La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

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27 marzo, 2011

racconto.....tutti al mare....seconda parte



Ora  che , “ l’accampamento” formato dai colorati ombrelloni e relative tende della famiglia di Tea, della famiglia dello zio Luigi ,a volte, della famiglia del cugino Nino con la moglie Anna e i suoi due figli, si potevano contare oltre dieci  rampolli maschi e quattro bambine.
Tutti insieme si buttavano in acqua, schizzandosi e ridendo come solo a quell’età  si poteva fare.
Tea rivedeva e risentiva il loro schiamazzar gioioso che si confondeva con le grida dei gabbiani che  si allontanavano, con frullio di ali, alla ricerca di lidi più quieti.
Tutti si arrampicavano sulla grossa cameradaria per tuffarsi dentro e rispuntare con con un guizzo da pesce ed uno schizzo d’acqua, si spingevano , si spintonavano per raggiunger l’ambito posto……………però non litigavano,anzi, le risate si sollevavano fragorosamente nell'aria.
  -Nel frattempo i “grandi” preparavano la “tavolata” per il pranzo.
Tavoli, sedie, sdraio        tovaglie, ognuno metteva quel che aveva portate: le pietanze erano le stesse.
Allora si sentivano le donne  chiacchierare sulle ricette, naturalmente, ognuna vantava la propria capacità nell’arte culinaria.
Seduta sotto un ombrellone vi era una cugina, poco più piccola di Tea: Rosy.
Era la figlia dello zio Luigi, nata dopo diversi maschi.
  I suoi genitori affermando che soffriva di asma , la tenevano chiusa dentro una campana.
Indossava un costume  “da bagno” ( si fa per dire) cucito dalla sua mamma con  della stoffa di maglina di      lana, per proteggerle il petto e le spalle dai colpi d’aria e,con quaranta gradi all’ombra, dopo aver indossato sul costume un golfino di filo di cotone, osservava, con i suoi grandi occhi tristi e circondati da grosse occhiaie, i fratelli e i cugini che giocavano.
Questo ricordo la intristì, anche perché con gli occhi del presente, Tea sapeva che sua cugina entrata nell’età adolescenziale, si scrollò di sopra le spalle il giogo imposto dai genitori per fare una vita tutta sua, le scelte "giuste” per lei.
-         Appena la tavolata era pronta, esattamente un’ora , più o meno dall’inizio del bagno, i ragazzi venivano chiamati per uscir fuori ed asciugarsi.
I richiami, ricevevano in risposta:, proteste, sbuffi ...........
Era inutile,la mamma di Tea sgridava il marito,più  permissivo e paziente, perché si imponesse sui figli.
La zia Pina aveva un modo molto personale e raffinato per richiamare i suoi : emetteva un leggero fischio inspirando l’aria tra i denti, con le labbra leggermente aperte.
Alla fine si usciva tutti dall’acqua, brontolando e imbronciati, si asciugavano e poi si sistemavano vicini, seduti sul secchiello rovesciato.
E la tavolata?”la lasciavano a quei noiosi  gli adulti!!!
Iniziava il giro delle pietanze.
I ragazzi, anche se avevano accordato di mangiar poco per chiedere uno sconto su quelle famigerate ore della digestione, finivano con il mangiare come lupi, secondo le leggi dell’adolescenza.
Terminato il pranzo era concesso loro “ giocare” senza bagnarsi.
I maschi,più numerosi ma anche più grandi, decidevano loro come trascorrere le ore della digestione; vi era un’unica certezza “ niente femmine!”
Per seminarle sceglievano i sentieri più impervi, i più sassosi…..raccontavano di lucertoloni, Tea paurosa, sarebbe anche ritornata indietro ma sua sorella “ maschiaccio “ per natura, li seguiva con prepotenza,  Tea per non sentirsi inferiore, stava dietro……………era sempre quella che, titubante chiudeva la fila.
Per fortuna che, suo cugino Giam, l’aspettava e le dava la mano, per aiutarla nelle difficoltà.
La spiaggia dove si accampava “ la tribù-familiare” era così estesa che, altre famiglie si radunavano senza esser per questo addossate, ognuna godeva ampiamente della propria libertà
Tea si ricordò delle grosse dune di sabbia che avevano scoperte.
La domenica successiva si attrezzarono di cartone e arrivati faticosamente in cima, scendevano da basso, strisciando con il cartone sotto il sedere.
“ che ridere!” Ai tempi non conoscevano la fatica, pagavano volentieri il prezzo del divertimento: sbucciature lividi, bernoccoli..................
    - Osservando la posizione del sole capivano se le" quattro ore" erano trascorse.
"sbagliavano sempre per difetto!” a sentire i "grandi" mancava sempre mezz’ora.
Sbuffando , trovavano immediatamente il gioco adatto.
Quello che Tea ricordava bene era l gioco della piramide umana.
I fratelli  insieme ai cugini più grandi si mettevano a base, sopra le loro spalle salivano quelli minori, fino ad arrivare a metter su il più piccolo, a questo punto,  la piramide crollava..............e dove?  
guarda caso, sulla riva del mare,ove l'onda comprensiva e benevola schizzava tutti.
Così crolla adesso, crolla dopo, i ragazzi erano tutti bagnati,
A questo punto il coro." Possiamo fare il bagno?"
Risposta corale degli adulti “ perché siete asciutti?"
Al solito il padre di Tea:" lasciateli andare a giocare nell’acqua”
E  tutti a correre con tuffi e spanciate nelle cristalline e trasparenti acque di quell'angolo di paradiso.

                                                     


26 marzo, 2011

poesia.............il buio.....................



Da bambina
disegnavo il cielo alla sera,
iniziando con delle grandi stelle:
le sparpagliavo in alto,
luminose come lampioni
anche se il cielo
nel foglio era,
ancora bianco.
Poi disegnavo le case
del paese,
con le finestre
aperte e le
lampade accese.
Il giallo chiarore
cadeva sulle strade
ove illuminava le rade
persone che
 disegnavo
frettolose
nell’ inforcare un portone
per allontanarsi
dalla buia visione
della bruma scura nella sera.
Con il nero,
 facevo scendere il buio,
come
un mantello,
attenta a non intaccare
le stelle e la luna
o l’interno delle case
ove una mamma
dondolava una culla.

Annerendo colline,
montagne
e valli in fiore
 mi si stringeva il cuore.
Il buio
ancora mi schiaccia,
ma non è nero,
adesso ha una faccia
che, appare
al chiuder degli occhi,
 alla sera.
Prima è serenamente colorata
invitante alla fiducia,
ti brama,
poi  si deforma
assumendo
lentamente
il ghigno
della mostruosità umana:
quello dello stupratore,
la cui follia
confusa sotto
egregia apparenza
 vaga giorno e notte
non ha  definite ore;
per lanciare la lenza;

il volto del pedofilo
arriva mieloso come
dolce caramella
per offrirla
alla vittima
 verginea , bianca pecorella,

Il volto dell’amico
a cui avevi dato
tutto
anche i pensieri più rari
e ti ha tradito
per trenta denari

Quello del ladro
che ti plagia
la mente e il cuore
passando i suoi desideri,
egoisti e ingordi,
per buonsenso
e amore…

Sono tanti i volti
che ti appaiono
alla sera.,
il dittatore tiranno, assassino
esaltato da altri
Capoccioni con baciamano e inchino,
persino il petrolio
ha il volto
umano
carico di oro
macchiato di sangue  rosso
della  povera gente
ridotta all’osso per niente.

Le facce mostruose
schiave di bassi istinti,
sono la paura
del buio che mi assale
alla sera
più nera e spaventosa
della bruma
notturna che, come velo
cerca di oscurare
la Terra e il cielo.


                                                






24 marzo, 2011

poesia....il cammino....

Se  la strada è tracciata
io smarrisco la via,
perdo l’orientamento,
non so dove cammino;
 se vago negli immensi spazi
acquisto sicurezza.
L' infinito mare ,
il suo colore
tenue o intenso;
I rumori
 della
 sua danza frenetica
mossa dal vento,
come cavalli alati
mi conducono
nel firmamento,
dopo aver lasciato
i miei pensieri,
pesanti e leggeri,
al vento,
Finalmente libera
cammino,
sicura
mi sposto,
tra le nuvole,
raccolgo la luce dalle stelle,
mi sento
pura e vera
come perla nivea,
come canto di grilli
 a prima sera
Eppure
In questi spazi
non è segnato
alcun sentiero!
Il mare
muta il percorso
trascinato
dalla sua stessa
potenza e dal vento
e
dove sbatte
 corrode,sposta,modifica
creando
nel tempo
nuovi percorsi e sentieri
e
quel che vi è oggi
non esisteva ieri

Nel cielo,
le stelle
lanciate a
manciate
non hanno un cammino,
tutto si muove
nel firmamento,
seguendo
l’invisibile
percorso Divino.
Mi chiedo
“perché
non mi perdo
e mi è così  dolce
vagare
nell’ infinito
senza traccia  di cammino!
 Perché a muoversi
non è il mio corpo
ma il mio “IO”
che cerca la sua
dimensione più vera,
la luce pura,
una pulita trasparenza
che, arricchisca
la conoscenza .
la saggezza
per vivere intensamente
la serenità
di una perenne
primavera
nel cuore
che
segni
un'unico
invisibile cammino
ove si incontrino
l'amore terreno
e Divino.

                                         





23 marzo, 2011

poesia....................vorrei........


Vorrei che la mia fantasia
uscisse dal corpo
 e
Come gabbiano
si librasse in volo
e
 veder da lontano
una tesa mano,
sollevarsi
da un fragile corpo
disperato,
su cui posarsi
a donar conforto.
Vorrei esser
un ruscelletto canoro
Che, felicemente,
Saltellando  tra i sassi
Portasse agli occhi
Spenti
dalla triste realtà,
un sereno ristoro.
Vorrei esser
Un arcobaleno
Che senza inizio
E  fine
toccasse
Il punto
ove è confine,
l’orizzonte
della visuale
di ogni uomo.
Così che i colori
Allegri e
Sfavillanti
Attirassero di ciascuno
L’attenzione,
Penetrando il cuore,
Allontanasse l’odio
la sete di potere
che anima le guerre.
Vorrei essere
Lo Spirito dell’amore
che
volando
come  gabbiano
potesse  cercare
 del fratello
quella tesa mano,
penetrare nel suo
sofferente cuore
per ricordargli
la bontà del Signore
che, solo l’uomo ha tradito
usando male
il libero arbitrio
a lui donato
per governare
i doni della Terra
 Vorrei essere un pensiero
 messaggero
di richiesta
dell’umano perdono,
da portare al Signore,
per aver tradito
la sua fiducia
con l’odio, la guerra,
la presunzione, la distruzione.
Ma questo è  un gioco
della mia mente
che esprime i pensieri
di tutta quella gente,
che subisce
le scelte di chi sta al potere
e degli umili
niente vuol sapere.




.








22 marzo, 2011

racconto........tutti al mare............


Era uno strano pomeriggio di Primavera.
Tea stava seduta sulla spiaggia di fronte al mare;  un  freddo vento Grecale le andava incontro donandole la sensazine di una giornata autunnale piuttosto che primaverile.
Non ne era dispiaciuta perchè l'autunno, come stagione, lo sentiva più vicino a lei.
La Primavera e l’estate erano già trascorse con l’infanzie e l’adolescenza, ora, viveva , l’inizio dell’autunno con i suoi caldi e posati colori: la stagione della maturità.
:Mentre si soffermava su queste lente riflessioni osservava le onde che si rincorrevano giocherellone , le guardava incantata , con il mento poggiato sulla mano.
In quello stato di rilassamento,la mente ritornò indietro nel tempo, all'estate della sua vita !!!
Fu come aprire un polveroso album fotografico: le immagini scorrevano lentamente mostrando i dettagli e i particolari di persone e avvenimenti vissuti.
Rivide i  suoi genitori, zia Pina, vedova di un eroe morto per cause di guerra, i fratelli, la sorella, i cugini, …………..erano cresciuti insieme, poi lo zio Luigi con la moglie e la sua simpatica nidiata di figli.
L’Estate era il periodo dove si trasformavano in un’unica famiglia.
Le scuole chiuse, tre mesi di vacanze davanti, permettevano il turnare dei  cugini, figli della zia Pina, nella sua casa.
Il giorno più bello era la domenica : si andava tutti insieme al mare.
La domenica aveva inizio al sabato con l’arrivo della zia Pina.
La mamma e la zia si occupavano di preparare le pietanze da portare al mare.
Praticamente provviste per la sopravvivenza di almeno un mese, in un bunker antiaerei.
Le due donne chiaccherando si destreggiavano fra impasti, pentole e condimenti vari.
Immancabili erano le polpette fritte e quelle  al sugo, per condire  gli gnocchi , piatto forte per i ragazzi.
Seguivano melanzane, impanate, ripiene, alla parmigiana…appresso, le zucchine in tutte le salse, i peperoni trifolati, buoni da mangiare e belli da vedersi nelle loro splendide divise rosse, gialle e verdi.
Poteva mancare il" porcetto" arrosto e qualche chilo di fettine impanate?per chiudere con la carne, vi era il piatto forte:" la lepre in agrodolce".
 - Tea si soffermò sull'immagine del padre che, dopo "il pranzo" sulla spiaggia, prendeva il fucile, indossata  la cartuccera,  si spostava nell'entroterra, tra i profumati cespugli e gli arbusti della macchia mediterranea e ritornava, poco dopo, portando nel carniere la lepre per la successiva domenica.
-  E il pesce? , poteva mancare?certo che no!!!.......sorrise Tea al ricordo.
Insalata di polpi e patate marinati con aglio, prezzemolo, peperoncino ,olio e aceto........... a volte anche l’aragosta.
Tea e sua sorella aiutavano in cucina.
Si sentivano prigioniere, nel  bruciare in quel modo, un  pomeriggio che avrebbero potuto dedicare  ad organizzare il materiale per giocare al mare come, invece, era concesso ai maschi.
Tra cugini e fratelli erano sei ,tutti impegnati nel preparare “gli attrezzi” per godere ogni attimo di quella stupenda domenica.
Soprattutto, quella parte che appariva la più noiosa: il dopo pranzo, quando, le madri rispettando la regola “niente bagno prima delle quattro ore” impedivano loro i giochi nell'acqua.
Non potevano, come da piccini, costruire castelli di sabbia, troppo noioso! studiando l'ambiente circostante l'accampamento della " tribù",  inventarono un nuovo modo per riempire quelle ore:
Alle spalle della spiaggia vi era un fiume, la sua acqua pulita e trasparente, tremendamente gelida , ma bassa, scorreva lentamente nel suo stretto letto.
Attraversandolo con due balzi, si arrivava in una radura erbosa , con rade piante e qualche cespuglio di macchia mediterrane; in uno spiazzo, vi erano i ruderi di una capanna di pastore, praticamente due mezzi muri a cielo aperto, ove i gechi e le lucertole si crogiolavano al sole. , quel luogo era il punto di arrivo della banda:che, iniziava la  caccia a quei rilassati rettili, con i fucili di legno, la molletta dello stendino e un elastico oppure qualche sasso e la fionda.
 Volte, la radura, diventava un campo di guerra; allora si organizzavano le battaglie: si "sparavano" palle di paglia marina bagnate nell'acqua gelida del fiume…tra grida e risate contenute...............sicuramente nessuno della "banda  fratelli-cugini" restava immobile ad ascoltare il russare degli adulti, addormentati all'ombra e cullati dalla musica delle onde......ogni tanto, come gatta sorniona, qualche mamma sollevava la testa gridando:
"dove siete? ci siete tutti?."..........e l'immancabile...."non litigate!"

 - La domenica mattina ci si svegliava presto ed elettrizzati;
la mamma metteva sulla fiamma il pentolone per cuocere gli gnocchi, nel frattempo si sistemavano le pietanze nelle terrine.
Non esistevano i frigo portatili o i contenitori di plastica ma tutto rigorosamente di ceramica, terrine di tutte le grandezze contenevano il cibo che veniva ricoperto con piatti , tenuti fermi da teli di cucina   annodati per gli angoli, piatti lisci e fondi, posate di acciaio e bicchieri di vetro, bottiglie di birra e di vino.
Tutto avvolto in tovaglioli di stoffa che, arrivati al mare , avrebbero svolto il loro reale uso.
C’era un bel da fare a sistemare tutto in cassette di legno rigorosamente coperte con tovaglie.
Finalmente , mentre, la mamma condiva abbondantemente di ragù e formaggio gli gnocchi, il babbo svolgeva la cerimonia dell’aragosta:
Prendeva, con cura, l’aragosta bollita,  la allungava sul tagliere, poi , con mano sicura la tagliava al centro della schiena, senza spezzare il filo rosso che, toglieva mostrandolo, orgogliosamente intero, a tutti.
Poi la spolpava e tagliata a pezzi, la condiva con pinzimonio di limone e olio.
“che emozione!”
Tea rideva al ricordo di quegli anni che non erano così lontani nel tempo: la tecnologia non aveva  ancora  intaccato sentimenti e l’amore per le cose semplici.i raduni e le feste familiari.
Finalmente pronti, iniziava la fase sistemazione dentro la “giardinetta” familiare.
Prima,  le cassette sul portapacchi, si cercavano gli incastri come in un puzzles,  poi si sistemavano  almeno tre ombrelloni ,si  copriva il tutto con i teloni degli stessi e iniziava la fase “prendi la corda “ “adesso tirami la corda”." me l'hai tirata addosso,'naggia a te, stai attento!" " ma non ci vedo!"......................
Legare tutto sul portapacchi era veramente un’ impresa, tanto era alta la montagna di bagaglio.
In cima alla montagna era riservato il posto all' amore, la passione dei ragazzi: la cameradaria di trattore o camion, rattoppata e gonfiata con cura dai maschietti , praticamente un unico salvagente  per tutti,
 Non era un semplice salvagente ma, la zattera dei pirati, la piscina per tuffarsi dentro come delfini; vi era un piccolo dettaglio: la grossa cameradaria aveva una valvola enorme , quindi tutti lottavano per non prenderla sulla schiena, sulle cosce, perché i segni che lasciava duravano tutta la settimana, naturalmente , quello accanto alla terribile valvola, era l’unico posto riservato alle femmine.
 - Infine, nella macchina, prendevano posto le persone.
 - Al ricordo Tea rideva ma, sentiva l'emozione salirle dal cuore per le “cose” e le persone che, si perdono nel tempo e non tornano più.
Davanti sedeva la mamma .
Nel sedile posteriore le femmine e la zia ed un maschietto, preso a caso per le orecchie, perché tutti volevano andare nel portabagagli che, il babbo chiamava sorridendo “la conigliera”. Sopra i loro piedi c'era la custodia con il fucile da caccia del babbo.
I ragazzi , cinque, entravano ad uno ad uno tra vari “aia!, spostati! E stringiti!” "mi schiacci"
Si lamentavano in un groviglio di gambe, ginocchia e braccia, però nessuno aveva   lasciato a casa la fionda che, sporgeva dalle loro tasche!!”
Tea adesso rideva da sola: “che pennellate di colori quelle estati!” pensava.
Intanto vedeva la macchina stracarica partire verso la spiaggia. dove si sarebbero incontrati con le altre famiglie di parenti.
In particolare quella dello zio Luigi.
 - Tea sperava che arrivassero dopo la sua famiglia,  perchè al vederli si moriva dal ridere.
Lo zio Luigi sistemava bagagli e famiglia in una cinquecento; il primo a scendere dalla macchina era lui.
Portava in testa, l'una sopra l'altra, le pagliette e i cappellini di tutta la famiglia e attorno al collo il salvagente "vero"per la sua unica figlia femmina.......la testa dello zio era il solo spazio disponibile per paglie e ciambella.......nel sedile posteriore stavano seduti una prima fila di figli e sulle loro gambe gli altri......
L'arrivo era la parte più ridicola: l'autista che, era anche il capotribù, apriva gli sportelli e ,come nei migliori film comici ,si usciva ad uno ad uno.......sembrava che da uno sportello si entrasse e si uscisse dall'altro.....................
Subito, si riceveva l’ordine: "che nessuno scappi! Ci sono i bagagli!”

Sistemati i bagagli, baci e abbracci con i familiari già arrivati, iniziava il rito”sistemazione ombrelloni e tendoni".
Il compito dei ragazzi era quello di mettere la sabbia per bloccare le tende oppure passare le corde…..poi via …in acqua..............….tra le urla delle mamme:
“non andate lontano!, guai a chi tiene la testa di qualcuno sotto l’acqua!, non vi picchiate! Lasciate spazio alle bambine! E voi bambine non fate i maschiacci!”
Parlavano al vento!
Ci si tuffava schizzandosi a vicenda, si tiravano manate di acqua e poi il babbo lanciava la cameradaria che, con un tonfo toccava l’acqua tra, le grida gioiose dei ragazzi., le mamme che continuavano a dare ordini e il babbo tranquillamente
“ma lasciateli giocare!”

                                         








E dopo la fatica per metterli su iniziava il lavoro a ritroso.

18 marzo, 2011

poesia: la polvere del tempo

Spesso vago solitaria
nei sentieri della mia mente,
ricordando la mia gioventù:
giorni di gioia, di dolore, d'amore
che, soffocano tra la polvere del tempo
impegnata a rubare i ricordi, che,
volano nel vento
poi li conserva per i momenti di solitudine.
E' allora che, la mia mente,
ritrova voci, parole, sospiri, sorrisi dimenticati.
Mi rannicchio nella poltrona,
ripiegata in me stessa............
e, tutto ritorna
come lento movimento e canto di fronde,
sospinte da leggero vento.
Un pomeriggio camminavo
in un sentiero della mia mente,
trasformato in un morbido tappetto verde
dalla Primavera imminente.
Il pensiero immerso
nel sereno,
dimentico del presente,
quando alle mie spalle
udii una improvvisa voce:
"guardami, mi riconosci?"
mi voltai e vidi
una dama , come una fata delle favole
vestita,
la guardai sbigottita
" so che ti conosco!" esordii
"nel vederti il mio cuore ha tremato,
però non ricordo chi tu sia,
non saprei come chiamarti!"
risposi confusa dal lavorio
intenso della mente
"calmati" disse Ella
e con dolce sorriso rispose
"io sono la tua prima delusione,
il tuo primo dolore,
vengo dalla tua giovinezza"
I suoi occhi mi guardavano,
sereni e lucenti come stelle
in dolce notte di primavera.
Adesso la riconoscevo e
serenamente domandai:
"hai consumato tutte le tue lacrime
e i tuoi  sospiri d'amore?
Sorridendo mi fissò.
io capii che,
le  tenere lacrime,
 avevano imparato
il linguaggio del sorriso.
Mi guardò con dolcezza
ricordandomi che, un tempo dissi:
"non cancellerò mai questa pena,
la porterò sempre nel mio cuore
che, trasformerò nel sacrario del dolore!"
Al ricordo arrossii
"gli anni son passati"
risposi
"e, nonostante volessi fermarlo
il tempo è trascorso
coprendo tutto con la sua polvere!"
Poi rivolta a Lei
"però anche tu sei cambiata!
un tempo eri dolore,
adesso  sei dolcezza
per il mio stanco cuore!"

15 marzo, 2011

Racconto : la fotografia


Tea stava seduta sul tappeto accanto alla vecchia scrivania che era stata di suo padre.
Frugava nei  suoi profondi cassetti: vi era di tutto, ma ogni foglio, oggetto o fotografia richiamavano alla mente  tanti  ricordi. Erano il ripostiglio della memoria.
Nel frugare le capitò tra le mani una fotografia della  sua classe, forse, frequentava la  terza elementare.
Guardò  ad una ad una le  sue compagne, e si…. Compagne!, tutte rigorosamente bambine.
Non esistevano le classi miste. Lo stesso, enorme caseggiato scolastico aveva due portoni di entrata: quello all’estrema  sinistra, era del maschietti e ,in fondo all’estremità destra , vi era il portone delle femmine.
All’interno , una doppia vetrata ,nel corridoio, separava  l’ala delle aule dei maschietti da quelle delle femminucce.
Tra le due vetrate vi era un breve spazio, ove  le maestre depositavano la firma della presenza, sul registro poggiato sopra un piccolo scrittoio.
Nell’ala, riservata ai maschietti, vi era un ‘altra vetrata in fondo al corridoio, con una porticina  chiusa a chiave.
Quella era la zona  per gli alunni “diversi”
“ Ma diversi come?” si chiedeva Tea insieme alle compagne.
Non li avevano mai visti .Ai “diversi” era proibito l’accesso dai portoni principale, entravano dalla porta del grande cortile che stava in  mezzo all’enorme caseggiato , le cui aule e lunghi corridoi si estendevano, su due piani.  Con planimetria rettangolare, circoscrivevano un grandissimo cortile..
L’accesso “ loro”,era distante, situato in un’altra via., dietro e opposta a quella principale.
 Persino l’orario, d’ingresso ed uscita, era differente
Alla commemorazione del 25 Aprile che, si svolgeva pomposamente in quel grande spazio aperto,
erano invitate le autorità cittadine del Municipio e della chiesa, i parenti degli alunni “normali”, la cittadinanza……tranne quegli alunni.
Così  quando, con le compagne, si chiedevano come fossero fatti i “diversi” si pensava a “mostri” che avessero poco di umano e molto di bestia: “ mostri” con strane malattie che, avrebbero contaggiate al solo nominarle.
Le classi particolarmente numerose, non meno di trentacinque alunni, erano sistemate in aule capienti , alte, tre finestroni guardavano fuori sulla strada ma, erano così alte che gli alunni vedevano il cielo.
La lavagna, la scrivania ed un piccolo armadio completavano l’arredamento  formato, soprattutto da banchi,
Il banco: un monoblocco di legno , formato da una base “predella”, che comprendeva un piano inclinato con il foro per il “bicchiere” porta inchiostro e ed un sedile tipo panchina , per due posti.
Quando suonava la campana, la bidella apriva la porta ,ove schiacciati “per chi entra prima” passavano scaraccollandosi gli alunni.
Tea sorrise a quel ricordo: rivedeva la bidella togliersi le ciabatte e tirarle al primo gruppo di “bisonti” urlando minacciosa in dialetto “ vedrai lo dirò a tua madre” oppure “guarda che ti ho riconosciuta !..”
Anche tra le bambine vi erano certi maschiacci.
Tea, entrava sempre dopo il primo gruppo, tra quelle tranquille.
Arrivati nell’aula, ognuno prendeva il suo posto nel banco , e sedeva il silenzio perchè  entrava la maestra.
 Tutti si alzavano in piedi come soldatini o burattini?, Tea  confrontava il suo essere alunna con quello dei suoi figli, trovava la differenza ma,la scuola seguiva la rigidità del tempo ma anche l’incoerenza perché ci si alzava in piedi se entrava un’altra maestra, il Direttore ma non per la bidella
Sentiva ancora, il coro della classe” buongiorno signora maestra”
Il tono del “buongiorno” in risposta era relativo al piedestallo sul quale si era posta la maestra nei confronti dei suoi alunni.
Tea non si poteva lamentare, aveva cambiato una maestra per ogni anno scolastico, però aveva conosciuto i maestri dei suoi fratelli…………….insomma ringraziava Dio di non averli incontrati.
Mentre la maestra preparava l’inchiostro mettendo una polvere scura dentro una bottiglia con l’acqua e lo agitava, la capoclasse, scelta dalla maestra fra l’elite , passava tra i banchi e controllava la pulizia del collo, delle mani e delle unghie dei compagni; segnava il nome di quelli “sporchi” in un foglio che poi lasciava sulla scrivania della maestra.
La maestra dopo aver versato l’inchiostro nei contenitori degli alunni, raccoglieva quel foglio , poi le reazioni e punizioni erano differenti da docente a docente: andavano dall’umiliazione orale davanti a tutti, alla nota sul quaderno che invitava la madre a lavare il proprio, figlio, alla pestata delle mani con la “famigerata” bacchetta. La risatina, umiliante dei compagni………….
A quel ricordo Tea fu presa da crampi allo stomaco.
Anche in quella fotografia erano differenziati.
 Lei stava seduta in prima fila, aveva la frangetta ben tagliata e due codette  fermate con fiocchetti bianchi , il grembiule, il colletto ed il nastro ordinatissimi, come quelli delle bambine che stavano in prima fila.
Erano figlie di commercianti, la nuova borghesia emergente del dopoguerra, o della farmacista, del medico………….l’elite della città.
Questo era il gruppo preferito dalla maestra che le chiamava “ i miei usignoli” perché studiavano a memoria anche quello che non capivano,ascoltavano la maestra anche quando avevano voglia di guardar fuori dalla finestra, gli invidiati uccellini che liberamente volavano scegliendo, come, dove e quando muoversi………………….
Dietro la prima fila , in piedi, si vedevano a mezzo busto gli scolari di “media qualità”
Questi avevano la colpa di spendere qualche ora del pomeriggio a giocare per la strada “a paradiso, saltare con la corda, inseguire un cerchio vecchio di bicicletta, fare a botte con i compagni” e poi eseguivano i compiti  in fretta, non usavano la bella calligrafia, nei loro quaderni vi erano anche “quelle terribili orecchie” e qualche macchia…………..
In fondo in piedi su una panca della mensa stavano tutte le gradazioni dei “topi roditori”
Di loro era complicato far vedere anche la faccia.
Tea  osservandoli a distanza di anni provava ancora una grande pena.
Erano le figlie della povertà.
Difficilmente indossavano il grembiule, erano sporche, spettinate.
Pur vivendo nella stessa classe formavano un gruppo a se stante.
Non seguivano, la maestra non toccava neanche i loro quaderni e poco interessa  poneva nel loro apprendimento………………….dovevano far silenzio e basta.
Fuori della scuola vivevano in case-grotte-tuguri, nella zona vecchia dietro la piazza della chiesa.
Tea non ricordava i nomi delle altre sue compagne di classe, però ricordò quelli di due “topi  roditori”
 Appartenevano a due grossi nuclei familiari ,ove la più anziana mamma-nonna,grassissima,  al centro dell’unica stanzona scavata nel tufo della roccia, con la porta sostituita da una lurida tenda sollevata su un filo di corda, accendeva il fuoco e mescolava in un grosso pentolone il pasto per tutta la famiglia, i numerosi figli, nipoti, orfani ecc.
Erano famiglie di pescatori, lavoravano ma erano così numerosi che non bastava mai.
In città li chiamavano per “soprannome”, con nomi di pesci di basso valore: “zerri” “baccalà”o altri irripetibili...........
Le osservava nella vecchia foto: a parte i segni del disordine fu colpita dai loro volti: grandi occhi scuri, belli ,tristi; assenza del sorriso…espressione di disagio.
Lo sguardo di Tea passava dalle compagne nelle file precedenti e ritornava a loro per finire sul cappellino elegantemente indossato dalla maestra. ,con lo sguardo orgogliosamente rivolto ai suoi usignoli.
                        
                                                        








piccolo pensiero...................

13 marzo, 2011

La poesia




La poesia

La poesia non è
Un insieme di parole
Che si incastrano
Come giochi di bambini
Ma è lo specchio del vissuto
Dell’immaginazione
Frutto della mente e del cuore.
Nasce come un dipinto,
fatto con pennellate
di sentimenti
e sfumature
d’autore,
così come suggerisce
l’animo che si abbandona
all’emozione
del vissuto
dell’umano contenuto,
nascosto nei meandri
del cuore.
Li vedi emergere
piano, piano
uscir dal quadro,
diventar parole.
 L’animo sensibile,
appropriandosene,
le rivive
come il
primordiale
quadro d’autore.
                                           

poesia: come il maestrale................


Seduta sullo scoglio
sto di fronte al mare
L’onda  si accavalla
imbizzarrita
sotto l’urlo del maestrale.
Dal mio gelido viso
Niente traspare
del tumulto che, urla
dal mio cuore:
L’incertezza  del domani,
la sporcizia
del mondo che mi
circonda.
Mi torco le mani
nella disperazione
di un grigio futuro
che, l’uomo ha costruito
come zoccolo duro.
L’odio  ha preso
 il posto dell’amore
il dio denaro,
la presunzione,
gli idoli di cartapesta,
hanno ucciso sentimenti e morale
nella mente e nel cuore.
Dove sta la poesia
della natura?
della Madre Terra?
degli alberi che mutano
con le stagioni
i colori?
del grano che matura?
dei covoni nell’aia
baciati dal sole?
degli animali aiuto dell’uomo
dono del Signore?
Seduta sullo scoglio
Affido la mia tristezza
al vento
perché la faccia
volar via come un foglio
di giornale gettato per terra
con i volti dei giovani
uccisi in guerra,
con  le  mani assassine
del fratello,
delle nefandezze umane
grande fardello..
Che posso fare io
piccolo scricciolo?
Proprio niente!
Se non osservare
la distruzione
dell’uomo
Bestia intelligente!.
Mentre, impotente osservo
L’onda imbizzarrita,
penso che la natura
fermerà il vento,
ma nessuno
la mente umana
impazzita.!












10 marzo, 2011

raccconto : il vecchio cieco

Un  vecchietto, poggiandosi su un bastone, attraversava il ponticello di legno che, univa le due sponde di un fiumicello che si immetteva nel lago vicino al paesello.
Una donna si trovava nei pressi del ponte.
Lo aveva scelto, come punto di riferimento, per dipingere quel tratto dell'argine del fiume , dove era cresciuta un'intensa colonia di papaveri rossi in mezzo all'erbetta  ed ai cespugli che profumavano di tutte le variazioni chiaro-scure di verde.
Seduta con la sua tela, i pennelli e la tavolozza dava teneri colpi di pennello mescolando i colori...............sentì dei passi sul ponte, si fermò ad osservare lo strano modo di avanzare di un vecchio : camminava incerto , quasi claudicante, incuriosita , la donna si avvicinò.....gli offrì aiuto......il vecchio lo rifiutò, dicendo che egli era cieco ma vedeva molto di più di chi aveva occhi per guardare.
Rosalba, così si chiamava la giovane donna, incuriosita gli chiese di raccontarle di come vedeva le cose e lui , rilassatosi spiegò che osservava tutto attraverso i sentimenti :
"il sole, per esempio, per me è informe, ma il suo calore mi riscalda il corpo, mi dà serenità, la serenità mi richiama l'amore di un'amicizia, della mamma, di una donna."
"Continuate!" pregò la donna
"Adesso siamo su un ponte di legno, sotto sento il fiume scorrere sereno, nel suo letto che attraversa un prato ricco di papaveri, erba profumata; poco prima  sentivo, il fiume, saltellare allegramente felice e giocherellone tra i sassi della cascatella ,dopo esser uscito dalla sorgente, come bimbo appena nato......"
Rosalba : dite di me!
Il vecchio sorridendo : siete donna serena,  profumate di giovinezza, i vostri capelli lunghi sono sciolti ed il venticello li ondeggia sulle vostre spalle come velo da sposa: siete innamorata perchè in questo sprazzo di paradiso dipingete i papaveri  simbolo del fuoco della passione.!"
..........................E così continuò esprimendo una cooscenza profonda e piena di saggezza.
Poi invitò la donna a "guardare" le cose chiudendo gli occhi.
Rosalba chiuse gli occhi, sollevò il viso verso il sole e vide il suo amore che le sorrideva da sotto il balcone, quel sorriso sapeva di macchia mediterranea e di rosmarino; sentì le sue carezze morbidi e rassicuranti che, le contornavano gli occhi e il viso.
Rincontrò i suoi occhi lucidi e profondi che, parlavano d'amote con la voce del silenzio; sentì fortemente la sensazione delle mani che si intrecciavano trasmettendo messaggi di tenerezza con lievi tocchi dei polpastrelli.......sentì i suoi baci , in riva al mare che, sapevano di salsedine e di maestrale...............le sue forti braccia che la stringevano, facendola sentire protetta come dentro una campana di vetro.................la donna, ad occhi chiusi, vide la felicità fata di morbide pennellate di colori intensi e caldi....
Quando riaprì gli occhi si sentì serena come non lo era mai stata...ringraziò il vecchio per averle insegnato ad osservare la realtà ad occhi chiusi.
Salutatolo. riprese a dipingere la realtà osservendola con nuovi occhi e rappresentandola con le forme e i colori dei sentimenti
Quando il sole iniziò a tuffarsi nel lago, Rosalba, soddisfatta del pomeriggio trascorso così intensamente, ritirò
il materiale e riprese la strada verso il suo paesello ove , nella sua modesta casetta avrebbbe atteso il ritorno del suo amore, che avrebbe risalito, con la zappa sulle spalle, la stradina acciotolata.

poesia : ricordo..................


La donna
 distesa sul letto
del suo patire,
gli occhi volti alla finestra,
s’immergeva
ancora una volta
in quello  sprazzo di cielo
ove le sorrideva la luna
 contornata di stelle
Che
tante volte aveva ispirato
i suoi racconti e le rime più belle.
La pace profonda di quel cielo
L’animo le penetrava
Mentre, .serenamente,
“Colei” aspettava
Che spezza il filo della vita
terrena,
liberando dall’involucro umano,
lo Spirito
che, avrebbe proseguito nel cielo
la sua storia infinta..
Dei pensieri
sorgevano nella sua mente:
I volti dei suoi amori,
 gli affetti
si sollevavano dal suo animo,
come
l’umido dell’erbetta
riscaldata dal calor del sole.
Provava un timido dolore
e qualche sospiro
gorgogliava dal suo cuore
come lo sciabordio dell’acqua
nel ruscello
Sentiva il suo respiro stanco,
moriva sola,
come un capo branco
che, non voleva lasciar
doloroso ricordo
degli ultimi attimi
della sua vita terrena
Lasciò un messaggio al vento
“ ho vissuto la vita,
in questo mondo,
con voi pienamente
in ogni momento,
vi ho dato del mio cuore
le pene e l’amore
adesso affido al vento
il mio ultimo saluto
che lo porterà a chi
sincero amore mi ha donato.”



08 marzo, 2011

poesia: per una giovane vita.......................


vestita di bianco
saliva le scale
incontro alla luce
che la richiamava
illuminando la strada
 verso il vero amore.
 La giovane
tenea con le mani
il lungo vestito
e con passo sereno affrontava
il tragitto.
Alla fine del percorso,
Immerso nel suo splendore,
L’attendeva a braccia aperte
Un angelo del Signore
“ benvenuta !
questa è la porta del Paradiso,
regala anche a noi
il tuo sorriso.
Amore hai donato,
sincero affetto
e amicizia ,
hai vissuto una bella Primavera.
Per te era scritto
“è tempo che ritorni,
alla tua vita più vera!.
Forse alcuni rimpiangeranno,
la tua improvvisa partenza
ma  per te è stata scelta,
della  tua esistenza
la pura essenza,
che non ti permette
di sognar oltre questa Primavera
un domani di vita terrena;
Sarai  come raggio di sole
luce del Signore!
La giovane guardò alle sue spalle,
pronunciò serenamente:
“addio amici!
non siate per me infelici,
non potrò mai dimenticarvi,
certamente non il mio papà e la
cara, dolcissima mammina
e a te , mio primo , unico, amore,
che sognavo compagno
di quel meraviglioso viaggio
che è la vita terrena,
non ti intristire
non provar dolore e pena
vai avanti su, coraggio!”
Amori miei
Sarò con voi ogni momento
non mi vedrete,
vi starò vicina con amore
mi sentirete nel profondo del vostro cuore.
Consolati i suoi,
spiccò, seguendo dell’angelo il volo,
la strada segnata da luce Divina
mentre, sua mamma piangeva:
“era ancora una bambina”


01 marzo, 2011

poesia: ti ringrazio

                                           montiruiu fotografato da Vincenzo Casu

Ti ringrazio
Onnipotente
per avermi dato
Sandalia
come terra natia .
Nella sua ricchezza
possiede un pò
di tutti i doni
che hai concessi all'uomo:
il mare la circonda,
il sole la bacia,
il profumo della macchia mediterranea
trasportata da Eolo,
che ha fatto di lei
il suo angolo di paradiso,
la rende unica

Ti ringrazio
perchè nei momenti
nei quali prevale
una malinconica
solitudine
mi consoli e
inaspettatamente,
mi metti accanto
nuovi amori.
La famiglia cresce,
ed io risorgo
come albero antico che,
a Primavera
vede  ergersi 
verso il cielo
i suoi giovani rami,
ricchi di bottoncini rosa,
le gemme di teneri fiori,
gioia, luce, amore
serenità al cuore
Ti chiedo perdono
per quando mi
abbandono all'amarezza
e perdo la fiducia
in Te
Padre buono e generoso.
Io sono solo una piccola cosa.
che ti cerca..............
e Ti trova 
nel vento che soffia tra i miei capelli,
nell'onda del mare 
che sccarezza i piedi
ed accompagna
il mio camminare indeciso,
nello scorrere delle stagioni che,
giorno dopo giorno,
passo dopo passo,
segnano la strada 
che Tu hai tracciato per me.