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14 luglio, 2011

contratto di matrimonio..........terza parte


Entrarono  comare Lughia e comare Antonia.
Cercarono di risollevare gli uomini affranti da tanto dolore.
Tra le lacrime dissero che il destino era già segnato perché le cose sarebbero andate così.
 Il bambino si presentava podalico e lo sforzo per strappare alla morte sia la madre che il figlio era stato inutile per la giovane mamma.
Una emorragia interna aveva chiusa la sua vita terrena.
“ Vi ha lasciato suo figlio ed è per lei che voi dovete tirarvi su, guardare al futuro perché donna Maddarena dal cielo vi  conforterà.”
“Il bambino dov’è?” chiese il nonno
“ è nell’altra stanza con “mammatita” che lo sta allattando.
I due uomini lasciarono la stanza della morta per recarsi dal bambino.
Don Giuanne de Candia prima di uscire disse alle due donne:
“fate entrare le persone che vorranno salutare per l’ultima volta mia figlia, avvertite che si segnino senza toccarla, poi passate parola che, il funerale si terrà in forma strettamente privata.
Accompagneremo mia figlia solo io , suo marito e mio nipote, il notaio Carlo Cappai, fino alla cappella privata della casa dove Maddarena  è nata ed è stata battezzata.
Dopo sarà sepolta  accanto a sua madre, nella tomba di famiglia”
Pedru, lo sguardo sbigottito, intervenne:
“ scusatemi don Giuanne, ma la povera Maddarena era mia moglie, dovrei decidere io sul suo funerale!”
Non aggiunse altro, il suocero si voltò e fissandolo:
“mia figlia è cresciuta nella mia casa per vent’anni, è stata tua moglie neanche per un anno!”
Poi aggrottando le folte sopraciglia :
“ hai sempre le tue servette per soddisfare i tuoi vizi!”
Pedru chinò la testa, mentre , il suocero voltandogli le spalle seguiva
 la donna che lo accompagnava  dal nipotino.
Aperta la porta, i due uomini entrarono chiudendosela alle spalle.
Davanti a loro, una cuna pendeva dalle travi del soffitto, sospesa con delle funi.
Il bimbo attaccato al seno di una donna prosperosa ,succhiava il latte.
“Mammatita”, così nominata perché allattava anche i neonati le cui mamme non avevano latte.
Moglie di un servo pastore, era madre di dieci figli.
Il latte non le mancava mai.
Appena vide i due uomini, staccò il bambino dal seno, con la delicatezza di una mamma, prese l’angolo di un telo di lino e gli ripulì le labbra dal latte, lo sollevò, gli diede dei colpetti sulla schiena.
Fatto il ruttino si avvicinò ai due uomini.
Sollevandolo sulle mani lo porse a don Giuanne..
“ ecco vostro nipote don Giuà! Lo allatterò con amore!”
L’uomo prese il nipote , lo guardò:
“somigli a tua madre! Ti curerò come ho curato lei!”
Trattenendo le lacrime che, un vero uomo non versa mai , lo sollevò in alto dicendo
“ Dio mio, il mio dolore è così immenso che avrei bestemmiato ma, per questa creatura, vita della mia vita, ti ringrazio!.
Fa che cresca sano, segna per FRANZISCU una strada ove la Tua parola e la Tua Divina  Benedizione siano il lastrico su cui poggerà i suoi piedi. Lui non ha la mamma ma, tu Padre e Madre generosa, parla al suo cuore, illumina la sua mente!”
Pedru era sconvolto dalle decisioni che prendeva suo suocero senza considerare il suo parere.
Provò ad aprire bocca ma, ricordando la frase, con la quale lo aveva steso poco prima, tacque.
Lasciarono il bambino con “mammatita” Don Giuanne  uscendo dalla stanza si rivolse al genero.
“Andiamo in una camera dove possiamo parlare io,te e mio nipote ,il notaio Cappai.!”
Pedru era confuso ma, non si permise di contraddirlo..
Mentre si dirigevano verso la camera “dei  registri dei beni” di Pedru, don Giuanne fece cenno di seguirlo, ad un uomo con dei baffi spessi , vestito come un semplice contadino che va alla festa.
L’uomo li seguì, passando tra la gente che, guidata dalle due comari, andavano a render omaggio alla salma della giovane morta.
I tre uomini si chiusero nella stanza , don Giuanne parlava e dettava, mentre, il notaio scriveva.
L’uomo, con la sua imponenza, comunicò a Pedru che Franziscu che, sarebbe stato chiamato Cicu in onore di suo padre "Franziscu de  Candia", sarebbe cresciuto nella sua casa sul versante della montagna, fino al raggiungimento dell'età scolare, poi sarebbe andato in collegio, in città, per frequentare le scuole fino alla laurea.
A questo punto Pedru perse la pazienza:
“Il bambino è mio figlio!” Tuonò  “ Passi che lo chiameremo con il nome di vostro padre, ma mio figlio crescerà con me, in questa casa!”
Innervosito proseguì:
“ tutelerò ,fino alla  maggiore età, i suoi interessi…………………!”
Non potè continuare don Giuanne, rosso come fuoco, per esser stato contraddetto, sollevò la voce
“sangue di Giuda!” esordì sollevando il pugno.
Il notaio si intromise tra i due uomini, richiamandoli , alla paziente discussione per rispetto della morta e per il bene del bambino.
Alla fine accordarono ed il notaio registrò che, Cicu avrebbe vissuto in casa di suo padre però sarebbe stato seguito nell’educazione  e nelle sue esigenze da una donna di fiducia, scelta dal nonno.
Poi avrebbe seguito gli studi in collegio.
Pedru avrebbe custidita la dote della moglie , garantendo che avrebbe donato alla moglie di Cicu i gioielli ed il corredo di Maddarena.
Alla morte del nonno, Cicu avrebbe ereditato tutte le sue ricchezze  ed alla morte del padre, si sarebbe impossessato della  dote di terreni e bestiame,  ricevuti da Giuanne, con il matrimonio.
Tutto questo si sarebbe realizzato sotto il controllo del notaio che fu dichiarato tutore del bambino.
Se disgraziatamente, a Cicu fosse successo qualcosa, il notaio fu incaricato di gestire tutto lui e decidere a chi lasciare i possedimenti.
A denti stretti Pedru firmò l’accettazione.
Prima di uscire dalla stanza Pedru informò il suocero di aver ordinato al falegname di preparare una bara bianca per il funerale della moglie.
Don Giuanne disse che sua figlia avrebbe avuto un funerale all’antica: sarebbe passata stesa sul calesse aperto,ricoperto del lenzuolo bianco delle nozze, in modo che chi aspettava lungo i bordi della strada, potesse vedere la sua bellezza , la ricchezza del vestito e dei gioielli con i quali sarebbe stata sepolta.
Arrivati nella cappella della famiglia de Candia-de Rosas , il sacerdote prima del funerale avrebbe battezzato il bambino , davanti alla mamma.
Come padrini scelse il cugino notaio e “mammatita”
Pedru era sconvolto e stanchissimo.
Tanta tensione gli aveva tolto la forza di reagire.
Chiamati i servi di fiducia, diede  gli ordini secondo il volere di don Giuanne
Sul calesse furono messe delle tavole, un materasso da lettino , riempito di candida lana, fu coperto con il lenzuolo ricamato e Maddarena fu adagiata sopra per l’ultimo viaggio.
Davanti il cavallo bianco trascinava il calesse con la morta , dietro seguiva una carrozza chiusa con il marito, suo padre, il notaio e “mammatita” che teneva tra le braccia il piccolo Cicu, avvolto in pizzi e trine per il suo battesimo.
Lungo tutto il cammino la gente ai bordi della strada gettava fiori bianchi su quella giovane donna, vestita da sposa che, accompagnava il suo figliolo affinché ricevesse il battesimo prima della  sepoltura della sua mamma.



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