La fantasia e il tempo viaggiano insieme mescolando i colori

BENVENUTI NEL MIO BLOG...il mio diario di viaggio tra fantasia e realtà. Se passate lasciate un commento..mi farete cosa gradita Mariantonietta

Visualizzazioni totali

se ti piacciono i miei "appunti di viaggio" iscriviti tra i miei lettori fissi.....mi farà piacere.

18 febbraio, 2011

leggenda: "la pazza"

Tanto tempo fa, raccontano gli antichi, vicino ad un lago vi era un piccolo villaggio abitato da pescatori che, vivevano delle ricchezze offerte dalla natura che li circondava.
  La popolazione era poco numerosa e tutti sapevano vita e miracoli di ogni abitante, si nominavano più per sopranome che per nome.
Era abitudine, infatti, sopranominare una persona in base a qualche difetto fisico, al mestiere che svolgeva o altro.................
Vi era una donna che tutti conoscevano come" la pazza".
Ella viveva sopra una vecchia barca che stava ancorata presso i gradini d'approdo del piccolo e antico molo, in disuso perchè rovinato dal tempo.
La barca , era immobile sul lago, sempre nello stesso punto  ma, nessun cordame o alcuna ancora la teneva ferma..
La donna era arrivata giovanissima, aveva trascinato la sua barca fino al lago attraverso il fiume,spingendola con dei bastoni che toccavano il letto del fiume.
Arrivata al lago si era fermata presso quei gradini d'approdo e lì rimase per anni.
Le alghe e le canne crescendo l'avevano bloccata , facendone la dimora della donna.
Ella non scese mai a terra, mangiava di quel che pescava e del pane che qualche pescatore lanciava dalla sua barca.
Nessuno poteva avvicinarla, con lo sguardo vitreo, il volto inferocito faceva allontanare tutti.
I suoi lineamenti, inizialmente belli, di fattezze raffinate: aveva occhi verdi e lunghi capelli rossi che con boccoli ondulati come cirri, le scendevano sulle spalle.
Guardava ,sporgendosi, l'acqua del lago, quasi aspettasse qualcuno o cercasse qualcosa.
Alla sera, se il cielo era limpido , la luna si rispecchiava sorridente nel lago.
La donna la osservava tremare sull'acqua, confusa tra le foglie che vi si rispecchiavano.
Alla luna nel lago parlava, con voce di doloroso lamento, mentre, le sue lacrime, come tocco di campane tristi,  suonavano il loro..... plof, ..........plof.... .plof      cadendo cadenzate sul tremolio della luna nel lago.
Quando il cielo si rannuvolava e la pioggia cadeva saltellante, la donna si sedeva al centro della barca e con le braccia ed il viso sollevato verso il cielo, confondeva le sue lacrime con la pioggia; si formavano, allora,  rigagnoli che attraversavano il suo corpo ,
che, accettava insensibile  tutto, come se, la donna avesse in seno un dolore così profondo, così forte da superare anche le tormentose intemperie.
Così seduta, sotto la pioggia, dalla sua gola usciva una nenia, un triste lamento di belva ferita.
Terminata la pioggia, il sole riscaldava la terra dalla quale evaporava l'acqua piovana
 quel vapore aveva il buon profumo della madre-terra.
Per la donna era insopportabile:
sporgendosi dalla barca cercava di afferrare pugni di Terra, ma non vi riusciva allora sollevava alte urla e maledizioni verso il cielo
Alcuno si poteva avvicinare a lei, la sua reazione imprevedibile spaventava la gente che si chiedeva chi fosse e  da dove fosse arrivata.
Con il tempo i suoi capelli si erano arruffati e confusi con stecchi secchi  ed alghe morte, la sua pelle inscurita e coreacea...................faceva si che molti la temessero...............si raccontavano tanti anedotti su di lei, tra il vero e il falso, per tutti era "la pazza"sull'altra sponda del lago, dove l'acqua era più bassa, le lavandaie gaetane, avevano sistemato grossi sassi rugosi che usavano come lavatoio.
Avevano impiantato sul terreno , tra l'erbetta, dei pali con dei fili per stendere al sole il loro bucato che asciugava cogliendo dall'aria il profumo agreste di macchia mediterranea.
Mentre le mamme lavavano i bimbi giocavano nel prato: i maschietti costruivano spade con i rami secchi caduti dagli alberi , le bambine con un telo arrotolato facevano la bambola e giocavano a fare le mamme.
Terminato il bucato, le mamme, aprivano la federa con il pane e la frutta e si merendava in allegria fino alla sera, quando asciugato il bucato, si ritirava tutto e si ritornava a casa.
"La pazza" , immobile, senza proferir parola, guardava con sguardo vitreo, quello scenario che, apparentemente, in lei non provocava nessuna reazione.
Si racconta che,
un giorno, un bimbo sfuggì alla sorveglianza della madre, si spostò verso la sponda del lago, quella con l'acqua alta, si sporse per raccogliere qualcosa che vide ..... cadde dentro.
"La pazza" velocissimamente si tuffò e annaspando raggiunse il bambino, sotto lo sguardo atterrito della madre e di tutte le donne che, gridavano impotenti , torcendosi le mani, la donna riuscì a prenderlo e a metterlo sulla sua barca.
Ella stanca andò giù.
L'acqua del lago conserva il ricordo delle sue membra mentre scendeva verso il fondo, ove ancora oggi, si racconta, vi siano le orme dei suoi piedi.
Le donne raccontarono che "la pazza" prima di sparire nel lago, ridendo felice ,disse:
"ti ho salvato figlio mio! il lago non ti ha rubato dalle mie braccia!"

Nessuno ebbe il coraggio di togliere la sua barca dai vecchi gradini dell'approdo in rovina, dove aveva abitato la donna.
Lasciarono che fosse il tempo a compiere il suo lavoro

Le donne che oggi vanno al vecchio lavatoio del lago, raccontano che vedono , nell'acqua, il suo viso sorridere.
I pescatori narrano che, nelle sere di luna piena, quando la palla luminosa si rispecchi nel lago, ammirano, nel tremolio dell'acqua, una bellissima donna dai capelli rossi, con boccoli come cirri che,sorridendo felice, allatta il suo bambino.

Nessun commento: