antico diventava più intenso, man mano che la luce del fanale della piazza sfocava.
Alessandra lesse l’insegna  “ locanda   Bellavista”, poi rivolgendosi ad Alfredo:” chissà se la bella vista sarà sul mare o sulle colline?”
“donna Alessandra  ovunque sia siamo finalmente arrivati”.
Sorridendo suonò il campanello .
Un signore di età avanzata aprì e con un sorriso ospitale diede loro il benvenuto facendoli accomodare all’interno.
Dentro, l’arredo era veramente raffinato: vi era un bel bancone per l’accettazione, un salotto di velluto rosso, diversi tavolini sparpagliati, quadri  e piante,tante piante ben curate.
In fondo al salone si intravedeva una suntuosa scalinata .
Una volta entrati il signore si presentò come il proprietario messer Nicolò Cicalasi, quindi chiese loro  “le carte” per registrarli.
Alessandra le poggiò sul bancone e l’uomo lesse a voce alta “ donna Alessandra de Belle Ville”
Sollevò la testa sbalordito e disse ancora : “ donna Alessandra de Belle Ville?????”
“ oddio!!! Ma voi siete la figlia di dama Rosa Maria Mentegozzi?”  riprese fiato  “ Sposata con il capitano  francese messer Goffredo de Belle Ville?”
“Certo messere!!” rispose una meravigliata Alessandra. “come fate a  conoscere i nomi dei miei genitori?”
L’uomo uscì dal bancone e ,con viva emozione, prese una mano della donna , vi poggiò un lieve bacio e con le lacrime agli occhi
“ signora voi siete la figlia della sorella della mia amata moglie, che Dio l’abbia in gloria!!”
“Accomodiamoci  nel salotto, prego,  ho bisogno di sedermi !” Poi continuò “ ditemi dei vostri genitori, partirono subito dopo le nozze e non ne sapemmo più niente!! Completamente persi i contatti!”
Alessandra emozionata, per quello zio ritrovato, raccontò la sua storia .
L’uomo, ascoltava la triste storia,  asciugava gli occhi e soffiava il naso con un fazzolettone che tormentava nelle mani..
Alfredo  era rimasto, discretamente, in un angolo,  Alessandra con un cenno lo fece avvicinare:
“zio permettetemi di presentarvi  il coraggioso cocchiere che mi ha accompagnata con pazienza a Gaeta, egli è messer Alfredo….”
“ alfredo e basta!” proseguì il cocchiere,   “sono figlio di NN e devo ringraziare donna Alessandra che in una fredda e nebbiosa mattina,  ha cambiato la mia vita ! sono onorato di stare al suo servizio! e vi prego , sono una persona umile e semplice vorrei lasciarvi soli a raccontare i fatti delicati della vostra famiglia, concedetemi di spostarmi nella stalla ove troverò un posto per me e per il mio cavallo!”
Zio, se voi permettete vorrei che questa persona si umile e semplice possa avere una camera!”
“certo nipote!” rispose messer Nicolò, nel sottopiano vi sono le camere per la servitù !” Così dicendo tirò la corda dorata di una campanella;  entrò un cameriere
“Gustavo, accompagna Alfredo nella cucina che possa rifocillarsi, poi nel sottopiano e dagli un posto letto!”
Rivolto un sorriso gratificante ad Alfredo aggiunse
” potete andare. Buona notte! Sarete ricompensato degnamente!”
“Buona notte anche a voi !” rispose l’uomo facendo  un inchino verso donna  Alessandra,
“ la mia ricompensa sarà rimanere al vostro servizio!”
Stavano per riprendere il discorso sull’onda degli avvenimenti, quando, si sentì un passo leggero scendere per lo scalone. Messer Nicolò si alzò in piedi e chiamò
“vieni avanti Clelia, oggi è una giornata speciale abbiamo ritrovata una parente!”
La donna si avvicinò “figlia mia, questa signora è  Alessandra de Belle Ville la figlia della zia Rosa Maria , sorella della tua povera mamma, defunta anche lei, che  Dio le abbia in gloria!”
Mentre le donne si abbracciavano emozionate ma contente della sorpresa,  l’uomo continuò  a strombazzare il naso gocciolante di lacrime, dentro il fazzolettone.
Poi aggiunse “ mie care, vogliamo continuare il discorso a tavola? perché cara nipote voi alloggerete nella nostra casa che è accanto alla locanda.”
Lasciato l’usciere di notte al bancone si recarono in un bel villino dietro la locanda.
Durante la cena Ale raccontò i motivi che l’avevano spinta verso Terra di Lavoro.
Lo zio e la cugina entusiasti  del nobile progetto della parente si proposero di aiutarla.
Con il cuore sollevato dall’inaspettato evolversi della sua situazione, dopo aver salutato i parenti ritrovati, Ale fu accompagnata nella sua camera ove si abbandonò ad un sereno e rilassante sonno.
















11 aprile, 2011

i racconti di una volta....il viaggio prosegue....6a parte



Il viaggio prosegue
Alessandra rimase ospite nel convento un paio di settimane.
Poi, nonostante le insistenze della sua amica, suor Ermenegilda, raccolse i suoi bagagli,  Alfredo li sistemò nel retro della carrozza e , a malincuore, si salutarono nella speranza di rincontrarsi.
In quelle due settimane aveva lavorato con la sua amica: nella cucina  preparando pasti e lavando pentole; nei laboratori di apprendimento di arti e mestieri,  nelle classi con i bambini, nel giardino nell’orto.
Aveva messo le sue energie pienamente e umilmente al servizio della povera gente.
Metteva così tanto amore in quello che faceva che ,dalle volontarie, alle allieve dei laboratori ,ai bambini, tutti le si erano affezionati.
La donna si allontanò, riprendendo il suo viaggio,  prima che il legame diventasse troppo forte per spezzarlo.
Per lei era importante il suo progetto: raggiungere la Terra natia della madre, ritrovare nel residuo della sua famiglia, quella labile fiamma d’amore che la sua mamma ,tanto ammalata, le aveva potuto dare e   mettersi al servizio dei poveri.
Dopo i saluti, tra le lacrime, Alfredo diede l’ordine a “Bartolo” di partire ed il viaggio verso Sud riprese.
Non fu così facile.
Dovevano fermarsi alle stazioni di posta, se le città erano molto distanti.
Lì, facevano riposare il cavallo: Alfredo, lo rifocillava di biada e lo massaggiava asciugandogli il sudore
Si rifornivano di cibo , acqua per loro e dopo qualche ora ripartivano.
Diverso era se raggiungevano una città: Allora  si fermavano almeno tre giorni.
 Alloggiavano in una comoda locanda, mangiavano pasti caldi  e il cavallo riprendeva forze nella scuderia.
Questa organizzazione necessaria, finì con il creare un rapporto di comunicazione, comprensione,collaborazione amichevole ma rispettosa tra donna Alessandra ed il cocchiere.
Lui sempre gentile e disponibile nutriva per la dama una rispettosa ammirazione.
Per questo il viaggio, seppur lungo, fu piacevole.
Usciti dal granducato di Milano si trovarono alla frontiera del ducato di Modena e Reggio, i doganieri chiesero i documenti e dopo aver messo il “visto” li lasciarono passare augurando loro “buon viaggio” , a volte gli affiancavano una scorta nel caso vi fosse in giro sentore di briganti.
Così passarono per lo Stato della Chiesa, la Repubblica di Siena fino a Terra di Lavoro.
Durante il viaggio , che durò tutta una Primavera, donna Alessandra prese l’abitudine di sedersi accanto al cocchiere sia per osservare i meravigliosi posti ove passavano, sia per scambiare quattro chiacchere con Alfredo.
In questo modo il viaggio appariva meno noioso.
Alfredo ascoltava la storia della suddivisione del territorio Italico, creato unico e unito da Dio e diviso dalla politica del dominio di ricche famiglie o colonizzato da francesi, austriaci, spagnoli.
Così frazionato, il popolo italico , schiacciato , camminava a testa china nella sua miseria ed ignoranza.
“ma non sarà sempre così” affermò donna Alessandra , con impeto patriottico che già aleggiava nell’aria.
“ prima o poi il popolo insorgerà contro il dominio tirannico e, a testa alta risorgerà unito sotto un’unica bandiera “
Alfredo si emozionava; era bello ascoltare le parole che esprimevano i forti valori umani e i sentimenti della donna, tanto nobile di animo.
Ella tanto dura con gli oppressori , tanto dolce con gli oppressi : si emozionava davanti ad un albero in fiore, descriveva con pennellate di parole l’alba , l’aurora, il tramontar del sole, uno stormo di uccelli che, improvvisamente, si sollevava nell’aria, la Primavera che passava tra i prati lanciando manciate di fiori colorati……………………….
Quando presero le strade lungo la costa il mare fu decantato in,tutte le sue forme e colori.
Ovunque ci fosse la mano di Dio o quella buona degli uomini ella esprimeva gioia e serenità con ritmi poetici che, Alfredo ascoltava, dimentico della stanchezza.
Come due vecchi amici arrivarono a Terracina e proseguirono, dopo una brevissima sosta, per la tanto agoniata Terra: Gaeta.
Costeggiando il mare, al tramontar  del sole, dopo aver superata una curva di strada sterrata, apparve loro la città:
Per le strade erano accesi i fanali, da lontano sembravano stelle tremolanti
Avvicinandosi videro le lanterne accese dentro le case , le finestre aperte evidenziavano famiglie sedute al parco desco. Qualche mamma dondolava una cuna oppure allattava il suo bimbo.
Il cuore dei due viaggiatori s’illuminò.
“siamo arrivati, donna Alessandra!”
disse, con un velo di tristezza Alfredo, fermandosi nella piazza centrale davanti ad una locanda.
La donna lo guardò negli occhi: " Alfredo, voi siete libero di riprendere la strada del ritorno quando vi sentirete ma……………..se voi volete potete rimanere qui……lavorerete con me, voi conoscete il mio desiderio, la vostra scelta sarà anche la mia………….io non rientrerò nella fredda nebbia, resterò in questa  Terra baciata dal sole!”
“signora, vi ringrazio, non avrei mai osato chiedervelo, la vostra proposta è il mio desiderio!”
Rispose emozionato
“Allora, bando alle ciance “ disse la donna con tono forte per nascondere l’emozione che l’assaliva.
“ prendiamo i bagagli ed entriamo, avranno pure due pasti caldi , due camere per noi e una stalla per Bartolo?”
“Ai vostri ordini donna Alessandra!”sorrise Alfredo
Entrarono nella locanda.








10 aprile, 2011

i racconti di una volta.......i ricordi.......5a parte

I ricordi
                                        

Stavano sedute sotto un glicine ; il profumo riempiva  l’ambiente circostante, rendendolo rilassante, aperto alla confidenza e ai ricordi.
Suor Ermenegilda sorseggiando la sua tisana disse:
-         “Alessandra , per realizzare il tuo sogno potresti rimanere qui con me, mi farebbe un piacere immenso!”
-          - “ grazie Madre!” rispose la donna con un sorriso che esprimeva gratitudine per quella proposta fata con sincero affetto
-         “ non posso fermarmi qui da voi!".
Intendo raggiungere la città dove nacque mia madre, Gaeta, troverò sicuramente qualche lontano parente, cercherò collaborazione e con il gruzzolo di denaro che ho messo da parte nel servire i nobili, aprirò una casa per accogliere i bambini bisognosi di assistenza, affetto materno e istruzione.
Tutto questo in nome della mia infelice mamma, che mi amò come la malattia le permise di farlo”
Madre Ermenegilda emozionata l’abbracciò
-         “ ti capisco cara! Dio ti aiuterà nel tuo nobile intento.
Adesso bando alla tristezza! abbiamo  bellissimi ricordi del tuo soggiorno nel convento.
 Ricordi il giorno che arrivasti qui da noi? Piccolo, tremante passerotto.
La Madre Superiora ti aveva messo addosso tanta paura!” aprì il discorso una sorridente suor Ermenegilda
-         “ si!!”  ma poi con quella capriola volante tu mi facesti ridere!!! .
Rispose Ale, sorridendo e passando a dare del “tu” alla suora, su sua stessa richiesta.
 - “ ricordi le nostre monellerie e gli scherzi fatti?”
 - “come no?”disse Alessandra.
“ e  quello fatto alla Madre Superiora?”
 - “ Quale?..........gliene abbiamo fatti tanti................racconta, racconta!!
 - “Una sera, ci alzammo dal letto vestite con quegli enormi camicioni da notte e le calze di lana grossa che ci facevano venire la grattarola ai piedi.
Zitte, zitte ci avvicinammo al gran camino ormai spento,raccogliemmo un pezzo di carbonella fredda , ci recammo nella camera della superiora che dormiva russando e le disegnammo due bei baffoni………………
 - “ si, si! Rise Ale
 - “Al mattino, quando passò nelle camerate per suonare la campanella della sveglia tutte le bambine scoppiarono a ridere, mentre le guardavano il labbro.
La superiora ci passò la mano e sparì
Quando rientrò disse
“ se non salta fuori la colpevole o i colpevoli non si giocherà nel giardino per un mese e si terrà un rigoroso silenzio!”.
Alessandra aggiunse: - “noi due ci alzammo in piedi con la testa chine!!”
 - “bene, disse la superiora avrei dovuto immaginarlo!, poi con tono molto severo
 - “Ermenegilda lei non sarà mai una suora ma una peste!”.
Ti ricordi ci mise a lavare le scodelle della colazione per un mese.
Risero, mentre, nella loro mente si accavallavano i ricordi.
 - “Ricordi quella volta che attaccammo male i gancetti del corpetto per la tonaca che avrebbe dovuto indossare per la visita di Monsignore
Che ridere, nello scambiarsi un abbraccio fraterno si staccarono i gancetti e la superiora rimase con le tette di fuori”……………………….Ermenegilda e Alessandra ridevano come matte,
 - “Quella volta non fummo  punite…..perchè la superiora aveva le “tette” straripanti e pensò che nella fretta e agitazione per l’improvvisa visita di “ controllo”non avesse chiuso bene i ganci.
 Poi aveva sorriso anche lei nel vedere un paonazzo Monsignore che, imbarazzato si allontanava  dopo aver aperto l’ombrello e…fuori .non pioveva!!!”.
 - “Ma il più bello degli scherzi fu quando le sostituimmo i ducati che teneva nel borsello con dei fagioli secchi.
Che viso fece quando si trovò a pagare con i fagioli colui che era soprannominato “il trombone”per via delle sue suonate naturali.!”
Ricordando ridevano come bambine.
Nel frettempo, il sole calava , si resero conto dei doveri e frettolosamente rientrarono dentro per attendere ai lavori serali del convento-scuola.
Alessandra chiese al cocchiere se gli creava problemi trattenersi qualche giorno , per rispondere all'invito insistente della suora
-    “ no signora!” rispose Alfredo gentilmente “ io ho la famiglia appresso!” e sorridendo accarezzo Bertolo
-     “ io e il mio cavallo, siamo ai vostri ordini!”
-    “ Vi ringrazio Alfredo! Ditemi , vi siete sistemato bene?”
-   “ certo dama Alessandra, sto aiutando l’operaio addetto alla manutenzione del convento.
Oggi abbiamo aggiustata la carrucola che tira su l’acqua del pozzo! Domani troveremo altro da fare! Per l’alloggio ho trovato posto nella stalla, state tranquilla per me,questo posto mi piace, si sta bene.
Ci possiamo trattenere quanto desiserate voi.
-      “ Grazie Alfredo per la vostra disponibilità!”rispose la donna.
Raggiunse Madre Ermenegilda per offrirle aiuto nel lavoro della sera.
Alla fine, ritiratasi nella cella messa a sua disposizione , serenamente rilassata si addormentò.................






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09 aprile, 2011

i racconti di una volta.....suor Ermenegilda....4a parte



                                                              
Suor  Ermenegilda
Non era più una giovane suora.
Ora era la Madre Superiora  perché aveva sostituita madre Anna , che nonostante l’età avanzata, viveva nel “ suo “ convento; amata, curata e rispettata dalle consorelle. .
Come sempre suor Ermenegilda si era svegliata all’alba, il sole sorgeva e lei si concentrava nelle preghiere mattutine per potersi dedicare, successivamente, alle sue lunghe e piene giornate.
Non aveva mai perso il buonumore, la voglia di scherzare e portare gioia, serenità e allegria in chi le stava  attorno.
Era riuscita a far sorridere persino Madre Anna., la quale da tempo aveva smesso di dirle:
“ Ermenegilda, quando metterai la testa a posto?”                                  
La vita nel convento era cambiata.
 Non era più una severa prigione, ma un luogo di pace e amore dove le giovinette andavano volentieri sia attratte dalla vocazione che dal desiderio di apprendere un lavoro dignitoso: istitutrice, sarta, ricamatrice, cuoca…………era diventata una scuola attiva.
Si era aperto, inoltre, un reparto per accogliere  i bimbi le cui madri andavano a lavorare lasciandoli a casa con i fratelli maggiori.
Era diventato ,insomma, un luogo dove ognuno trovava un angolo per sé aiutando anche gli altri.
Una forma di amore scambievole che aveva creato suor Ermenegilda maturando negli anni la sua vocazione all’amore misericordioso,  ispiratole dall’Altissimo
Quella mattina, mentre si recava, a controllare le verdure nell’orto, dietro la cappella, sentì arrivare una carrozza.
Ritornò indietro e chiese al custode di vedere chi stesse arrivando e di accoglierlo con la gentilezza dovuta a chi ha qualche difficoltà o molto semplicemente cerca un luogo di preghiera in pace e nella serenità nella natura.
Il guardiano si avvicinò al cancello, proprio, mentre,Alfredo tirando le briglie, ordinava a Bertolo di fermarsi.
Il guardiano:” buongiorno, messere qual buon vento vi porta a questo convento?”
Alfredo: “Buongiorno a voi, nella carrozza vi è una dama che desidererebbe parlare con una certa suor Ermenegilda!!!”
Il guardiano: “prego, siete arrivati nel luogo giusto, accomodatevi, madre Ermenegilda è la superiora del convento”.
Il cocchiere aprì lo sportello e diede la mano a donna Alessandra, aiutandola a scendere i gradini.
La donna  nei pressi del cancello vide suor Ermenegilda,  la curiosità non aveva saputo trattenerla nell’orto……………………si guardarono……gli occhi lucidi…….mille bellissimi ricordi nella mente.
Fecero scaturire copiose lacrime mentre si abbracciavano.
La madre superiora chiese al custode di organizzarsi con Alfred per sistemare il cavallo e per portare dentro i bagagli della dama.
Rivolta alla studentessa del tempo
“Sei in viaggio?”
 E senza aspettare la risposta
“Ti tratterrai qualche giorno con noi così ti farò vedere come è cambiato il convento e i metodi di formazione delle giovani.
Dama Alessandra, coinvolta, dalla velocità verbale della suora, rispondeva con segni di assenso della testa.
Ermenegilda accompagnò la dama nel suo studio privato  attraverso una bellissima scala a chiocciola.
“Allora che cosa ha portato da queste parti la mia migliore studentessa ?”
Aprendole il cuore, la donna rispose:
- “ madre, ho fatto per tanto tempo l’istitutrice per bambini nobili, ricchi, spesso viziati.
Ho scoperto che loro  nascono come  usignoli: cantano, fischiettano e si librano presto nell’aria, sanno dove volare perché un nido dorato li aspetta sempre.
Li istruivo, insegnavo loro le buone maniere, ma non secondo i miei concetti e conoscenze dei valori che ogni singola persona ha, del diritto di sviluppare costruendosi una personalità completa nella consapevolezza del proprio “io”e  non secondo un immagine  voluta e imposta dal loro Casato.
Io per anni sono stata rispettata,ma chiusa dentro una campana: ero l’istitutrice, senza  pensieri miei e personalità.
Svolgevo il mio lavoro ricevendo ordini e considerazione come un qualsiasi servo.
Adifferenza della servitù  non mi scudisciavano e prendevo i pasti nella mia camera e non gli avanzi in cucina, come loro.
Dopo un po’ di tempo, durante le mie ore libere, invece di stare nella mia camera a dedicarmi alla lettura imparai ad uscire  fuori dal castello eaccompagnandomi  con una carrozzainiziai a visitare i paesini vicini.
Quanti bambini Madre: poveri, scalzi, mal vestiti che correvano felici giocando per le strade, spesso le ginocchia sbucciate………….mangiavano un pezzo di pane mentre giocavano e i loro genitori con la schiena piegata dal peso del lavoro, rientravano al calar del sole, dai campi, e si sedevano ad una parca mensa, in una povera casa e poi a dormire tutti in un grande letto.
La loro misera casa era simile ad un  nido di topi roditori, tutti accoccolati vicino la mamma.
Se qualcuno aveva la ricchezza di possedere un asino o un cavallo lo curava come oro e poi lo legava fuori della casa, dove di giorno si rincorrevano le galline che trovavano riparo, alla sera, nel pollaio e dietro la casa sua eminenza il maiale…………..si crogiolava nel fango e grugniva contento inconsapevole d’esser il cibo della festa della famiglia.
Pian piano nacque nel mio cuore il desiderio di donare la mia esperienza e il mio amore di educatrice a chi ne aveva veramente bisogno.
Non riuscirò a farli diventare tutti usignoli perché le basi sono quelle della povertà e dell’ignoranza  ma sarò felice se riuscirò almeno a fargli spuntare le ali e farli volare come pipistrelli.
Madre Ermenegilda farò la volontaria e vivrò di quello che mangeranno i poveri!”.
La superiora rimase senza parole. Un leggero sorriso segnava le sue labbra e una bellissima luce risplendeva nei suoi occhi.
 - “Alessandra, avete in testa le idee che mi hanno portata a ristrutturare questo convento- collegio.
Venite con me vi farò vedere come si vive nella mia comunità!”
E presala per mano la condusse a visitare i locali.
Delle educatrici e suore giocavano con un gruppo di bimbi nel giardino.
 Sedute fuori, delle donne ricamavano, altre tagliavano la tela per cucire vestiti per la comunità, nelle cucine si preparava il pranzo, qualcuno coltivava l’orto, vi era la scuola per imparare a leggere e a scrivere e a far di conto.
Una scuola di vita.
La porta del convento era aperta alla gente di buona volontà, e madre Ermenegilda curava il funzionamento.
Donna Alessandra era felicissima della sua scelta ma si chiedeva come aveva fatto “quella peste di suor Ermenegilda” a subire una trasformazione così profonda.
Mentre prendevano la tisana  ricordarono allegramente certe monellerie combinate ai tempi.......










08 aprile, 2011

i racconti di una volta....dama Alessandra...3a parte



Dama Alessandra
Al mattino successivo si svegliò presto.
Aveva dormito a pezzetti.;  nella sua mente, il  passato prendeva forma con immagini in successione confusa.
L'unica certezza che la consolava, era di aver fatto la scelta  giusta.
Quando fu pronta scese al piano inferiore, fece colazione e  incontrò Alfred che la salutò
 - “Buongiorno signora!”
Le diede una mano per salire sulla carrozza e sollecitò un riposato Bertolo a riprendere il viaggio.
La dama riprese il percorso dei suoi pensieri.
Il collegio dove suo padre l’abbandonò era speciale..
Vi erano bambine di buona famiglia che si trovavano lì per vari motivi:
alcune  erano orfane  che, i tutori legalmente riconosciuti,avevano affidato alle suore per liberarsi di un peso ma non delle loro risorse economiche ;
altre erano state rinchiuse controvoglia perché diventassero suore evitando così che la dote per un eventuale matrimonio, depauperasse i beni della famiglia a vantaggio del figlio maschio.
Altre ancora si erano rifiutate di sposare il nobile e vecchio ricco possidente che il padre aveva scelto per loro.
In quel collegio si preparavano, secondo accordi presi all’insaputa delle giovani o suore di clausura, che, avrebbero a loro volta insegnato ad  altre giovani condannate al loro stesso destino  o istitutrici che, sarebbero rientrate nella ricca gerarchia sociale, come serve, per educare i loro rampolli.
Ad accogliere Alessandra con suo padre fu la madre superiora, donna severa, con viso inespressivo  e gli occhi sempre stretti impenetrabili.
La Superiora fece entrare, nel suo studio, prima suo padre poi
 fece accomodare Ale.
La ragazza già intimidita osservò, con l’animo  schiacciato, l’arredo della stanza: mobili massicci e scuri, ricche librerie, quadri di Santi ed alle finestre pesanti tende impedivano alla luce del giorno di penetrare.
Una perenne penombra illuminata da qualche lume.
Su indicazione della Superiora Ale si accomodò  sulla sedia di fronte alla  scrivania che incrociando le dita delle mani esordì.
 -“Allora signorina?,
tra poco vi farò accompagnare nella vostra camera che condividerete con un’altra compagna.
All’interno della porta troverete appesa  una pergamena  con il nostro regolamento, che dovrete imprimere bene nella mente.
Questo è un collegio speciale, al mattino ci si sveglia alle ore sette, un’ora per lavarsi e vestirsi poi a scuola.
Le materie che si studiano sono. Buon comportamento in qualsiasi situazione, a tavola, con  i nobili,quando e come intervenire o tacere, le parole della buona educazione, soprattutto l’umiltà con la quale ci si rivolge ai nobili.
Ci saranno lezioni di  scrittura con bella calligrafia, di lettura con grazia e garbo, lezioni di musica, imparerete a suonare la spinetta, poi assisterete a lezioni di storia, geografia aritmetica.
Insomma signorina, siete fortunata, perché quando uscirete da qui sarete affidata ad una nobile famiglia e sarete l’istitutrice dei figli.
Se vi comporterete bene , cosa della quale io sono convinta,anzi, calcò,
sono sicura che sarete ubbidiente!”
Breve pausa e continuò:
 - “Si pranza alle tredici, dopo un’ora di riposino si studia a voce bassa .
Alle diciannove il raccoglimento nella preghiera serale, seguito dalla cena e poi a letto.
Spero di non dover ricorrere a punizioni! E adesso benvenuta tra noi!.
Detto questo suonò il campanello, apparve una suora minuta, con un viso dolcissimo che tratteneva il sorriso che esplodeva nei suoi occhi.
Fece un inchino alla madre superiora
 - “Comandate Madre!”
 -“Suor Ermenegilda, accompagnate la signorina Alessandra  de Belle Ville nella sua stanza e dategli le istruzioni sulla sua sistemazione!”.
La  suorina facendo un lieve inchino rispose
Sarà fatto madre.
Poi rivolgendosi ad Alessandra con un lieve sorriso
 -“Seguitemi signorina!”.
Appena uscite dallo studio della Superiora, suor Ermenegilda prese la mano di Ale e con un sorriso ed uno sguardo materno le disse:
 -“Piccola, non aver paura, la Madre Superiora  è meno severa di quanto faccia credere, vedrai starai bene con noi…..e poi io sarò la tua istitutrice!”
 e così dicendo fece una capriola, sollevando le gonne in aria ricadde a terra in piedi, guardò una sbalordita e confusa Ale negli occhi e risero come due matte.
L’animo di Ale si rasserenò
Al  ricordo le venne voglia di rivedere la dolce e cara suorina.
Si sporse dal finestrino e chiese al cocchiere
 _” Alfred !!Siamo molto distanti da Pavia ?”
 - “No signora!”
 - “Allora potremo fare una capatina al convento delle suore della carità?
 -“Certo dama Alessandra, sono ai vostri ordini!”
Rispose il cocchiere, vedendo per la prima volta il viso della donna che sorrideva sereno.
Ella sentiva proprio la necessità di rivedere i luoghi e ricordare gli anni sereni  trascorsi nel collegio.

                                              









07 aprile, 2011

i racconti di una volta.......il cocchiere ...2a parte




Alfred_il_cocchiere

Alfred si trovava nella piazza centrale di Milano, nel punto dove sostavano le carrozze adibite a viaggi privati .
Stava strigliando” Bertolo”, il suo cavallo, lo tirava a lucido e accarezzava, mentre, il cavallo faceva colazione., mangiando la biada da dentro il sacco di tela grezza che aveva appeso al collo.
Alfred parlava con il suo cavallo  perché era tutta la sua famiglia.
“e si bello mio, oggi non è una giornata tanto fredda, speriamo che arrivi un viaggiatore ricco che ci permetta un bel guadagno così potremo comprarci le bardature nuove e chissà forse un gran calesse come quella dei nobili”
Così dicendo rideva, perché i suoi passeggeri erano contadini, fabbri che si spostavano in provincia per vender meglio la propria merce, oppure, qualcuno che andava a trovare i parenti.
Ma giusto un guadagno da sopravvivenza.
Mentre, parlava e sorrideva dei suoi sogni gli si avvicinò una signora, non era certamente una nobile ma il suo portamento  a modo , contenuto e serio ispirava rispetto.
 - “Buongiorno messere”
 - “Buongiorno a voi signora”
 - “Posso esservi utile in qualcosa?”
 - “In realtà”, rispose dama Alessandra, perché di lei si trattava, “devo darvi una commessa piuttosto pesante, ma vi garantisco che sarete degnamente ripagato”.
E continuò
 - “Io dovrei recarmi fuori dal granducato di Milano!”
 - “ signora, verso Venezia?
 - “No,no, messere non verso il Nord ma verso il caldo sud, vorrei trasferirmi in Terra di Lavoro………………una terra calda e con il mare!”
 - “Ma  signora………………….è lontanissimo, sarà un viaggio lungo e comprenderà diverse soste!”
 - “Certo che ne sono consapevole!”,rispose la donna, “voi non vi preoccupate, non ho fretta e sarete ricompensato dignitosamente.!”
 - “Va bene signora!!” Rispose facendo velocemente quattro calcoli con la mente.
 - “Dovete trasportare materiale?”
 - “Vedrete voi stesso………sarà poca roba!”
Accordarono di organizzarsi per l’indomani.
L’indomani mattina, il cocchiere si presentò davanti alla casa di dama Alessandra; si accorse che i bagagli erano proprio minimi.
Li caricò nel ripostiglio dietro la carrozza ,diede la mano alla dama che era vestita elegantemente di rosso e la fece accomodare dentro la carrozza.
Rimase perplesso perché donna Alessandra non mostrava sul viso alcuna espressione ben definita di dolore, gioia dispiacere…….
Iniziarono il viaggio, la donna silenziosa sembrava concentrata in un suo mondo, non parlava e non guardava neanche il panorama che li circondava.
Arrivati alla stazione di posta il cocchiere con un colpetto di tosse, richiamò l’attenzione della donna e disse
Madame siamo arrivati alla posta, c’è una locanda, potrete rifocillarvi, usufruire dei servizi e riposare, nel frattempo mi occuperò di Bertoldo e di portare dentro il vostro bagaglio.
E con un lieve inchino
 - “A domani  signora!” A vostra disposizione!”
 -" buona notte anche a voi, Alfred!"
Donna Alessandrà trovò, per la notte, sistemazione nella locanda.
                                      


06 aprile, 2011

i racconti di una volta: ........una scelta di vita...1a parte


Una scelta di vita
La carrozza proseguiva traballante su strade sterrate.
Dentro, una signora, di media età,  il volto serio e dignitoso.
Stava seduta comodamente composta, immersa nei suoi pensieri; quasi non si accorgeva del movimento e degli scossoni della carrozza.
 Indossava un vestito rosso,
elegante ma contenuto, portava  una gardenia bianca come spilla………………….il suo profumo le ricordava  la vita  che si stava lasciando alle spalle.
Sulla testa un cappello intonato al vestito evidenziava una certa sua posizione sociale.
 Era partita dal granducato di Milano e affrontando un viaggio piuttosto lungo era diretta in Terra di Lavoro.
Aveva tempo per pensare, ricostruire la sua storia e acquisire certezze sulle scelte che avrebbero cambiato la sua vita riavvicinandola a quello che era il suo desiderio da sempre: insegnare  e donare amore ai bambini poveri , orfani ,abbandonati.
Ricordava benissimo la sua infanzia, il padre maresciallo della milizia: uomo freddo, poche coccole, molti ordini.
La sua dolce madre, sempre ammalata.
La bimba giocava spesso con la tata oppure con i suoi giochi nella camera della mamma , dove grossi tendoni tenevano una perenne penombra e il silenzio regnava.
Quando la sua mamma si sentiva in forze allora la chiamava vicina a sé.
“Alessandra vieni vicino alla mamma!”
E le raccontava ,con voce lieve, delle brevi storie o recitava poesie dove gli animali parlavano come gli umani.
Erano i momenti che Alessandra ricordava con grande tenerezza.
Poi sua madre morì, se ne andò una sera d’inverno mentre la neve cadeva, se ne andò come un passerotto solitario.
Suo padre la fece vestire di nero e così, senza capire bene che cosa ne sarebbe stata della sua vita, seguì il carro funebre che si portava via con sua madre anche la sua infanzia.
Il maresciallo, accompagnò la figlia in un collegio gestito dalle suore .
L’uomo parlò con la Madre Superiora accordarono una buona retta mensile in cambio di educazione , severità e studi per Alessandra.
Sistemato tutto, un saluto frettoloso alla figlia e sparì dalla sua esistenza.
La voce del cocchiere la fece ritornare alla realtà:
“Madame, siamo arrivati nei pressi della locanda, se desiderate ci fermeremo, così potrete ristorarvi, riposare un po’,. Così, anche io potrò occuparmi  dei cavalli e quando sarete pronta ripartiremo, secondo le vostre esigenze!!!
“Va benissimo” rispose la donna .
Poco dopo prendeva alloggio,per quella notte, nella locanda.















02 aprile, 2011

poesia.............la violenza.............


Non vi è peggior
crimine della violenza verbale.
Quella fisica fa male
ma i lividi
guariscono in
pochi giorni
L’altra apre ferite
che non si chiudono mai..
Chi colpisce,
conosce bene
la sua preda,
sa come fare:
 umilia, schiaccia,
ferisce
non lascia,
per l’occhio estraneo
nessuna traccia.
Il cuore ferito
vorrebbe scappare,
Ma l’infame sa
Che, il “tappetto da sbattere”,
 non lo
potrà  fare.
La  povera lepre
è consapevole
che,
dal suo timore e dalla sua debolezza
nasce,
del violento,
la forza del mostro che,urla
per punire
la vittima,
della sua stessa incapacità
e impotenza.
Il vile 
 non userebbe
mai  violenza
con chi  è
forte,
poiché non è
capace ,
alla realtà,
star di fronte,
perciò scarica
sulla persona
fragile,
che gli è accanto
e  che,
del suo tempo
gli  ha donato le ore,
la sua violenza
e il livore.
A testa alta,
espone la sua
vittima,
vantandone i pregi,
davanti alla gente
che ignara
non si accorge
di niente.
Quanti cuori
sofferenti
 accanto a noi stanno?
ci sorridono
mostrando una
serenità
costruita
per non mostrare
le ferite, le sofferenze
della loro
triste vita.